« Principale
08.08.07
Il dono, di Vladimir Nabokov
di Ezio Tarantino

Che fallimento sarebbe, temo, Il Dono, di Vladimir Nabokov, se fosse vero quanto scrive la brava traduttrice Serena Vitale nella postfazione, e cioè che il lettore di questo romanzo, per goderselo fino in fondo, dovrebbe conoscere tutti i riferimenti alla letteratura russa che ne popolano, più o meno nascosti, le pagine.
Invece la lettura del Dono è piacere puro. E se i riferimenti vengono colti, tanto meglio; se non lo sono, spesso se ne percepiscono lontane eco, rifrazioni (ed è piacevole lo stesso, come quando si crede di ricordare qualcosa dalla natura sfuggente e misteriosa): “si capisce” che dietro un’immagine, o una citazione, o un nome di cui è facile sospettare si tratti di una caricatura, si nasconda un verso di Puskin, una citazione da Belyj o di Esenin. E di chissà quanti altri. Anche di fronte alla scarsa possibilità di dominare i continui rimandi letterari di Nabokov il lettore semplice è indotto, per un verso, ad arrendersi subito, e dall’altro a non rammaricarsene affatto, e ad andare avanti per vedere cosa succede.
Continua a leggere "Il dono, di Vladimir Nabokov"
Pubblicato da Ezio alle 23:42
| Commenti (1)
23.05.07
Disastri di Daniil Charms
di Paolo Cacciolati

Daniil Charms, “solo un ometto incapace di provare la gioia dell’uomo che ha appreso la lingua nuova di un nuovo mondo”, dice Stalin.
Daniil Charms che tradotto da Paolo Nori non capisci se è Paolo Nori che scrive come Daniil Charms o se è Daniil Charms a scrivere come Paolo Nori.
Daniil Charms che Paolo Nori gli scrive la biografia Mio padre è uno studente e studia la ginnastica, che non capisci se è un titolo alla Paolo Nori o alla Daniil Charms.
Daniil Charms che al quinto interrogatorio confessa di essere un sostenitore del regime politico antecendente la rivoluzione, di guidare un gruppo di letterati transmentali che avrebbe grandi possibilità di pubblicazione, dopo la restaurazione. Sono una banda di sovversivi, chiaro, convinti che la Russia debba tornare a una forma di governo monarchica.
Daniil Charms che racconta di carrettate di vecchie che si ribaltano dalle finestre, un uomo nasconde un panetto di burro in bocca per rivenderlo all’usuraio, a Puskin non è mai cresciuta la barba e ne soffre molto.
Continua a leggere "Disastri di Daniil Charms"
Pubblicato da Paolo Cacciolati alle 21:30
| Commenti (2)
13.02.07
Disperazione di Vladimir Nabokov
di Mauro Baldrati
Inimitabile Nabokov.
Il lettore esigente e curioso, il lettore desideroso di stupirsi, trova in questo noir degli anni ’30 il vero, autentico talentaccio del grande scrittore, le sue interfacce beffarde, raffinate, crudeli, il suo gusto della mistificazione e della finzione, qualità che in Nabokov sono particolarmente evidenti e coltivate, e costituiscono uno dei suoi identificativi.
Continua a leggere "Disperazione di Vladimir Nabokov"
Pubblicato da Mauro Baldrati alle 12:34
| Commenti (4)
04.02.07
Il Ballo, di Iréne Nèmirovsky
di Mauro Baldrati
Il Ballo è un racconto atroce scritto nel 1928 da una donna – Iréne Nèmirovsky, figlia di ricchi ebrei ucraini emigrati a Parigi per sfuggire alla rivoluzione sovietica, morta a Auschwitz nel 1942 all’età di 39 anni – sul rapporto madre-figlia, con la figura del padre, pallida, rarefatta, come comprimario.
In poche pagine (83), con una scrittura rapida, scarna, dai colori forti, una scrittura quasi da pièce teatrale tanto è ripulita da ogni ridondanza o retorica narrativa, spinge in profondità il coltello in una ferita aperta: lo scontro fra le speranze, i sogni, le illusioni di una ragazzina e il potere assoluto, cieco e maligno di una madre insensibile, tormentata dalle proprie ansie e insicurezze, incapace di dare amore e forse di riceverne, ossessionata dall’invidia, dal tempo che passa e dallo sfiorire della propria avvenenza.
Continua a leggere "Il Ballo, di Iréne Nèmirovsky"
Pubblicato da Mauro Baldrati alle 18:53
| Commenti (3)
18.04.06
F. M. Dostoevskij, I fratelli Karamazov (1880)
di Tonino Pintacuda

Parlando dei Fratelli Karamazov Dostoevskij scriveva: «Il problema principale che sarà trattato in tutte le parti di questo libro, è lo stesso di cui ho sofferto consciamente o inconsciamente tutta la vita: l’esistenza di Dio».
Nessuno legge i Fratelli Karamazov per la trama: è un canovaccio standard, buono per ciclostilare i gialli Mondadori. Bastano due righe per liquidarla: padre (Fedor Pavlovic Karamazov) e figlio maggiore (Dimitrij) si contendono la stessa donna (Grusenska), una sordida mantenuta. Ci sono altri tre fratelli, un mistico (Aleksej), un dialettico (Ivàn) e un altro fratello (il servo Smerdjakov), bastardo e epilettico. Il fratello dialettico con i suoi dubbi metafisici («Se Dio non esiste, l’uomo è Dio e tutto è permesso») manda in pappa il cervello dell'epilettico che uccide il padre-padrone. L'epilettico si suicida impiccandosi, il fratello maggiore va a finire in carcere, il mistico cerca di farlo fuggire e il dialettico impazzisce, lacerato tra Dio, il Grande Inquisitore e un simpaticissimo povero diavolo. Questa è solo l'apparenza, la facciata che cela uno dei più importanti romanzi del mondo.
George Steiner l’ha sottolineato bene, Dostoevskij non si legge, in lui si crede, si condivide la sua visione del mondo.
Continua a leggere "F. M. Dostoevskij, I fratelli Karamazov (1880)"
Pubblicato da Tonino Pintacuda alle 10:30
| Commenti (13)