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01.08.05

Il Grande Romanzo Italiano del XXI secolo (Terza parte)

Lo scrittore dovrebbe cercare di dire più cose di quelle che normalmente dicono gli uomini del suo tempo: deve costruirsi una lingua, dei personaggi, delle ambientazioni, delle trame, dei dialoghi i più complessi e funzionali possibili per il proprio tempo; non fotografare con compiacenza, inserendo in un plot (parola odiosa ma che uso come sinonimo di trama) accattivante, i suoi scritti pubblicati.
Con Maura invece mi sono arrabbiato perché a distanza di giorni ancora non ha scritto la sua lettera di presentazione per gli studi d’avvocato.
Che aspetti? Che ti vengano loro a cercare?

Il personaggio dell’“uomo-commissario” e la mia domanda «La letteratura italiana propone questo per risolvere i problemi dei rapporti dell’uomo col suo tempo?» presuppongono una difficoltà ad essere accettata questa semplificazione e un’ ostacolo a rispondere. Ma l’etichetta di uomo commissario, parziale e schematica, ne convengo, così come la mia domanda, vogliono essere un quesito generale, un parere sulla situazione della letteratura italiana d’oggi. Previsioni sulla sua linea di sviluppo? Non ne ho. Quale sarà il “figlio del secolo”? I commissari e gli investigatori sono destinati a lasciare il passo ad altri personaggi. Se nel ‘900 l’ha fatta da padrone “l’uomo dannunziano” o “l’uomo crepuscolare”, l’avvento dell’ermetismo ha fatto nascere “l’uomo dell’assenza” fatto di paesaggi, umbratili stati d’animo e oggetti. Via via la fine del ‘900 ha visto spopolare l’“uomo-commissario”, tutto protratto verso la soluzione o meno di un caso, di casi seriali, di complotti, di morti inspiegabili. Un’ecatombe! I morti? Ben che vada correlativo oggettivo di un Tempo devastato e vile, tanto per stare dalle parti di Giuseppe Genna.
Si dice sia il “genere”: noir, giallo, horror, hard boiled…a raccontare, oggi, la realtà. Qualcuno confonde la realtà con la verità, o li fa coincidere consapevolmente. La lingua letteraria deve sì tenersi attenta alla realtà, a nutrirsene, se pare il caso, ma non deve annullarsi in essa, né scimmiottarla per gioco. Lo scrittore dovrebbe cercare di dire più cose di quelle che normalmente dicono gli uomini del suo tempo: deve costruirsi una lingua, dei personaggi, delle ambientazioni, delle trame, dei dialoghi i più complessi e funzionali possibili per il proprio tempo; non fotografare con compiacenza, inserendo in un plot (parola odiosa ma che uso come sinonimo di trama) accattivante, i suoi scritti pubblicati.
Con Maura invece mi sono arrabbiato perché a distanza di giorni ancora non ha scritto la sua lettera di presentazione per gli studi d’avvocato.
Che aspetti? Che ti vengano loro a cercare?
No, sono insicura, non so come presentarmi.
Ma devi essere un po’ incosciente, non stare troppo a pensare alle conseguenze e alle modalità. Fallo e basta!
Ieri un giornalista del quotidiano Il Mattino di Napoli mi ha chiesto di parlargli di felicità perché sulle pagine culturali vogliono fare un “pezzo” su questo tema, mi ha detto al telefono.
Due anni fa avevo scritto un libro i cui personaggi consapevoli o meno cercano di raggiungere la felicità confondendola, scambiandola per qualcosa d’altro o crogiolandosi. In verità i personaggi del libro erano superficiali, entusiasti, semplici, a volte gentili: mediocri. Quindi il libro più che parlare di felicità, parlava d’altro.
Le domande del giornalista:
1.Perché hai scritto “Racconti felici”? Come mai questo titolo?
2.Che cos’è per te la felicità?
3.In cosa consiste la felicità dello scrittore?
4.C’è un interesse su questo tema da parte dei giovani narratori italiani. Chi ti viene in mente (autori, titoli, case editrici)? Come spieghi questo interesse?
Le mie risposte:
1.Il titolo rispecchia una parte del libro incentrata sulla felicità o sulla ricerca di essa da parte dei personaggi che agiscono e vivono cercando di raggiungerla e confondendola spesso con la gioia. Se la felicità rappresenta un progetto, qualcosa che ha a che fare con i tempi lunghi, la gioia ne è il surrogato momentaneo, sporadico e fittizio. Come capita anche nella vita reale siamo poco abituati alla Felicità e non riusciamo a riconoscerla o a capirla fino in fondo.
2. E’ ciò che precede la tragedia. Alla tragedia si arriva solo con un’adesione totale alla vita, alla realtà umana, un’adesione gioiosa, senza riserve, senza forzature intellettuali. Non può darsi tragedia senza il senso della felicità. Riusciamo ad essere veramente felici solo se riusciamo ad esprimere l’esaltazione della vita umana, ma solo questo non basta, bisogna essere consapevoli che è un continuo scambio con la tragedia. Nella costruzione del libro il tentativo è stato di dare un nuovo significato alla “felicità”. Un significato da nuovo millennio e inizio secolo.
3. La sua felicità sta nella volontà. Solo la volontà è incosciente e quindi potrebbe anche essere felice. L’intelligenza è pessimista, non può essere altrimenti. Il pessimismo dell’intelligenza si scontra o si coniuga –nel migliore dei casi- con l’ottimismo della volontà. Quando voglio sono anche felice, se inizio a razionalizzare non posso che essere scoraggiato.
4. Io ho cercato di affrontare il tema della felicità proprio perché mi sembrava poco inflazionato e altri scrittori ne parlavano poco. Mi sa che nessun contemporaneo italiano abbia tentato un progetto consapevole, in narrativa, sulla felicità.
Ho letto a Maura le mie risposte e le sono sembrate troppo pretenziose, per un box di un quotidiano, le ho risposto che non m ne frega nulla della destinazione di alcune domande e risposte e in base alla destinazione mutare registro o approfondire o meno i concetti.
Senti, le ho fatto, mi hanno fatto queste domande al telefono, mi hanno detto di essere conciso, massimo una cartella e mezzo. In quello spazio ho fatto ciò che mi andava, senza pensare a chi leggerà la cosa o a chi solo iniziando le prime righe abbandonerà perché riterrà immeritata la lettura.
Io cerco di dare il meglio di me stesso! Non mi interessa del lassismo generale, della superficialità, delle mode, dell’essere accattivanti, di leccare il culo ai lettori, di essere compiacente, di essere-alla-pari, di fare il simpatico, di cercare la benevolenza, di colpire, di risultare suggestivo, di fare l’impegnato, il finto intellettuale, lo snob, il popolare, la mente fresca, l’originale. Sono così e basta. Cerca anche tu di metterti nell’ordine di idee di andare avanti per la tua strada. E basta. Ma senza avere i paraocchi.
Che hai oggi sei arrabbiato col mondo?
Ma che hai capito? Io penso alla rivincita dell’intelligenza umana e razionale e alla immaginazione contro la furbizia intellettualistica, avara e allusiva, e l’entusiasmo irrazionale panteista e falsamente generoso. Non sono arrabbiato, sto solo ragionando.
Solo così, con questa attitudine, in questo ambiente, con questa forza intellettiva generale, qualcuno riuscirà a scrivere Il Grande Romanzo Italiano del XXI secolo.
Mi hai convinto, adesso vado a scrivere la lettera di presentazione!

Posted by Davide Bregola at 01.08.05 10:30

Comments

Vedo che da buon scrittore hai già compreso il tuo limite più elementare. Puoi scrivere il romanzo del Secolo ed interrogarti sugli sviluppi della letteratura contemporanea ma, nello stesso tempo, non puoi fare altro che incazzarti con tutto ciò che un bel romanzo non è. Non è male questo interrogarsi sulla migliore finzione letteraria tenendo uno sguardo su ciò che hai davanti tutti i giorni.
Da buon lettore, in futuro vorrei pochi commissari tra i piedi e molti scrittori capaci di servirsi delle cose che li circondano per farne una creatura originale e perfetta, incorniciando quella realtà che fino a ieri avevano soltanto voglia di schiaffeggiare.

Posted by: ominonero at 01.08.05 23:14

Ciò che Omino nero o Ominonero non ha compreso, forse, è che questo mio scritto ha a che fare con i buoni propositi e non è affatto un giudizio di valore. Per cui i commissari io, da buon lettore, li vorrei ancora tra i piedi. Ma vorrei più commissari alla Durrenmatt assieme ad altre figure, ad altri personaggi "archetipici" del nuovo millennio, del nuovo secolo. Ma ne riparlerò. D.

Posted by: D.B. at 02.08.05 07:11