08.10.08

Di cosa parliamo quando parliamo di Carver ?

Una riflessione di cletus

Oggi, intorno all'ora di pranzo, mentre stavo uscendo da un supermercato con una frugale spesa è arrivato un sms. Un amico mi annuncia che sul Corriere c'è una paginata sull'eterna querelle Carver vs. Lish.

Lo ringrazio, giacché proprio di recente se ne è parlato (qui), e la cosa mi appassiona.

Debbo ammettere che sono arrivato alla constatazione che è inevitabile, sarà anche lapalissiano ma è cosi, chi legge un autore straniero si mette sostanzialmente nelle mani del suo traduttore. Intendo tutte le cattedrali che poi ne derivano sono in larga misura frutto di questa “delega” gioco forza dettata dalla mancata conoscenza (o della non totale padronanza) della lingua originale dell'autore.

Perché dico questo ? Perché quello che interessa è stabilire, tentare di stabilire, un confine certo. Fra l'opera originale e la sua (inevitabile) traduzione.

Ora, se siamo sufficientemente consci del meccanismo, dovremmo fare un altro piccolo sforzo e dilatare questa situazione ad uno stadio precedente. In questo caso, due individui, entrambi capaci dello stesso linguaggio, si dispongono davanti ad un testo, con dei ruoli ben distinti.
Uno ne è l'autore, l'altro no. L'altro fa un altro mestiere che si chiama “editor”, che come tutti i mestieri “di intelletto” è per sua stessa natura astratto e come un grande chewin-gum, in grado di assumere un livello di mansioni variabili.

Sgombriamo subito anche il campo da ogni e qualsiasi logica competitiva. Sono entrambi due mestieri “necessari”. Per poter vivere, sopratutto il secondo (quello dell'editor) ha necessariamente bisogno di un testo scritto da chi fa il primo mestiere. Potremmo sottilizzare e sostenere senza tema di esser lapidati, che probabilmente un editor mangerebbe alla Caritas se non ci fosse nessuno che scrivesse, e a certi livelli, anche viceversa.

Non sappiamo, ad esempio, quando apriamo un testo, se e quanto ci accingiamo a leggere sia frutto originale dell'autore e quanto influenza diretta del suo revisore. Non sappiamo a che pagina c'era scritto quello o quell'altro e se e quanto siano stati modificati. Non ce lo dice nessuno.
Questo, alla fin fine, non inficerà il nostro giudizio sull'opera. Intendendo qui, che non avremo contezza di se e quanto sia stato manipolato (sapientemente o meno questa è un'altra faccenda).
Dobbiamo fidarci, in un certo senso.
Ci arrivano delle parole messe in sequenza, ordinate in periodi più o meno involuti, che narrano, raccontano una storia.

Sono a digiuno di qualsiasi nozione di critica letteraria. La mia è una riflessione a voce alta, ma oggi trovo stucchevole questo carnevale intorno alla figura di Carver. La mia conoscenza dell'autore si limita alla conoscenza dei suoi testi. Almeno, quelli fin qui pubblicati (alcuni in prima edizione) e che attualmente campeggiano, qua e la sugli scaffali di casa.

Einaudi, ci dice l'articolo, sta per dare alle stampe un volume di racconti “originali”, eve of destruction, come diceva una canzone, prima cioè della pesante limatura operata sugli stessi dalle mani di Mr. Lish. E' stata la stessa signora Carver, Tess Gallagher, ad intraprendere, sulla scorta degli stessi manoscritti rinvenuti anche da Baricco, ancora nell'99, in quel di una sperduta biblioteca della altrettanto sperduta provincia americana, quest'opera di recupero, spinta, come in modo commovente ci dice l'articolo, da una sorta di mandato ricevuto in punto di morte da Carver stesso, ansioso di scrollarsi di dosso l'odiosa patente di minimalista.

Cosa dire ? Sgombrato il campo da qualsiasi lettura “maliziosa”sull'operazione, c'è di che restare incerti, sull'attribuzione delle capacità di narrazione che pure, riprese da tante e tante scuole di scrittura, creativa o meno, da un ventennio in qua, sono assurte al ruolo di modello.

Sono operazioni a posteriori. Tanto, il protagonista è morto, e tutti si sentono titolati a parlarne senza tema di smentita. Cosi come ho trovato forzata la lettura in chiave “religiosa”, esplicitata nel corso di un convegno, tanti anni fa, da don Spadaro (autore della prima biografia su Carver pubblicata in Italia “Un'acuta sensazione di attesa”) ed il suo traduttore, Riccardo Duranti che sostanzialmente la negava. Sono operazioni dietrologiche, e qualcuno mi ha insegnato che alla fin fine “il testo è lì”, intendendo dire che ciò che scritto è scritto e le chiacchiere stanno a zero.

Non ambisco a salvare la figura di nessuno. Trovo che se reale manipolazione ci sia stata, da parte di Lish, questa ha potuto esaltarsi proprio a partire dalla bontà del materiale sul quale ha messo mano. Nessuno, per quanto assistito da un editor formidabile, può ragionevolmente trasformarsi da scrittore della domenica in autore di capolavori.

Tuttavia, l'attenzione (tutta commerciale ?) con la quale si rinnova, periodicamente, la querelle, lascia forte il sospetto che intorno all'opera di Carver, molti siano ancora gli interessi in gioco. Alcuni dei quali, non del tutto trasparenti, e che continuano a sfuggirmi.

Pubblicato da Cletus il 08.10.08 20:12

COMMENTI

La mia idea è che un buon editor che sa fare il suo mestiere sia in grado di esaltare la buona qualità del prodotto senza snaturarlo, e che un editor che manipoli troppo finisca inievitabilmente per creare qualcosa di diverso, magari anche migliore, ma che non potrà che portare la doppia firma, a quel punto. Non che questo sia male di per sé. La traduzione è poi una ulteriore manipolazione, delicatissima e oltremodo scivolosa. Il caso di Carver non lo conosco benissimo, ho letto Cattedrale, trovandolo morbosamente bello, tutto qui.

da chiara il 09.10.08 10:08

Cletus, concordo su tutto. Si dice che Lish sia l'"inventore" dei finali secchi dei racconti di Carver. Un taglio e via.
Beh, voglio vedere cosa tagliava se i racconti fossero stati scritti da ezio tarantino...
Ezio

da Ezio il 09.10.08 17:05

Ho letto anch'io l'articolo,una sorta di trailer in vista dell'uscita del libro, e resto perplessa. Questa diatriba sembra infinita e senza uno scopo ben definito. Carver rinnegava il minimalismo a cui lo aveva "costretto" Lish? Dalle prime lettere non sembra proprio, e anche in quella citata dall'articolo( lunghissima tra l'altro, e da cui sono state estrapolate solo poche frasi) Carver è pieno di dubbi.é in una nuova fase della sua vita.Non beve, ha accanto Tess come un angelo custode e di cui sembra fidarsi ciacamente, ma non rinnega il lavoro di Lish, piuttosto sembra più preoccupato che quei suoi nuovi racconti non rispecchino questo cambiamento, che Lish continui a privare i personaggi di quella "grazia" in cui invece lui si sente rinato.
Non so che effetto mi farà leggere Carver senza quel lavoro di editing a cui forse anche lui ha collaborato. So che mi piace poco questa operazione che mi sembra miratA più a gratificare Tess Gallagher che non Carver, e non parlo in senso economico, ma morale. Mi sembra che lei voglia dar rilievo a quella "grazia" di cui si ritiene in gran parte artefice.E poi si sa l'amore ha mille facce.

lisa

da lisa il 11.10.08 22:28

Ho sempre rimpianto, Cletus, che nel mondo non si possa parlare la stessa lingua. Se Dio esiste non capisco perché abbia voluto porre questa barriera tra gli uomini (si dice che sia stata tutta colpa del Peccato originale, mah...). Tanto più che sono negato per apprendere una lingua straniera.
Sta di fatto che, così come sono le cose, pur in presenza del miglior traduttore di questo mondo, ci sarà sempre impossibile apprezzare fino in fondo un autore straniero, tanto per il contenuto che per lo stile. Che peccato! Che rabbia!
Ora mi sto accingendo a partire per andare all'estero. Tornerò a tarda sera del 17. Ciao

da Bartolomeo Di Monaco il 13.10.08 10:10

...Bart, all'estero te la cavi con un traduttore portatile ?

da cletus il 19.10.08 09:41

C'è sempre mia moglie accanto a me, che sa un po' d'inglese e rimedia alle mie gaffe.
In Portogallo e in Spagna è stato un po' più facile, perché, anche chi non sa parlare l'italiano, lo capisce.

da Bartolomeo Di Monaco il 20.10.08 13:09

Sono pienamente d'accordo con te.
Hai fatto un buon lavoro.

da Luca Miola il 23.10.08 23:10

grazie a tutti per i commenti.

da cletus il 26.10.08 18:59

Bart: è la faccenda di Babele, all'origine della confusione delle lingue; non il peccato originale.

da giuliomozzi il 28.10.08 10:58