Miglior sesso, siamo inglesi
(o Sex, non in the city, ma into the books)
di cletus

Succede anche di questo.
L'intento è nobile, la letteratura ha bisogno di liberarsi dai cattivi esempi. Quali ? Quelli di quanti, scrivendo, si sono macchiati dell'incapacità di saper descrivere l'atto sessuale, o lo hanno fatto in modo cosi insulso da meritarsi la messa al bando (con l'intento propedeutico, di evitare in futuro il ripetere tali cadute di stile).
Il sesso, il grande tabù viola, che nelle pagine dei libri, sta alla capacità di chi scrive evitare venga banalizzato, nella sua crudezza, a mero atto fisiologico.
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Pubblicato da Cletus alle 08:51
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Di cosa parliamo quando parliamo di Carver ?
Una riflessione di cletus
Oggi, intorno all'ora di pranzo, mentre stavo uscendo da un supermercato con una frugale spesa è arrivato un sms. Un amico mi annuncia che sul Corriere c'è una paginata sull'eterna querelle Carver vs. Lish.
Lo ringrazio, giacché proprio di recente se ne è parlato (qui), e la cosa mi appassiona.
Debbo ammettere che sono arrivato alla constatazione che è inevitabile, sarà anche lapalissiano ma è cosi, chi legge un autore straniero si mette sostanzialmente nelle mani del suo traduttore. Intendo tutte le cattedrali che poi ne derivano sono in larga misura frutto di questa “delega” gioco forza dettata dalla mancata conoscenza (o della non totale padronanza) della lingua originale dell'autore.
Perché dico questo ? Perché quello che interessa è stabilire, tentare di stabilire, un confine certo. Fra l'opera originale e la sua (inevitabile) traduzione.
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Pubblicato da Cletus alle 20:12
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