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26.07.05

Autodidattismo-reload

Di Giovanni Costa

Ciò che propriamente fa difetto all'Autodidatta (d'ora in poi A) è l'architettonica nel senso più alto, quella forza che si eserita creando, formando, costruendo; egli ne ha solo una specie di sentore, ma si affida in tutto e per tutto alla materia anziché padroneggiarla.
Si troverà che l'A va in cerca preferibilmente della lindura, che è la perfezione dell'esistente. Da qui nasce un'illusione:come se l'esistente fosse degno di esistere.

Posted by Davide Bregola at 26.07.05 15:53

Comments

Salve. Non so, io vedo questi post ma non si capisce ormai più (specie uno come me, che la rete la gira molto poco ultimamente!) se sono persone in carne ed ossa o personaggi virtuali.
Ma al di là di questo, m'interessa il merito di questi interventi firmati Giovanni Costa (il protagonista del libro inedito di Bregola: "La cultura encicplopedica dell'autodidatta", vero?).
Da questo post, in particolare, si deduce intanto una contrapposizione tra autodidatta e autore, che poi risulta inesatta (falsa) perché il passaggio dal primo al secondo starebbe nella forza costruttrice e non in un qualche tipo di formazione precedente, come appunto dovrebbe essere per poter istituire una contrapposizione su criteri paritari, e in questo caso formativi.
Sembra insomma che l'autodidatta sia destinato a restare tale, o a diventare autore comunque pure da sé, previo passaggio nella sfera della forza costruttrice, architettonica: cioè l'autodidatta si scopre un bel giorno autore, quando cioè si realizza la forma che gli chiede realizzazione - ovvero è l'opera che lo definisce autore e non più autodidatta: ma allora il processo formativo è imputabile alla formazione di tale opera e in ogni autodidatta si cela un autore potenziale...
Venendo ora al merito delle questioni sollevate, chiunque scrive sa per esperienza che la materia impone vincoli imprescindibili e che sfruttarli, conoscendola a fondo, è ciò che permette non di padroneggiarla ma di rapportarsi ad essa in modo che le sue spinte intrinseche lavorino nella stessa direzione delle intenzioni dell'autore, che in realtà è strumento di ciò che va dicendo.
Sembra insomma che l'architettonica risieda nei princi stessi della materia che l'autore lavora: la conoscenza di essi, tutta pratica, è il punto.
Ma chi può insegnare un'esperienza diretta per non far sì che l'autore rimanga un autodidatta? Lui solo: si deve fare tutte le prove del caso.
Ecco che l'autodidatta è anche maestro: infatti il passaggio ad autore è naturale, e quindi così come è presentato nel post di Bregola è giusto.
Secondo punto: istituire l'equivalenza "lindura" = "perfezione dell'esistente" non è mai corretto.
La lindura è la mera verniciatura dell'esistente.
L'esistente se ne infischia, e può farlo perché appunto ha la forza di esistere, che lo si creda o meno degno di esistere: il punto, semmai, è se c'è qualcosa di più forte e giusto e migliore e quindi più degno di esistere di tale esistente.
Ma a questo punto l'autodidatta sta diventando autore, e ciò che esiste è degno di esistere in quanto mostra comunque le possibilità ulteriori insite nell'essere, fosse pure per via negativa.

Posted by: Ulisse Fiolo at 06.08.05 15:08