23.07.05
Grande Romanzo Italiano del XXI Secolo (Prima parte)
E’ da ieri che mi torna in mente una idea sul romanzo del XXI secolo ed è da ieri che Maura ha finalmente tirato fuori ciò che doveva tirar fuori da tempo ma che per ragioni sue ha continuato a rimandare. Poi è scoppiata, non ce l’ha più fatta a nascondere ciò che aveva dentro. Così ieri in macchina s’è messa a piangere dicendo: “Non riesco più a resistere. Devo sfogarmi con te.”
Per quanto riguarda il romanzo del XXI secolo dirò qualcosa tra poco, e lo dirò sul romanzo italiano. La storia di Maura, pur essendo in tema, è diversa. Lei dice che ora, avendo finito Legge, deve trovare un lavoro. Il problema, mi ha detto, è che non sa fare nulla. E’ uscita dall’Università con le idee confuse, è spiazzata e soprattutto non vuole rimanere in una piccola provincia che offre solo tirocinio da divorzista.
“Prova a fare l’esame da magistrato”, le ho suggerito, ma quello c’è tra mesi e mesi mentre ora a lei serve subito qualche certezza.
Tempo fa si era interessata alla Scuola di Scienze Giuridiche e ne aveva trovata una interessante a Torino, in una traversa di Via Po. Sapevamo entrambi che Scienze Giuridiche c’è anche a Bologna, più vicina e più agevole per noi che abitiamo in Lombardia ma con i mezzi pubblici protesi in Emilia. Eppure lei voleva andare a Torino, allora siamo andati assieme per due settimane là per sentire come ci si stava. Io ancora non l’ho capito, mentre lei sembrava convintissima di Torino e di Scienze Giuridiche lì. Sembrava finita così; lei convinta a trasferirsi dopo la laurea, io dietro oppure io che-sarei-andato-spesso-sotto-la mole-antonelliana.
Mentre eravamo a Torino io insistevo nel dire che la Mole in verità era stata costruita per essere una sinagoga e non, come ora, una specie di museo del cinema anche bello, non posso dire di no, ma era stata fatta per diventare un luogo di culto. Lei questa cosa della sinagoga non la sapeva, o non la ricordava, allora ho dovuto dimostrarle che ero sicuro di ciò che stavo dicendo. Mio nonno mi portò a Torino nel 1979, avevo sette anni. Facemmo un lungo viaggio partendo da Ostiglia in treno, poi Milano via Verona e infine la linea Milano-Torino via Vercelli. Proprio nonno quel giorno mi raccontò che noi eravamo ebrei askenaziti, e aggiunse che dovevo essere contento di questo, perché come noi erano askenaziti pure Einstein, Freud e Mahler. Quando fummo davanti alla Mole nonno mi disse: “Questa una volta era la moschea principale di Torino, e l’ha progettata un nostro lontano cugino.” Mentre ricordavo il viaggio di me e nonno a Maura ho ripetuto le parole: “Questa una volta era la moschea principale di Torino, e l’ha progettata un nostro lontano cugino.”, per cui le è toccato credere a ciò che dicevo perché era troppo chiaro in me quel ricordo. Questa cosa degli ebrei askenaziti a Torino mi è venuta in mente per un semplice ragionamento associativo: Natalia Ginzburg nel suo libro Lessico famigliare riporta una chiacchierata fatta da suo padre, un grande scienziato: “E’ brutto, -diceva a mia madre, parlando di Ginzburg,- perché è un ebreo sefardita. Io sono un ebreo aschenazita, e per questo sono meno brutto.” Alla libreria La Fenice in Via Po presi in mano il volume, andai a pagina 94 e feci leggere a Maura che anche questa volta aveva messo in dubbio la mia memoria.
Vedi? le dissi, tu sei una mezzo sangue. Tua mamma è sefardita, tuo papà? Chissà da dove viene lui. Diciamo meticcio?
Stando a ciò che diceva il mio vecchio nonno noi eskenaziti siamo biologicamente migliori di voi e lo stesso padre della Natalia ribadisce la questione.
Lascia perdere genio! Non dirmi che a sette anni tu sapevi chi erano Freud, Mahler e Einstein…Concluse Maura ridendo.
Eppure dei tre Einstein lo conoscevo, sì insomma, sapevo chi era, almeno.
Ieri invece è cambiato tutto. Maura settimana scorsa è stata quattro giorni a fare un Master internazionale sui diritti dell’uomo e lì c’erano altri trenta neolaureati o laureati che stanno già facendo il biennio di tirocinio in qualche studio associato. Parlando con gli altri si è dissuasa dell’idea che fino a quel momento sembrava assodata e ha messo tutto in discussione. Due anni di Scienze Giuridiche le sembrano troppi, e lei ha ventinove anni, vuole iniziare a guadagnare qualche soldo, o almeno pensare che sta lavorando e ha smesso di studiare. Dice che Scienze Giuridiche la terrebbe troppo impegnata e invece almeno un part-time farebbe al caso suo. Dice che sua madre ora ha perso fiducia in lei, le fa pesare il fatto di avere le idee confuse, o forse ha paura di vedere fuggire la figlia. Sì, perché secondo sua madre sta fuggendo dai suoi luoghi d’infanzia e da lei –sua madre- perché è egoista e adesso che non ha più bisogno del supporto economico fugge le responsabilità. Suo padre non c’è più. In casa ci sono loro due, l’uomo di casa sarei io, se abitassi con loro, perché l’uomo che l’ha concepita con sua madre ad un certo punto della sua vita come nelle migliori tradizioni della sua generazione è fuggito dalle responsabilità, ha sentito puzza di morte, s’è voltato e uno specchio ha proiettato il suo scheletro. Poi s’è ripreso dalla visione scabrosa e ha pensato bene di “ringiovanire” da un’altra parte divorziando dalla moglie e cambiando vita.
In questi due giorni invece incappo in idee riconducibili al Grande Romanzo Italiano del XXI Secolo. C sono arrivato grazie a premonizioni e interpretazioni che ho poi ricostruito mentalmente. L’altro ieri ho comperato Rumore, il mensile di musica, e lì sono incappato in un’intervista a Surfjan Stevens, un musicista 29enne newyorkese che ha deciso di fare La Grande Opera Musicale del XXI Secolo dedicando a 50 stati 50 composizioni. Fino ad ora è a quota 2. ha fatto un cd dal titolo Greetings from Michigan e un altro cd dal titolo Come on feel the Illinoise.
Mi ha impressionato questa idea di opera titanica, mi ha suggestionato questa attitudine ad avere La Grande Idea e allo stesso tempo l’ambizione con cui Sufjan Stevens spera di attingere autolegittimazione e fama imperitura.
Allora mi sono chiesto: “Ha senso traslare questa idea dalla musica al romanzo? Ha senso parlare di Grande Romanzo Italiano per il XXI Secolo?”
Ho dato una risposta affermativa a tutte le mie domande, ma non mi sono dato le modalità per scrivere o per come riuscire a scrivere Il Grande Romanzo Italiano del XXI Secolo. Avevo l’idea per un progetto, mi mancava e mi manca il progetto.
Però è chiaro che per portare avanti anche solo l’idea è necessario essere molto presuntuosi, avere il coraggio di distruggere e ricostruire idee sul romanzo che sono “quasi sacre”, essere consapevoli che l’idea di scrivere Il Grande Romanzo Italiano del XXI° secolo e che sta alla base di esso potrebbe essere più importante del libro stesso che ne potrebbe scaturire.
Gary Shteyngart è nato a Leningrado nel 1972 ed è emigrato negli Stati Uniti con la sua famiglia all'età di sette anni. Il suo romanzo Il manuale del debuttante russo Mondadori, 2003 ha vinto lo Stephen Crane Award for First Fiction. Attualmente vive a New York.
Alla domanda: “Quali sono le differenze tra la narrativa russa e quella americana?”
Risponde: “Credo che ci siano delle abissali differenze. Tutte le differenze possibili, anche se sono entrambi paesi di origine europea o colonizzati da europei. L'apice della narrativa russa in generale è stato il XIX secolo e l'America ha avuto il suo momento d'oro durante il XX secolo. Ma tutte e due hanno grandi ambizioni. Il grande romanzo russo e quello americano hanno sempre avuto grandi pretese. Non senti mai parlare del grande romanzo belga e nemmeno del grande romanzo italiano. Sono scrittori ambiziosi, hanno un enorme spessore perché sono paesi giganteschi e con molti popoli diversi; nessuno dei due ha un unico gruppo etnico. Finora il ventunesimo secolo, e il tardo ventesimo non sono stati molto generosi con entrambi. In qualche modo la narrativa russa deve ancora riprendersi dall'era sovietica quand'ancora si poteva scrivere solo su certi temi oppure quando si doveva andare in esilio come accade a Brosky o Solzhenitsyn. Perciò la letteratura russa contemporanea è ancora molto confusa. Come molte persone, gli scrittori russi non riescono ad accettare quello che è successo con il collasso della società dal 1991. E cercano di creare – scrivono satira e cercano di cogliere ciò che sta succedendo, ma è molto difficile perché la situazione si evolve rapidamente. E credo che anche la narrativa americana sia così: l'America ancora non ha fatto i conti con quello che è successo l'11 settembre e quello che dopo l'America ha fatto al resto del mondo.”
Come si permette Gary Shteyngart di dire “Non senti mai parlare del grande romanzo belga e nemmeno del grande romanzo italiano.”? Ha forse ragione? Ha ragione Surfjan a essere ambizioso anche a rischio del ridicolo e pensare in grande cercando di costruire la colossale opera del millennio e dedicarla a 50 stati americani? Che effetto farebbe se uno scrittore come Lagioia facesse un’intervista dichiarando di voler scrivere un romanzo per ogni Regione d’Italia?
Riderebbe La Porta? Si spancerebbe Pedullà? Si schernirebbe Siciliano? Si spettinerebbe Colombo? Si arrabbierebbe Trevi? Pregherebbe Spadaro? Si pentirebbe Pent? Si inalbererebbe Mondo?
Non lo so, assolutamente. Però so che quando Manzoni scrisse i Promessi sposi correva l’anno 1827 per la prima edizione e il 1840 per la seconda.
Se dovessi iniziare a fare esclusioni di principio ed erigere steccati potrei affermare con tranquillità che chi è nato prima degli anni ’60 del ‘900 è tagliato fuori dal progetto di scrivere Il Grande Romanzo Italiano del secolo. Argomento così questa mia presa di posizione: Manzoni è nato nel 1785 e ha scritto Il Grande Romanzo Italiano del 19° secolo. Nievo ha scritto Confessioni di un italiano tra il 1857 e il ’58, è stato pubblicato postumo nel 1867, però Ippolito per scrivere Il Grande Romanzo Italiano dell’800 ha avuto la fortuna di nascere nel 1831 a Padova. De Roberto, autore de I Vicerè è nato nel 1861. Se andiamo a vedere i grandi autori del ‘900, tutto conferma la mia tesi: per avere la capacità di scrivere Il Grande Romanzo del Secolo bisogna nascere al massimo negli anni sessanta del secolo precedente, oppure bisogna nascere nei primi sessant’anni del secolo. Calvino è nato nel 1923, Gadda nel 1893, Svevo nel 1861, Pirandello nel 1867.
L’anagrafe ha una sua ragione d’essere, non sto parlando di generazioni e d conflitti tra generazioni, il mio ragionamento ha più a che fare col tempo e con la biologia unita all’incontrovertibile verità dei dati: Morselli, D’Arrigo, Prato, Savinio, Bassani, Meneghello…mica è colpa mia!
Posted by Davide Bregola at 23.07.05 23:02
Comments
Ma non sarà anche un gran romanzo italiano "Il Gattopardo"?
Non sarà che noi siamo una mezza colonia e i belgi invece li prendono sempre per fessi o pedofili?
Non sarà mica che in America stampano e vendono molti libri e l'inglese lo parlano, lo commerciano in tanti e a 'sti giovani scrittori magari gli danno uno stage in giro in una Università e poi in un'altra e stanno lì in un campus, non una giornata, ma dei mesi ospiti e loro scrivono tranquilli come papi, con la bibitina sulla scrivania, il computer offerto dalla Fondazione Zillopaperis etcetera?
Non conterà mica anche questo che loro fanno i romanzoni?
Non bollano mica la cartolina, o no?
O fa lo stesso?
Cioè se uno vuole scriver di brutto, scrive, però l'incentivo aggiusta, a volte.
Sai che la Ginzburg abitava qui nela mia stessa Via, a 100 metri da qui, ma io sono nato dopo, lei però sposò il Ginzburg che essendo ebreo russo era azkenazita invece lei faceva Levi, da sposare, e i Levi ( sefarditi) sono molto più belli, anche mio cognato è un Levi ed è un bell'uomo e Carlo Levi aveva una gran bella faccia
e pure Giovannino Levi che fa il professore qui.
Gli azkenaziti spesso rompono con le loro palle russe e le loro lamentazioni, lo dicevano anche Singer e Babel e Bellow e Roth, pure lui, per non parlar di Malamud che è grandissimo.
MarioB.
Posted by: cf05103025 at 26.07.05 13:29
Ti auguro di scriverlo questo Grande Romanzo Italiano del XXI secolo.
In bocca al lupo per il tuo lavoro qui su vibrisse (o nella casa accanto, che spero sia facile ritrovare anche nei prossimi giorni).
Bart
Posted by: Bartolomeo Di Monaco at 26.07.05 13:30
Vicino ai numeri romani non si mette la “°”!
Posted by: Cano at 26.07.05 13:31
"Si schernirebbe Siciliano?"
Perché Siciliano dovrebbe schernire se medesimo?
(schernire/schermire per una ragione o per un'altra danno sempre problemi).
(per il resto, bisognerà meditarci...)
Ezio
Posted by: Ezio at 26.07.05 13:32
Scusa Mario B.. ma intendi quella via? Quella della casa da ragazzina? Se è così siamo vicini di casa. Io sono nell'altra via. Quella che incrocia, dove prima passava il tram e ora non ci passa più, di qua dal corso. Ma io non sono askenazita né sefardita. Non sono ebreo.
A D. in riferimento al post sulla verità e sempre a partire dalla ginzburg. Si, è della capacità di mimetizzarsi che volevo intendere, che in letteratura è a mio avviso un buon metro per misurare la sincerità. Laddove la sincerità dello scrittore è innanzitutto sincerità con sé stesso, sul proprio essere scrittore dico, sul senso di quello che si fa e sulla consapevolezza e l'onestà con cui si decide di manipolare il materiale che la vita vera mette a disposizione. Indubbiamente la buona scrittura passa per una buona conoscenza di sé.
E comunque, alla fine, mole e askenaziti a parte, Torino ti è piaciuta?
Posted by: matteo at 26.07.05 23:35
Salve Matteo, aspetta la seconda parte del "pezzo", così ti sarà detto tutto.
D.
Posted by: Bregola at 27.07.05 20:14
Ciao. Fantastica blog ! ! Fantastica! !
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Posted by: Chiara at 02.03.06 16:24