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14.07.08
Il mestiere di scrivere, di Raymond Carver
di giuliomozzi
[Questo libretto uscì presso Einaudi qualche anno fa. Vedo che ora è stasto ristampato. Riporto pari pari la recensione che scrissi all'epoca per il quotidiano Il Messaggero. gm]
Il mestiere di scrivere di Raymond Carver (Einaudi Stile Libero, pp. 172, L. 13.000 [oggi 9,8 euro]; titolo non troppo originale con sottotitolo Esercizi, lezioni, saggi di scrittura creativa, a cura di W. L. Stull e R. Duranti) è un libro imperdibile. E’ una raccolta di saggi sullo scrivere molto belli e interessanti, e in più contiene la sbobinatura di un’autentica lezione di scrittura tenuta nel 1983 da Carver all’università dello Iowa (pp. 99-130). Carver è probabilmente lo scrittore americano che ha più (direttamente, indirettamente) influenzato i nuovi narratori italiani (senza contare gli sceneggiatori); per molti di essi è, per così dire, «difficile non dirsi carveriani». La pubblicazione o ripubblicazione di testi nei quali Carver racconta (senza mai «teorizzare») il suo modo di fare, le catene di avvenimenti o pensieri che lo hanno condotto a fare la tale o la talaltra scelta, il modo in cui la vita d’ogni giorno si è incastrata con l’ambizione di dedicarsi totalmente alla scrittura — è quindi cosa buona e opportuna.
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Pubblicato da giuliomozzi alle 10:36
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07.03.07
Nella vigna del testo, di Ivan Illich

di Giorgio Fontana
Nella vigna del testo è un libro che ho iniziato a letto e ho finito alla scrivania, con matita e righello, colpito dalla quantità di passaggi che avrei dovuto segnarmi, e sbalordito dalla capacità di sintesi dell’autore: più di metà dell’opera è composta da note, la bibliografia è sterminata, eppure il testo resta molto accattivante.
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Pubblicato da Giorgio Fontana alle 11:09
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11.09.06
Pascale Casanova, La République mondiale des Lettres
di giuliomozzi
Il libro La République mondiale des Lettres di Pascale Casanova (Seuil, 1999, pp. 492, 27,5 euro) è un libro che ho trovato molto interessante e molto irritante. L'ho trovato molto interessante perché qualunque tentativo di descrivere lo "spazio letterario" mi interessa. Così, un testo che si proponga di raccontare come funziona, ad esempio, la relazione tra le tradizioni letterarie "grandi" e le tradizioni letterarie "piccole"; come funzionano le "inclusioni" e le "esclusioni" dallo "spazio letterario", non solo a livello individuale ma a livello di forme, tradizioni, intere lingue, intere tradizioni nazionali; come si costituisce e come opera il potere all'interno della Repubblica delle lettere; eccetera; un libro tale non può non essere letto e considerato, oggi, da chi si occupi in qualunque modo di letteratura.
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Pubblicato da giuliomozzi alle 09:53
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22.03.06
Il lettore allo specchio, di Abraham Yehoshua
di Gianluigi Bodi
Temo di aver commesso un errore, anche se non ne sono del tutto sicuro. E questa incertezza mi lascia perplesso. Vi capita mai di leggere un libro e di avere il timore di averlo letto nel momento sbagliato? Capita, no? I motivi possono essere dei più disparati. Il più banale: avete letto il terzo libro di una trilogia e poi tornate a ritroso. Avete letto “Il ritorno del Re” senza passare per “La compagnia dell’anello” e “Le due torri”, è un peccato. Magari avete letto “La recherche” di Proust saltellando avanti e indietro, si può fare, ma…
Oppure, che ne so, leggete un libro e vi accorgente, anzi, lo percepite, che se lo aveste letto in un altro momento la avreste apprezzato molto di più. Per qualche motivo avete letto il libro giusto al momento sbagliato. Può essere, a me è capitato, vabbè, problemi miei, direte.
Però il mio caso è diverso, almeno questa volta. Ho comprato un libro di un autore di cui non ho letto ancora nulla. Un libro che parla della sua concezione di letteratura, parla di come scrive, dispensa consigli ai giovani scrittori. Quindi, non un libro di letteratura, ma un libro sulla letteratura. Quando l’ho finito ho avuto l’impressione di aver anticipato i tempi, mi sono detto: perché diavolo hai letto “Il lettore allo specchio. Sul romanzo e la scrittura” di Yehoshua se non hai ancora mai aperto uno dei suoi libri?
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Pubblicato da louie alle 19:32
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