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04.01.06

Il romanzo del ventunesimo secolo #19

Andrea Cotti interviene nel dibattito sul Romanzo Italiano del XXI secolo. Gli interventi pubblicati fino ad ora si trovano qui:
http://www.vibrissebollettino.net/davidebregola/archives/romanzo_xxi_secolo/index.html
Tutto è partito dalla lettera che si può leggere qui:
http://www.vibrissebollettino.net/davidebregola/archives/2005/11/lettera_aperta.html#comments

Di Andrea Cotti

Personalmente credo che il romanzo italiano “stia abbastanza bene”. Lo vedo discretamente in forma… Soprattutto penso che il romanzo abbia ricominciato negli ultimi anni a “fare il proprio mestiere”. Cioè raccontare storie. E non è poco, anzi! Per troppo tempo questa cosa non è successa. Per troppo tempo – è questa la mia impressione – chiunque si metteva su carta cercava il capolavoro, o meglio: la grande scrittura. Ma è come se un musicista cercasse di comporre una straordinaria opera senza saper fare bene nemmeno le scale.
Ecco, il romanzo in Italia ha ricominciato dalla base irrinunciabile: raccontare, appunto. Forse lo si deve all’esplosione del romanzo di genere avvenuta negli ultimi anni che ha costretto anche chi col genere non ha nulla a che fare a rivedersi la grammatica elementare della narrazione. E poi il rapporto con la realtà. Perché i romanzi di genere si sono messi a raccontare di poliziotti corrotti, di intrecci tra mafia e politica, della criminalità nascosta, dell’avidità e aridità di certi contesti sociali, della follia delle persone, del degrado, della paura… E all’improvviso tanti altri scrittori, e tanti altri romanzi – quelli che ad esempio raccontavano di quarantenni in crisi nel loro bel casale in Umbria – sono rimasti indietro. Non raccontavano più niente a nessuno. Chi è che vive quella vita lì?
Io sono felice che ci siano in giro libri come Lo stato dell’unione o come Nordest. O come Cordiali saluti. Libri che raccontano la NOSTRA vita e la nostra storia. E potrei farti tanti altri esempi.
Sono felice – come lettore – quando percepisco che lo scrittore sta facendo bene il suo lavoro (da artigiano specializzato) e riesce a incuriosirmi, a farmi venire voglia di girare pagine, a tenermi in attesa sulla trama, a farmi identificare con un personaggio ben costruito. Sono felice quando percepisco che lo scrittore sta lavorando per me!
Se continua a esserci questo – se la narrativa non torna a rinchiudersi in un universo parallelo – chissenefrega se i librai e i bibliotecari conoscono di anno in anno solo i vari Faletti, Buttafuoco, o chiunque sia il caso del momento. Le strategie editoriali sono quelle che sono, la pigrizia degli operatori del settore è quella che è. Tu pensa: io sono un ex libraio, e da me veniva a propormi il catalogo Mondadori uno che l’anno prima – me lo diceva lui – vendeva le pentole porta a porta… E poi, però, dài: in realtà, mica è tutto così. Il mio amico bibliotecario di Gorgonzola, Franco Galato, di sicuro conosce quasi tutti gli scrittori italiani. Anzi, molti me li ha presentati lui. E non è un’eccezione.
Insomma, se in giro ci sono buoni libri – e ce ne sono, basta cercarli – e se ci sono scrittori onesti, attenti, con delle spinte e delle voglie vere, per me possiamo essere soddisfatti.
Il capolavoro di cui parlavamo prima viene solo quando c’è una tradizione solida – che magari puoi anche rompere – ma comunque una base, uno strato compatto. Secondo me, tra la fine del secolo vecchio, e l’inizio di questo nuovo, lo strato compatto lo stiamo costruendo. Zitti, lavorando.

Andrea Cotti è nato a San Giovanni in Persiceto (Bologna) nel 1971. Dopo aver gestito per anni una libreria specializzata nella poesia e nella narrativa italiana, ha pubblicato il romanzo Tre (Bollati Boringhieri, 1996), la raccolta di racconti Lo stesso discorso di sempre (addictons 1999) e numerosi romanzi per ragazzi. Scrive sceneggiature per cinema e per televisione e tiene corsi di scrittura e sceneggiatura. Un gioco da ragazze (Colorado, 2005) è il suo primo romanzo noir.

Posted by Davide Bregola at 04.01.06 15:10

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