I miei luoghi oscuri di James Ellroy
Leggo I miei luoghi oscuri di James Ellroy. E' il mio primo Ellroy (devo vergognarmi?) e credo proprio che non sarà l'ultimo. Credo anche di aver scelto bene. Dovevo cominciare da qui. Era il momento giusto e il libro giusto. La storia è nota: lo scrittore, a distanza di decenni, ripercorre le tracce dell'omicidio di sua madre. All'epoca lui aveva dieci anni. Quella morte è stata due cose: liberazione da un lato, e ossessione dall'altro. Il motivo scatenante, il vortice oscuro di un luogo oscuro da cui è scaturita la scrittura.
Qui chiunque parlerebbe di "demoni" da cui liberarsi, ma è proprio Ellroy (in un'intervista con Lucarelli) a troncare il discorso:
"Con quel libro non cercavo di scavare da nessuna parte. Non volevo esorcizzare nessun demone. Volevo solo scoprire chi aveva ucciso mia madre e nel fare questo ho dovuto scrivere pezzi della mia biografia. L'ho scritto per onorare mia madre. Non è stato un libro difficile: ho solo dovuto dire la verità."
A essere sincero, qui il duro da West Coast sembra prendere il sopravvento sull'uomo. Il dipinto del libro è decisamente più sfumato, ma una parola suona comunque centrale: verità. Cosa cerca un detective? La verità. Cosa cerca uno scrittore? La verità, nella sua storia - quindi una menzogna nel mondo reale: ma se per caso i due mondi coincidono... Qui il mezzo noir viene fatto saltare in aria. Ellroy dice: okay. Io sono uno scrittore di noir. So come funziona. Sono il detective delle storie. Ora applichiamo questo metodo a un dolore autentico. Onoriamo il punto zero da cui tutto ha avuto origine: non un demone, ma un'ossessione: un'ossessione a tratti brutale, sicuramente a sfondo sessuale, un'ossessione punto e basta. A pagina 250, scrive:
"Quella fotografia aveva trentasei anni. Connotava mia madre sia come cadavere riverso in una strada sia come fonte di ispirazione. Non potevo evitare quella dinamica di potere. Non potevo separare il lei dal me."
Ecco qua. Benvenuti nei luoghi oscuri. Benvenuti in un posto dove "dinamica di potere" sta per "dinamica di creazione". Geneva Hilliker, alias Jean Ellroy, ha creato Earl Ellroy, alias James, alias lo scrittore. Jean ha reso schiavo James. James ha cercato di fare altrettanto. L'ha inchiodata alla pagina. Resa un personaggio.
Dai sedici ai trent'anni, Ellroy precipita in un vuoto. Vive all'aperto, si droga, beve, butta via letteralmente tre lustri della sua esistenza. Ha un blackout cerebrale, si disintossica, ce la fa, ci ricade, entra negli AA, ce la fa di nuovo e ne esce. E qual è l'appiglio determinante? Bravi. "Il mondo autentico eclissò il mio mondo immaginario. L'unico sogno che tenne duro fu quello che sapevo essere un romanzo." (p. 186).
Tutto giusto? Tutto sbagliato? Non saprei. Butto lì delle ipotesi, un po' come ha fatto Ellroy cercando un assassino stantio e dimenticato. Una ricerca assurda e che vive soltanto di se stessa - un cupo ringraziamento alla madre, nell'unica forma che egli potesse concepire.
Per certi versi I miei luoghi oscuri ricorda l'ultimo Easton Ellis, Lunar park. Qualitativamente i due libri sono diseguali: il libro di Ellis è un capolavoro assoluto, quello di Ellroy no. Inoltre nel primo non è la madre a essere centrale, ma il padre, seppure in forma del tutto diversa. Non c'è un noir ma una storia quasi alla Stephen King. L'ossessione è completamente dissimulata e resa in un rapporto a tre poli (padre di Ellis, Ellis, figlio di Ellis) che lascia sgomenti per come è trattato.
Restano però gli assi fondamentali: creazione e autobiografia. Necessità di inventare storie per arginare qualcosa che sta franando, o per accelerarne la frana. Comincio a sospettare che per ogni autore arrivi un momento della sua vita in cui senta la necessità di voltarsi e diventare una statua di sale. Comunque vada. Qualsiasi cosa si nasconda, terribile o meno.
Tiri due linee e le due linee si incrociano nel punto zero. Il solito vecchio punto zero. Perché scrivo?
Pubblicato da Giorgio Fontana il 08.12.07 19:01
