Il ballo di Iréne Nèmirovski.
di cletus
Sabato sera, leggermente scazzato, ho messo piede in un orario impossibile in una piccola (ma ben fornita, ho appurato) libreria dell’Eur.
Reduce da “Le vite degli altri”, mi son lasciato prendere dalla solita sindrome che mi coglie non appena la compresenza di tanto scibile, tradotto in parole su carta e racchiuso in migliaia di volumi. Nella scelta del testo il formato è importante, cosi insieme a Dodici saggi danteschi di Borges, il Pasto nudo (che devo aver prestato e mai avuto indietro) e un omaggio postumo ad un grande che se ne è appena andato, Mattatoio 5, mi sono imbattuto in un agile volumetto, di cui avevo già letto qui in bottega la critica (positiva) di Mauro Baldrati.
Ho cominciato a leggerlo, fra gli schiamazzi di giovani europei, fiati puzzolenti di alcol, sotto le luci incerte di un pulman del Cotral. Restandone incantato per la leggerezza.
Poi ho fatto una passeggiata (forzata) di un’ora. E ieri, domenica, nella stessa porzione di tempo l’ho finito, comodamente seduto su una sdraio, al sole caldo di aprile.
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Pubblicato da Cletus alle 07:35 | Commenti (2)
Il libro reca in copertina una fotografia in bianco e nero. Un uomo cammina solo, le mani in tasca, tra due file di lampioni accesi. I grigi suggeriscono una sera autunnale: il cielo è frazionato dai fili del tram, il selciato, tagliato dalle rotaie, sembra luccicare di pioviggine. Sullo sfondo, la cupola e due dei sei minareti della Moschea Blu.