« Il romanzo del ventunesimo secolo #9 | Main | VIVI »

19.12.05

Il romanzo del ventunesimo secolo #10

CRISTIANO CAVINA interviene nel dibattito sul Romanzo Italiano del XXI secolo. Gli interventi pubblicati fino ad ora si trovano qui:
http://www.vibrissebollettino.net/davidebregola/archives/romanzo_xxi_secolo/index.html
Tutto è partito dalla lettera che si può leggere qui: http://www.vibrissebollettino.net/davidebregola/archives/2005/11/lettera_aperta.html#comments

Io non ho certezze sull’argomento.
Forse perché la mia formazione tecnica – nasco come perito elettrotecnico e mi sviluppo come pizzaiolo – mi lascia un po’ in braghe di tela.
Non credo di avere gli strumenti giusti per parlare di questa cosa.
Mi fa sentire un po’ come quando andavo a scuola e c’era la solita interrogazione a sorpresa.
E puntualmente non ero preparato.
Della critica non so cosa dire.
E’ un mestiere che non conosco, e non mi sento di giudicare.
A ciascuno il suo lavoro.
E poi l’universo del romanzo italiano è talmente complicato.
Per quel che vedo io, sembra che adesso si riesca a raccontare l’Italia solo con i romanzi di genere.
Leggi la recensione di un giallo, e puntualmente salta fuori che è uno ritratto della nostra società.
Non saprei.
E’ probabile.
Di sicuro, facendo una botta di conti, ci sono in giro più giallisti che persone in carcere: più investigatori privati che casi di omicidio.
Senza contare che la maggior parte di questi scrittori – e molti sono davvero bravi, su questo non c’è dubbio – non hanno mai visto crepare un cristiano di morte violenta.
Non dico che non si dovrebbero scrivere dei gialli, per l’amor di Dio, ci mancherebbe altro.
Però, mi sembra che molti si stiano sforzando di infilarsi in una miniera d’oro già piena di eccellenti cercatori.
Basta guardare cosa non ci si inventa per sfornare un protagonista originale.
Aspetto con ansia l’investigatore cieco, senza braccia e autistico.
Non so spiegare come deve o dovrebbe essere il romanzo.
E’ un campo di gioco così vasto.
Però so quali sono per me i romanzi che varrebbe la pena scrivere se già non li avessero scritti.
Il Prete bello di Parise.
La vita agra di Bianciardi.
Lessico famigliare della Ginzburg.
Don Camillo di Guareschi.
Il Pasticciaccio di Gadda.
Il mezzogatto di Cino Boccazzi.
Le cronache dell’anno mille di Tonino Guerra.

Per quel che mi riguarda, credo fermamente nell’epica della quotidianità.
Credo che le cose che vale la pena di raccontare non stiano solo nei casi esemplari.
Sono molto copernicano, per certi versi.
Come diceva lui, nell’universo il centro è dappertutto e la periferia ovunque.
E soprattutto, credo che non sia mai un errore limitarsi a scrivere di ciò che si sa.

Cristiano Cavina è nato a Casola Valsenio (Faenza) nel 1974.
Fa il pizzaiolo per vivere, ma la sua passione è scrivere.
Prima di regalarci nel novembre 2005 Tolintelsàc (MarcosYMarcos) ha scritto Alla Grande! (MarcosYMarcos) nel 2003 e alcuni racconti per Transeuropa in CODA II -a cura di Andrea De Marchi-.

Posted by Davide Bregola at 19.12.05 09:50

Comments

Sono perfettamente d'accordo.

Posted by: Andrea Malabaila at 19.12.05 11:34

Andrea, Marsilio mi ha mandato il tuo libro. Ma a quando uno nuovo? Questo è del 2003 vero? Poi: sto andando in cronologico, ma il tuo intervento a breve dovrebbe arrivare su queste pagine elettroniche. D.

Posted by: D.B. at 19.12.05 17:53

Ho letto poco gli altri interventi: soprattuto perchè riportavano un sacco di citazioni e riferimenti ad una cultura enciclopedica, magari nota a chi ha avuto studi umanistici, che non ho.
Questo mi è assolutamente piaciuto; è scritto con un gergo "quotidiano", del parlato di tutti i giorni e, secondo me, ha centrato anche il bersaglio. Specialmente sui gialli ed i giallisti.
Cristiano for president :PP
Matteo

Posted by: matteo at 19.12.05 17:55

Matteo tocca un mio nervo scoperto: fino a che punto la persona che scrive si è affinata da risultare astrusa ai lettori-lettori? Considero certi interventi qui apparsi dei grandi interventi. Due tra tutti: Umberto Rossi e Girolamo De Michele. Altro grande intervento: il Prof. Frasnedi. Poi arrivano contributi "emotivi" che parlano al cuore con sincerità, e risultano più utili di raffinate disserzioni. Questo sì che è un commento che mi serve! Grazie. D.

Posted by: D.B. at 19.12.05 18:36

Davide come sai io non sono un addetto ai lavori, quindi mi riprometto di leggere bene anche le altre composizioni. Di primo acchito, però, quest'ultima ha colpito la mia attenzione anzitutto per la brevità e la concisione del testo e dei contenuti.
Magari e dico forse, se avessi maggiori basi di supporto riconoscerei in altri interventi qualità che attualmente mi sfuggono, a partire dalla lunghezza stessa dello scritto, oltre che dal succo dello stesso.
Di sicuro non so come sarà il romanzo del duemila, perchè con queste evoluzioni della tecnologia potrebbe diventare un cimelio o un soprammobile, specialmente se, come scrive Claudio, non si riesce a trovare qualche argomento diverso dagli oramai stragettonati romanzi di genere, primo tra tutti il noir horror pulp giallo epocale con i vari codici e compagnia bella.

Posted by: matteo at 19.12.05 19:13

Beh, il libro nuovo esiste. E' solo che non ho ancora capito se qualcuno lo pubblicherà...
Aspetto e spero!

Posted by: Andrea Malabaila at 20.12.05 10:41