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10.01.06

Il romanzo del ventunesimo secolo #23

Guido Tedoldi interviene nel dibattito sul Romanzo Italiano del XXI secolo. Gli interventi pubblicati fino ad ora si trovano qui: http://www.vibrissebollettino.net/davidebregola/archives/romanzo_xxi_secolo/index.html
Tutto è partito dalla lettera che si può leggere qui: http://www.vibrissebollettino.net/davidebregola/archives/2005/11/lettera_aperta.html#comments

Di Guido Tedoldi

Il romanzo del XXI secolo parlerà della prepotenza,
dell'uomo che è lupo per l'altro uomo, della protervia
del potere nei confronti del singolo. Temi assoluti,
archetipi che verranno attualizzati in mille salse
(dal noir alla fantascienza, dal porno all'operetta
morale) senza discostarsi di molto dal nucleo centrale
del dolore contemporaneo. Insomma il romanzo parlerà
dell'esperienza quotidiana degli esseri umani
nell'epoca dell'iperflessibilità del lavoro, e
dell'esplosione della sperequazione tra ricchezza e
povertà. Mai l'umanità è stata così vicina alle stelle
come nel XXI secolo, ma mai i singoli esseri umani
sono stati vicini al baratro come nel XXI secolo: un
contrasto fortissimo, da perderci la testa.
Per intenderci, Aldo Nove sta già adesso scrivendo
qualcosa di simile. Ma siccome siamo solo agli inizi
del secolo, lui al momento sembra solo uno scrittore
prestato al giornalismo che pubblica pezzi di colore
sui periodici di sinistra.
Quindi niente «restaurazione», niente «fine» né
«sconfitta». Chi vuol restaurare certi modelli del
passato, non solo letterari ma anche di gestione
commerciale della distribuzione libraria, si rende
solo conto che un'epoca è arrivata a esaurimento. Gli
economisti stanno elaborando modelli nuovi per
spiegare ciò che succede: si basano sulle dinamiche di
vendita di Amazon e la chiamano «coda lunga».

Ne ha
parlato anche Giulio Mozzi su Vibrisse andando a
riprendere un articolo di Wired del 2003. In sostanza
oggi nelle librerie, anche in quelle giganti, lo
spazio di esposizione dei libri è limitato e quindi
anche il numero dei titoli che effettivamente il
lettore può scegliere è limitato. In Italia si
pubblicano 50'000 titoli nuovi all'anno, ma solo 2'000
possono sperare di avere visibilità e tra di loro si
nascondono gli eventuali best seller. Gli altri non
vendono una cippa. Su Amazon lo spazio è virtuale e
praticamente illimitato e tutti i titoli hanno la
stessa visibilità. Il potenziale di vendita dei pochi
titoli che vengono messi sotto i riflettori è lo
stesso dell'enorme quantità di titoli che rimane
nell'ombra della «coda lunga», ma che i lettori
curiosi vanno con soddisfazione a scovare. Vendono
tutti.
Nel XXI secolo ci saranno ancora i casi dell'anno. E
gli uffici stampa delle case editrici cercheranno
ancora di fare i soliti giochetti con i critici di
nome e i premi letterari addomesticati. Pateticamente.
E il dibattito culturale verterà sull'anarchia
crescente di un mercato incontrollabile dove
moltissimi titoli venderanno le loro 100'000 copie e
troveranno la propria clade (termine introdotto da
Bruce Sterling per definire le nicchie evolutive, non
solo di mercato ma anche biologiche, finanziarie,
sportive) scavalcando allegramente ogni confine
nazionale.

Guido Tedoldi, giornalista professionista, lavora in
provincia di Bergamo. Ha 40 anni e nel cassetto ha
molti racconti, un romanzo e un libro biografico su un
personaggio delle sue parti che è stato internato in
un lager, poi dirigente sindacale e un sacco di altre
cose. In futuro prevede di produrre testi molto
migliori perché la scrittura è una montagna che si
scala e che sembra non avere mai cima.
Per quanto riguarda il suo blog, lo potete trovare
all'indirizzo www.bassablog.it.

Guido Tedoldi RELOAD

Egregio Bregola,
ti ringrazio per la pubblicazione del mio intervento.

C'è poi una cosa che volevo dirti, riguardo al
dibattito che hai scatenato domandando del romanzo del
XXI secolo. Sta andando in una direzione diversa da
quella che mi aspettavo. Voglio dire, quando tu hai
posto il tuo quesito, io ho capito che tra le righe
domandavi: «Tu scrittore italiano, che sarai attivo
nel XXI secolo o perlomeno nella sua parte iniziale,
cosa hai intenzione di scrivere in quel periodo? Quali
temi tratterai, quali storie racconterai, come intendi
porti nei confronti del mercato dei lettori?».
Mi pare invece che molte risposte siano del tipo:
«Questo dovrebbe essere il grande romanzo italiano,
questi dovrebbero essere i grandi temi da trattare...
quello che scriverò io non lo vengo certo ad
anticipare a te, che magari mi rubi l'idea».
Non so, magari sono io che capisco male.

Posted by Davide Bregola at 10.01.06 21:56

Comments

Tedoldi mi chiede cosa voglio io a partire dalla lettera aperta che ho scritto già 2 mesi fa. Tra le altre cose ciò che chiedo è questa: quali sono, per te scrittore, le ambizioni di romanzo per questo nuovo secolo? Cosa vorresti scrivere? E tu, critico, cosa vorresti recensire? Su che narrazioni vorresti porre la tua attenzione? E il lettore? Cosa ambisce a leggere? Vorrei leggere questo. Vorrei leggere quali sono "le grandi ambizioni" che ci si pone, quali i progetti. Vorrei delle "profezie". Il genere profetico è poco o punto affrontato dagli scrittori, dai critici, dai lettori. Ecco, vorrei un'ambizione profetica. D.B.

Posted by: D.B. at 11.01.06 14:50