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20.09.05

Il Grande Romanzo Italiano del XXI secolo (Sesta Parte/B)

Gli altri capitoli de Il Grande Romanzo Italiano del XXI secolo:
1
2
3
4
5
6
Di Davide Bregola
Eppure vedevo che in questo lavoro solitario di officina, di scrittura, di confronto serrato coi libri e con chi scriveva, ecco, proprio lì vedevo e sentivo che c'era un fondo di entusiasmo. Vedevo e vedo che dallo studio e dall'impegno, dalla contraddizione di un'attività fuori dal tempo e da ogni contesto c'era e c'è qualcosa che mi pare avere un senso profondo. Per ora, e già da un po’ di anni, ho scommesso tutto lì. E' come se in un'ipotetica roulette avessi riposto tutti i miei risparmi su un colore. Tutto lì. E intanto la ruota gira...
Io non posseggo più nulla, i miei risparmi son tutti lì. Sul rosso o sul nero e non mi è concesso toglierli. Per il momento stanno lì e intanto aspetto. Chissà se ho fatto bene o se sarà tutta una fregatura e la mia vita sarà passata inutilmente, se i miei 34 anni di adesso saranno biasimati tra qualche anno o se, come spero, saranno ricordati come un passaggio inevitabile per una scommessa vinta.

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Mentre sono qui a leggere Prima persona di Giuseppe Pontiggia incappo nella frase: “I veri pessimisti sono i venditori di ottimismo. Disperano tanto dell’uomo da ingannarlo con le speranze. E poi si chiedono agli artisti messaggi positivi! Lasciate che ci aiutino ad avvicinare, attraverso la bellezza, la verità. E’ questo il loro messaggio positivo. Per l’ottimismo ci sono i professionisti!”
La frase che mi rimane impressa per tutto il giorno è: Lasciate che ci aiutino ad avvicinare, attraverso la bellezza, la verità. Lasciate che ci aiutino ad avvicinare, attraverso la bellezza, la verità. Lasciate che ci aiutino ad avvicinare, attraverso la bellezza, la verità.
Mi chiedo se basta l’estetica per tendere alla verità. Mi chiedo se Pontiggia non avesse detto altro rispetto a ciò che la frase potrebbe significare. La bellezza avvicina alla verità? Io sono qui a rimuginare su come dovrebbe essere il Grande Romanzo Italiano del XXI secolo e allo stesso tempo mi faccio domande sulla verità. Verità e Grande Romanzo sembrano non essere disgiunti, ma dovrò argomentare meglio questa affermazione che potrebbe diventare l’assioma: Il Grande Romanzo del XXI secolo dovrà parlare di Verità.
In questi giorni ho avuto una breve relazione epistolare con Roberta. Mi pare che nel nostro scambio ci siano tutte le speranze e le delusioni di chi ha a che fare con la scrittura e ha trent’anni nel 2004.

Ciao Roberta,
che fine ha fatto il tuo blog? Lo leggevo con piacere e poi è sparito.
Tu? Il Romanzo? Ti sei persa da qualche parte?
Mannaggia, sei una grande ma poi non hai continuità!
Fammi leggere qualcosa.
Io come avrai visto ho il blog in Vibrisse e a marzo si dovrebbe pubblicare il romanzo sulla Verità del quale già ti parlai quasi 2 anni fa quando ci vedemmo.
A risentirci
Davide

*
Già due anni fa ne parlammo? mio dio, passa il tempo, gli altri fanno le cose in cui credono e io non tanto (non faccio le cose belle, ma quelle necessarie sì). Ossia, per il momento ho accantonato la scrittura. E' vero, non ho continuità però, cosa posso dirti (per non cadere ai miei stessi occhi), adesso la mia vita è un po' cambiata: convivo da un anno con Marco (non sono sposata) avrei voglia di un figlio ma per adesso Marco non lavora, ma fra un po' sì e allora mi metto d'impegno. Ho cambiato anche lavoro: adesso lavoro a Mestre e sono da un anno la segretaria dell'Assessore alle Politiche Abitative all'Accoglienza e all'Immigrazione. E' una pazza. E' stato un anno duro da quando ho chiuso il blog: sono stata anche in terapia ma non farmacologica. La psicologa mi ha aiutato molto e ha detto che sono guarita. Marco anche lui, anno brutto: quasi tutto il giorno chiuso in casa ad aspettare me. Adesso sta bene. Il Lavoro: ho perso tutti i miei ideali politici, nell'espletare l'impiego razionalizzo anche i secondi, ma oggi per la prima volta ho riso di gusto con quella pazza e immatura della mia capa (assessora).
Mia mamma tre mesi fa è stata investita da un'auto e si è rotta tutta. Adesso va di lusso: ho intenzione di iscrivermi ad un corso di nuoto, ad un corso di teatro, di scrivere ogni giorno. Marco studia e lavora gratis, ho un collega di lavoro meraviglioso e iper efficiente e mia mamma ha cominciato a fare i primi passetti con le stampelle.
Direi sono felice. Vedo ogni tanto il tuo blog. come sbircio quello di Giulio.
Dovevo chiamarlo per incontrarlo e farmi dire che cosa ne pensava della mia ultima stesura di oltre 100 pp. Alla fine non l'ho più fatto perchè ho capito che comunque non avrebbe potuto darmi una risposta, dovevo cercarla io. E io non mi ricordo più qual'era la domanda.
Sai, ogni giorno, al telefono, ascolto una decina di storie di vite disperate e mi sento molto fortunata. Allora cerco di fare qualcosa per loro anche se so che quasi nessuno si salverà: dritti per la loro scarogna già decisa e che perseguitano senza vedere.
Se mi rimane tempo, guardo il blog tuo o di Giulio (sono ancora curiosa), ma ha sempre meno senso quello che trovo. non è che tu non sei bravo. Mi pare poco utile ecco. Penso cose tipo: chi sta pagando il tempo della non produttività dello scrittore? Chi usufruisce del prodotto dello scrittore? Più o meno così. Insomma, non vuol dire che ho ragione ed è chiaro: chi scrive il merito è suo, chi non scrive la colpa non è di qualcun altro. Perciò bravo, continua a scrivere e combattere. Adesso vado a leggerti. (e cmq non ho scritto perchè ho avuto paura e sono stata pigra). Grazie per l'email. Mi hai fatto scrivere: era un pezzetto che non lo facevo, anche le mail (anche perchè l'assessore mi controlla a vista). Una volta una mia amica mi ha detto: chi non fa figli fa fogli. Ho pensato che è brutto invecchiare senza figli.
A presto.
Roberta.
*
Azz, Roberta. Sei ficcante come sempre, e anzi di più. Perché pare che hai capito quali sono le cose necessarie della vita: vivere, respirare, dare una prosecuzione alla specie umana, far sì che i nostri cari stiano bene...
e io cerco l'impossibile: far sì che la scrittura abbia senso, non solo per me, ma anche per qualcuno che la cerca. E' vero che scrivere non è una seduta di chemioterapia, però è come se le persone che vengono ai laboratori di scrittura o agli incontri che faccio in giro per l'Italia, fossero in qualche maniera "malate" e cercassero una panacea. La letteratura o anche solo la narrativa per certuni è la panacea. Non so, cerco quelle persone? Cerco me stesso? Cerco di migliorare il mondo con una gocciolina di rugiada quando invece ci vorrebbero cascate? Si e no. Oppure boh. Credo che si possa fare del bene anche con la scrittura, anche quando si fa del male, perché sono consapevole che a volte la letteratura fa male. Penso che se siamo su questa terra ha senso lasciare qualcosa di buono al nostro passaggio, sul nostro cammino. Mi sono chiesto tante volte: io cosa posso lasciare a questo mondo? Cosa credo di fare meglio nel mio specifico? Sarò un bravo saldatore? Sarò un bravo autista di treni? Sarò un bravo avvocato? Sarò un bravo manutentore meccanico? Bada, tutte queste domande si basavano sulle esperienze che facevo. Ho fatto il ferroviere, ho fatto il meccanico, ho fatto il saldatore così come ho fatto Legge senza peraltro finirla. Nel frattempo in mezzo a tutti questi lavori, in mezzo a tutto lo studio, in mezzo a tutta la morchia dei treni c'era anche la scrittura. Andavo al lavoro incazzato perché vedevo che i miei colleghi non avevano la cognizione della classe sociale a cui appartenevano (per gli scioperi entravano perché dovevano prendere le 80 euro con le quali magari cambiavano cellulare). Andavo all'Università e vedevo che i professori e gli studenti facevano qualcosa che io avevo idealizzato o che io avevo preso come un impegno civile, morale, mentre alcuni di loro la consideravano una rivalsa sociale (i meno abbienti) e altri la consideravano un privilegio di casta. Professori intenti solo a farsi sostituire da assistenti pronti a lavorare pagando purché un simulacro di speranza non gli ottenebrasse per sempre un'idea di futuro. Eppure vedevo che in questo lavoro solitario di officina, di scrittura, di confronto serrato coi libri e con chi scriveva, ecco, proprio lì vedevo e sentivo che c'era un fondo di entusiasmo. Vedevo e vedo che dallo studio e dall'impegno, dalla contraddizione di un'attività fuori dal tempo e da ogni contesto c'era e c'è qualcosa che mi pare avere un senso profondo. Per ora, e già da un po’ di anni, ho scommesso tutto lì. E' come se in un'ipotetica roulette avessi riposto tutti i miei risparmi su un colore. Tutto lì. E intanto la ruota gira...
Io non posseggo più nulla, i miei risparmi son tutti lì. Sul rosso o sul nero e non mi è concesso toglierli. Per il momento stanno lì e intanto aspetto. Chissà se ho fatto bene o se sarà tutta una fregatura e la mia vita sarà passata inutilmente, se i miei 34 anni di adesso saranno biasimati tra qualche anno o se, come spero, saranno ricordati come un passaggio inevitabile per una scommessa vinta.
Posso dirti che ti voglio bene?
Saluti a Marco.
Davide
*
Anch'io ti voglio bene caro Davide.
Riesco a volertene anche adesso che dalle 8.00 sono in ufficio e devo ancora staccare perchè ho pranzato con la mia assessora.(perfino la pipì ho dovuto fare in fretta).Io penso che uno si debba programmare la vita e fare le cose che gli piacciono. Perciò hai fatto bene a scommettere sulla scrittura. La scrittura come una panacea? Sì, ma almeno si sceglie di curarsi. e gia la ricerca di una cura è una cura. Avrei voluto scriverti cose acute e illuminanti. Ma ora sono molto, molto stanca. Ma non volevo far passare troppo tempo prima di risponderti. Spero tanto che tu vinca la tua scommessa e vorrei che noi avessimo delle belle vite. non mi interessa se sarò povera, se certe volte sarò così stanca da inciampare sulle scale (speriamo di no), vorrei dare un senso, migliorarmi, migliorare il mondo. Che buonista! Va ben sarà meglio che vada a casa. Che tanto domani forse sarò qui.(anche di sabato).Ti guarderò.
Roberta.

Posted by Davide Bregola at 20.09.05 01:33

Comments

!!!
Però!
ciao stello

Posted by: rob at 21.09.05 19:43

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