30.09.07

Ravel, un romanzo di Jean Echenoz

di cletus

la copertina
trad.Giorgio Pinotti

Ho preso questo testo perché non volevo uscire a mani vuote da una libreria nella quale ero entrato per prendere un libro per mia figlia e Mucho Mojo di Joe R.Lansdale (che ho letto quest’estate, ridendo di gusto) e che ho regalato ad un amico cui dovevamo andare a far visita.

E’ rimasto sul tavolino per un po’. Esile, elegante come solo i volumi dell’Adelphi sanno essere.
Letto d’un fiato.
Chi non conosce il Bolero ? L’ha suonato anche Frank Zappa, una versione tutt’altro che banale.
Beh, è di Maurice Ravel che invece non ho mai saputo nulla. Questo testo colma una lacuna.

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Pubblicato da Cletus alle 20:10 | Commenti (7)

15.07.07

Honoré de Balzac: La cugina Bette (1846). Seconda parte

di Bartolomeo Di Monaco
[tutte le "letture" di Bartolomeo Di Monaco]

Trad. Lucio Chiavarelli

Subito sotto la Prima parte


Honoré de BalzacLa cugina Bette si è messa all’opera, dunque, ma i suoi movimenti restano nell’ombra: “vi dominava come una potenza occulta, alla maniera dei gesuiti.” Ella sa scegliere le strade più sicure per colpire al cuore la famiglia Hulot. Quando il barone è al colmo della felicità, poiché è riuscito a far sposare la figlia Hortense al timido scultore Wenceslas, divenuto celebre, ed ora perciò può coltivare la sua passione per la bella e scaltra Valérie, la perfida cugina mette sulla strada della cortigiana il ricco Crevel. Questa capisce subito che può mungere molto denaro dalle debolezze dell’ex bottegaio, e così comincia ad “abbindolare per bene quest’uomo nel quale vedeva una cassaforte a getto perpetuo.”, sapendo bene che “I raggiri dell’amore venale hanno un fascino e una grazia maggiore di quelli dell’amore autentico.”
Valérie è disegnata come donna diabolica, alla quale nessun uomo può resistere, se ella non vuole, mossa cinicamente dall’interesse per una vita agiata e invidiata: “attirava tutti gli sguardi, eccitava tutti i desideri dell’ambiente dove brillava sola e incontrastata.”; in breve era riuscita a racimolare ben “centocinquantamila franchi di risparmi.” Soggetto che pare muoversi in autonomia, dotato di una spiccata personalità, ma in effetti è dai disegni revanscistici di Bette che la sua vitalità prende le mosse: “Lisbeth pensava, la signora Marneffe agiva. La signora Marneffe era l’accetta, Lisbeth era la mano che l’impugnava”.

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Pubblicato da Bartolomeo Di Monaco alle 09:26 | Commenti (4)

Honoré de Balzac: La cugina Bette (1846). Prima Parte

di Bartolomeo Di Monaco
[tutte le "letture" di Bartolomeo Di Monaco]

Trad. Lucio Chiavarelli


Honoré de BalzacSe rimaniamo ammirati dei venti volumi che costituiscono il ciclo dei Rougon-Macquart di Zola, che dire della Commedia Umana, “forse il più vasto ciclo narrativo mai tentato da uno scrittore”, come si legge nella quarta di copertina dell’edizione 2003 di questo romanzo, pubblicato dalla Newton & Compton. Si resta addirittura annichiliti ove si pensi che Balzac scriveva congiuntamente due romanzi, questo e “Il cugino Pons”, che chiuderà il monumentale ciclo che si svolge tutto tra il Primo Impero e l’età di Luigi Filippo.
De La cugina Bette, Balzac scrive all’amata contessa polacca Eveline Hanska che, rimasta vedova nel 1841, l’autore sposerà il 14 marzo 1850, ossia qualche mese prima della sua morte, avvenuta il 18 agosto dello stesso anno: “terribile romanzo, poiché il carattere della protagonista è un miscuglio di mia madre, della signora Valmore e di zia Rosalie.” È noto l’odio per la madre, ma Balzac detestava anche la zia di Madame Hanska, Rosalie, che dall’alto della sua nobiltà trattava l’autore da miserabile parvenu.

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Pubblicato da Bartolomeo Di Monaco alle 08:55 | Commenti (0)

03.06.07

Émile Zola: La disfatta (1892). Seconda parte

di Bartolomeo Di Monaco
[tutte le "letture" di Bartolomeo Di Monaco]

Trad. Luisa Collodi

(subito sotto la prima parte)
Émile ZolaI soldati comunque non vedono l’ora di battersi, di farla finita. È da troppo tempo che fuggono il nemico, si sono ridotti che paiono scheletri, fantasmi, e non ne possono più delle bugie dei comandanti: “Ci raccontavano che Bismarck era stato fatto prigioniero, e che un’intera armata era stata scaraventata in una cava di pietra…” e di nuovo quella terribile accusa: “Siamo stati venduti… Lo sanno tutti.”
Attraverso lo scontento, la voglia di ribellione e l’ira che serpeggiano tra i soldati, Zola si leva qualche sassolino dalle scarpe: uno di loro, Chouteau dice agli altri: “Ma è più che chiaro, Dio mio! Si sanno perfino le cifre… Mac-Mahon ha avuto tre milioni, e gli altri generali un milione a testa, per portarci qui… Si sono messi d’accordo a Parigi, la primavera scorsa, e stanotte hanno tirato un po’ di razzi, per far capire che era tutto pronto, e che ci potevano venire a prendere.” Naturalmente è scontato per i soldati che sia stato Otto von Bismarck a corromperli: “Tornavano, fatalmente, le accuse di tradimento. Ducrot e Wimpffen volevano guadagnare i tre milioni di Bismarck, proprio come Mac-Mahon.” Dopo il ferimento di Mac-Mahon, “a cui una scheggia di granata aveva quasi completamente portato via la natica sinistra”, il comando era passato, infatti, prima, per la durata di appena due ore, a Auguste-Alexandre Ducrot, poi definitivamente a Emmanuel Félix de Wimpffen, richiamato apposta dall’Algeria, dopo le prime sconfitte dei francesi.

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Pubblicato da Bartolomeo Di Monaco alle 12:34 | Commenti (2)

Émile Zola: La disfatta (1892) Prima parte

di Bartolomeo Di Monaco
[tutte le "letture" di Bartolomeo Di Monaco]

Trad. Luisa Collodi

Émile ZolaÈ il XIX volume del ciclo dei Rougon-Macquart. Ad esso farà seguito un anno dopo, il 1893, l’ultimo: Il dottor Pascal.
Siamo di fronte ad uno dei più grandi narratori di tutti i tempi, ed uno dei miei pochi preferiti. In una lettera inviata al redattore capo della rivista “Le Bien Public” e ivi pubblicata il 5 gennaio 1878, Émile Zola, di madre francese e di padre veneziano, scrive: “Io desidero soltanto una cosa: che una volta per tutte si dimostri che i romanzi che ho pubblicato da ormai quasi nove anni fanno parte di un vasto insieme, il cui piano è stato stabilito con precisione all’inizio, e che, per conseguenza, pur giudicando ogni romanzo come un’opera a sé stante, chi legge deve tener conto del posto armonico che occupa in quell’insieme. In tal modo, si potrà pronunciare sulla mia opera con maggiore equità e completezza.” Quando Zola spediva questa lettera aveva pubblicato già nove romanzi dei venti che completeranno il ciclo, ed è davvero sorprendente apprendere, dallo schema che allega alla lettera, che tutti i personaggi che prenderanno parte alla storia sono già disegnati con le loro qualità, i loro difetti e le loro ambizioni.

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Pubblicato da Bartolomeo Di Monaco alle 12:33 | Commenti (0)

12.02.07

Aglio, menta e basilico. Marsiglia, il noir e il Mediterraneo, di Jean-Claude Izzo

di Giorgio Fontana

Jean-Claude Izzo1. In Festa mobile, Hemingway scrive che per chi ha la fortuna di vivere a Parigi da giovane, questa non lo abbandonerà mai. Io credo si possa dire lo stesso, e con coscienza forse più profonda, del sud della Francia. Perché Parigi è un’immagine senza eguali: un’immagine gigantesca. Ma le terre del sud sono il regno del corpo e del profumo. E questo concede forme di poesia più limitate, ma anche molto più intense.
Io ho vissuto a Montpellier da giovane, e credo che quella città, e quei paesaggi non smetteranno mai di abitare dentro di me. Jean-Claude Izzo è uno scrittore marsigliese. Marsiglia è una città di porto, mentre Montpellier dista una dozzina di chilometri dal mare. Ciò nonostante, nella sua prosa scabra e odorosa, ho ritrovato le stesse identiche sensazioni. Quelle che lambiscono, allo stesso modo, la visione di un grande mare nostrum — il Mediterraneo.

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Pubblicato da Giorgio Fontana alle 18:04 | Commenti (4)

17.11.06

Emile Zola, L'assommoir (1877)

lettura breve
di Giorgio Morale

Mi è capitato tra le mani L’assommoir di Emile Zola e l’ho riletto tutto d’un fiato in pochi giorni. Non per una particolare affinità: la tematica di Zola è limitata, il suo mondo – il mondo dei suoi personaggi – gretto, anche se tanta di quella grettezza ci appartiene.
Ciò che mi ha sorpreso è il peso che hanno in Zola aspetti fisiologici e patologici dell’agire umano, nel suo caso motivati da una precisa ideologia positivista. Sotto questo aspetto io lo additerei come uno dei maestri di tanti scrittori d’oggi. I nervi sono in certa letteratura quello che i muscoli sono in certo cinema.
Ma Zola è narratore potente. Le sue pagine sono impastate di materia. Come poche “cantano i trasporti… dei sensi”. Ci si sente l’odore e il gusto dei sughi che attraversa le pareti, la nausea contagiosa della sporcizia e dei vomiti, il martellare del lavoro nelle officine, l’acidità dell’alcool che torce le budella, il calore che dà alla testa, il freddo che prosciuga.

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Pubblicato da Giorgio Morale alle 23:21 | Commenti (5)

10.04.06

Il grande Meaulnes, Alain-Fournier

di Ezio Tarantino

Une longue maison rouge avec cinq portes vitrées, sous les vignes vierges, à l'extrémité du bourg
C'è un tipo di libro che mi mette qualche volta in difficoltà.
Mi si perdoni la metafora calcistica (inevitabilmente cheap): è più facile opporsi ad un canonico 4-4-2 (le squadre si posizionano in campo secondo schemi abbastanza rigidi, anche se dalla tv non sembra: 4 in difesa, 4 a centrocampo e due all’attacco e si muovono armonicamente secondo tattiche abbastanza ripetitive), che non ad una squadra che spezza gli equilibri consolidati, e così non dà – si dice – punti di riferimento. I giocatori si muovono in modo anarchico, non fanno quello che l’avversario si aspetta e questo genera disorientamento, errori: maestra in questo tipo di gioco era l’Olanda del 1974.
Ci sono libri che all’apparenza non si sa come prendere, o classificare. O se lo si sa, perché qualcosa si è studiato, o ci si ricorda, comunque la narrazione va avanti senza farsi riconoscere, dissimulando tecniche e trucchi.

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Pubblicato da Ezio alle 10:18 | Commenti (4)

29.03.06

Vent'anni dopo, di Alexandre Dumas

di Gianluigi Bodi

Sono una persona pigra, chi mi conosce lo sa, ci sono cose che non riesco a fare solo perché non ho voglia di farle. E’ un tratto del mio carattere che non amo particolarmente, ma che non riesco a debellare.
In letteratura, questa pigrizia, si traduce in una difficoltà cronica a leggere i mattoni. Definisco “mattone”: libro con più di 500 pagine, sia esso tascabile o meno, qualsiasi sia l’edizione, qualsiasi sia il tipo di carattere usato, qualsiasi sia il grado di bellezza.
E’ un difetto enorme, me ne rendo conto. Togliendo dagli scaffali i libri di una certa mole uno si priva di capolavori mondiali della letteratura che difficilmente potrà apprezzare in versione ridotta tipo bignami. Non mi piace rispondere: no, non l’ho letto, ma ho visto il film. Non rende, ve lo assicuro, soprattutto se chi ve lo chiede è un vostro professore.
Di recente ho, con fatica, messo da parte un po’ di questa pigrizia intellettuale e mi sono affacciato nel mondo dei “mattoni”. Uno dei primi che ho letto è stato “Vent’anni dopo”, il seguito de “I tre Moschettieri”.

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Pubblicato da louie alle 20:01 | Commenti (6)