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23.07.05

Per l'apertura di un dialogo sulla verità

Oggi inauguro col mio nome e cognome uno spazio su Vibrisse chiamato La cultura enciclopedica dell’autodidatta.
Partirei con le parole di Natalia Ginzburg prese da una rivista del 1933 scritta a mano dall’autrice e chiamata « Il Gallo »: “Dire la verità. L’artista che scrive deve sempre sentirsi capace di questo. Le parole non sono che uno strumento per costruire ai personaggi un mondo artistico uguale al mondo immaginario da cui egli li ha tolti. L’artista non scrive una frase perché è bella, ma perché è vera. E non è un artista chi sacrifica la propri verità per amore di una bella frase o una bella parola. Nel corso degli avvenimenti, l’artista non è guidato dal proprio capriccio: egli sa come veramente sono andate le cose. Nella scelta dei particolari, egli non cerca i più realistici, o i meno realistici, per essere più, o meno moderno: egli dipinge il suo mondo, i suoi personaggi quali sono, e non quali vorrebbe che fossero. Se no i personaggi sono falsi, il mondo costruito è falso. Generalmente questo accade a chi non possiede una sua verità, e si diverte a cucinare parole. Ma può accadere anche a chi non è sufficientemente convinto della propria verità. L’insincerità dell’artista può essere mancanza di fede: un tradimento al suo modello ideale.
Dire la verità, solo così nasce l’opera d’arte.”
Mi sembra che l’autrice del Lessico famigliare avesse le idee abbastanza chiare e condivisibili e mi pare ancor più impressionante perché a scriverlo è stata una ragazzetta che all’epoca aveva 17 anni e faceva il liceo classico con esiti alterni in un Torino che guardava sì all’Europa ma che era sempre e comunque una “piccola” città italiana.

Posted by Davide Bregola at 23.07.05 10:07

Comments

Credo che lo scrittore faccia, nel proprio atto creativo, un uso pubblico della ragione e ancora di più, un atto politico portatore relazioni. E' una bella responsabilità nei confronti dei lettori che attendono la verità. Ciao anto


Posted by: anto at 26.07.05 13:22

Ciao, Davide. Mi sembra uno splendido inizio.

Posted by: Marco Candida at 26.07.05 13:24

Caro Davide Bregola,
io metto qui queste righe soltanto per dirti che sono grato a te per aver scritto i tuoi "Racconti felici" uno delle più belle raccolte di racconti scritti da un giovane italiano che ho letto nelgi ultimi anni.
E ti assicuro che sono difficile, e che ho ammirato la tua ricerca di storia e di stile pura, netta e profonda nella scelta dei termini e nella consapevolezza dei sentimenti.
Alla Fiera del libro in Torino del 2004 avevo detto a qualcuno della Sironi se potevo scriverti, non per scocciarti, ma per complimentarmi con te: ma non mi dettero il tuo indirizzo, mi dissero di scrivere al sito Sironi.
Io scrissi e credo che tu non abbia ricevuto nulla.
Forse non è importante, o no?

Comunque,
un simbolico abbraccio di ringraziamento
Mario Bianco

Posted by: cf05103025 at 26.07.05 13:26

beh, io allora propongo questo breve scritto, proprio sulla sincerità della scrittura, che ho postato qualche mese fa qui, riflettendo dopo una lezione: http://iojaco.splinder.com/post/4641685.

Bell' idea, comunque.

Matteo

Posted by: Matteo at 26.07.05 13:27

mah, credo che fare il liceo classico a torino in quegli anni fosse meglio che frequentare una qualsiasi università italiana oggi, a giudicare dai professori che c'erano...(e dagli allievi, e...)

Posted by: Dario at 26.07.05 13:28