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16.12.05

Il romanzo del ventunesimo secolo #9

Bartolomeo Di Monaco interviene nel dibattito sul Romanzo Italiano del XXI secolo. Gli interventi pubblicati fino ad ora si trovano qui:
http://www.vibrissebollettino.net/davidebregola/archives/romanzo_xxi_secolo/index.html
Tutto è partito dalla lettera che si può leggere qui: http://www.vibrissebollettino.net/davidebregola/archives/2005/11/lettera_aperta.html#comments

Di Bartolomeo Di Monaco

DOMANDIAMOCI SE LE STRADE CHE STANNO APRENDOSI PER IL ROMANZO NON CI PORTINO ALTROVE, IN LUOGHI NUOVISSIMI E TUTTI DA INDAGARE.

Da qualche tempo mi pongo l’interrogativo se il cinema non abbia ereditato tutti gli stilemi del romanzo così come sono venuti formandosi in questi ultimi secoli. Mi rispondo di sì. Quando, dunque, penso al romanzo, penso anche al cinema come ad una sua nuova, moderna emanazione. Registi come David Lean, James Ivory e in Italia il nostro Pier Paolo Pasolini mi hanno rafforzato in questa convinzione. Non è un caso che Pasolini, fine intellettuale e grande artista, abbia trasferito nelle immagini cinematografiche alcuni capolavori della letteratura universale di tutti i tempi non secondo una pedissequa trasposizione, ma in funzione di una personale interpretazione di quei testi, che ha assunto, secondo me, il significato di una scrittura squisitamente letteraria che scaturisce non più dalle sole parole, ma dalla loro unione rinnovatrice con le immagini. Un riconoscimento, ossia, della valenza del cinema nell’ambito della letteratura.
Del resto, Jean-Luc Godard, per fare un esempio proveniente non dal percorso di uno scrittore ma da quello di un regista, non fece che introdurre nel cinema ciò che era avvenuto nella letteratura ai primi del Novecento, specialmente con i Futuristi.
Inizia da quel punto, secondo me, un cammino che ha portato il cinema a sempre più incunearsi nella vecchia tradizione letteraria, intersecandosi con essa e divenendone, infine, una sua emanazione.
Forse è a ragione di ciò che la narrativa rappresentata dagli scrittori – o per meglio dire una certa narrativa di qualità - sta ricercando nuove vie che superino la tradizionale storia da raccontare, preferibilmente consegnata piuttosto al cinema che al romanzo.
Difficile prevedere dove gli scrittori saranno condotti da una scelta di questo tipo. Ciò che però appare già evidente è che le opere letterariamente più significative che si stanno affacciando in questo inizio del Terzo millennio sono opere che fanno della storia da raccontare un tramite sussidiario rispetto alle novità strutturali e stilistiche. “Perceber” di Leonardo Colombati è un esempio illuminante, ma non il solo.
Personalmente, non sono favorevole ad un mutamento così drastico. Il libro narrativo non potrà mai esaurire le sue originarie finalità, che sono quelle del raccontare, così intimamente unite agli esordi della letteratura, e se appare vero che a distanza di tanti secoli tutto il raccontabile è stato già narrato, si deve anche dire che ogni fatto già accaduto non è mai il medesimo di quello che accade direttamente sotto i nostri occhi, come pure diverso è stato, è e sarà l’interpretazione di chi lo osserva: ossia, ogni fatto è diverso da ogni altro che gli assomigli e ancora una volta diverso a seconda di chi lo osservi. Le combinazioni che ne risultano tendono all’infinito e sono, per ciò stesso, inesauribili.
Il mio convincimento, dunque, è che l’innovazione che si limita a degli esercizi strutturali e stilistici, in realtà si appresti ad assumere un’altra funzione che non è più quella tipica del romanzo. Dovremmo parlare a questo punto di qualcosa di nuovo, e decidere se esso corrisponda ancora al concetto che abbiamo di letteratura.

Bartolomeo Di Monaco è nato a San Prisco (Caserta) il 14 gennaio 1942 e risiede a Lucca dalla nascita. Vive a Montuolo, una piccola frazione a 5 Km dalla città. Ha diretto il periodico quadrimestrale "Racconti e poesie" (1992–1999), la cui intera raccolta si può consultare presso la Biblioteca Statale di Lucca. È presidente onorario dell’Associazione culturale "Cesare Viviani". Collabora assiduamente al sito Vibrisse www.vibrissebollettino.net

Posted by Davide Bregola at 16.12.05 17:08

Comments

Credo che il passaggio di Pasolini dal romanzo al cinema fosse per pura scelta poetica, egli aveva capito che la struttura romanzo non riusciva a restituire fedelmente il “suo mondo”. Quindi scelse un'altra arte. Ma di questi passaggi da un genere d’arte all’altro non sono nuove nella storia. Come anche le influenze tra le varie muse. Un tempo la letteratura influenzava la pittura. Normale che oggi il cinema ispiri la letteratura.

Interessante anche l’idea del Frammento (post precedente), ma non so. Frammento o romanzo breve? Parente ha parlato di estetica del romanzo (ma dovrei rinfrescarmi la memoria, rileggendo l’intervento. Per correttezza dico che ho letto tutti i contributi, tranne il 7 di Umberto Rossi, perché mi promettevo di scovare un più di tempo). Entriamo sempre nella struttura romanzo. Forse si potrebbe pensare ad un nuovo genere, andare oltre la forma del romanzo?
Ho pensato di tirar giù alcune mie riflessioni a riguardo, ma mi sono domandato: come si fa a ragionare su un fenomeno in divenire? Si finisce, o almeno io finirei, per scrivere dei miei desideri di lettore/scrittore. Cadrei nelle Fantasticherie. Insomma, è esperienza di molti che, seduti davanti al pc, l’intuizione/idea iniziale, percorre strade inimmaginabili a priori. Per dirla in breve, le potenzialità di un progetto che avevamo in mente si manifestano interamente nel momento stesso della creazione.
Insomma, dire come sarà il romanzo del 21° secolo è come precluderci la possibilità di creare come sarà il romanzo del 21° secolo.
Bene fa Davide a raccogliere le opinioni di tutti.
Aspetto di leggere il prossimo, chissà… alla fine mi sarò formato una larva d’idea da sviluppare.

Posted by: Francesco Sasso at 16.12.05 21:12

Umberto Rossi ha ricavato da un ragionamento l'idea molto interessante del "romanzo totale" che ingloba in sé tutti i generi e tutte le opportunità del romanzo. Ma io mi chiedo: il mondo o una singola vita hanno a che fare con la forma narrativa? Ne hanno a che fare tenendo presente che narrando il mondo o la vita se ne debbano scontare le leggi implicite del genere? Io raccolgo le opinioni, Francesco, interessa veramente anche a me arrivare a svilppare una larva d'idea. Per questo mi servono, ci servono, molti contibuti. Per andare poi a scarnificare fino all'osso e rimanere magari con una frase da poter approfondire. Mi pare ovvio che se si riuscisse a parlare oggettivamente del romanzo del xxi secolo si riuscirebbe anche già a parlare del xxi secolo, e questo non è possibile, ma io mi attendo proposte, ragionamenti, zibaldoni, crestomazie sul narrare. D.

Posted by: D.B. at 16.12.05 22:29

Credo, Davide, che il lavoro che stai facendo sia molto interessante. Il tema che hai posto è davvero molto complesso e non basterebbe avere a disposizione la sfera di cristallo.

Tornando a Pasolini, egli deve aver provato l'incanto di un narrare che si avvaleva della magia delle immagini, e vi ha scoperto, secondo me, qualche possibilità ulteriore di fare, attraverso di esse, letteratura. Mi pare che i suoi film ne diano una qualche conferma.

Bart

Posted by: Bartolomeo Di Monaco at 16.12.05 22:49

Davide, desidero risponderti su due piedi.

il mondo o una singola vita hanno a che fare con la forma narrativa?

Assolutamente sì. Anzi, la narrativa deve avere a che fare con il mondo e una singola vita, non fosse altro perché l'autore vive su di questa terra. (vedi i wuming che cacciano l'autore dalla porta per poi aprire la finestra e farlo rientrare come trasmettitore e modellatore di frequenze).

Ne hanno a che fare tenendo presente che narrando il mondo o la vita se ne debbano scontare le leggi implicite del genere?

Prima di rispondere ti chiedo: con genere intendi genere letterario (romanzo, epica, ecc.) o sottogenere ( gialli, rosa ecc)? Perché se per genere intendi il primo gruppazzo( romanzo, epica, ecc) allora la domanda principale non dovrebbe essere il romanzo del 21° secolo, ma la letteratura del 21° secolo.

PS: sono qui per capire, non voglio dare la falsa impressione di credere di sapere.
Francesco

Posted by: Francesco Sasso at 16.12.05 23:49

1-Francesco, non metto in discussione che la forma narrativa sia un modo per occuparsi della singola vita e del Mondo; il mio pensiero era altro: riesce la forma narrativa a raccontare questo mondo, i personaggi che lo popolano? Altri linguaggi li stanno rappresentando meglio? Fosse per me direi: sì, la forma narrativa riesce a raccontare il Mondo eccetera, ma sono di parte invece vorrei essere solo obiettivo.
2-Ho fatto confusione mescolando le cose. Avevo in mente il contributo di Rossi&DeMichele quando ho scritto genere, e infatti per GENERE intendevo gli svariati GENERI NARRATIVI: Giallo, avventura, diario, gotico, e tutti i suoi sottogeneri: hard boiled, fantasy, cyberpunk, noir...importante dare le esatte definizioni e usare i termini appropriati, hai ragione, sennò la confusione aumenta a dismisura e già è, come dice Bartolomeo Di Monaco, complesso il tema.

Posted by: D. at 17.12.05 12:02

Davide, adesso ho compreso la domanda numero 1. Come è mia abitudine, rifletterò a rete spenta. E ritorno.
Francesco

Posted by: Francesco Sasso at 17.12.05 12:31