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05.10.05

SE LE PORTE DELLA PERCEZIONE FOSSERO RIPULITE

Di Davide Bregola
LAPSICOLOGA (così si firma)sul FORUM "Perdere un figlio" scrive: "Ciao a tutti! Di solito non bazzico da queste parti (mi si trova più spesso nei forum linea e dietetica...), ma sto leggendo un libro meraviglioso che mi ha illuminata, e ho pensato di condividere questa scoperta con voi. Si intitola GUARIRE, l'autore è David Servan-Schreiber e l'edizione è Sperling.
Parla di come vivere meglio senza farmaci nè psicoterapia, di come lasciarsi alle spalle quei piccoli problemi che tutti abbiamo e che ci fanno vivere peggio di come potremmo.
E' meraviglioso, davvero illuminante. Vale la pena di spendere 8 per acquistarlo.
Buona lettura e... fatemi sapere!"
Una "amica" le risponde: "nn sapevo che partorire un figlio morto a 8 mesi e 1\2 fosse un piccolo problema. hai ragione...meno male che ci sei tu a dircelo. senza offesa, ma mi sa che hai sparato una CAZZATA enorme a mettere questo post qua.
scusa, ma ti pare che chi ha peso un figlio ( è il titolo del forum) pensi di avere un piccolo problema????
meraviglioso? illuminante?? beh, nn credo che ci sia un libro che ti aiuti a stare meglio dopo aver perso un figlio alla fine della gravidanza. e scusami se nn voglio spendere 8 euro per acquistare il libro...
ma pensa te...."

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Tragedie da dover raccontare a una massa indistinta di persone, manuali di autobiografia, scrittura come cura di sé; ne ha rovinati più Duccio Demetrio che un qualsiasi Reality Show. Il Forum Perdere un figlio mi annichilisce per la crudezza delle storie raccontate e per la desolazione che emanano certe vicende di solitudine, disperazione, rabbia. Dopo "Gente disperata la chat l'aiuta" di Giovanni Costa, propongo la versione antiabortista e pre-Legge sull'aborto che ha messo in atto il sito "Al Femminile.com". Non so se le testimonianze siano reali o inventate da copy senza scrupoli. E' certo che sono toccanti e non lasciano indifferenti. Ma la domanda è: cosa cerca, chi cerca conforto tra persone di cui non sa identità e con cui non ha nessun tipo di contatto? E' curativo l'atto di scrivere dei propri drammi?

non so da dove iniziare e come raccontare la mia storia... ho 31 anni, mi chiamo antonella e vivo in svizzera zurigo...

il 10.07.2004 mi sono sposata dopo un fidanzamento durato 7 anni e da quella notte che mio marito (antonello) ed io provavamo ad avere un bambino/a. intando il tempo passava ed io ogni mese rimanevo delusa perché i test risultavano sempre negativo...il mio piú grande desiderio era poter avere un figlio...

vi racconto la mia esperienza, spero che nelle mie parole troviate un motivo, anche se piccolo per non farlo, io non vi invito a guardare un crudo filmato perchè io stessa, per paura di morire dal dolore non l 'ho guardato. L'anno scorso, il 28 maggio dopo 10 girni di ritardo feci il test di gravidanza, risult positivo, lo feci da sola, alle due di notte, i miei in camera che dormivano e io che da sola scoprivo che io e il mio attuale fidanzato eravamo in tre.
Avevo 19 anni e lui 23, insieme da 4 anni, un rapporto meraviglioso, ci amavamo alla follia addirittura mesi prima fantasticavamo sul cercarlo davvero un figlio, quello notte quando scoprii di essere incinta il mondo mi croll addosso, il mese dopo avevo l'esame di maturità ero in piena crisi non sapevo cosa fare.

ciao ragazze
vi ho scritto della mia tragica perdita. del giorno del parto che doveva essere uno dei giorni più belli della mia vita e si è trasformato nel mio più brutto incubo ad occhi aperti. e poi c'è appena stato questo aborto spontaneo. la nuova gravidanza mi aveva restituito un po' di speranza e di normalità e invece eccomi di nuovo nel mio baratro.
mi sono di nuovo chiusa in me stessa. vivo un po' come in una grotta a parte le ore che devo lavorare (per adesso sto facendo una sorta di part-time). non mi va di vedere nessuno. neanche le mie amiche di sempre. una è presa dal suo matrimonio, un'altra dalla sua gravidanza, due di loro hanno partorito da poco... ovviamente quelle che hanno partorito non riesco proprio ad andare a vederle, sarebbe troppo doloroso. mi vedo solo con mia sorella e con mia mamma e qualche volta vado al cinema con mio marito. anche a voi è capitato di diventare asociali?
tra due giorni devo tornare dalla psicologa della asl. l'avevo vista appena prima di sapere dell'aborto e le avevo espresso le mie ansie (non si vedeva il sacco vitellino) e lei mi aveva detto di essere fiduciosa, che sarebbe andato tutto bene... sono passati 5 mesi e ancora non riesco a tornare alla normalità. anche per voi sarà stato uguale. ma questo non voler vedere la gente, è capitato anche a voi?


Posted by Davide Bregola at 05.10.05 11:17

Comments

Ciao caro Costa, o Davide?

Pensieri sparsi a proposito. Perdona il tono molto assertivo.
La parola forse la vorrei porre davanti per statuto a ogni discorso, ma qui non la voglio ripetere a ogni affermazione.
Una specie di flusso

L'esposizione prevede che qualcuno sia investito dall'altro lato (esposto all'esposizione). L'esposizione è un corpo nudo. E' corpo. Prevede il corpo dell'altro.
L'accadere di un incontro prevede corpi. Una messa celebrata tra persone fisiche; una riunione degli alcolisti anonimi.
Provati a smettere di bere chattando invece che incontrandosi. Provati a pregare al televisore, attaccati a leccare l'ostia sul monitor.
Il volto: Buber, Levinas, Ricouer, Sartre, Mounnier, e molti altri.


Il corpo esposto è per statuto "pudico"? Senza pudore non accade l'incontro? Il corpo è "mezzo e contenuto e possibilità stessa di comunicarsi", non è uno tra i tanti mezzi di comunicazione.

E allora con i libri o con le opere d'arte? Non sono anche modalità di esposizione?
Non so se ti accade ma per sentirmi bruciato da un libro o da una musica o da altro, devo concedere spazio intimo, tentare di ricostuire un luogo mentale dove il pudore sia il clima, uno spazio empatico.
Una volta viste fisse sulla pagina le parole o i colpi di pennello, l'autore vorrebbe forse dire e disdire e ridire e rimeloscolare quelle parole fissate o le pennellate.
Ma anche da lettore io tento di farlo, cerco di lasciare spazio allo stupore a non includere il "contenuto" a lasciarmi includere dal contenuto più spazioso di me contenitore-lettore (che paradosso riposante: mollare la presa per un momento e lasciarsi consumare, lasciarsi esplodore schizzare via chiuse le ultime parole di un racconto, o colpiti dalla profondità visiva di un'immagine).

L'espressione su monitor la sento spesso brutale, come in certe riunioni dove per parlare aspetti il tuo turno, un compito, un coda: ritenere e finalmente pisciare nel buco lì davanti.
Più che lo sguardo dell'altro che mi oggettivizza, sono io stesso che mi racconto, mi scrivo in certi luoghi a oggettivarmi.
Allora non resta neppure la sensazione di squallore. Non resta nulla.

Posted by: pensieri sparsi at 05.10.05 13:25

è dignitoso non riuscire a dire niente davanti ad argomenti che dentro la testa ti disegnano un terribile Urlo di Munch?
Perdonami, Davide, ma non so che cosa dire... tranne che le realtà che le donne e gli esseri umani in genere, si trovano ad affrontare sono terribili. E abbiamo sempre meno strumenti cognitivi ed emotivi per affrontarle. Paradossalmente.

Posted by: SwingingLit at 05.10.05 19:03

Più che strumenti cognitivi ed emotivi, credo che servano dei modelli... ma la gente è troppo snob per seguire qualcuno, troppo piena di sè per fidarsi ed affidarsi agli altri, credo.

p.s. BREGOLA!!!
Non l'ho ancora finito, ho tempo di leggere solo di sera... comunque vado avanti, VOLLMANN ha scritto, come si dice in questi casi, una figata di libro!

Posted by: ditiramba at 06.10.05 00:26

Ditiramba, vedi che a fidarsi degli altri alle volte ci si guadagna?
Vollmann è un grandissimo autore, a mio avviso. Ma ne tengo in serbo altri che ti dirò in seguito. Davide

Posted by: Bregola at 06.10.05 18:59