26.03.08

Eden Express di Mark Vonnegut

di cletus


Devo impegnarmi di più. Voglio affrancarmi dal fascino suadente delle fascette, in questo caso: di un fottuto bollino “libro Numero Uno secondo l’associazione dei librai americani”. Complice un cognome importante,(figlio del più celebre Kurt, recentemente scomparso), e una copertina che ricorda quella di Gianburrasca (verde con lettering svolazzante in nero) ho preso questo testo ad occhi chiusi. Malgrado tutto questo, non ne sono pentito, il libro vale.

E’ il diario, scritto con un’immediatezza efficace, degli anni giovanili di M.V., collocati in quel marasma sociale che si colloca alla fine degli anni ’60.. M.V. è un brillante diplomato che vive il peso di una ribellione scritta nel suo DNA, come molti suoi coetanei. Medio borghese, la sua è una condizione sociale che lo porta a sviluppare, unita ad una spiccata sensibilità, un forte senso critico verso il credo imposto dalla società. Di sottofondo, il Vietnam, Berkeley, con tutto l’armamentario di proteste, droghe allucinogene, rock e credenze orientali.

M.V. fugge da tutto questo, illudendosi, certo, di potersi dire diverso, andando incontro alla sua personale avventura. Raggiunge il Canada, la British Columbia, e li, per un pugno di dollari, acquista, insieme a pochi altri fidati amici, una “fattoria”, nella quale celebrare la propria visione dell’esistenza.

L’Eden Express è il treno immaginario a bordo del quale M.V. percorre, ore a tappe ridotte, a volte col ritmo di un ETR, il proprio, personale, viaggio verso la follia. E’ la parte più bella del libro.
Una lucida ricostruzione, quasi la sbobinatura di un flusso di pensiero, steso su un divanetto di un qualsiasi strizzacervelli, dell’avvento e dello sviluppo di quella dannata patologia che prende il nome di schizofrenia.

Il libro non ha ambizioni. Questo viaggio non viene enfatizzato, l’autore lo riporta in modo quasi neutro, sotteso, al più, da una leggera auto-ironia. E’ dal punto di vista della tecnica che è interessante. Alternando il tempo narrativo presente, al passato, la sua è una vivida ricostruzione dei complessi meccanismi mentali che transitano nel cervello nel vano tentativo di percepirne il senso, la chiave ultima, i perché di una malattia tanto subdola quanto invalidante.

Preceduto da una prefazione, stringata, del babbo, che informa dall’inizio il lettore che oggi, M.V. è uno stimato pediatra cinquantenne, e che pertanto, prima di cibarsi di circa 327 pagine ci informa che l’Eden Express, per quanto tribolato sia stato il viaggio, sia giunto (felicemente ?) a destinazione.

Sto banalizzando, ovviamente. Il libro si può annoverare fra i migliori Amarcord di quegli anni, cosi come fra i più originali diari di un soggetto afflitto da patologie mentali.

In questo senso, a pensarci bene, in ottima compagnia nell’attuale panorama editoriale nostrano.
Con il pregio che qui non c’e’ posto per alcuna ostentazione. Nessun compiacimento. Il tono è quasi asettico, forse anche troppo distaccato, il giudizio è sospeso. L’autore non ha l’ansia di descrizione, e forse questa la cifra del libro che lo riscatta e lo colloca fra le prove meglio riuscite di “documento-storico-narrativo”.


Eden Express, PIEMME, trad. Annalisa Carena

Pubblicato da Cletus il 26.03.08 07:14

COMMENTI

Preso la sett. scorsa e non ancora iniziato. (anch'io l'ho preso ad occhi chiusi quasi). Menomale-

da WD il 09.04.08 23:15




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