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30.12.05
Il romanzo del ventunesimo secolo #15
Un'aspra critica al metaromanzo da parte di Luigi Bernardi che interviene nel dibattito sul Romanzo Italiano del XXI secolo. Gli interventi pubblicati fino ad ora si trovano qui:
http://www.vibrissebollettino.net/davidebregola/archives/romanzo_xxi_secolo/index.html
Tutto è partito dalla lettera che si può leggere qui: http://www.vibrissebollettino.net/davidebregola/archives/2005/11/lettera_aperta.html#comments
Di Luigi Bernardi
www.luigibernardi.com
La prima cosa che mi viene in mente è che lo scrittore deve scrivere, e non teorizzare. Io non ho altre di idee di romanzo che non siano la mia scrittura. È quella la mia proposta, ai critici e ai lettori giudicare se è una proposta sensata, da condividere.
Negli ultimi anni c'è stato un rimescolamento che ha fatto perdere di vista che il momento decisivo della scrittura è la scrittura stessa,
non la sua propaganda, non la sua teorizzazione, non la sua divulgazione. Se cominciassimo a starcene tutti quanti un po' più
zitti e parlassimo soltanto attraverso le scritture (i libri, gli
articoli, i reading, persino i blog ma senza le snervanti e sempre
inconcludenti discussioni che nascono dai commenti) faremmo quel
passo in avanti che ci permetterebbe di valorizzare al meglio il
nostro stesso lavoro. E forse permetterebbe anche ai lettori di
tornare a leggere e ai critici a criticare.
Io voglio essere uno che quando non scrive va a sputtanarsi i soldi
al casinò, a giocare a carte nei bar, ad annusare gli odori del
mondo, a sedurre qualche ragazza, a fare quello che mi pare o che mi
posso permettere, senza la mia condizione di scrittore mi dia
obblighi di altro tipo. Tanto meno quello di provare a immaginare
come dovrebbe essere il romanzo italiano del nuovo secolo. Di
romanzo, mi interessa più riuscire a finire quello che sto scrivendo, che comunque nel nuovo secolo uscirà.
Luigi Bernardi è nato nel 1953, a Ozzano dell’Emilia (BO).
Ha creato e diretto case editrici, riviste e collane di libri e di fumetti. Attualmente è scrittore, giornalista, traduttore e consulente editoriale.
Ha scritto alcuni libri sui rapporti fra crimine e contemporaneità, fra i quali: A sangue caldo (DeriveApprodi, 2001), Pallottole vaganti (DeriveApprodi 2002), Il male stanco (Zona 2003).
Come narratore ha pubblicato un libro per ragazzi, tre raccolte di racconti, la trilogia di storie criminali Atlante freddo (Vittima facile, Rosa piccola, Musica finita, Zona, 2003/2004/2005), e il romanzo Tutta quell’acqua (Dario Flaccovio, 2004).
Suoi racconti sono presenti in numerose antologie, fra cui: In fondo al nero (Mondadori, 2003), Duri a morire (Flaccovio, 2003), Lama e trama 1, 2 e 3 (Zona, 2004/2005/2006), Le ombre della città (Mondadori, 2005), Caffè Killer (Morganti, 2006).
Vive e lavora a Bologna, città di cui ha raccontato storie e memoria in: Macchie di rosso (Zona, 2002). Tutti i suoi libri si possono trovare QUI
Posted by Davide Bregola at 30.12.05 01:00
Comments
Grande Luigi, sono perfettamente d'accordo!
Grazia
Posted by: grazia verasani at 30.12.05 14:41
Il mondo mi pare spaccato in due: da una parte chi parlerebbe per ore di come si fa un romanzo, di cosa si dovrebbe scrivere, del perché; dall'altra parte chi dice con parole più o meno suggestive che l'unico modo per parlare del romanzo è "scrivere il romanzo". Chi ha ragione? Chi ha torto? Nessuno ha né ragione né torto. Entrambe le parti del mondo si impegnano a leggere, a scrivere, a "criticare" perché è interessata al romanzo, al suo contenuto, alla sua forma. C'è chi ci arriva perché è portato a ragionare prima di iniziare, è portato a dibatterne, è portato a discuterne scrivendo "sul romanzo", e invece chi è portato a fare tutto questo proprio mentre lo sta scrivendo quel dannato romanzo. Questione di punti di vista, di attitudine, di abitudine, di approccio. D.
Posted by: D.Bregola at 30.12.05 21:16
Chiaro, limpido e conciso: direi lapalissiano...
ad ognuno il suo ruolo.
Posted by: matteo at 31.12.05 12:13