12.10.07

Sui libri scritti da chi anche tiene un blog

di giuliomozzi

Una persona che si firma "Common reader" e lascia un indirizzo fasullo ha scritto, in un commento alla lettura di Sappiano le mie parole di sangue di Babsi Jones:

non è che la rete, i blog in particolare - per come sono - spingano all'omologazione e al conformismo stilistico? (e non è detto che sia una cosa di per se stessa negativa, eh)

A parte che trovare un senso non negativo a parole come "omologazione" e "conformismo" mi pare cosa ardua, vorrei ricordare che l'invenzione della stampa a caratteri mobili produsse, a suo tempo, un potentissimo effetto di omologazione e conformismo stilistico.

Immaginate di vivere nel 1455. Immaginate di essere un intellettuale, uno che possiede addirittura alcuni libri (costavano cari, i libri, a quel tempo). Immaginate un amico - uno di quelli sempre all'avanguardia, con il pallino della tecnologia - vi svegli di mattina presto, il 23 febbraio, picchiando senza riguardo alla vostra porta. Immaginate che l'amico, mentre condividete un bicchier di vino (non certo un caffè, a quell'epoca), vi presenti l'ultima novità: una Bibbia stampata.

Immaginate quale sarebbe la vostra reazione. Immaginate di immaginarvi, lì sui due piedi, qualcosa di assolutamente inimmaginabile: una stanza piena di Bibbie tutte uguali. Immaginate di gettare uno sguardo su quei sei-sette libri dei quali siete fortunato possessore. Immaginate di rimembrare la storia, per quel che la conoscete di ciascuno di quei libri. Uno o due sono molto antichi. Gli altri sono copie recenti, ma decentissime, di libri antichi. Due li avete copiati voi stessi, con infinito amore. Tutti portano i segni delle successive letture: scolii, correzioni. Tutti sono, pur recando il medesimo testo di tanti altri libri, oggetti unici. Ciascuno di loro è, per voi, come un amico. Una persona.

E allora (il vostro amico filotecnologico vi guarda e tace, mentre voi quasi in trance sfogliate la Bibbia identica a un numero potenzialmente infinito di altre Bibbie) immaginate all'improvviso di capire che il vecchio Platone aveva tutte le ragioni dalla sua parte. Le sue critiche alla scrittura (è una cosa disumana, porta alla perdita della memoria, è inerte, è insieme irritante perché non ammette contraddittorio e indifesa perché non può replicare alle obiezioni) non erano le bizzarrie di un genio. Erano la sterminata preveggenza di un genio.

Immaginate dunque, a quel punto, di prendervi la testa tra le mani; e immaginate di immaginarvi, lì, con la testa tra le mani, le possibili conseguenze di quell'invenzione. Libri tutti uguali. Ma anche infiniti libri. Libri tutti scritti con la medesima, per così dire, grafia. Ma anche libri più leggibili. Letterati che scriveranno già sapendo che i l loro lavoro non sarà destinato alle amorevoli cure degli amanuensi, ma finirà tra le fauci di una macchina. Gli amanuensi che perderanno il loro lavoro, o che si ridurranno a fare poche copie (e in fretta, e mal pagati) solo di quei libri trascurabili che non interessano a nessuno. La lenta sparizione di tutti quei libri che, per una ragione o per l'altra (perché destinati a troppo pochi, perché frutto di arte calligrafica ecc.) non saranno ritenuti adatti a essere stampati.

Immaginate, infine, di alzare la testa e di guardare negli occhi il vostro amico filotecnologico, giocondamente entusiasta. Che cosa gli direte? "Questa roba porterà all'omologazione e al conformismo stilistico": questo, gli direte.

Pubblicato da giuliomozzi il 12.10.07 09:10

COMMENTI

subito dopo, però, aprirete anche un'altra bottiglia di vino, eh ?

da cletus il 12.10.07 10:11

Credo che la stampa di un libro sia un fatto tecnico, che viene a posteriori della scrittura di quel libro, la quale ha avuto agio di distendere le sue specificità.

La omologazione avviene, secondo me, quando da parte di un autore vi siano intenti imitativi di un altro autore che abbia avuto successo, oppure dall'operazione editing che miri a far rientrare un testo nei gusti del mercato in quel momento, gusti venuti alla luce, ad esempio, grazie ad un bestseller.

Tuttavia, non c'è possibilità di omologazione per un autore che abbia qualcosa da dire ed abbia gli strumenti per dirlo.
Se uno è narratore autentico avrà un suo stile tanto nel libro quanto anche in rete.
Ossia: tanto il libro stampato quanto la pubblicazione in rete saranno sempre riconoscibili per la qualità della scrittura, e subiranno, ahimè, gli stessi fenomeni imitativi.

Se questi fenomeni imitativi sono più ampi nella rete, è perchè nella rete chiunque può pubblicare, e chi non ha qualità autonome mira all'imitazione di chi fa tendenza.

E come nei libri, anche in rete (e a maggior ragione poiché non c'è alcun filtro) noi avremo scritture belle e interessanti e scritture sciatte e confusionarie.

da Bartolomeo Di Monaco il 12.10.07 10:38

Messa così, Giulio, sembra una contrapposizione tra due paradigmi di realtà. C'è lo sguardo del tecnofilo, e quello dell'intellettuale ancorato alla tradizione. La domanda che mi viene spontanea a questo punto è: esiste un terreno sul quale i due paradigmi possano incontrarsi?

(a parte quello della seconda bottiglia di vino, sulla quale nulla ho da obiettare)

da davide l. malesi il 12.10.07 10:43

Credo la terza bottiglia di vino, Davide :)

Io personalmente ritengo importante essere aperti a qualsiasi nuovo, tecnologico o meno, perché comunque ogni nuovo fa parte totalmente del mondo in cui viviamo.
Una roba nuova (strumento o principio o fondamento o corollario e blablabla) non è di per sé buona o cattiva, bella o brutta: e qui diciamo pure evviva la banalità.
Certe robe nuove non durano, altre diventano così forti da tramutarsi poi dopo decenni o secoli in robe vecchie.
Credo si debba guardare al mondo con un processo di proiezione tra Storia e propri cazzi quotidiani, tra Umanità e proprie seghe più o meno cerebrali.
Dopo di che, ci aggiungere della sopressa e del formaggio alle bottiglie di vino, che viene anche meglio.

da Roberto Tossani il 12.10.07 11:09

Davide, i due paradigmi (che io ho presentato, e spero si veda, parodisticamente) non s'incontrano: secondo me. Il "passatista" sottovaluta ("In fondo non cambierà nulla, per fortuna": e non è vero, perché cambierà qualcosa) o sopravvaluta ("Purtroppo cambierà tutto": e non è vero, perché cambierà solo qualcosa) le conseguenze sociali dell'innovazione tecnologica. Il "futurista" sottovaluta ("Purtroppo, in fondo non cambierà nulla": e non è vero, perché cambierà qualcosa) o sopravvaluta ("Per fortuna, cambierà tutto": e non è vero, perché cambierà solo qualcosa) le conseguenze sociali dell'innovazione tecnologica. Dicono quindi cose completamente diverse...

da giuliomozzi il 12.10.07 11:32

Sforzarsi di indovinare verso quale destino, la tecnologia informatica condurrà la scrittura è esercizio retorico (o, per lo meno, si corre il grave rischio che lo sia). E' come il clima, nessun algoritmo matematico di attuale conoscenza è in grado di prevederlo con esattezza, per cui si finisce per accontentarsi di previsioni a breve termine.
Tra cinquecento anni, un propropronipote di mozzi potrà tirare qualche somma, agli attuali scribacchini non resta che cercare di scrivere cose buone e affidarle al vento che ritenga più congeniale.

da tR il 12.10.07 14:10

Infatti, nessuno qui si domanda verso quale destino la tecnologia informatica condurrà la scrittura. Qui ci si domanda che cosa è la scrittura adesso.

da giuliomozzi il 13.10.07 14:09

Ehmm... Nella bottega di lettura, il futuro della scrittura non può che essere la lettura!!! Invece il presente della scrittura è la scrittura stessa, perché lo scrittore, quando scrive, si trova nel presente della scrittura; né passato, né futuro, possono essere lì con lui in quel momento, non ostante che il passato eserciti la propria influenza stando esso nelle proprie sembianze come rielaborazione nel ricordo.
E' l'elaborazione del ricordo, il principio? Di certo si parte dall'oralità. L'oralità divenuta scrittura è divenuta scrittura in piccoli caratteri di stampa; e qui ha trovato il suo paradiso. Poi però, per altre strade, si è trasformata in piccoli bit, piccoli segnali riconducibili a due semplici uno e zero; strade da cui in futuro potrebbe divenire parola, però digitale, vale a dire: due piccoli bit, uno e zero, che danno origine al suono. Ma un'altra strada è già percorsa, con favore del cosiddetto pubblico. Quella che trasforma la scrittura di piccoli caratteri di stampa in voce, in racconto, riportandola alla oralità dell'origine. Mi chiedo, per questi motivi, se, più che pensare al futuro della scrittura, non dovremmo pensare al presente.

da carlo64 il 13.10.07 17:18

WoW! Finalmente Liala si è reincarnata. E l'ha fatto con un nome piumato, Babsi Jones.

Mon Dieu, non se ne può più di simili BIP.

da Giuseppe Iannozzi il 13.10.07 17:32

Ah!

da carlo64 il 13.10.07 17:39

Caro Giuseppe ha ragione,
non ce la faccio più a vederla rantolare continuamente. Se non trova pace da sè, vuol dire che le dò io un po' di pace togliendomi di torno (però stia attento: via il dente, via il dolore. Quindi da ora faccia il bravo).
Ciao.

da carlo64 il 13.10.07 18:01

altra legna sul fuoco: ma tu, Iannozzi, salve le tue predilezioni (non in topic in questo post) what do you think about ? Hai un blog, scrivi, il tema è esistono scritture che si adattano al mezzo sul quale vengono declinate ? (Attenzione, parlo di scritture non di linguaggi). Ti va di rispondere ?

da cletus il 13.10.07 18:27

Ehm, no?
Non vorrei fare la brutta fine di Babsi. Capiscimi.

Ciao

da Giuseppe Iannozzi il 13.10.07 19:27

gentile mozzi, ammetto che "omologazione e conformismo stilistico" possano suonare come caratterizzati negativamente: ho peccato di pigrizia, ricorrendo alle prime parole che mi venivano in mente, e che non sono fatte proprio su misura alle idee che volevo esprimere. Infatti ho sentito il bisogno, nella parentesi a mo' di disclaimer, specificare che non le considero necessariamente come cose negative.
Che "omologazione e conformismo stilistico" possano avere una valenza non negativa, è certo cosa ardua ma non impossibile da intendersi: e lo fa benissimo lei.
"A parte che trovare un senso non negativo a parole come "omologazione" e "conformismo" mi pare cosa ardua, vorrei ricordare che l'invenzione della stampa a caratteri mobili produsse, a suo tempo, un potentissimo effetto di omologazione e conformismo stilistico." Come giustamente ricorda lei: l'invenzione della stampa ha prodotto "un potentissimo effetto di omologazione e conformismo stilistico", e io considero gli effetti della stampa (come immagino lei) degli effetti assolutamente positivi.
Allora diciamo: "omologazione e conformismo stilistico" come opposto di anomia? Suona meno negativo?
Il fatto è che c'è tutta un'infinita scala di possibilità tra l'assoluta anomia e l'assoluto conformismo. La scrittura, quella del romanzo in particolare, ha sempre esplorato, interrogato, queste possibilità. Quello che mi chiedevo - e mi chiedevo veramente, dato che risposte non ne ho - è dove si pone, in tale scala di possibilità, la scrittura che nasce dai blog?

da Common Reader il 14.10.07 12:38

Mi scusi Giuseppe, il fatto è che quello che ho scritto vale per me:Caro carlo64, non ce la faccio più a vederti rantolare continuamente da un post all'altro.
Giuseppe, Voglia accettare le mie scuse.

da carlo64 il 14.10.07 13:21

Anomia, omologazione, conformismo stilistico: ognuno nei blog scrive come vuole, informale, letterario, disquisitorio, sentenziante, basta addirittura un interiezione per capirsi, bene oppure male. Alle volte, non qui - meno male - ci si insulta pure. Ognuno fa come vuole. Ogni blog ha il suo stile, i suoi argomenti. Ogni partecipante che scrive possiede un proprio stile ed è omologato o conformato a qualcosa e a qualcuno. Esiste poi, da qualche parte, la totale mancanza di norme sociali? Esiste qualcuno, ove invece esse esistano, che aderisca a tali norme totalmente, assolutamente? Direi di no. Come si fa a stabilire, quindi, qual è la base della scala e quale ne è il termine, se non esiste il punto zero dell'anomia e il punto massimo del conformismo? I blog come questo sono una grande occasione di arricchimento culturale, anche se alle volte si sfiorano toni onanistici. Da ultimo, dopo la soppressata e il vino, sorseggerei volentieri con voi un single malt scozzese. Di quelli bboni, però... Salute!

da Plessus il 14.10.07 15:04

Si fa un gran parlare della libertà libertà libertà di scrittura in rete. Poi si scopre che se 100.000 persone prima silenziose prendono la parola, 99.000 di loro dicono la stessa cosa, si esprimono esibendo conformismo stilistico eccetera.
A me, questo, sembra semplicemente normale.

Si potrebbe dir così: il vantaggio che viene dall'estensione del diritto di prendere la parola, è maggiore o minore dello svantaggio che viene dal fatto che più persone usano il diritto di prendere la parola e più si produce rumore?
(Secondo me: è maggiore).

da giuliomozzi il 19.10.07 23:33

Esatto! Vede, caro mozzi, che non è così difficile trovare un senso non negativo a parole come "omologazione" e "conformismo"? :)
ps: e neanche al "rumore" del suo messaggio qua sopra, volendo, è così difficile trovare un senso non negativo (ex: non si vive di soli Assoluti, il rumore crea legami, il rumore mi permette di apprezzare il silenzio ecc...)

da Common Reader il 20.10.07 12:26

L'esimio Mozzi, con successo e con grande stile, ha trasferito la disquisizione su un diverso piano interpretativo. Un saluto ... sommesso! :)

da Plessus il 20.10.07 19:20

La parola "rumore" non ha senso negativo: è un termine tecnico. Dal dizionario online di De Mauro: "nella teoria della comunicazione, qualsiasi elemento produca un effetto di disturbo sul messaggio, impedendone la ricezione nella forma in cui è stato emesso".

da giuliomozzi il 29.10.07 16:02

E' giusto, Mozzi, che ricordi a se stesso che rumore è un termine tecnico. E' stato lei, infatti, ad appiccicargli sopra una valenza negativa indicando come negativo il fatto che si produca rumore.

da Common Reader il 04.11.07 18:57

Common reader, leggi quello che ho scritto. Ho scritto che la produzione di rumore è "semplicemente normale". Dov'è che ci ho appiccicata "valenza negativa"?
Ho usato il termine tecnico per quel che è. Non farmi dire quel che non ho detto.

da giuliomozzi il 06.11.07 06:46

no mozzi, mi riferivo al commento prima quando indica come SVANTAGGIO (direi che questo la valenza negativa ce l'ha, no?) "che più persone usano il diritto di prendere la parola e più si produce rumore?".
Il fatto che (anche solo come effetto collaterale dell'estensione del diritto di prendere la parola) si produca rumore viene da lei caratterizzato come uno svantaggio: mi sembra abbastanza negativo.
Ma stiamo discutendo di lana caprina, mi sembra. o no?

da Common Reader il 06.11.07 08:28

Un conto è che una parola indichi qualcosa che io ritengo vantaggioso o svantaggioso. Un conto è che la parola abbia una connotazione positiva o negativa.

Naturalmente una stessa parola può, in diversi contesti, avere o non avere connotazione positiva o negativa.

Se uno psichiatra dice che Tizio è psicopatico, usa la parola "psicopatico" solo per il suo valore denotativo, quindi in maniera neutra. Se l'impiegata Caia dice che il suo capo è "uno psicopatico", usa la parola per il suo valore connotativo, quindi in maniera espressiva (con connotazione negativa in questo caso).

Le parole: faccia, viso, volto, muso, grugno, possono indicare lo stesso oggetto. La prima, la seconda e la terza sono sostanzialmente neutre, e tuttavia appartengono a tre registri diversi (faccia umile, viso medio, volto alto). Si dirà quindi: "il volto di Cristo", ma "la faccia di mio cugino" e "il viso di quel bel ragazzo". Un malintenzionato potrà essere un "brutto muso", ma un neonato può avere un "bel musetto". "Grugno" è denotativo se si parla di maiali, connotativo (in senso negativo) se si parla di persone. Eccetera.

Se devo decidere come andare a Venezia (da Padova, mia città), posso scegliere tra il treno e la corriera. Scelgo solitamente il treno, perché ci mette meno tempo. Il treno è più vantaggioso, la corriera è svantaggiosa. Tuttavia non mi permetterei mai di dare valenza negativa alla parola "corriera"...

da giuliomozzi il 08.11.07 15:15