03.04.06

Cuentos de fútbol (ovvero del calcio, della vita e delle illusioni)

di manginobrioches

Si gioca tutto lì. Nei dodici passi da uomo tra il dischetto bianco e l'ansia del portiere. Il rigore è la metafora del calcio, che è la metafora della vita. E non si scappa, a quell'angoscia divina che ci prende, noi tifosi che siamo la carne da cannone dei rigori, del calcio e della vita. Perché il rigore, perché il calcio è proprio questo, una cosa misteriosa eppure geometrica, si gioca con gli schemi e la tattica, si gioca d'istinto e rotto della cuffia, da soli ma in squadra, leali ma pieni di trucchi, coi muscoli ma col cuore, undici contro undici, o forse ventidue contro uno, l'arbitro, o forse uno contro l'altro, o tutti contro tutti. Per metà complici e per metà assassini. Insomma, non potremmo farne a meno, qualunque cosa sia.
Che poi sia della stessa pasta dell'illusione - quella "che non si può mangiare, ma è molto nutriente lo stesso ", come dice Garcìa Màrquez - non c'è dubbio. Ma di cosa vivremmo, se non avessimo magnifiche illusioni come il campionato, il Mondiale, la letteratura?

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Pubblicato da manginobrioches alle 11:52 | Commenti (10)