« LETTERA APERTA a scrittori, critici, lettori (con preghiera di risposta!) | Main | Il romanzo del ventunesimo secolo #2 »

18.11.05

Il romanzo del ventunesimo secolo #1

Da ora inizio a pubblicare sul blog i contributi che mi sono arrivati e che mi arriveranno su dbregola@libero.it. Tutto è partito con la "Lettera aperta a scrittori, critici e lettori" il cui testo è qui: http://www.vibrissebollettino.net/davidebregola/archives/2005/11/lettera_aperta.html#comments. Apre con un suo contributo Gabriele Dadati, già letto in Vibrisse con una lettura sinottica il cui testo è leggibile cliccando QUI.(D.B.)

Gabriele Dadati

Ho, innanzitutto, l’impressione che il nuovo secolo, per quel che riguarda il romanzo, non cominci con il 2001, bensì con l’inizio degli anni ’80. Almeno qui in Italia. Dopodichè, per punti quello che penso. Uso l’indicativo per comodità, ma è chiaro che si tratta di mie opinioni, tutte introdotte da un “penso che”.
Uno: il romanzo del secolo che viene non appoggerà più le spalle su un sistema. Per sistema intendo una serie di contenuti culturali correlati tra loro e condivisi a livello sociale. In altri termini, forse, un’ideologia. Insomma la Divina commedia e i Promessi sposi poggiano su sistemi (sullo stesso sistema, a dire il vero, con cinque secoli di distanza però). Non mi sembra possa resistere la cosa, nemmeno se il sistema in questione è il marxismo o il fordismo o qualunque altro sistema moderno. L’unico che tiene, e neppure con certezza, è il relativismo;
due: abbiamo rinunciato al simbolismo, perché non c’è realtà organica sottesa. L’allegoria s’è svuotata, tra fine Ottocento e inizio Novecento. Nel romanzo che viene, le figure retoriche le mettiamo da parte pressoché del tutto;
tre: la fruizione odierna delle notizie, onnivora e compulsiva, procede tuttavia secondo la logica del frammento. Leggiamo, vediamo e ci interroghiamo per flash brevissimi, lampi di discorso. Scartabelliamo quotidiani e siti internet, facciamo i giocolieri tra mail e sms. Ora: il romanzo del secolo ineunte può strutturarsi secondo questa logica, e quindi procedere per lacerti testuali, oppure opporsi, proponendo una compagine testuale soda, compatta, ottocentesca (reazionaria?);
quattro: metterà in mostra conoscenze che lo scrittore possiede, specialmente scientifiche. E da quelle trarrà narrazione, dialoghi e personaggi. Ci si potrà scavare dentro;
cinque: probabilmente nascerà in prima battuta in seno alla piccola e media editoria. Se ne parlerà, per un momento ne parleremo tutti, una certa agguerrita classe intellettuale leggerà e discuterà contemporaneamente lo stesso romanzo. Tutti i giornali, dalla terza pagina, prenderanno posizione. Sarà un dialogo. Ma poi – in sei mesi al massimo – il libro sarà fisicamente esaurito. I grandi editori non faranno il tascabile, i piccoli non ce la faranno a fare una nuova tiratura. E gli intellettuali dell’anno dopo potranno solo citare per sentito dire, ma non più leggere;
sei: avrà più di 200 pagine, perché un minimo di spessore è richiesto (se non fosse, per impaginare almeno), ma meno di 450, perché – suvvia – non esageriamo, è faticoso e richiedere troppa fiducia. La grafica di copertina sarà accattivante ed enigmatica, il volume sarà morbido e flessuoso;
sette: spesso, il nuovo romanzo coinciderà col nuovo scrittore o con lo scrittore sconosciuto. Poi la scadenza ce lo farà buttar via.

Gabriele Dadati (Piacenza, 1982) è laureato in lettera a Pavia e continua a studiare. Collabora con la pagina della cultura di Libertà, il quotidiano di Piacenza, e ha pubblicato in riviste e antologie pubblicate da Stampa Alternativa, Fernandel, Addictions, Nuova Dimensione, Avvenire, Il Foglio, Libreria dell'Orso, Atelier. Nel febbraio 2006 uscirà da peQuod il libro di racconti "Sorvegliato dai fantasmi" e nel maggio per Tep l'antologia di narrativa piacentina del '900 curata assieme a Stefano Fugazza.

Posted by Davide Bregola at 18.11.05 10:21

Comments