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14.12.05

Il romanzo del ventunesimo secolo #8

Fabrizio Frasnedi interviene nel dibattito sul Romanzo Italiano del XXI secolo. Gli interventi pubblicati fino ad ora si trovano qui:
http://www.vibrissebollettino.net/davidebregola/archives/romanzo_xxi_secolo/index.html
Tutto è partito dalla lettera che si può leggere qui: http://www.vibrissebollettino.net/davidebregola/archives/2005/11/lettera_aperta.html#comments

Di Fabrizio Frasnedi

- Non esiste e non può esistere in nessun modo un "dover essere" in campo estetico. Pertanto, qualunque domanda improntata sul "dover essere" (del romanzo o altro) è priva di senso. Esiste, invece, un "poter essere", ovvero la domanda sul che cosa riusciamo a dire a partire dal nostro oggi. La prima osservazione, allora, del resto già detta all'infinito, è che non riusciamo a dire quel che sappiamo e possiamo dire nella forma del romanzo. Anche se qualche bel "romanzo" affiora nell'oggi come un mirabile prodotto nato fuori del suo tempo (es. Riccarelli).

- Non sappiamo e non possiamo narrare nella forma del romanzo, ma di raccontare siamo ancora capaci. Quel che dobbiamo fare, allora, è sprofondarci (andare fino in fondo alle nostre possibilità) per raccontare quel che sappiamo e possiamo raccontare (gli editori scriveranno "romanzo" sulle copertine, ma faranno ridere anche i polli). Esempio: la più bella e più coraggiosa narrazione (dal punto di vista linguistico, tra l'altro) che io conosca del nostro tempo, ovvero "La Tempesta" di Emilio Tadini.

- Un problema: la futilità di una letteratura assolutamente inutile. Fraghiamocene... Creperà e verrà sepolta nella sua insignificanza. Ci avremo rimesso solo qualche soldo, per il dubbio che fra cazzata e cazzata ci sia qualcosa che vale la pena... Ho tanti nomi in mente, ma non "istà" bene... "Non è prudente", avrebbe detto Adriana (Lecouvreur).

- Un problema vero: trovare un nome a quel che riusciamo a scrivere narrando. E' ridicolo, come ho già detto, continuare a chiamare "romanzo" tutto ciò. Non un nome di genere, ma un nome, tuttavia, per il nostro inesausto tentativo di fare del "bricolage" narrativo.

_ I veri capolavori, che domani riconosceremo ( nel cuore qualcuno lo abbiamo già trovato), saranno campioni di questo nostro "bricoler" ancora senza nome.

- Sono abbastanza convinto che la cosa migliore che sapremmo fare è scrivere frammenti, spezzoni di narrazioni che non sappiamo raccontare nella loro forma finita e compiuta. Frammenti di racconti abortiti, che brillano, però, dello splendore di istanti rubati al fluire insensato di un tempo non detto... Gli editori, ciechi, castrano queste scritture e costringono a produrre aborti finiti e compiuti per poterli chiamare "romanzi".

Fabrizio Frasnedi è professore straordinario di Lingua e Linguistica Italiana Università degli Studi di Bologna (SSLMIT - Forlì)
Professore di Didattica dell'Italiano
Università degli Studi di Bologna (Facoltà di Lettere)

Posted by Davide Bregola at 14.12.05 11:38

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