25.11.07

L'anno lunare, di Mauro Pianesi

di cletus

la copertina del libro

Metà ottobre, circa, ricevo un mail. Il tenore più o meno questo:
Sig. Cletus, mi farebbe piacere leggesse il mio libro. F.to Mauro Pianesi.

In modo del tutto scaramantico ho dettato il mio indirizzo: Cletus Production, via tal dei tali ect.ect.
Immagino la faccia del corriere espresso che alla ricerca di una casa di produzioni, ne abbia trovata una le cui uniche produzioni sono di follia, quotidiana e puntuale.

Sia come sia, Mauro Pianesi è un grande. Lo dico subito cosi, per sgombrare il campo da ogni e qualsiasi "si…ma…però"

Ho iniziato a leggere questo volume scandito di racconti, come sempre saltando tutte le pagine di copertina, e andando al "sodo", sotto una trista pioggerella, chiuso in macchina in una sera di Lucca, qualche giorno fa. L'ho terminato solo oggi pomeriggio, il fuoco nel camino, musica calma nello stereo. E la voce di Pianesi, credetemi, arriva. E' una voce calma, sicura di se, ironica e surreale a volte,
altre, spietata come una polaroid. Ti spari questi racconti, tutti godibilissimi, e che riservano autentiche sorprese, per differenza di toni, scenari, colori. La prosa di Pianesi è fluida, capace di colorare con le parole essenziali, senza inutili slabbrature e/o orpelli, ma al tempo stesso lascia intuire che colui che ne ha curato l'editing, si sia sostanzialmente girato i pollici tanta la sensazione di spontanea accuratezza che l'incedere del suo narrare concede al lettore.

Ne esce uno sguardo a tutto giro, sulla vita, con le sue stagioni, i personaggi che la riempiono, ognuno con il suo portato molto ben contestualizzato, e ne traspare lo sguardo sempre intriso di un che di compassionevole, mai di supponenza, o di gratuita cattiveria. Ecco, è il tono ad essere protagonista di questa manciata di storie. Un tono certo, che di stentoreo non ha nulla, ma che anzi si colloca al confine con la poesia, tanta la grazia con la quale si esprime.

Dalla storia, geniale, del carteggio con Babbo Natale, per farsi regalare una macchina del vento, con finale a sorpresa, al surreale noir che si spende in poche pagine, come un calembour che si ripete a libidum, come certe favole per bambini, ancora alla disamina di una porzione limitata di tempo di una "famiglia normale" stesa, nel tempo fermo di un giorno d'estate sulla spiaggia, che riecheggia un certo Salinger, o come la storia di un amore clandestino che si rivela fra quelli la cui architettura risulta cosi felice dal lasciar sospettare un sapiente gioco premeditato ad incastro.

Insomma, uno scrittore che ha stoffa e mestiere, cose che spesso, purtroppo non sono facili da trovare insieme. Sono cosi rimasto affascinato dal chiedermi, insistentemente, cosa l'abbia spinto a farmi questo che considero un vero e proprio regalo pre-natalizio, che ho intenzione di farne dono agli amici più cari per le prossime festività.

In vero, agogno, come l'umarel del racconto che chiude la raccolta Gli occhi nel cielo, di sprofondare anch'io nell'universo spazio temporale parallelo al quale si accede toccando una gigantesca insegna al neon, di una stella cometa, sopra l'immancabile super-mega centro commerciale, e di fare ritorno, a feste concluse, subito dopo la Befana.

Lo consiglio vivamente, ancora un grazie a Mauro Pianesi.

Pubblicato da Cletus il 25.11.07 20:49

COMMENTI

Difficile stare lontano da Lucca...

da Bartolomeo Di Monaco il 25.11.07 21:10

Lunga vita alla Cletus Production!

da Paolo Cacciolati il 25.11.07 23:04

Buondì, sono grossomodo l'editor di questo libro e confermo: sui racconti c'è stato ben poco da fare. Il lavoro con Mauro è stato da un lato di dare una struttura al libro (per anni Mauro mi ha mandato uno alla volta i suoi racconti che io trovavo così belli ma che in effetti "non erano un libro") e dall'altro rammaricarsi perché non si trovava un editore disposto a rischiare su questi racconti (sì, sono belli, ma sapete: i racconti non vendono...). // Grazie Cletus per la lettura che ne hai fatto, davvero.

da Gabriele Dadati il 26.11.07 15:07

Dadati apriamo un dibattito ? :-)
Da sempre mi interrogo sul reale motivo per il quale gli editori nostrani snobbano le raccolte di racconti, tanto di più se di “esordienti”. Non credo di bestemmiare quando constato che di tempo da dedicare alla lettura, la “gente” ne ha sempre meno (sconfortanti, in questo senso delle recenti statistiche commissionate da case editrici: il 48% della popolazione non ha aperto un libro dall’inizio di quest’anno. Sondaggio effettuato in data primi di ottobre 07).
Eppure, forse proprio la forma racconto breve potrebbe tentare di smuovere questa tendenza.
Forse mi sbaglio, non so. Ma proprio non riesco a capire.

da cletus il 26.11.07 23:16

A mio avviso, Cletus, è il romanzo breve (che non superi le 200 pagine, voglio dire) che potrebbe essere il libro dei nostri tempi. E invece, che succede? C'è la moda di allungare il brodo della storia raccontata per arrivare come minimo a 300 pagine. Meglio se a 600 e così via.

da Bartolomeo Di Monaco il 27.11.07 08:57

Caro Cletus, mi piacerebbe molto andare a fondo di questa faccenda dei libri di racconti. Ti dico in maniera sparsa quel che mi viene in mente (cose non collegate tra loro): 1) una casa editrice che si faccia bandiera del pubblicare racconti, riesce anche a venderli (minimum fax) senza problemi. Basta instaurare la comunicazione. 2) che non sei il primo che mi dice "c'è sempre meno tempo, perché non leggere racconti dunque?" e a me viene da pensare che, ancora una volta, basterebbe creare l'uso. 3) dalla loro i romanzi lunghi che dice Bartolomeo hanno il fatto che creano delle abitudini nel lettore (e cioé: quando riapro il libro so già la situazione, non devo concentrarmi a capire chi è un dato personaggio, seguo senza fatica ecc.) e questo si adagia in quell'orizzonte di economia mentale che ricerchiamo sempre, anche senza rendercente conto. Il libro di racconti richiede quasi sempre uno stato di allerta superiore, un "rimettercisi" da capo ogni 15 pagine. 4) io penso di essere soprattutto un autore di racconti. Il libro che ho pubblicato da peQuod è un libro di racconti. L'avevano letto altri 7-8 editori, di cui almeno la metà mi ha detto "Bellissimi. Se prometti che ne allunghi uno che lo si può pubblicare da solo o scrivi un romanzo con la stessa qualità, possiamo firmare il contratto anche subito". Che discorsi sono questi?

da Gabriele Dadati il 27.11.07 10:28

gabriel, questo è un punto interessante e merita sviluppo. perchè non si leggono i racconti? giuste le tue osservazioni, ma la ragione che sento più di frequente è: perchè i racconti bene o male sono un po' tutti uguali. c'è l'idea diffusa che trovare storie veramente originali in così poco spazio sia quasi impossibile. (io credo che questa diffidenza venga anche dalla moda diffusa per cui racconti = carver, carverismo e basta). un romanzo invece sembra avere più "personalità". quantomeno una personalità più corposa. investo il mio (poco) tempo in qualcosa che dovrebbe lasciarmi una traccia più profonda, o comunque una storia più compiuta, con dei personaggi meglio delineati.
eppure anche questo è troppo poco per spiegare la scarsa sete di racconti in italia.
io personalmente ho questa sensazione: un romanzo decente lo leggo volentieri (per le ragioni di cui sopra). un racconto decente invece mi sembra quasi una perdita di tempo. chiedo sempre di più al racconto rispetto al romanzo. forse suona paradossale, ma temo sia così. giuro che ancora non mi ci raccapezzo.

giorgio

da giorgio fontana il 27.11.07 12:00

Caro Giorgio, il problema del carverismo, sul quale tutto sommato tu mi pare abbia ragione, è dovuto forse, in parte, al fatto che c'è una casa editrice che è la casa editrice dei racconti per eccellenza in Italia, ed è minimum fax. Immagino che esista, per un aspirante esordiente, la possibilità di cadere nel carverismo avendo latente il pensiero "be', sono loro quelli fichi che pubblicano racconti, e loro pubblicano racconti tipo Carver. Cos'altro dovrei scrivere?". E il carverismo è dilagato tracimando per riviste, siti, libri di altri editori ecc.
E hai ragione anche quando dici che l'orizzonte di aspettative per i racconti è più alto, e questo per il buon motivo che un racconto può essere "perfetto", un romanzo mai. Voglio dire con questo che un racconto spesso può fare a meno delle scene di raccordo, che di necessità sono opache e d'uso, può tenere alta la tensione, mentre un romanzo stancherebbe, può essere una colata testuale, cosa che per un romanzo è difficile accada (Bernhard a parte) ecc. Insomma, a me viene da pensare che siccome un racconto può essere "perfetto" (monolitico, liscio, unitario ecc.) ci si aspetta che, be', lo sia. Mentre questo da un romanzo non te l'aspetti.

da Gabriele Dadati il 27.11.07 14:49

stando cosi le cose ci sarebbe da che richiedere che i responsabili di collana delle varie case editrici che accettano di pubblicare raccolte di racconti (tanto di piu' da parte di esordienti) vengano sottoposti a perizia psichiatrica volta ad accertare il loro livello di igiene mentale.

da cletus il 27.11.07 15:17

Beh che dire,
ho avuto la fortuna di avere il libro da Paolo di Eumeswil (l'editore) e già avevo letto un aticipazione sul volume IL CERCHIO DELLA TERRA. Pianesi è un vero fenomeno di bravura... un bel libro. Mirabili le prose/poesia che anticipano ogni stagione. Complimenti.

da marika il 27.11.07 15:48

gabriele: guarda, una volta ho usato quest'immagine: il racconto è come il calcio a 5, il romanzo come il calcio a 11. se guardo una partita di calcetto (necessariamente più breve e contenuta per spazi e tempi), deve essere spettacolare: altrimenti si finisce col solito avanti e indietro in pochi metri di campo. al contrario, una partita di calcio a 11 può avere (come dici tu del romanzo) i suoi vuoti, i suoi momenti di pausa e opacità. ma la guardo lo stesso (ovvio che se è uno 0-0 noioso mi incazzo).
paragone popolare, ma forse efficace.

cletus: mah. fra l'altro si rischia di scivolare nel classico "chi vuole cosa": se le case editrici pubblicassero più racconti e più racconti buoni, davvero ne leggeremmo di più? come si fa a creare una tendenza o un bisogno? ed è giusto creare una tendenza o un bisogno? poi io di sociologia dei consumi non so nulla... per me il fatto che un libro piaccia o meno rimane ancora un mistero!

da giorgio fontana il 27.11.07 16:01

Altra legna sul fuoco:

qualcuno avrebbe avuto qualcosa da eccepire se questi racconti di Pianesi fossero usciti da un grosso editore ? Cosi, come sono, intendo. Una raccolta di racconti edita da un primario editore nazionale. C’è qualcuno che arriccerebbe il naso ? Eppure, per poterli pubblicare (renderli divulgabili) Pianesi è uscito con Eumeswil (che non me ne voglia) che è un piccolo, coraggioso, editore. Ecco, Giorgio Fontana, la differenza è tutta qui. Ne so poco anch’io di sociologia dei consumi, ma constato che è già un successo per una scrittura di qualità arrivare alla pubblicazione, stante gli attuali assetti del mercato editoriale italiano.
In altri termini, se esistessero delle leve giuste per sollecitare alla lettura, e non, ahimè, solo il marketing, credo che la situazione complessiva, sia dal lato di chi scrive, che soprattutto di chi legge, ne avrebbe da guadagnare.

da cletus il 28.11.07 07:47

Gent.mi sono l'editore di Mauro, Eumeswil.
E siccome la discussione è molto interessante vorrei dire la mia.
Sono daccordo con quel che dice Gabriele, sull'immagine: Minimum Fax fa racconti. Ecco il messaggio che passa. Ma soprattutto: Minimum Fax fa racconti e impronta la sua comunicazione - anche – su questo aspetto. Purtroppo oggi una casa editrice si regge se sa comunicare, creare mode e inventare nuovi spazi laddove non sembrano esserci. Le idee sono ancora il motore del mondo e spesso il marketing più scientifico si deve chinare di fronte alla novità, all'originalità, alla creatività.
Quanti piccoli e coraggiosi pubblicano belle cose? Il problema è che oggi, per emergere, non basta più fare parole. Bisogna unire, alle belle parole, belle edizioni, belle idee, belle immagini (soprattutto), bei siti e fare pubblicità nei posti giusti. Poi c'è la distribuzione... Perché i piccoli editori non trovano distribuzione? Perché sbagliano, spesso la comunicazione (l'ho imparato a mie spese).
Saper comunicare le proprie scelte editoriali al lettore, saperli coinvolgere è la sfida da vincere per non cedere alle lobbie's e ai garndi gruppi.

poi:

Il fatto che oggi vendano le pornoromantiche (è poi vero? a giudicare dagli ultimi "flop" non saprei) e i maestri del thriller è forse perché il lettore di oggi è un lettore che ragiona, quando legge un libro, come quando guarda un film o una fiction in TV: è serializzato. Ragiona a generi, a compartimenti stagni. DIce chessò, a me piace il giallo a me piace il nero a me piace il rosa.
Una raccolta di racconti tocca (Pianesi me lo insegna) molte corde dell'animo umano e a questo il lettore non è più abituato perché - appunto - il marketing divide et impera: tu questo, tu quello, ma chi guadagna son sempér mi. Studi, statistiche, sondaggi creano categorie, impongono tendenze. Per creare una rottura di questo sitema bisogna avere creatività, passione, e tanta pazienza.
Per quanto riguarda noi, editori, noi piccoli ma coraggiosi dovremmo smetterla di piangerci addosso e accettare la sfida. Purtroppo non credo che i piagnistei siano utili, e non credo che i sussidi siano la soluzione. Credo piuttosto che la competizione, pur spietata, possa anche premiare la qualità. Magari sono solo un illuso, ma reputo che i libri da soli non bastino più a fare di un piccolo editore un grande editore, c'è molto altro.

Per quanto riguarda le scelte di quello che si pubblica, credo che un vantaggio che hanno i piccoli, sui grandi sia quello del tempismo. Io riesco molto spesso a leggere quello che mi arriva anche se parliamo di circa 100/200 proposte al mese. Riesco tuttavia a fare cernita a dire sì o no a ragion più o meno veduta. Inoltre fare un bel prodotto, curare la grafica e le edizioni con aiuta ad attirare anche autori non solo esordienti.
Insomma, scusate, se Pianesi è stato pubblicato da un piccolo o da un grande, l'importante è che sia stato pubblicato.
Poi starà a noi farci valere per promuoverlo. Non dimentichiamo che i lettori non sono sempre scemi: certi libri pubblicati nella prestigiosa collana 24/7 di Rizzoli sono tra i libri peggiori di tutti i tempi e infatti non hanno venduto granché.

Infine grazie a Cletus per la bellissima recensione e per la tempestività con la quale è stata pubblicata.

da Paolo Pedrazzi il 28.11.07 11:04

I racconti non tirano. I racconti non si trova più un cane che li legga ("ah! i bei tempi quando i cani leggevano racconti!" - è di Campanile, anni venti: il dibattito, pare, non ha fatto molti passi avanti...).
Ezio
(che condivide gran parte o tutto quello che avete detto fin qui - salvo il fatto che forse Einaudi si propone di tanto in tanto come contraltare della deriva carveriana - e io amo Carver - meno i carvinisti, che non sono calvinisti detto alla romana).

da Ezio il 28.11.07 14:28




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