28.10.07

Intervista a Fabio Geda

di Paolo Cacciolati

Fabio GedaFabio Geda ha esordito quest'anno con il romanzo Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani (Instar).
Consensi del popolo, elogi dall'aristocrazia. Chiaro che ci scappa l'intervista.

Bdl: Innanzi tutto, dopo il successo del tuo romanzo, sei ancora Fabio o sei diventato Fabiogeda?

Parlare di successo, in riferimento al mio romanzo, mi imbarazza parecchio. Per cui direi che sono più Fabio che Fabiogeda.

Bdl: "E come potrei sopportare di essere uomo, se l'uomo non fosse anche poeta e solutore di enigmi e redentore della casualità?" (F. Nietzsche). C’è stato qualcosa del genere nel tuo avvicinamento alla scrittura? O che altro? Com’è avvenuto?

Poeta senza dubbio. Solutore di enigmi non saprei. Dei miei enigmi personali, forse – in funzione autoterapeutica. Dei grandi misteri della vita, dispensatore di risposte elastiche (o all’opposto dogmatiche), no. Redentore della casualità, ossia liberatore di quella forza motrice che nasce dalle coincidenze, dalle sliding doors, sì, assolutamente. Non so perché mi sono avvicinato alla scrittura, così come non so perché mi piaccia tanto la focaccia unta bagnata nel latte. So che mi piace da impazzire, e basta.

Bdl: Poco tempo fa Paola Borgonovo scriveva su Vibrisse: Pubblicare il risultato di una attività di scrittura, secondo me, non è un diritto. È solo un fatto che può verificarsi o meno. Dirò di più. Non è nemmeno un diritto che i propri scritti vengano letti dal o dagli editori cui essi sono stati inviati. Io credo che per l’editore leggere i testi ricevuti non sia un dovere, ma sia un interesse. Alla luce della tua esperienza, come valuti le possibilità di contatto con il mondo editoriale da parte di un esordiente? E’ vero che oggi ci sono più percorsi di accesso, magari considerando anche il copyleft? E nel tuo caso? Quali sono le strade che hai percorso per arrivare alla pubblicazione? E perché proprio con Instar?

Il percorso: ho scritto (molto), ho riletto (molto), ho stampato e rilegato con spirale dieci copie del romanzo, ho scelto dieci case editrici a cui spedirlo (molte piccole e medie, un paio di grandi), non avevo nessuna conoscenza da smuovere, per cui ho atteso. Dopo un mese e mezzo ha chiamato la Instar. Trascorsi altri venti giorni, la Marcos Y Marcos. Otto mesi dopo la Mursia. Qualcuno ha risposto dicendo “no, grazie”, e ho apprezzato. Qualcuno ha risposto subito dicendo “ti faremo sapere qualcosa solo se ci piace” e non ha più detto nulla. Qualcuno non s’è fatto sentire per niente e l’ha chiusa lì. Sono d’accordo con la Borgonovo. Credo che l’unico diritto dello scrittore sia scrivere, e, se uno ha abbastanza umiltà e caparbietà, quello di tentare di farsi leggere. Il resto fa parte di un meccanismo complesso che cambia insieme alle persone.

Bdl: Non parlate di doni naturali, di talenti innati! La ricetta, per esempio, per diventare un buon novelliere, è facile a darsi, ma l’esecuzione presuppone qualità su cui si suole passare sopra quando si dice: “Io non ho abbastanza talento” ancora Nietzsche. Come si svolge il tuo lavoro sulla scrittura? E hai mai pensato “non ce la faccio, non ho abbastanza talento?”

Lo penso in continuazione. Ma la scrittura, come qualunque emergenza artistica, è qualcosa che si ha dentro, e che in qualche modo deve uscire. La riflessione sul talento è successiva. L’atto di scrivere rimane, per me, quello di maggiore soddisfazione. Mentre scrivo sto bene (o anche malissimo, dipende), in ogni caso sono dove voglio essere: davanti a un foglio bianco.

Bdl: Sempre sul web si è sviluppato recentemente un vivace dibattito in merito all’editing e alla presunta sottomissione dell’autore (specie se esordiente) nei confronti delle logiche di mercato delle case editrici. Com’è andata nel tuo caso? Anche il tuo manoscritto originale è stato stravolto da quel cattivone dell’editor? E per il titolo, per il titolo? Peccato perché Sturm und plastic….

Be’, il titolo sì che lo hanno cambiato, ma il mio, in effetti, era un tantino pretenzioso (Sturm und Plastic, appunto). Per il resto, il lavoro di editing portato avanti con Francesco Colombo è stato decisamente friendly: io ero disponibile, lui rispettoso. La cosa più importante è che ho imparato a prendermi sul serio, a discutere dei personaggi e della storia come se davvero quello che avevo scritto fosse importante, fosse materia degna di confronto, di pensiero. Alla fine, i cambiamenti sono stati minimi. E la maggior parte sviluppati autonomamente dal sottoscritto.

Bdl: E più difficile scrivere un libro o parlare di fronte a un pubblico di quel libro? Hai qualche aneddoto curioso da raccontare?

Senza alcun dubbio parlarne. E non sono le eventuali critiche a spaventarmi, ma le richieste di approfondimento su personaggi o situazioni che ho sviluppato con poca consapevolezza e che invece, a chi ha letto il libro, hanno trasmesso molto più di quanto io volessi, o pensassi. Il lettore è spesso convinto che lo scrittore abbia il pieno controllo della materia narrativa. E molto probabilmente autori più bravi di me ce l’hanno davvero. La mia, temo sia più che altro una lotta contro il disordine, da cui spesso esce vincitore l’istinto, inconscio.

Bdl: E poi c’è quella faccenda della partecipazione a quel certo Premio che tutti criticano,…. a meno che il loro libro non entri in decina/cinquina….

Quella faccenda lì, di quel premio lì, è stata una manna dal cielo. È ovvio che per un esordiente partecipare allo Strega è un’ottima occasione per emergere dal mare di novità che il mercato editoriale scarica nelle librerie. Per me ha voluto anche dire poter sbirciare dietro le quinte di un meccanismo curioso.

Bdl: Fabio, nel tuo romanzo affronti temi sociali importanti ma con un piglio lieve, forse con un pensiero alla lezione di Calvino sulla leggerezza. E’ stata una tua scelta consapevole, quella di impedire che il c.d. sociale travalicasse il respiro narrativo? Se sì, come ci sei arrivato?

Guarda, l’unica cosa che so è che non volevo trasformare il romanzo in una lezione sul tema dei minori stranieri non accompagnati. Volevo raccontare una storia, intrattenere il lettore nel modo più efficace possibile, farlo divertire, emozionare, ma allo stesso tempo desideravo che quel campanellino che irrompe quando nei romanzi c’è della verità facesse sentire il proprio tintinnio. Immaginavo una storia compatta, tanto che le persone ne percepissero la presenza in tasca, durante la lettura, ma non pesante, anzi, che galleggiasse, una storia su cui il lettore potesse salire, da cui si lasciasse trasportare.

Bdl: La cosiddetta scena letteraria torinese. Pare che ci sia realmente fermento, c’è l’esordio di una bella pattuglia di nuovi autori, si aprono nuove case editrici, a parte le iniziative istituzionali che ruotano intorno alla Fiera del Libro, o le manifestazioni recenti dei Portici in Carta o del Festival Torino Poesia, o gli incontri al Circolo dei Lettori, o la famigerata Scuola Holden…Stiamo assistendo a un piccolo rinascimento delle lettere o è solo fumo?

Non so cosa dire. Di energia ce n’è molta, in città. Ora bisogna vedere se tutti questo giovani autori (compreso il sottoscritto) avranno il fiato sufficiente per continuare a camminare. Torino è certamente cambiata. E i cambiamenti, per vibrazione, spesso ne producono altri.

Bdl:

Cosa sarà, questo strano coraggio o paura che ci prende
e ci porta ad ascoltare la notte che scende?
oooh... cosa sarà,
che dobbiamo cercare... che dobbiamo cercare?
Parafrasando Dalla/De Gregori, cosa sarà questo demone della scrittura? Sarà narcisismo, presunzione, ambizione, cupidigia, assuefazione, per qualcuno uno sfogo, una terapia, per altri una droga, un atto onanistico, oppure un riscatto, un’urgenza, una rivincita, una volontà di immortalità? O c’è qualcos’altro?

Una suora che conosco bene, invitata più volte a scrivere della sua esperienza nel sociale, ha sempre risposto che lei non scrive, lei vive. Per me, la scrittura, è un modo per vivere meglio, con maggiore consapevolezza. Poi aggiungi un briciolo di ambizione, e una stilla di – non la definirei immortalità – diciamo, banalmente, il desiderio di lasciare qualcosa.

Bdl: Infine, Fabio, potrà questa bellezza salvare il mondo?

Sillogismo: la bellezza è l’unica cosa che possa salvare il mondo; la bellezza, come tutti sanno, è negli occhi di chi guarda; per cui, chi guarda può salvare il mondo.


[Altre interviste in Bottega] [Il sito di Fabio Geda]


Pubblicato da Paolo Cacciolati il 28.10.07 10:10

COMMENTI

Non ho letto il libro di Fabio Geda, ma questa intervista sì. E due risposte date dall'autore non raccontano esperienze simili a quelle che ho passato anche io (la gentile Bottegaia Criscia, più o meno, sa…). Ma sorprendentemente identiche. La prassi seguita per il tentativo di pubblicazione: copie del manoscritto a spirale, spedite a dieci case editrici medie e piccole e due grandi, attesa per nessuna conoscenza... La seconda domanda alla quale ho dato identica risposta anche io quando me la posero ad una delle presentazioni che ho fatto, è quando l'autore asserisce che è più difficile parlare del proprio libro che scriverlo. Situazioni sviluppate con poca consapevolezza, non si ha il pieno controllo della materia narrativa, ecc. La storia dell’autore in cerca di editore cambia però la situazione nella parte finale: editing, pubblicazione, distribuzione e successo. Non ho avuto ugual fortuna, ma tant'è... Non è neanche questa la sede per discutere di come o quando i testi degli autori esordienti – o molto poco conosciuti – vengano esaminati dalle case editrici. Ma fulminante per schiettezza, chiarezza di idee, consapevolezze e semplicità di intenzioni e di istruzioni è l’intervento del 30/6/07 di Paola Borgonovo su Vibrisse bollettino. Che ho letto adesso. Saluti a tutti e in bocca al lupo all’autore intervistato, del quale avrò modo senz’altro di leggere l’opera.

da Plessus il 28.10.07 12:45

Paolo, ti stai rivelando un bravo intervistatore.
Risposte chiare e sincere da parte dell'autore. Così mi è parso.

(ho già scritto la mia lettura sullo scrittore Mario Lattes, ma per il momento non desidero pubblicarla. Te la invierò uno di questi giorni, in privato, visto il lavoro che stai facendo sugli scrittori torinesi)

Bart

da Bartolomeo Di Monaco il 28.10.07 18:03

Grazie Bart!
Lattes, Lattes,ma è quello delle mittichee Edizioni Lattes?

ciao

da Paolo Cacciolati il 28.10.07 22:59

Lui.

Spero che tu abbia letto su PARLIAMONE il pezzo di Gaetano Cappelli pubblicato ieri.

Ciao.

da Bartolomeo Di Monaco il 29.10.07 00:23

Il sillogismo finale è sbagliato

da Pigno il 29.10.07 08:20

Caro Pigno, se ti indicano la luna può essere superfluo concentrarsi sul dito...

da Paolo Cacciolati il 29.10.07 09:29

Congratulazioni per la bella intervista.

da Federico il 29.10.07 19:43

Mi associo ai complimenti. Bella intervista. Anch'io ho mandato i miei bravi dieci(perché tutti dieci poi?) dattiloscritti, ma ahimé, senza risultato alcuno.
In bocca al lupo per Fabio e il suo libro.


da Toni La Malfa il 30.10.07 22:09

Vedrò di dargli una bella controllata alle tonsille, al lupo. Per quanto riguarda l'intervista: è davvero piacevole rispondere, quando le domande sono curiose e puntuali. Grazie a Paolo, quindi. E a voi, bottegai.

da Fabio il 31.10.07 10:17

@ Federico: grazie
@ Toni: io ho avuto fortuna con l'undicesima copia..;-)

Ciao

da Paolo Cacciolati il 06.11.07 09:12




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