Rodolfo Celletti, Viale Bianca Maria
di giuliomozzi
"Come quello del Gattopardo, anche il dattiloscritto del presente romanzo ci pervenne un anno fa anonimo, tramite una signora. Un appunto a lapis della presentatrice, sulla copertina del malloppo - più di quattrocento pagine, ahimè! - avvertiva che autore di esso era un 'illustre musicologo': informazione, questa, che ci lasciò piuttosto indifferenti, data la nostra radicata convinzione hce almeno in Italia sia molto difficile mettere insieme qualcosa di veramente buono, in letteratura, da parte dei non letterati: camionisti, tranvieri, muratori, meccanici, ragionieri, ingegneri, medici, avvocati, e, perché no?, perfino musicologhi. Senonché, anche questa volta, la lettura della prima pagina del misterioso dattiloscritto bastò a incuriosirci, e a segnalarci, meglio di qualsiasi informazione supplementare, l'indubbia presenza di qualcuno: di uno, vogliamo dire, che ci sapeva fare". Così scriveva Giorgio Bassani curatore per Feltrinelli della sezione "I contemporanei" della "Biblioteca di letteratura", nel segnalibro (non firmato, ma sicuramente suo) infilato dentro il volume numero 23 della collana, ovvero Viale Bianca Maria di Rodolfo Celletti (1961).
(Nota: quella collana aveva una copertina cartonata, caratterizzata da foto monocrome stampate direttamente sul cartone; e non c'erano né quarta di copertina né bandelle. Il testo promozionale era contenuto, appunto, nel segnalibro inserito in ogni esemplare. Grafica di Albe Steiner).
Concludeva Giorgio Bassani, dopo qualche divertita nota biografica su Celletti (dirigente industriale alla Motta Panettoni, oltre che musicologo...): "Non resta da parte nostra che invitare pubblico e critica ad affrontare il testo del romanzo di Rodolfo Celletti, industriale, musicologo, e romanziere in terza istanza, con la stessa fiduciosa ingenuità con cui noi l'abbiamo affrontato. Si tratta di un'opera prima: di un'opera prima in senso assoluto. Ma anche il lettore più prevenuto converrà con noi che la sicurezza di taglio, la chiarezza, la straordinaria perfezione espressiva di questo vasto affresco di vita moderna non sono di un principiante. Romano, disincantato e amaro come sanno essere certi romani di mezz'età, papalini e anticlericali; moderno e spregiudicato com'è - e anche questo è abbastanza raro, in Italia -: come scrittore, Celletti ci ricorda curiosamente Belli. Ritroviamo, nelle sue pagine, la stessa (così belliana e romana) forbitezza formale, la stessa fiera, erculea, classica energia nel realizzare a tutti i costi, contro la nera cortina del Nulla e del Vuoto, la necessaria oggettività. Altro che un principiante".
Di un risvolto come questo (lo chiamerò risvolto, anche se è fisicamente un segnalibro: ma la funzione è quella) si potrebbero dire tante cose. Ad esempio, che chi depreca oggi l'abuso di altisonanze pubblicitarie, potrebbe trovarne qui, e firmate da un Giorgio Bassani, di piuttosto impressionanti (il Gattopardo citato pretestuosamente; il romanzesco introdotto già citando la misteriosa "signora"; il riferimento al Belli che, a libro letto, a me sembra altrettanto pretestuoso; il pistolotto, che vi ho in parte risparmiato, sullo scrittore-industriale-musicologo, ovviamente messo lì come esca per creare un "caso"; ecc.). Il fatto è che il romanzo a me è sembrato davvero bello, molto bello; e non l'ho comperato certo per risvolto promozionale di Bassani. L'ho comperato perché un bel giorno, non so più in quale libreria (ma sicuramente a Milano), me lo trovai tra le mani, lo aprii, e lessi le prime righe:
Lorenzo Gabrielli era un tenore. Del canto non gli importava nulla, forse lo detestava, ma lo aveva studiato a lungo e con profitto. Il nonno materno era stato anch'egli un tenore, ma senza mai cantare in teatro. Ai suoi tempi non si poteva appartenere a una famiglia nobile e calcare il palcoscenico. Per altro, egli aveva bisogno del canto come dell'aria e per tutta la vita la sua principale attività fu quella di dare concerti di beneficenza.
E subito dopo, come al mio solito, lessi le ultime:
Poco prima di piazza Castello entrai in un bar. Avevo freddo. Volevo un ponce e invece chiesi un aperitivo. Nel bar faceva caldo. Alcuni clienti parlavano di calcio con il padrone, che sedeva alla cassa. Mentre bevevo l'aperitivo, uno di essi affermò che ora che Selmosson s'era svegliato, la Lazio andava come un treno.
"Bene", mi dissi. "Qui abbiamo un personaggio che è qualcosa che non gli interessa essere (un tenore), e forse detesta essere; e la storia è raccontata da uno che vuole un ponce, ma chiede un aperitivo. In questo romanzo troverò storie di persone che, sistematicamente, vogliono una cosa e ne fanno, o ne chiedono, un'altra; che hanno una vocazione vera e, per ragioni nelle quali credono fermamente, si gettano a fare ciò che non sanno fare, magari riuscendo benissimo; che amano fortemente e costantemente una persona, e vanno a letto assai soddisfacentemente con un'altra. Bella storia".
Comperai il libro. Lo cominciai in treno. Effettivamente, è uno splendido libro. Racconta - in sostanza - le storie d'un gruppo di amici che fanno la dolce vita o qualcosa del genere; che si ritrovano per le vacanze, si sposano e si tradiscono, diventano uno comunista e l'altro ministro democristiano restando tutti uguali, eccetera. Tra questi, ci sono Giulio e Marta: che palesemente si amano, e in un paio di punti del romanzo (a distanza di centinaia di pagine) fanno pure, e magnificamente, l'amore; però non si mettono mai assieme (Marta finirà con Lorenzo, e poi Lorenzo la pianterà in favore della legittima moglie) e sempre restano, tra loro, impossibilitati.
"Ecco a che sono ridotta, Giulio: a imperniare l'esistenza su un'illusione. Altrimenti non ho esistenza. Sono una donna stroncata, Giulio", dice Marta a poche pagine dalla fine (p. 415). E questo è tutto.
Il romanzo ebbe, credo, un certo successo. Fu tradotto in inglese da Raymond Rosenthal per l'editore George Braziller di New York (1992). Così si leggeva nella presentazione dell'edizione statunitense: "It draws a nostalgic portrait of a group of beautiful women and talented men who have known each other intimately since chilhood. They common background is worldly, privileged, leisured, insouciant. - The war and his aftermath scattered them as far as New York and Buenos Aires, but now, during a year or so in the early Fifties, circumstances bring them together again. Agains the night life of Milano and Rome and London, in elegant clothes and custom-built cars, in select salons and exclusive cafés and boxes at La Scala, they take up their old roles and lives as the Group once more" (fonte).
Viale Bianca Maria non è più in commercio; si trova però facilmente presso gli antiquari, e il suo giusto prezzo è una decina di euro. Pare ce ne sia una copia in circolazione via bookcrossing: se siete di Salerno, vi consiglio di cercarlo presso il Caffè Love Story di via dei Principati. (Sono in commercio, invece, alcune opere musicologiche di Celletti).
Pubblicato da giuliomozzi il 31.03.08 10:22