Ma-mma, Nadia Zorzin
di Demetrio Paolin
Ma-mma di Nadia Zorzin, editore Untitl.Ed, non è una grafic novel, né un fumetto, benché ci siano disegni e fumetti.
Ma-mma è un libro di poesia. Il libro è un regalo dell’autrice verso la figlia Emma, perché abbia un talismano, una bussola, una memoria a cui aggrapparsi ora che la mamma è nuovamente incinta e aspetta un fratellino, Elia. La storia è presto detta: si racconta la maternità, la madre racconta alla figlia il suo ri-essere madre, in modo che tutti possano sopportare questo atto di grazia che è l’avere figli.
Ho scritto “sopportare” perché come ogni evento di grazia anche questo è violento e per niente indolore. L’autrice non descrive una maternità sognante buona giusto per le telenovelas.
La sua maternità sono corpi che si modificano, umori che vengono perduti, liquidi, solitudini strazianti, ricerca di piacere, incomprensioni, gelosie.
Nadia non si nasconde, ma impudicamente racconta.
La pura impudicizia del suo racconto è ciò che fa di questo libro un libro bellissimo.
Provo a spiegare il modo in cui la mancanza di pudore, ovvero la decisione di disegnare tutto, diventi in queste pagine un atto di poesia, che invece di allontanarti t’avvicina, che non ti disturba ma ti perturba, che ti attrae e nello stesso tempo ti fa stare alla giusta distanza.
In primo luogo a colpirmi è l’architettura della narrazione, la scansione con cui i quadri si susseguono. Distaccati uno d’altro, indipendenti eppure concatenati come se una linea (d’altronde il blog dell’autrice è solo in linea) ci legasse fino alla fine.
Leggendo il libro mi sono tornati in mente i codici medioevali, dove la storia prima di essere scritta, era mostrata, con disegni a volte molto semplici, ma densi e codificati nei significati. In Ma-mma, ad esempio, l’espediente è la reiterazione del corpo come oggetto (un contenitore), soggetto (i desideri, le pulsioni, le paure, le gioie dell’autrice) e progetto (la famiglia, la vita nella nuova casa). La riflessione sui cambiamenti, sulle modificazioni diviene poco alla volta la riflessione su come la maternità trasformi anche gli statuti di un amore e di una famiglia. Emblematica la tavola in cui Nadia candidamente ma tremendamente afferma che lei non ama Emma, ma la famiglia che erano diventati.
La scrittura del proprio corpo trova il suo culmine con la tavola in cui l’autrice disegna il proprio sesso: è un’immagine purissima perché non sconvolge o disturba, ma apre.
Dà profondità, dà senso al libro.
E’ l’immagine madre.
Abbiamo parlato di profondità, ma in realtà abbiamo davanti agli occhi dei disegni infantili (ed è giusto così visto che il tu dell’autrice è sua figlia Emma), nei quali la prospettiva è assente.
La prospettiva è nella storia più che nel tratto: è la nascita e la pancia gonfia di vita
Le tavole di Ma-mma sembrano tanti ex-voto, in cui il miracolo è quello del venire alla luce, che appunto – come dicevamo inizialmente – è una grazia prorompente, che redime e modifica. E’ esperienza totale dell’altro, dell’alieno, di ciò che è nel grembo, che ogni donna sente come amato e nemico, come ospite inatteso e inquietante. E’ il clandestino, che arriva e trasmuta.
A libro chiuso ciò che rimane è proprio l’inquieta felicità, che infine è il dono della poesia.
Pubblicato da Demetrio Paolin il 04.06.08 11:52