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06.09.05

La narrativa italiana scritta da stranieri (Prima parte)

di Davide Bregola
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Nella foto Sandra Clementina Ammendola, autrice del libro Lei, che sono io Sinnos Editore

Meticcio narrativo

Vero è che una somma di indizi non vale come prova, ma quanto meno alimenta il sospetto che rende necessario un supplemento di indagine.
Si sta radicando una nuova coscienza nell’ambito narrativo del nostro paese, le tracce si trovano in quotidiani, libri che parlano di narrativa dell’immigrazione, riviste di scrittura, bimestrali o periodici, siti internet. Vediamo di cosa si tratta.
Esistono scrittori la cui lingua principale è diversa dalla italiana, eppure, per svariati motivi, decidono di comunicare, scrivendo, con la lingua di Dante. Ecco i nomi: Ron Kubati, Younis Tawfik, Smari Abdel Malek, Muin Madih Masri, Jadelin M. Gangbo, Christiana de Caldas Brito, Mbacke Gadji, Julio Cesar Monteiro, Mohamed Ghonim, Emmanuel Tano Zagbla, Alvaro Santo, Mohmse Melliti…
Tutti gli autori appena nominati hanno scritto uno o più libri senza un coautore, provengono dalle più svariate parti del mondo, hanno scelto la lingua italiana per farsi capire e comunicare. La letteratura che producono non è letteratura marginale, narrativa etnica, esotica o chissà cos’altro. Questa è letteratura tout court, perché innova il dire e la rappresentazione di mondi possibili. “Produce futuro”, come chiede Lyotard in Leçons sur l'Analytique du sublime, l99l. C’è molta consapevolezza di scrittura in tutti gli scrittori migranti che ho nominato. Il più delle volte sono intellettuali motivati, animatori culturali di riviste, associazioni culturali, organizzatori di convegni e seminari. Non si cada nell’errore di scambiare i loro libri per “strategie letterarie di sopravvivenza”, come ha scritto la studiosa Nadia Valgimigli sulla rivista Africa e Mediterraneo (n.1/1997). Tutti i libri di questi autori sono testimonianze letterarie di una palingenesi del linguaggio e delle tecniche narrative di una lingua viva: l’italiano .

Nel novembre del ’99 sul Corriere della sera, in occasione dell’uscita dei libri La straniera di Younis Tawfik, Bompiani, e Nel sole d’inverno di Muin Madih Masri, Portofranco, la giornalista Cinzia Fiori chiedeva: “Ma attraverso quali processi può cambiare la lingua letteraria di un paese? Egi Volterrani, traduttore di Ben Jelloun, porta l’esempio della Francia. «Lì – dice – l’influenza degli immigrati è stata molto evidente. Su Nedjma, pubblicato nel 1956 dal drammaturgo arabo Kateb Yacine, sono state scritte decine di tesi di laurea. E’ un romanzo che vive di scrittura, Yacine usa il francese con un fervore tale da rendere efficacemente atmosfere quasi intraducibili. Per ottenere questo risultato, non esita a cambiare la struttura della frase: non mette sempre il soggetto, non usa le dipendenti e, anche quando sceglie una sintassi tradizionale, lo fa in modo inaudito. Grazie ad autori come lui la letteratura francese ha perso aulicità. Poi altri fenomeni sono venuti, penso alla torrenzialità equatoriale di Sony Labou Tansi, ottenuta con l’utilizzo di centinaia di termini anziché accontentarsi di uno. Ma potrei portare altri esempi, per dire come l’attenzione posta dagli autori francofoni agli etimi delle parole, abbia segnato la narrativa francese».
Per tornare in Italia, dove il caso della letteratura scritta da stranieri non è paragonabile al fenomeno di scrittori anglofoni o francofoni, l’americanista Marisa Bulgheroni puntualizza: «La lingua prescelta tende ad essere modificata secondo due linee. La prima è una trasformazione profonda, ottenuta tramite invenzioni idiomatiche partite dalla lingua d’origine. La seconda è una trasformazione nascosta, che non altera formalmente la lingua acquisita, ma con qualcosa di simile a una pronuncia mentale la piega all’espressione di rituali e comportamenti che le sono estranei. C’è però una differenza fra le letterature anglofone o francofone, nate dal desiderio di dar voce a un passato soffocato, e il mutamento spinto dalla necessità vitale di comunicare in un paese nuovo, con una nuova lingua. In questo senso, quanto si annuncia in Italia è simile a ciò che è avvenuto negli Usa. Lì ogni etnia ha riformato l’inglese partendo dal proprio patrimonio, arrivando a creare delle vere e proprie letterature, poi entrate nella storia letteraria americana».
Nel caso dell’Italia conclude: “Penso che passeremo per una fase di espressività, con modi di dire, come quelli in siciliano di Camilleri, che pur forzando la convenzione, non riescono a diventare neologismi. Soltanto se l’immigrazione continuerà, l’italiano orale dei vari gruppi etnici giungerà ad arricchire d’invenzioni la nostra letteratura, com’è successo in America”.
Oltre agli scrittori nominati poco fa ce ne sono altri che non arrivano dai cosiddetti “Mondi sud” ma che provengono e si sono formati in altri Paesi per poi approdare in Italia e scrivere con una lingua diversa dalla originaria. Questi scrittori sono: Helga Schneider, Giorgio Pressburger, Jarmila Ockayovà, Alice Oxman, Helena Janeczek, Sandra Clementina Ammendola, Helena Paraskeva. Sono polacchi, come nel caso della Schneider e della Janeczek, ungheresi di Budapest come Pressburger. Jarmila Ockayova è slovacca e Alice Oxman degli Stati Uniti, Paraskeva è greca, Ammendola “migrola” dalla’Argentina. Un bel giro del mondo!

Posted by Davide Bregola at 06.09.05 15:49

Comments

figa la sandra clementina. che, c'hai l'immeil?

no, a parte le battute, che è sta mania delle foto? uno una volta scriveva quel che c'aveva da scrivvé, mo tutti che ci piazzano le loro belle facciotte. che è? mi si mischia l'intelletto con l'immaggine? non era fromm, uno di voi pensatori, che diceva avere o essere? cioè, un po' come a ddì essere o apparire?
poi le donne, sì, be', la vecchia storia, però nsomma, un po' de orgoglio, n po' de voglia de essere prese per le parole...
poi, io critico critico, ma a mme l'ammendola me piace ....

Posted by: r at 06.09.05 21:54

Leggi il suo libro, Caro r, e troverai una donna "riuscita". Leggi anche "Da qui verso casa" di Davide Bregola, edizioni interculturali, e leggi pure "Il catalogo delle voci" sempre di Davide Bregola, cosmo iannone editore. E se hai ancora del buon tempo leggi "Saggio sulla giornata riuscita" di Handke Peter, Garzanti. Buona giornata.

Posted by: martin at 06.09.05 22:12

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