03.12.07

La dote

di Mauro Mirci

copertina_la-dote.jpg[Manco da un po' da Bottega di Lettura. Sarebbe stato forse il caso di ricomiciare con qualcosa di più impegnativo, chessò, una chiosa a un saggio di Foucault (ma chi osa?), oppure con una bozza di apparato critico per un incunabolo secentesco. O, almeno, con un saggio sull'inutilità dell'uso delle tavole logaritmiche nel terzo millenio (e infatti credo non le utilizzi più nessuno), o sulla pessima qualità della carta nelle raccolte normative di più frequente uso negli enti locali.
Tuttavia, per motivi che accenno nel testo che segue (e più diffusamente qui), ho difficoltà a impegnarmi in stesure tanto impegnative.
Ricomincio, quindi, con qualche considerazione sull'Ero-Noir di Michele Serio, La dote, e sulle difficoltà di un mammo quasi quarantenne alle prese con le nottate in bianco
]

Il libro ha una copertina graziosa, molto delicata: uno sfondo rosa sul quale campeggiano un paio di slippini da teen ager a cuori. Tanto da far pensare che, sotto la copertina, ci sia un romanzetto d'amore, appunto, per dolci teen agers. Nulla di male, ma siccome quegli anni li ho passati da un pezzo... Insomma, ho iniziato la lettura con un mah! Però, siccome di questi tempi mi tocca fare le alzatacce e poi non riesco a riaddormentarmi, ho pensato che una lettura leggera, tanto per, sarebbe stata un buon viatico per la riconquista del sonno.
Dico la verita: io Michele Serio non lo conoscevo, ché viceversa non avrei pensato le cose che ho appena scritto. Michele Serio è un autore di noir che con la letteratura per dolci teen agers non ha nulla a che fare. Tant'è, fatto sta che La dote, alla fine, il sonno me l'ha fatto perdere. Capita coi libri che si fanno leggere.

Qualche problema l'ho avuto: con mia moglie. Le mogli hanno questa abitudine di dire: "Basta, spegni la luce", proprio quando uno è sul meglio di un romanzo. Ecco, sarebbe il caso di farlo sapere a tutte le mogli: sono cose che non si fanno. Il povero marito che legge il suo romanzetto, anche se in ore decisamente antelucane, dopo aver cambiato il pannolino del poppante nottambulo, be', lasciatelo leggere.
E chiedo scusa per la parentesi d'impronta squisitamente personale, ma la cosa mi stava a cuore. Scusate ancora.
Il romanzo di Michele Serio, si diceva.
La dote è il titolo e anche il nocciolo della storia. Si tratta, in parole poverissime, del bel culo di Maria. Ora, non so se e quanto sia elegante scrivere la parola culo in un pezzo che ha qualche minima aspirazione di recensione, ma dire di questo libro senza nominare il culo è come dare la ricetta del ragù senza mai nominare la carne. Cioè, si può fare, ma l'altro, magari, poi non capisce bene la ricetta.
La proprietaria del detto culo è una ragazzina tredicenne di nome Maria. Insignificante e sciatta, un bel giorno ha le sue cose e, come d'incanto, fiorisce e s'arrotonda. E il suo posteriore anche, tanto da diventar oggetto bramato da buona parte del - se non tutto il - bioparco di cui Serio ha popolato il suo romanzo.
Bioparco che, a dirla tutta, è poi la cosa più interessante del libro. In linea con la mia personale convinzione che la trama di una romanzo la fanno soprattutto i personaggi.
Ne viene fuori una sorta di favola, nera e decisamente triviale, che parla di culi, sodomie e argomenti consimili, è vero, ma anche di guappi, di camorra e della vita senza futuro dei vicoli napoletani.
Che, forse, si riassume bene in queste frasi che parlano di Giuseppe, il padre di Maria.
"Giuseppe faceva il contrabbandiere ... Era contrabbandiere perché il padre gli aveva insegnato quel mestiere. Se il nonno di Maria lo avesse educato a vendere elettrodomestici, Giuseppe avrebbe smerciato frigoriferi e lavatrici, senza problemi."
Niente romanzo di denuncia, però: La dote è una pochade sboccata. Adempie ai suoi compiti di intrattenimento in maniera onesta ed esplicita.

La trama è complessa il giusto, giocata sulle azioni di personaggi tutti sopra le righe e decisamente disegnati a tinte forti. La famiglia di Maria si reca al ristorante ma non ha di che pagare il conto. Se la filano all'inglese, suscitando le ire di Bruce Lee, al secolo Gegè, truce protettore di ristoranti e persecutore di cattivi pagatori.
Da questo episodio prende il via una serie di eventi che vedono protagonisti, oltre a Maria, il suo posteriore e la sua famiglia, anche: Pasquale, boss del Vicolo Alabarde; Ebe e Crescenzo, ultimi sopravvissuti della nobile schiatta dei Cuoco; Serena Ruotolo, ninfomane, erede del boss camorrista Ruotolo e degna figlia di suo padre. La storia scorre via all'insegna di una narrazione che trova nel grottesco il suo tratto caratterizzante, quel grottesco che sa tanto di erotismo da vecchi fumetti vietati ai minori, ma che rimanda anche a certi personaggi mitologici e alle loro avventure. Così che una delle scene finali, in cui Pasquale - anzi, don Pasquale - esce nudo di casa in preda a una crisi acuta di priapismo, starebbe bene in un fumetto di Lando o del Tromba, ma rimanda anche ad aulici inseguimenti di ninfe dei boschi dell'Ellade a opera di lubrici satiri infoiati.
Insomma, altro che storielle melense per adolescenti. Ditemi voi come facevo a riprendere sonno.
Ah, l'editore e Dario Flaccovio, di Palermo.

Pubblicato da Paroledisicilia il 03.12.07 00:34

COMMENTI

L'argomento sesso, il tratto grottesco e la storia a tinte forti mi hanno fatto balzare in mente V.M.18 di Isabella Santacroce, invero in ambientazione molto differente e probabilmente con uso diverso del linguaggio nella prosa. Molto, molto in sintonia con te non sul libro, che comunque mi hai fatto venir voglia di comprare e leggere. Quanto sulle ore impossibili in cui si riesce a trovare il tempo di leggersi il proprio romanzetto, e ... sulla moglie che rompe per la luce accesa fino a tardi! Saluti e salute!

da Plessus il 04.12.07 14:49

Plessus, le difficoltà contingenti, il più delle volte, aprono le porte a un mondo di nuove possibilità.
[Alla moglie che rompe, suggerisco di opporre una fiera fuga in bagno. Chiusura a doppia mandata. Attenzione ai colpi di sonno sul water]

da mauro il 05.12.07 10:38




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