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15.07.08
Maestri dell’altro mondo, 10 / Sergej Aksakov, Cronaca di famiglia

di Giorgio Morale
Al cuore del realismo
“Ah, i russi!...”. L’esclamazione fa sospirare tanti lettori italiani.
Ebbene, questa non è una recensione, è un appello: occorre salvare da un temporaneo oblio, liberare dal silenzio che l’ha avvolto, un grande scrittore, uno dei più grandi scrittori “russi”. Da quando l’ho letto, all’inizio degli anni 90, non ho ancora incontrato qualcuno che lo conosca o che ne parli, su carta o in rete.
Si chiama Sergej Aksakov ed è vissuto dal 1791 al 1859. È nato a Ufa, nella Russia che guarda all’Asia, ma è stato gran tempo a Mosca, dove persone come Turgenev e Gogol, ammirati dei suoi racconti e dei suoi ricordi, l’hanno incoraggiato a scrivere: “scrittore per istigazione” l’ha definito infatti Serena Vitale.
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Pubblicato da Giorgio Morale alle 00:04
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15.12.07
Maestri dell’altro mondo, 9/ Ts’ao Hsueh-Ch’in, Il sogno della camera rossa

di Giorgio Morale
“Brama, desio, spasimo, struggimento,
tutta illusione! A che serve il cimento?”
Il sogno della camera rossa è considerato il più grande romanzo cinese. 700 pagine fitte nella traduzione italiana, in cui si affollano 448 personaggi, dicono quelli che li hanno contati (qualcun altro dice 700), tutti ben individualizzati e legati da relazioni ricostruite minuziosamente.
Lu Hsun ne parla come di “una gemma della letteratura cinese”. E dice che “La più grande virtù del suo autore è che egli osa descrivere realisticamente la vita, senza usar sotterfugi. Ogni persona del libro è reale ed il romanzo determina una svolta nell’arte della narrativa in Cina”.
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Pubblicato da Giorgio Morale alle 00:12
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15.09.07
Maestri dell’altro mondo, 8 / Lu Hsun, Fuga dalla luna

di Giorgio Morale
“Le strade si formano quando gli uomini percorrono insieme lo stesso cammino”
Parecchi romanzi pubblicati negli ultimi anni parlano del bisogno di scrittura. In alcuni appaiono personaggi, spesso alter ego degli autori, per i quali scrivere è una sorta di imperativo.
“… Scrivere solo quando se ne prova il bisogno; il lavoro è allora come la luce del sole, che s’irradia da una fonte di infinita chiarezza, e non come la scintilla che sprizza dal ferro e la pietra. Questo soltanto è vera arte, e solo chi scrive in questo modo è un vero artista…” dice Lu Hsun (Una famiglia felice).
E tanti poeti e scrittori ricorderanno a memoria i consigli di Rilke in Lettere a un giovane poeta: “Penetrate in voi stesso. Ricercate la ragione che vi chiama a scrivere; esaminate s’essa estenda le sue radici nel più profondo luogo del vostro cuore… domandatevi nell’ora più silenziosa della vostra notte: devo io scrivere?... Una opera d’arte è buona, s’è nata da necessità”.
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Pubblicato da Giorgio Morale alle 00:05
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02.06.07
Maestri dell’altro mondo, 7 / Shen Fu, Racconti di vita irreale
di Giorgio Morale
Perché ci sono difficoltà nella vita degli uomini?
![images[80].jpg](http://www.vibrissebollettino.net/bottegadilettura/archives/http:/www.vibrissebollettino.net/images[80].jpg)
I Racconti di vita irreale, unica opera di Shen Fu – 150 pagine scarse nell’edizione italiana – sono conosciuti in Cina come Sei racconti di vita irreale. Shen Fu (nato nel 1763, anno di morte ignoto), li scrive nel 1809, all’età di 46 anni. A essi dobbiamo tutte le notizie sull’autore, che ha alternato periodi di povertà a periodi di lavoro come oscuro funzionario dei gradi inferiori.
I racconti però sono quattro, due sono andati persi. Forse proprio perché, in anticipo sui tempi, quando furono scritti non trovarono chi li apprezzasse. Per la cultura confuciana non risultava interessante l’indulgere di Shen Fu su vicende private e perfino intime.
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Pubblicato da Giorgio Morale alle 10:23
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06.05.07
Maestri dell’altro mondo, 6 / Ibn Ata Allah, Sentenze e colloquio mistico
Quello che nasce da ciò che non è stato sepolto è immaturo
di Giorgio Morale

“Il segno che tu confidi nell’opera è che, quando cadi, la tua speranza viene meno.
Varie sono le opere perché diverse sono le illuminazioni degli stati.
Seppellisciti nella terra dell’oscurità. Quello che nasce da ciò che non è stato sepolto è immaturo.
Niente giova al cuore come una solitudine che gli permette di entrare nel campo della meditazione.
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Pubblicato da Giorgio Morale alle 11:48
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03.04.07
Maestri dell’altro mondo, 5 / Chin P'ing Mei
Che è l’uomo? Che è mai il potere?
di Giorgio Morale

“Che è l’uomo, che è mai il potere?
Tutte le cose sono passeggere.
I flauti si sono incurvati, le arpe han perduto le corde.
I canti del passato da tanto non son più cantati.
Hanno avuto la loro giornata…
… Quelli che amavano e facevan baldoria
da tanto in polvere debbon esser tornati”
(Chin P’ing Mei)
“Chin P’ing Mei? Ne ho letto dieci pagine e l’ho messo via”.
Così mi ha detto un amico esperto di letteratura erotica. Capisco che questo, che è il più grande romanzo della letteratura cinese, possa averlo deluso. Presentarlo come un romanzo erotico, sbattendo in copertina la raffigurazione di un amplesso, non reca un buon servizio al libro: attira lettori che poi ne rimangono delusi, mentre ne respinge altri che potrebbero essere in grado di apprezzarlo.
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Pubblicato da Giorgio Morale alle 08:01
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08.03.07
Maestri dell’altro mondo, 4 / Sei Shonagon, Note del guanciale
di Giorgio Morale
Omaggio a una donna non comune

Avete presenti, di Saffo, alcuni paesaggi abbaglianti o l’emozione nell’attesa dell’amato o la gioia del gioco con le compagne?
Qualcosa del genere si trova in Sei Shonagon. Provate a leggere la celeberrima prima pagina delle sue Note del guanciale:
“L’Aurora a primavera: si rischiara il cielo sulle cime delle montagne, sempre più luminoso, e nuvole rosa si accavallano snelle e leggere. D’estate, la notte: naturalmente col chiaro di luna; ma anche quando le tenebre sono profonde. E’ piacevole allora vedere le lucciole in gran numero rischiarare volando l’oscurità, oppure distinguere solo le luci di alcune di loro. Anche quando piove, la notte ha un suo fascino.
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Pubblicato da Giorgio Morale alle 08:00
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18.02.07
Maestri dell’altro mondo, 3 / Tu Fu, Coppe di giada
di Giorgio Morale
Il desiderio ardente di un’epoca di pace

Un poeta canta meglio quando è calpestato
(antico proverbio cinese)
Arriva la primavera, la natura si risveglia, il sangue circola più veloce nelle vene e il poeta canta l’antica festa crudele.
“Molto mi piace la lieta stagione di primavera…
Ed altresì mi piace quando vedo…
mazze ferrate e brandi, elmi di vario colore,
scudi forare e fracassare…
Io vi dico che non mi dà tanto gusto
mangiare, bere o dormire,
come quand’odo gridare “all’assalto”…
e odo gridare “aiuta, aiuta!”
e vedo cader pei fossati
umili e grandi tra l’erbe”.
A cantare così è il poeta-feudatario Bertran de Born. Tu Fu, il poeta-saggio, canta diversamente
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Pubblicato da Giorgio Morale alle 07:23
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04.02.07
Maestri dell’altro mondo, 2 / Basho, Il romitaggio della dimora illusoria
di Giorgio Morale
Una dichiarazione d’amore – alla natura, al mondo
![images[93].jpg](http://www.vibrissebollettino.net/bottegadilettura/archives/http:/www.vibrissebollettino.net/images[93].jpg)
Basho è uno di quegli scrittori che, a leggerli, fanno venire voglia di scrivere. Vuol dire che ha raggiunto una tale profondità da farti parere la scrittura cosa preziosa e desiderabile. E procede senza fatica apparente, anzi con tale gusto da invitarti a seguire le sue orme, perché la sua arte è tanta da permettergli di raggiungere spontaneità e semplicità esemplari ma non imitabili.
I due brevi scritti Il romitaggio della dimora illusoria e Il sentiero di Oku di Basho mi catturano con due incipit formidabili.
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Pubblicato da Giorgio Morale alle 10:39
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08.01.07
Maestri dell'altro mondo, 1 / Kenko, Ore d'ozio
di Giorgio Morale
Scrivere seguendo il pennello
![yoshida_kenko[1].jpg](http://www.vibrissebollettino.net/bottegadilettura/archives/http:/www.vibrissebollettino.net/yoshida_kenko[1].jpg)
Mi piace naufragare nelle grandi narrazioni, ma, ahimè!, oggi non è tempo di grandi narrazioni.
Prediligo una scrittura breve – scarna, parca, capace di andare dritta al bersaglio –, mossa da un impulso narrativo e accesa da un’illuminazione del pensiero. Soprattutto che faccia sentire l’humus da cui nasce, la vicinanza all’origine: la condizione umana.
Così è la scrittura di Kenko Yoshida. Il suo libro si chiama Ore d’ozio e appartiene a un genere letterario, diffuso nella letteratura giapponese, che vanta due capolavori assoluti: Ore d’ozio e Note del guanciale di Sei Shonagon. Il nome del genere, zuihitsu, nella traduzione italiana, suona “segui il pennello”: una scrittura, quindi, che va dove la porta la penna.
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Pubblicato da Giorgio Morale alle 15:26
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