Racconti scritti per forza, di Giorgio Caproni
di cletus
Ho preso questo volume, in una libreria di Roma, nella quale mi sono infilato, qualche giorno fa, per sfuggire alla calura. Mai sosta fu più fortunata. Adoro aggirarmi fra i banchi, prendere i volumi, attirato dal titolo, dalla copertina, sentirne l'odore di carta stampata. La cosa risulta ancora più piacevole se dopo un po' grazie alla temperatura del condizionatore, inizi a vedere dei pinguini deambulare nel locale.
A differenza dei pinguini, la mia attenzione è stata catturata dal nome di un autore di un volumozzo importante (di quelli che senza aprirli, stimi si aggirino intorno alle 350-400 pagine). Il nome dell'autore è Giorgio Caproni. Prima di questa sosta, tutto ciò che sapevo di Caproni, è che si tratta di uno dei maggiori poeti del novecento italiano. Possiedo anche un suo volume di poesie, in giro qui per casa.
Quello che mi ha incantato, subito dopo lo spaesamento o diciamo meglio, insieme, è il titolo del volume, Racconti scritti per forza.
Ho già confessato, in questo blog, la mia smisurata passione (una sorta di vera e propria mania) per la forma narrativa del racconto. Ho smesso da un pezzo di interrogarmi se si tratti di una forma di snobistica pigrizia o di un amore disinteressato, o entrambe le cose. Quello che so è che raramente ne ho letti di cosi belli.
Caproni ha grazia. Non so quanto ciò gli derivi dall'essere un poeta. Credo che aldilà della forma nella quale decide di scrivere, dietro le parole, ci sia sempre lo stesso uomo. E la capacità della sua osservazione, l'importanza che da ad alcuni dettagli, l'approccio alle cose della vita, rappresentano il proprio "marchio", un imprinting, che giocoforza, segnerà in modo indelebile, tutta la propria produzione.
Consiglio vivamente di leggerli, cercando, come ho tentato di fare, di spogliarsi da qualsiasi idea preconcetta sull'autore. Di sorvolare bonariamente su alcune forme lessicali che si possono definire desuete. Come ricorda la curatrice del volume, Adele Dei, nella post fazione, tentare di raccogliere questi racconti (scritti per rimediare la minestrina serale, da qui la lapidarietà del titolo, come ammetteva in modo autoironico Caproni a chi lo sollecitava, ancora in vita, a sistemare, raccogliendola in modo organico, questa produzione, ottenendone vaghe, dilatorie, promesse), non è stato affatto semplice. Sono racconti scritti in un arco di tempo che fa dagli anni 40 agli anni 70-80, risentono pertanto (e va detto grazie ai curatori) di un linguaggio che profuma delle espressioni dei nostri nonni.
Sublimi ho trovato "Il gioco del Pallone", un racconto in forma di lettera, del quale, sempre dalla postfazione ho appreso sia stato scritto su commissione appunto della Federazione Italiana Gioco Calcio, che vale il libro, ma poi ancora "Messaggio dal faro" (con finale a sorpresa) o il caustico "L'automobile".
Insomma, una sorpresa. Me ne sono innamorato al punto da consigliare a chi sta per partire, di mettersene una copia in valigia. Si degustano, uno dopo l'altro, e regalano attimi di pura poesia (guardacaso…) insieme ad un'ironia innocente, mai dura ma autenticamente compassionevole, sulla natura insondabile dell'agire dell'uomo, fa niente se ormai estinto, passato fra l'esperienza terribile della guerra e che si viveva in quell'Italia che è stata il nostro altroieri.
dall'ultima di copertina: "Credo[...]che la forma narrativa sia l'ossatura di qualsiasi scrittura artistica, anche della poesia, anche della poesia più lirica. Mi dà fastidio che, per sempio, chiamino i miei versi liriche [...] perchè mi piace raccontare, penso proprio che all'uomo piaccia stare a sentire un discorso, un racconto insomma" Giorgio Caproni
[Garzanti, prima ediz.giugno 2008. €.21,00...ma li valgono tutti !)
Pubblicato da Cletus il 03.08.08 22:19