26.08.08

Le fantastiche avventure di Kavalier e Clay, di Michael Chabon

di Giorgio Fontana

clay.jpg

Non sarebbe difficile, in fondo, elencare i temi chiave de Le fantastiche avventure di Kavalier e Clay. Il libro è incredibilmente ricco (la ricchezza è forse, in ogni senso, la cifra autentica del romanzo), e procede per ondate semantiche e narrative di enorme intensità — ma non è difficile da decostruire.

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Pubblicato da Giorgio Fontana alle 23:58 | Commenti (0)

03.06.08

I cani abbaiano, di Truman Capote

di cletus


la copertina del libro
Truman Capote è uno dei miei scrittori preferiti.
Un amore che parte da lontano. Dalla mia adolescenza.
Da quando, di nascosto, rubavo un ormai ingiallito volumozzo degli Oscar, col suo A sangue freddo, dalla libreria dei “grandi”..
Più tardi, alla prima folgorazione, sempre venata dall’emotività e anzi fortemente influenzata da questa, crescendo e continuandolo a leggere è subentrata la consapevolezza che si tratta di una delle scritture che hanno saputo, più di tutte, catturare la mia attenzione, regalandomi ore di lettura di un po’ tutte le sue opere, di assoluto piacere,

Tempo fa ho preso questo suo I CANI ABBAIANO. L’ho finito da poco.

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Pubblicato da Cletus alle 15:24 | Commenti (2)

29.05.08

Willy Vlautin, Motel life

di Giorgio Fontana

vlautin.jpg

Motel life è un libro per cui l'aggettivo unico (sciolto da qualsiasi riferimento estetico) non sembra vano. Mi ha davvero spiazzato. Semplicemente, non riesco a ricordare un romanzo tanto innocente quanto questo. La sensazione è che prima di scriverlo Willy Vlautin abbia gettato dalla finestra tutti i romanzi letti fino a quel momento.

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Pubblicato da Giorgio Fontana alle 16:25 | Commenti (2)

26.03.08

Eden Express di Mark Vonnegut

di cletus


Devo impegnarmi di più. Voglio affrancarmi dal fascino suadente delle fascette, in questo caso: di un fottuto bollino “libro Numero Uno secondo l’associazione dei librai americani”. Complice un cognome importante,(figlio del più celebre Kurt, recentemente scomparso), e una copertina che ricorda quella di Gianburrasca (verde con lettering svolazzante in nero) ho preso questo testo ad occhi chiusi. Malgrado tutto questo, non ne sono pentito, il libro vale.

E’ il diario, scritto con un’immediatezza efficace, degli anni giovanili di M.V., collocati in quel marasma sociale che si colloca alla fine degli anni ’60.. M.V. è un brillante diplomato che vive il peso di una ribellione scritta nel suo DNA, come molti suoi coetanei. Medio borghese, la sua è una condizione sociale che lo porta a sviluppare, unita ad una spiccata sensibilità, un forte senso critico verso il credo imposto dalla società. Di sottofondo, il Vietnam, Berkeley, con tutto l’armamentario di proteste, droghe allucinogene, rock e credenze orientali.

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Pubblicato da Cletus alle 07:14 | Commenti (1)

02.03.08

No Country for Old Men, di Cormac McCarthy (e l'omonimo film dei fratelli Coen)

di Paolo Cacciolati

no country for old men.jpg
Cormac McCarthy io l’ho scoperto solo qualche mese fa, con l’ultimo suo libro, La strada, commentato qui in bottega da Cletus.
Dopo averlo letto ho accusato il colpo, com’era possibile aver ignorato fino ad allora tale mostro? E’ seguita una compulsiva ricerca in libreria di altra manna targata McCarthy fino a incocciare in No Country for Old Men, con tanto di fascetta annunciante la prossima uscita del film tratto dal romanzo.

Partiamo dal titolo e dalla sua traduzione. Non è un paese per vecchi, d’accordo, prendiamolo per buono (ma senza convinzione), prima di tutto però: quale paese? Il Texas, dov’è ambientato il romanzo? L’America? O l’intera società occidentale, ammesso che questo termine abbia ancora un senso?

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Pubblicato da Paolo Cacciolati alle 11:42 | Commenti (13)

13.02.08

Philip Roth, Patrimonio

di Lisa Sammarco

Philip Roth non è fra i miei autori preferiti. Ho sempre letto i suoi libri ripetendomi – è irritante - ma non sono mai riuscita a distaccarmene prima di essere giunta alla fine, e così è stato anche con Patrimonio (Einaudi).
Leggere Roth è un po’ come innamorarsi del tipo sbagliato, quello che ti fa soffrire, che spegne il telefono e sparisce per giorni, quello che ti tratta male e non sa dirti scusa, eppure tu sei lì ad accoglierlo ogni volta che ritorna e alla sua sfrontatezza non sai che opporre timidi balbettii. In qualche modo lo ami e lo cerchi e non sai spiegarti perché.

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Pubblicato da Demetrio Paolin alle 08:56 | Commenti (2)

17.12.07

Come un killer sotto il sole, di Bruce Springsteen, a cura di Leonardo Colombati

di Gaja Cenciarelli

Il Grande Romanzo AmericanoLa mia lettura e la mia analisi di questo libro sono state caratterizzate da due episodi di serendipità. Ne parlerò più avanti, nel prosieguo del discorso. A ogni modo a me è risultato evidente che Come un killer sotto il sole è un libro cinematografico. Mi spiego.
Quando ho saputo che Morricone avrebbe scritto l’introduzione di questo libro l’entusiasmo e la sorpresa iniziali hanno lasciato il posto a un «Ma certo, chi altri?». Morricone è, insieme a Bruce Springsteen, uno dei tre nomi che sono in grado di scardinare ogni mia difesa (ammesso che di difesa ci sia bisogno quando si ascolta musica: ma forse sarebbe meglio parlare di diffidenza, o di raziocinio), il terzo è Leonard Cohen. Dopo il primo momento di sorpresa ho quindi pensato che “great minds think alike”. Morricone ha scritto alcune tra le musiche più belle per il cinema, una su tutti: la colonna sonora di C’era una volta in America. Brani che ho avuto occasione di ascoltare e riascoltare per via del romanzo che sto scrivendo (di cui, per l’appunto, la musica di Morricone costituisce il leitmotiv) e che, secondo me, sono un film nel film, un racconto nel racconto.

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Pubblicato da giuliomozzi alle 09:52 | Commenti (14)

08.12.07

I miei luoghi oscuri di James Ellroy

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di Giorgio Fontana

Leggo I miei luoghi oscuri di James Ellroy. E' il mio primo Ellroy (devo vergognarmi?) e credo proprio che non sarà l'ultimo. Credo anche di aver scelto bene. Dovevo cominciare da qui. Era il momento giusto e il libro giusto. La storia è nota: lo scrittore, a distanza di decenni, ripercorre le tracce dell'omicidio di sua madre. All'epoca lui aveva dieci anni. Quella morte è stata due cose: liberazione da un lato, e ossessione dall'altro. Il motivo scatenante, il vortice oscuro di un luogo oscuro da cui è scaturita la scrittura.

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Pubblicato da Giorgio Fontana alle 19:01 | Commenti (4)

15.10.07

La strada, di Cormac McCarthy

di cletus

la copertina del libro E’ il tipo di libro di cui sei portato a dire…”l’ho iniziato e non sono stato capace di staccarmi senza averlo finito”. Il fascicolatore (colui che pensa e e promuove la bandella) non poteva usare argomenti migliori: “Vincitore del premio Pulitzer 2007. Un milione di copie vendute in America”.
Ora, che i giurati del Pulitzer siano persone baciate dalla fortuna, ho smesso di crederlo da un pezzo. La strada non poteva non vincerlo, un premio cosi. Quanto al milione di copie, sono del tutto a digiuno circa le chart dei libri a quelle latitudini. Un milione, se da noi fa rumore, comprendo che per una popolazione come quella che vive negli united, sia una cifra del tutto relativa (sebbene, esemplificativa sia la battuta, attribuita ad un incredulo Donald Regan, il quale, vistosi donare un libro, pare abbia risposto “No, grazie, non posso accettare: a casa ne possiedo già uno”.

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Pubblicato da Cletus alle 00:47 | Commenti (19)

30.09.07

Henry James: Ritratto di signora (1881)

di Bartolomeo Di Monaco
[tutte le "letture" di Bartolomeo Di Monaco]

(Trad. Pina Sergi Ragionieri)

Henry JamesNon è mai il corpo a descriverci uno dei tanti personaggi di questo autore, bensì la complessa introspezione, sua cifra stilistica particolare, che consente ad essi di vivere. La loro intricata natura è ciò che li trasfigura nella mente di ogni lettore. Henry James è uno dei maggiori narratori di tutti i tempi. La sua scrittura, pur essendo, oltre che raffinata, assai difficile per una rotondità speciale che la contraddistingue, non gli ha impedito di conquistarsi un largo seguito di estimatori.

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Pubblicato da Bartolomeo Di Monaco alle 13:14 | Commenti (4)

22.08.07

Piccoli contrattempi del vivere, di Grace Paley

di cletus

la copertina del libro

Devo esser grato, in qualche modo, a Giulio Mozzi, dal marzo scorso, quando l’incredibile vicenda di Alex Fringberger è assurta agli onori della cronaca, se ho potuto trovare, dopo tanto vano peregrinare, il quindicinale Stilos, giusto nell’edicola più fornita vicino casa.

Se non avessi preso ad acquistarlo, e leggerlo avidamente, nulla avrei mai saputo circa la Signora Grace Paley. Proprio da quelle colonne ho letto l’entusiastica critica al suo, recentemente ristampato per Einaudi, L’importanza di non capire tutto.

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Pubblicato da Cletus alle 01:53 | Commenti (2)

01.07.07

Editori disperati

di giuliomozzi

Osservate, vi prego, la copertina riprodotta qui a fianco. Leggete il titolo. Diary of a Mad Housewife. Ora, facciamo un esperimento. Copiamo le parole "Diary of a Mad Housewife". Apriamo Babel Fish, notissimo (e abbastanza famigerato) servizio di traduzione automatica. Incolliamo le parole "Diary of a Mad Housewife" nell'apposita finestrella. Chiediamo una traduzione dall'inglese all'italiano. Risultato: Diario di una casalinga pazza. Perfetto. C'eravamo già arrivati anche noi.
Questo romanzo (che è del 1967) è ora pubblicato anche in italiano. La traduzione è di Gaja Cenciarelli, bottegaia di questa onorevole Bottega di lettura. Il 9 aprile scorso Gaja, in un articolo pubblicato in BombaSicilia (leggilo), Gaja scriveva:

"Diary of a Mad Housewife è il titolo inglese di uno degli ultimi due libri che ho tradotto e che uscirà – spero a breve – per una grande casa editrice. Diario di una casalinga pazza. La prima edizione di questo romanzo è del 1967: in Italia non è mai stato tradotto. Tuttavia è arrivato al grande pubblico sotto forma di film nel 1972.

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Pubblicato da giuliomozzi alle 14:51 | Commenti (21)

05.05.07

Creature ostinate di Aimee Bender

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di Gianluca Didino

Storie che sono qualcosa di cattivo. Eppure storie che sorridono. Donne ben vestite. Uomini che seviziano uomini più piccoli. Dita a forma di chiavi. Denti.
E tutto percorso da un’ironia e da una pietà umana che tagliano. Storie impossibili per l’amore con cui è raccontata la crudeltà, la gioia con cui è vissuta un’incomprensione cosmica.

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Pubblicato da Giorgio Fontana alle 11:28 | Commenti (0)

21.04.07

Zona disagio, di Jonathan Franzen

di Ezio Tarantino

Discomfort.jpgSe un giorno non avessi terminato la lettura di Correzioni di Jonathan Franzen con questa frase “Non credo che leggerò altri libri di Franzen.”, ora non credo mi metterei a scrivere e riferire agli avventori della Bottega, di Zona disagio (Discomfort zone), l’ultimo libro di Franzen, che ho da poco terminato di leggere.

Le ragioni che mi hanno suggerito di venire meno a quel proposito, sono meno personali di quanto siano di norma quelle che ci spingono a leggere o a rifiutare un autore.
Vediamo.

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Pubblicato da Ezio alle 18:30 | Commenti (4)

28.03.07

Io sono leggenda di Richard Matheson

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di Giorgio Fontana

Una vecchia edizione (dal titolo tristemente riadattato, I vampiri), sepolta in cantina nella sezione horror e fantascienza di mio padre. Un libro che avevo visto citato per la prima volta su Dylan Dog, qualche anno fa, e poi altrove: cento volte mi ero ripromesso di leggerlo, cento volte l’avevo dimenticato. E ora, finalmente.
Io sono leggenda si basa su un’idea semplicissima. Matheson immagina un mondo dove tutti sono vampiri tranne un unico uomo, Robert Neville, che vive barricato in casa la notte e durante il giorno uccide i suoi nemici. È condannato a un’esistenza disperata, priva di senso. Sa benissimo che non potrà mai ucciderli tutti, eppure non si arrende. La sua grandezza — e la grandezza del romanzo — sta proprio in questa assoluta mancanza di compromessi, in questo eroismo vanificato in partenza.

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Pubblicato da Giorgio Fontana alle 18:52 | Commenti (12)

01.03.07

Philip Roth, Everyman

di Demetrio Paolin
everyman.jpg
Philip Roth ha scritto un libro bellissimo (Everyman, Einaudi), che uno lo dice così, perché poi non sai come spiegarlo. Un libro che se lo leggi e hai 30 anni è difficile da comprendere appieno. Il fatto è che hai davanti qualcosa di realmente 'altro' rispetto ad un libro vero e proprio. Non c'è trama, non ci sono tutte quelle regole buone da corso di scrittura: il climax, la tensione, etc etc.
Ho avuto l'impressione di leggere un marmo, una stele antica. Qualcosa che precede o succede alla narrazione stessa. Per parlare di questo libro in realtà dovrei parlare delle mie esperienze di 'fragilità' corporali: le malattie, i mesi di ospedale, la polmonite, quando per tre mesi il mio sistema linfatico senza motivo incominciò andare a rotoli. Il libro di Roth ci interroga sulla nostra 'fattualità', sull'essere un fatto, un accadimento e niente di più. Ciò che colpisce è quest’aderenza totale non al corpo, in quanto tale, ma al corpo che si ammala, che perisce, aprendo una profonda riflessione su ciò che si è. Ero nel pieno di queste riflessioni, quando ho parlato via skype con un’amica , che aveva appena finito di leggere Everyman. Il dialogo è stato molto intenso e ho capito che se lettura ci sarebbe stata, non poteva essere altra che il dialogo tra me e lei. La forza del libro di Roth è in questo: ti stana e ti costringe a dire di te, a parlare di te. Ti fa prendere parola.

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Pubblicato da Demetrio Paolin alle 10:12 | Commenti (12)

28.11.06

Dhalgren, di Samuel R. Delany

di Lorenzo Ireni

Non è un libro che si possa definire avvincente: dall'inizio alla fine non avviene nulla di decisivo, c'è qualche brusca accelerazione, qualche raro salto; altrimenti la trama è una successione di dialoghi ed eventi ordinari, che condividono il solo elemento straordinario dell'ambiente. La città di Bellona può essere una qualunque metropoli, tuttavia segnata da un generale sfacelo, dalla sospensione di tutte le convenzioni: il denaro ha perso valore, si ruba e si uccide senza tema di punizione, si commettono stupri conquistando così onori divini, si cammina nudi; ogni trasgressione è appiattita sotto il terribile faro della normalità. Bande di uomini e donne avvolti nella luce di ologrammi a forma di animale si aggirano nei quartieri semideserti: sono gli scorpioni, a metà tra un rudimentale servizio d'ordine e una forma di malavita organizzata.

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Pubblicato da errore404 alle 00:36 | Commenti (2)

15.11.06

Il vecchio e il mare, Ernest Hemingway

di Marco Candida

Hem.jpgEra un vecchio che pescava da solo su una barca a vela nella Corrente del Golfo ed erano ottantaquattro giorni ormai che non prendeva un pesce. Nei primi quaranta giorni lo aveva accompagnato un ragazzo, ma dopo quaranta giorni passati senza che prendesse neanche un pesce, i genitori del ragazzo gli avevano detto che ormai il vecchio era decisamente e definitivamente salao, che è la peggior forma di sfortuna, e il ragazzo li aveva ubbiditi andando in un'altra barca che prese tre bei pesci nella prima settimana. Era triste per il ragazzo veder arrivare ogni giorno il vecchio con la barca vuota e scendeva sempre ad aiutarlo a trasportare o le lenze addugliate o la gaffa e la fiocina e la vela serrata all'albero. La vela era rattoppata con sacchi da farina e quand'era serrata pareva la bandiera di una sconfitta perenne.

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Pubblicato da Marco Candida alle 16:27 | Commenti (18)

12.11.06

La storia di Lisey, Stephen King

di Marco Candida

stephenking.jpg Dopo La storia di Lisey e altri trentaquattro romanzi (mi manca tutta quanta la serie della Torre Nera, La tempesta del Secolo, L’acchiappasogni, On Writing, Tutto è fatidico e solo qualcos’altro), dopo aver letto e riletto dai dodici ai vent’otto anni – la mia attuale età – alcuni titoli anche quattro, cinque, sei, sette volte, (come nel caso di Misery, di It, di Dolores Claiborne, del Gioco di Gerald) credo di poter tentare una risposta alla domanda: ma perché Stepehen King piace così tanto? La mia risposta è: perché nessuno più di Stephen King sa produrre nei confronti del lettore l’illusione di un rapporto d’intimità.

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Pubblicato da Marco Candida alle 11:00 | Commenti (7)

02.11.06

Come una bestia feroce di Edward Bunker

di Mauro Baldrati

bunker.jpgE’ stato anche ripubblicato – non recentissimamente, ma qui non abbiamo l’ansia del tempismo esasperato – nella collana gialli de La Repubblica (comunque è sempre disponibile da Einaudi), quello che da molti è considerato il capolavoro assoluto di Edward Bunker, scrittore americano che ha trascorso parte della sua vita in carcere, dove ha imparato a scrivere, e che ha ispirato Quentin Tarantino (ha una piccola parte nel film Le Jene): Come una bestia feroce.
Ellroy l’ha definito “il più bel romanzo sulla rapina a mano armata che abbia mai letto”, ma è una definizione riduttiva: certo, la rapina a mano armata è ben presente nel testo, è l’unica cosa che il protagonista, Max Dembo, sa fare bene, ma questo racconto duro, spietato, su un ex carcerato che diventa un evaso, è anche la storia di un uomo in rivolta.

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Pubblicato da Mauro Baldrati alle 15:47 | Commenti (4)

17.07.06

L'opera galleggiante, di John Barth

john_barth_opera_galleggian.jpgL’opera galleggiante di John Barth sono due libri. Il primo va dall’inizio fino a pagina 277; il secondo da qui fino alla fine, 50 pagine dopo.
Il primo libro parla di un avvocato di mezza età, francamente indisponente, cinico, apatico, che una mattina di una calda giornata di giugno trascorsa nell’umidità soffocante di Cambridge, Maryland, fra vecchi scatarranti pensionati, la moglie del proprio migliore amico come amante, il cigolio delle barche ormeggiate nella darsena, ha deciso di suicidarsi.
Bisogna aspettare pagina 277 per capire il perché.

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Pubblicato da Ezio alle 16:32 | Commenti (4)

03.07.06

I ponti di Madison County. Per ballare ancora

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di Toni La Malfa

Sì, avete letto bene. In questa stimata bottega di lettura, il sottoscritto decide di scrivere una recensione su un libro quantomeno discutibile, "I ponti di Madison County" di Robert James Waller. Che ci volete fare, ognuno ha le sue debolezze. Lo lessi qualche anno fa, l'ho riletto in questi giorni, e in effetti - lo riconosco - il libro ha una sacco di difetti.
Difetti che però non sminuiscono il mio giudizio globale: a me il libro è piaciuto.
Ma cerchiamo di dire le cose con un po' di ordine, partiamo dall'inizio.

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Pubblicato da Toni alle 07:23 | Commenti (8)

28.06.06

La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo, di Audrey Niffenegger

di Ramona

moglietempo.jpgQuando m’immergo nella lettura di un libro vado in apnea, respiro solo l’alienazione, cioè l’immedesimazione in ciò che non sono, ma magari vorrei o potrei essere. Poi, rovistando nel fondo, fra le correnti, in mezzo alle creature che abitano il libro, cerco quel quid che può permettersi impunemente di attanagliarmi l’anima, rovistarmi nel cuore, devastarmi il cervello. Quel certo non so che, insomma, che risveglia i desideri, che pone domande, accende la nostalgia, instilla dubbi nuovi e vecchi, magari antichi quanto l’uomo. Quando scovo anche una piccola parte di tutto ciò, allora mi dico che ho esplorato un libro bello proprio come un fondale marino. Come questo romanzo, in cui ho trovato una certa soddisfazione per quel che riguarda i miei bisogni. Per mezzo di una storia d’amore, che non è solo una storia d’amore.

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Pubblicato da Ramona alle 17:30 | Commenti (0)

13.06.06

Revolutionary Road - Richard Yates

di Bodi Gianluigi

Ho quasi dimenticato i nomi dei personaggi e i loro tratti somatici. Non so più quanti anni hanno, di che colore sono i loro capelli, se sono belli o brutti, se hanno cicatrici o se indossano abiti particolari. Ho dimenticato tutte queste cose perché è passato del tempo da quando ho letto “Revolutionary Road” di Richard Yates. yates_b.jpg L’idea era di scrivere una lettura per la bottega subito dopo aver chiuso con la storia. In realtà, ho scoperto di non aver mai chiuso con la storia, di non poterlo fare. Quella storia mi ha ferito, o meglio, ha riaperto alcune ferite. Ha riportato a galla alcuni incubi.

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Pubblicato da louie alle 09:42 | Commenti (7)

01.06.06

Lo schermo dell'incubo, antologia a cura di David J. Schow

di Marco Candida

In Pellegrini alla cattedrale di Mark Arnold Earl Bittner acquista il vecchio Buckeye-Drive In ai limiti di un villaggio di nome Leviticus sul confine del Distretto di Tecusmeh nella Contea di Mad River collocata nell’Ohio sudoccidentale.

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Pubblicato da Marco Candida alle 21:04 | Commenti (4)

30.05.06

Visioni di Cody, di Jack Kerouac

di Mauro Baldrati

Cody 2.jpg

Mentirei se dicessi che Visioni di Cody, recentemente ripubblicato dall’Arcana, è un libro facile. Non è un libro facile. Non si legge così, en passant, un po’ distrattamente. Risulterebbe una sorta di rompicapo, perché non è uno stile accattivante, è una scrittura dura, anche se meravigliosa, è una scrittura che non guarda al lettore, all’editore, al critico, è scrittura per la scrittura; è quello stile che adorava Tondelli e lo portava a scrivere come lui, come Kerouac.

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Pubblicato da Mauro Baldrati alle 15:11 | Commenti (0)

11.05.06

La via principale, di Sinclair Lewis

di Ezio Tarantino

Sinclair LewisNon torverete Gopher Prairie nelle carte geografiche. Né la sua Main Street. Neppure se provate a cercarla con il satellite con Google earth. Ma è come se ci fosse. Perché la sua Main street, la sua Via Principale "è la continuazione di qualunque Via Principale di qualunque città (...). La Via Principale è l'apice della civiltà. Perché questa Ford potesse sostare davanti al magazzino Bon Ton, Annibale invase Roma ed Erasmo scrisse nei chiostri di Oxford."

Dispiace un po’ parlare di un libro fuori commercio. Però si tratta di un libro decisamente interessante, talvolta bello, addirittura sorprendente. Vale la pena cercarlo nelle librerie della casa del mare, o nelle bancarelle (dove l’ho comprato io, Biblioteca Universale Rizzoli, 1957; traduzione, datata, di Beatrice Boffito Serra). O leggerlo in originale, (scaricandolo gratuitamente).

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Pubblicato da Ezio alle 16:03 | Commenti (1)

02.05.06

Emanuel Carnevali, Il primo Dio

di Demetrio Paolin

"Ora credevo fermamente di essere l'Unico Dio. Ma nessun dio fu mai più umile di me, nessun dio fece mai sbagli peggiori, nessuno dio fu mai così brutto come me. Nessun dio mi aveva mai soddisfatto come questo dio improvvisamente concepito, (...). Credevo che nessun dio fosse mai stato buono come me, e per bontà intendevo una cosa molto vasta, qualcosa di enorme, terrificante, qualcosa di così grande che non ne conoscevo il nome".

E' questo uno stralcio notevole da lasciare senza parole, tratto da Il primo Dio di Emanuel Carnevali (Adelphi). Ho girato e rigirato per alcuni giorni questa frase, l'ho scritta sul pc, me la sono appuntata su alcuni foglietti, l'ho riletta. E mi sembra, ad ogni sguardo di più, una frase terrificante e bellissima, perché ti spalanca il mondo del libro che stai leggendo, ti dicono dell'autore, del suo segreto più oscuro; ti svelano quello che lui è in ciò che va scrivendo.

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Pubblicato da Demetrio Paolin alle 11:22 | Commenti (1)

24.04.06

La ragazza annegata di Steven Sherrill

di Francesco Gallo

Il primo libro che ho scelto di leggere per la "Bottega di lettura" è il secondo romanzo scritto da Steven Sherrill: LA RAGAZZA ANNEGATA. L'ha pubblicato in Italia quest'anno, il 2006, la casa editrice minimum fax. E' un libro di 352 pagine e costa 14 euro. Sulla copertina, in puro stile minimum fax, compare un oggetto: una vhs etichettata "winter solstice april - may 1998". Bene. Questa vhs, dovete sapere, ha a che fare con la storia scritta da Sherrill. Ma andiamo con ordine.

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Pubblicato da Francesco Gallo alle 23:36 | Commenti (2)

20.04.06

Alzate l'architrave, carpentieri e Seymour. Introduzione - J.D Salinger

di Gianluigi Bodi

Un pomeriggio primaverile di qualche anno fa la mia vita da lettore si è fermata, per qualche minuto, di fronte allo scaffale “S” della libreria Ricordi di Via del Corso a Roma. Lì, giusto vicino ad Antoine de Saint Exupéry, il mio occhio allenato si è soffermato su un libro dalla costina bianca, dalla copertina bianca e dal titolo vagamente conosciuto.
“Il giovane Holden” di Jerome David Salinger. salinger.gif Ho scoperto da poco che quella J e quella D vicino a Salinger stavano per Jerome e per David. Non è una di quelle informazioni che ti cambiano la vita, magari te la possono cambiare se te la chiedono in uno di quegli innumerevoli quiz televisivi che ti fanno annusare la possibilità di diventare ricco o quasi ricco.
Ma questo poco importa.
Ciò che importa è che Salinger, per me, è Roma. Detta così suona male, molto male. Vediamo di metterla giù meglio. Salinger per me è legato a doppio filo con la città eterna. Quando comprai “Il giovane Holden” fu sotto la spinta di un consiglio datomi da una mia cara amica romana che risponde al soprannome di Anni. Anni era entusiasta di quel libro, l’aveva letto e riletto non so quante volte. Un giorno vidi la sua copia e mi accorsi che un libro può raggiungere livelli di distruzioni inimmaginabili e mantenere comunque intatto il suo valore.
Quindi, spinto da tanto entusiasmo, acquistai il libro, lo lessi e non mi piacque.

Continua a leggere "Alzate l'architrave, carpentieri e Seymour. Introduzione - J.D Salinger"

Pubblicato da louie alle 08:46 | Commenti (9)

14.04.06

Richard Brautigan, La casa dei libri (1966)

di Giorgio Morale

[altri articoli sullo stesso libro qui e qui] [Pesca alla trota in America, altro libro di Brautigan, recensito da Bartolomeo Di Monaco]

Ho cercato questo libro non tanto perché l’autore fosse indicato come uno dei padri della beat generation, che ormai ci siamo lasciati alle spalle, insieme ai suoi miti e alla sua maniera, come avviene per i movimenti troppo caratterizzati storicamente, quanto per l’apprezzamento di Richard Brautigan come scrittore che appariva evidente in tutti quelli che ne hanno parlato in questa Bottega, da Cletus a Gianluigi Bodi a Ezio Tarantino, e con il presente scritto mi associo anch’io al “Brautigan fans club”.

La casa dei libri è per me un romanzo sganciato da scuole e manierismi, che vive di tre situazioni forti.
La prima è la presentazione iniziale della biblioteca atipica in cui è impiegato il protagonista, struttura in cui chi vuole può portare il libro da lui scritto: metafora, come in Borges, di un microcosmo, ma con la differenza che la biblioteca di Brautigan non è un labirinto, quale a Borges appariva il mondo e l’umano sapere, è un luogo accogliente dove ogni individualità trova il posto che più le aggrada.

Continua a leggere "Richard Brautigan, La casa dei libri (1966)"

Pubblicato da Giorgio Morale alle 14:21 | Commenti (9)

13.04.06

Stephen King, IT (1986)

di Tonino Pintacuda

IT.jpg Marco Candida, "una delle migliori menti della nazione" pone, giustamente, IT in vetta alla sua personalissima classifica.
Me lo ricordo ancora quel pomeriggio di giugno, all'ipermercato, col resto dei soldi rimasti dalla gita, a sfogliare i libri di Stephen King, da poco messi lì a diversificare la merce del centro commerciale. C'erano tutti i paper-back della Sperling e Kupfer, in fila. Quelli più in vista erano proprio quelli del Re del terrore: It li batteva tutti per mole e numero di copie. Agguantai anche la mia, ventunomila lire, un volume doppio: 1238 pagine.

Continua a leggere "Stephen King, IT (1986)"

Pubblicato da Tonino Pintacuda alle 11:02 | Commenti (8)

11.04.06

La fine di Alice, A.M. Homes

di Federico

La fine di Alice
“La fine di Alice” è un romanzo che ci conduce nei posti bui del nostro inconscio, ci lascia sguazzare nelle vasche della coscienza in cui affoghiamo i nostri istinti di morte.
E’ un romanzo liberatorio, perché ci offre un personaggio da detestare (il pedofilo nel cui corpo la scrittrice parla) e che si presta al lettore come parafulmine dei propri cattivi pensieri. Le fantasie illecite che AM Homes libera nella nostra testa ci fanno tremare. Sappiamo di non potercele permettere, sappiamo di non averle mai pensate con tanta lucidità, perché le abbiamo sempre dissolte dentro di noi non appena le sentivamo affiorare. La scrittura rude e sapiente della Homes ci tiene la faccia premuta sulle pagine. Non ci permette di distogliere lo sguardo, e quindi di dissolvere il cattivo pensiero che quello sguardo ha generato. Subiamo anche noi lettori una violenza, perché la storia deve essere letta e fino alla fine, dobbiamo sentire lo stomaco gorgogliare e le gambe tremare nervose. Dobbiamo subire l’umiliazione di questa violenza, dobbiamo accoglierla passivamente e sperare di non affezionarcisi a tal punto da implorare “Ancora!”.

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Pubblicato da Federico alle 23:16 | Commenti (0)

06.04.06

La casa dei Libri di Richard Brautigan

di Bodi Gianluigi

[Lo stesso libro letto da Cletus] [Lo stesso libro letto da Giorgio Morale] [Pesca alla trota in America, altro libro di Brautigan, recensito da Bartolomeo Di Monaco]

Io credo che a lavorare tutto il giorno in bottega si tendano a prendere le abitudini dei colleghi. Se uno ha il vizio di enfatizzare ogni frase con un bel: giusto, no? Alla fine ti riesce difficile non concludere le tue frasi allo stesso modo. A me è capitato di prendere più volte la cadenza dei miei colleghi, ho avuto cambiamenti di accento, nord, sud, centro, mi appropriavo della loro identità fonetica, ma i concetti rimanevano miei, quelli erano la cosiddetta farina del mio sacco.
A frequentare questa bottega ho visto che mi capita di prendere le letture degli altri. Prendo per buono quello che secondo me è il principale scopo della bottega, cioè di invitare alla lettura.
Cletus, in questo post mi ha invitato a leggere e io, da bravo bottegaio, ho colto l’invito e ho letto “La casa dei libri”.

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Pubblicato da louie alle 14:43 | Commenti (6)

05.04.06

J. Franzen, Le Correzioni

di tonino pintacuda

Quest'estate ero sul divano bianco di pelle a finire di leggere Le correzioni (l'avevo messo da parte per godermi la conclusione all'inizio delle mie vacanze) e leggevo di Alfred, sceso nello scantinato con un fucile, un biscotto e l'immancabile poltrona blu.
Davanti alla spirale di vecchie lampadine di natale, Alfred pensa al tempo che impietoso passa.
Da una vita accumula oggetti fuori uso per ridargli vita, e con essa illudersi di poter sconfiggere il tempo:

"Oh, il mito, l'infantile ottimismo delle riparazioni! La speranza che gli oggetti non si logorassero mai! La sciocca fiducia nel fatto che ci fosse sempre un futuro in cui lui, Alfred, non solo sarebbe stato vivo ma avrebbe avuto sufficiente energia per aggiustare le cose.

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Pubblicato da Tonino Pintacuda alle 15:21 | Commenti (7)

02.04.06

Maneggiare con cura di Joe R.Lansdale

di Cletus

Devo all'uragano Katrin la conoscenza di questo autore. Se non fosse stato per una serie di articoli a sua firma, pubblicati sul Corrsera, a mo di diario (e credo l'occhiello fosse proprio una cosa del tipo... Diario dall'uragano), il suo nome sarebbe ancora, serenamente, a far compagnia a tanti altri di cui ho si sentito parlare, ma non ho ancora avuta la fortuna (e sopratutto il tempo) di leggere.
Texano, di età imprecisata fra i cinquanta e i cinquantacinque, prendendosi la briga di lanciare un search su google, possono uscirne pagine e pagine, tanto il materiale che ha dato alle stampe (e da cinefilo accanito potevano mancare? anche numerose sceneggiature), il nostro ha scritto davvero tanto.

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Pubblicato da Cletus alle 22:42 | Commenti (4)

16.03.06

Due parole su Brautigan

di Cletus

[Lo stesso libro letto da Gianluigi Bodi] [lo stesso libro letto da Giorgio Morale] [Pesca alla trota in America, altro libro di Brautigan, recensito da Bartolomeo Di Monaco]

Se esiste un criterio, alla base di questa bottega, dovrebbe essere quello della condivisione. Non ho titoli per atteggiarmi a critico letterario, ne tonnellate di letture alle spalle tali da rendermi forte, arguto e spigliato, nel raccontare le mie esperienze di lettura. Al di la di questa escusatio, non petita, quelle che seguono sono delle brevi note intorno alla lettura di alcune (non è vero…quasi tutte…) cose che ha scritto un certo Richard Brautigan.

Voglio provare a fare un gioco. Immaginare di parlare ad un amico, come fa Demetrio nel suo post, e fornirgli dei motivi se non proprio formidabili, quanto meno sufficienti, di curiosità verso questo autore. E il gioco potrebbe essere questo:

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Pubblicato da Cletus alle 19:46 | Commenti (7)

14.03.06

L'albero di Halloween, di Ray Bradbury

di Louie

Voglio parlare di una fiaba, una fiaba noir. Una fiaba che se fosse un film, questo film lo dovrebbe girare Tim Burton, con gli occhiali strampalati, il capello ribelle e lo sguardo di un bambino furbo e malizioso.
Questa fiaba si chiama “L’albero di Halloween” ed è stata scritta da Ray Bradbury. Pubblicata, ora (un tempo fu Bompiani) da Mondadori nella collana Piccola Biblioteca. Quella con la costina gialla e le pagine rigide e dentellate che ti impediscono il piacere di sfogliare il libro, a meno che non si sviluppi un abilità superumana.

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Pubblicato da louie alle 19:30 | Commenti (7)