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29.11.05

Il romanzo del ventunesimo secolo #6

GRAZIA VERASANI, promotrice di QUOTE ROSA (Per saperne di più clicca qui: http://www.fernandel.it/op_prima_fr.htm) interviene nel dibattito iniziato con questa lettera.
Gli interventi pubblicati fino ad ora si trovano cliccando qui:http://www.vibrissebollettino.net/davidebregola/archives/romanzo_xxi_secolo/index.html

Di Grazia Verasani

C’è una varietà narrativa che, per fortuna, permette al lettore di scegliere. La varietà è, a mio parere, direttamente proporzionale alla libertà; anche se non sempre le proposte letterarie sono interessanti o destinate a lasciare una traccia. Ma non sta a noi giudicare… Mi dispiace moltissimo che certi bei libri non godano dell’attenzione che meriterebbero, perché bloccati dalle problematiche “eroiche” della piccola editoria che, rispettando il libro senza trattarlo come un mero oggetto di consumo, non ha però il denaro necessario per promuoverlo. Spesso, per trovare un bel libro, dobbiamo chinarci sull’ultimo scaffale di una libreria, perdere ore a scartabellare, a scavare, alla ricerca di un autore che un sotterraneo passaparola ci ha consigliato, soprattutto quando mancano commessi disponibili. I best sellers luccicano davanti ai nostri occhi come balocchi fortunati, imposti agli sguardi di passaggio, ammiccanti come i Ferrero Roché della pubblicità. Anche lì si possono trovare buoni libri, ma certo non fa piacere che la critica si occupi di recensire solo la grande editoria, ignorando il più delle volte ciò che accade altrove.
Capitalismo mediatico, dittatura della visibilità, condizionano tutti, autori e critici. L’autoreferenzialità di molti scrittori, la loro caccia forsennata al pubblico consenso non è da meno di molto snobismo giornalistico, della supponenza di alcuni critici devoti all’inciucio, al favore fatto all’amico di turno, al nepotismo allargato, dove manca la passione di un’informazione disinteressata, oltre al fatto che molto spesso c’è chi stronca libri avendoli solo sfogliati o gettati nel cestino del pregiudizio.
Abuso di potere. Non trovo altre parole per definire la gratuità di certi colpi bassi o la cinica indifferenza con cui autori meritevoli vengono ignorati perché è più urgente incensare l’amico di merenda o sottomettersi a qualche ordine superiore.
Senza essere ingenui, ma non dimenticando che una come Simone Weil si lasciò morire per l’impotenza di combattere contro l’impurità a cui siamo sottoposti in tutti gli apparati lavorativi, penso che sia sempre più difficile estrapolare dal giornalismo da strapazzo e da una critica boriosa qualcuno che faccia seriamente e onestamente il proprio lavoro. Il fatto che le redazioni dei giornali straripino di buste piene di libri non giustifica una mancata o superficiale lettura di quei libri. Certo non si può leggere tutto, ma una selezione attenta e non calcolata sarebbe ben accolta. Un libro ha poca vita, del resto, e se non se ne parla subito finirà ben presto nel dimenticatoio: i lettori non sapranno mai che esiste, che magari è pure bello. C’è da dire che il lettore, spesso, non si fa condizionare dalla critica. Ed è la ragione per cui Moccia o Melissa P. stravendono alla faccia delle stroncature. A volte, per assurdo, questi autori “leggeri” mi scatenano più simpatia dei cosiddetti autori “colti” che vanno in tv a sproloquiare sulla loro nobile letteratura bianca, mostrando un’insopportabile superbia e senza rendersi conto che, a leggerli, sono affettati, autocompiaciuti e tediosi. Spesso sono gli stessi che disprezzano il genere poliziesco. Be’, io penso che ci siano molti libri gialli scritti bene, che non hanno niente da invidiare alla narrativa “pura” e che in più hanno il pregio di essere “costretti dal genere” a raccontare una storia, a basarsi su un solido intreccio narrativo e sull’osservazione della realtà. A differenza di quei libri bianchi che girano intorno all’ego dell’autore, raccontando solo la “sua” storia, senza offrire alcuna visione del mondo che li circonda, anzi: se loro sono in un punto, il mondo è quasi sempre al lato opposto del loro raggio d’azione. Alcuni ostentano uno stile e un linguaggio elaborato: un gonfiore narcisistico da vocabolario, la fredda ricerca della parola inusuale, del periodo contorto, della criptica metafisica del colpo di genio. Insomma, a ogni frase senti l’autore che ti soffia nell’orecchio: “Guarda come sono bravo”… Ecco, sono quasi sempre questi a vincere dei premi e a essere definiti dai critici “I migliori scrittori italiani”. Un’autocelebrazione vicendevole, da setta massonica, da “casi letterari” strombazzati, di cui un pubblico pecorone alimenta il circolo vizioso.
Per quanto riguarda il romanzo, oggi… Ripeto: un buon libro deve avere a mio parere in ogni pagina, in ogni frase la didascalia della necessità profonda che aveva l’autore di scriverlo.

L'anno di Grazia è il 1963. La città è Bologna. A venti anni si diploma all'Accademia d'arte drammatica e inizia a lavorare in ambito teatrale.
Nei suoi movimenti attraverso i teatri stabili incontra Tonino Guerra che la indirizza verso una nuova direzione: la scrittura. Autorevolmente spronata e grazie all'intervento di Roberto Roversi, pubblica i suoi primi racconti. Seguiti da quelli pubblicati dal Manifesto, a cura di Gianni Celati, nella rubrica Narratori delle riserve. Nel frattempo percorre altri sentieri: speaker, doppiatrice, corista per Gang, Elio e le storie tese e altri gruppi. Nel '95 vince il premio Città di Recanati con il brano Devi morire e nel '96 pubblica il suo primo cd Nata mai (Musicultura Bmg). Nel '97 si esibisce con il suo gruppo come supporter dei Jethro Tull nel tour italiano. Ma non dimentica la scrittura, ha infatti pubblicato due romanzi L'amore è un bar sempre aperto (1999) e Fuck me, mon amour (2001), oltre a una raccolta di trenta racconti, Tracce del tuo passaggio (2002). Tutti per Fernandel. Ultimi in ordine di tempo: From Medea (2004); Quo vadis Baby (2004) dal quale Gabriele Salvatores ha tratto l'omonimo film. Per saperne di più il sito è www.graziaverasani.it


Posted by Davide Bregola at 29.11.05 22:31

Comments

Ora diciamo due parole chiare.
Vi prego, leggete la recensione della Lipperini sull’Anno Luce di Giuseppe Genna (un nome a caso tra i soliti cinque che recensisce la Lipperini) su Repubblica di oggi 30 Novembre 2005: è da crepare dalle risate! Io solo adesso posso scrivere perché sono dovuto correre in bagno a cambiarmi da quanto me la sono fatta sotto.
Mi appello a quelli forse ancora recuperabili come i Davide Bregola: non credete che sia ora di finirla? Non è meglio mandare a casa questa gente ancora prima della loro fine e dare via libera a tutti quelli tenuti fuori dalla non adesione al pensiero unico della congrega degli “operatori culturali” che confondono intelligenza con erudizione fine a se stessa e talento con maneggio.
Cito solo un frase della recensione (di un concetto ribadito anche in chiusura di recensione) che credo basti per tutte le altre. E si badi bene che la Lipperini non è un caso isolato (anzi mi scuso in anticipo per averla presa di mira così platealmente), è solo una delle ultime ruote del carro…
TESTUALE REPUBBLICA 30 NOVEMBRE 2005
"...Ma dire che l’anno Luce è una storia di complotti industriali e di adulterio è come dire che L’Iliade parla di guerra..." (L.LIPPERINI)

Lipperini, ma stai scherzando?
Genna, ma sta scherzando la Lipperini?
Ezio Mauro, ma sta scherzando la Lipperini?
Ciampi, ma sta scherzando la Lipperini?
Bush, ma sta scherzando la Lipperini?
Dio, ma sta scherzando la Lipperini?

Posted by: simone battig at 30.11.05 10:02

Ah, sìsì. Trovo interessante il dibattito che s'è creato qui sul romanzo del XXI secolo. Per quanto riguarda le interviste, Battig, questa è una delle tante, non hai letto quella demenziale che uscì settimana scorsa sempre su quel giornale e in cui Ammaniti, mentecatto, diceva che era in crisi perché i video giochi l'avevano sconvolto. A LAVORARE! Immaginare cosa scriverà ora, se quello che ha fatto fino ad ora l'ha scritto quando era al massimo delle sue facoltà mentali. A me fanno solo pena, poveretti, meglio boicottarli, così a un certo punto si renderanno conto...M.

Posted by: Mirco Freddi at 30.11.05 10:18

Grazia, io non voglio darti l'impressione di essere una ruffiana, ma anche questa volta sono d'accordo con quello che hai scritto.

Posted by: Maura at 30.11.05 10:22