Roma, di Fulvio Abbate
A chi si appresti a passare qualche giorno Roma e non voglia limitarsi a visitare i monumenti o i quartieri storici, ma voglia anche provare a capirla, questa benedetta città; e a chi Roma la conosce, o crede di conoscerla, perché ci è nato o ci abita, ma voglia ri-conoscerla, suggerirei la lettura della preziosissima "guida non conformista alla città" dello scrittore, palermitano di nascita, Fulvio Abbate, Cooper editore 2007.
Il libro raccoglie una serie di brevi, brevissimi, lunghi brani già usciti in buona parte su l'Unità, ma rimaneggiati per l'occasione.
Come chiamarli? Li ho chiamati brani, perché non sono "articoli", non sono "racconti", non sono "ritratti", e neppure sketch, sono appunto brani affettuosi, arguti, ironici, disincantati, divertenti. Comunque molto di più e di diverso dal bozzettismo strapaesano di maniera da giornalista-sociologo-umorista alla Goldoni-Salvalaggio-Severgnini.
In "Roma" di Abbate c'è una profonda conoscenza del sentimento della città, e nessuna voglia di far ridere, né di sorridere, anche se si sorride spesso, e qualche volta si ride; se non per l'effetto, ricorrente, di un riuscito meccanismo di rispecchiamento/disvelamento che colpisce (certamente di più il lettore romano) per la sua esattezza. Abbate sa essere essenziale, mettere da parte tutto quello che non serve, e arrivare al nucleo della vera anima della città, cogliendo il suo "genius loci" caratteristico: la cialtroneria, le bassezze, la mollezza, la dolcezza, l'incanto e il disincanto, la disperazione, e l'allegria, il trivio, Fellini e De Sica (Christian). Ne esce l'immagine di una Roma grigia, egoista, addormentata, efficiente suo malgrado. Un Roma che però, e qui sta la magia del libro, non si definisce neppure sulla base di aggettivi e categorie, quanto sulla incredibile adesione sentimentale che i suoi cittadini sanno intrecciare con lei. Ecco, questa mi sembra essere la sua specificità. Non che questo non sia un giudizio applicabile a tutti i cittadini di tutte le città... Ma a Roma sembra che vi sia una totale compenetrazione fluida fra la città, il suo portato storico-sociale-politico, e chi la abita. Nessuno se ne può sottrarre, ne siamo tutti un po' complici, noi che la abitiamo, e se crediamo di non esserlo in realtà solo vivendola ne siamo avvinti. Per sempre.
Per capire quanto Abbate abbia saputo interpretare la Roma contemporanea è sufficiente dare una rapida scorsa ad alcune voci indicizzate, fra decine di altre: Altare della Patria, Il Colosseo, Piazza Navona, Gigi Proietti, Il pronto soccorso dentistico Eastman, Pippo Baudo, Ricky Memphis, Il villino dove Mussolini si appartava con la Petacci, La Metropolitana Linea A e Linea B, Via Tasso, I tassisti, Renato Zero e Fonopoli , Fregene, Capocotta, Maria de Filippi, L'attore Maurizio Merli, La Camilluccia, Il Ghetto, Alessia Marcuzzi, Il figurante televisivo, Previti, La zanzara tigre, Il Messaggero.... Ognuna di queste voci non rappresenta semplicemente se stessa, ma è contestualizzata e localizzata in una zona, in una strada, un quartiere, di cui è di fatto l'emblema, l'icona.
I pezzi sono brevi, o brevissimi, o più lunghi mai però in rapporto all'importanza storico-artistico-turistica del luogo, ma in virtù della loro pertinenza con lo Spirito del tempo. Si susseguono senza nessuna logica, uno dopo l'altro, perché Roma è così, un girare vacuo ed eccentrico, è antigeometrica, espansa, slabbrata e confusa, mescolata. Uno dei brani più corti è dedicato a via del Corso ("Molto famosa perché c'è un MacDonald"); uno dei più lunghi, uno dei più belli, è dedicato a Mario Romeri, "campione di pugilato" (straziante, duro, bellissimo racconto di palestre, successo e mercati generali).
Insomma, un libro da tenere in macchina insieme allo stradario delle pagine gialle fatto a pezzi, umido e rabberciato, o sul comodino, o, ancora meglio, dentro lo zaino, a portata di mano. Per scoprire non solo notizie o pezzi di città sconosciuti e altrimenti inconoscibili, ma soprattutto per fare la sensazionale scoperta di viverla, questa benedetta città, senza averlo saputo, di avere una storia condivisa senza che ci sia stato detto prima, anche solo nella sua apparentemente oscura semiperiferia di Forte Bravetta, o al Pigneto, che scopriamo essere altrettanto Roma della Fontana di Trevi.
(peccato che non ci sia non dico una mappa, ma neppure un indice come si deve, alfabetico o topografico e un adeguato apparato di note: sciatteria? snobismo? E perché no una versione interattiva su Google Earth?)
Fulvio Abbate, Roma. Cooper 2007. 12 €
Pubblicato da Ezio il 25.01.08 16:01