30.09.07

Ravel, un romanzo di Jean Echenoz

di cletus

la copertina
trad.Giorgio Pinotti

Ho preso questo testo perché non volevo uscire a mani vuote da una libreria nella quale ero entrato per prendere un libro per mia figlia e Mucho Mojo di Joe R.Lansdale (che ho letto quest’estate, ridendo di gusto) e che ho regalato ad un amico cui dovevamo andare a far visita.

E’ rimasto sul tavolino per un po’. Esile, elegante come solo i volumi dell’Adelphi sanno essere.
Letto d’un fiato.
Chi non conosce il Bolero ? L’ha suonato anche Frank Zappa, una versione tutt’altro che banale.
Beh, è di Maurice Ravel che invece non ho mai saputo nulla. Questo testo colma una lacuna.

E lo fa in modo strano.
L’autore è una telecamera umana. Utilizza la terza persona indiretta come una macchina da presa.
Ha garbo, tratteggia la figura del compositore con grazia, regalando al lettore, l’emozione di un racconto diretto, deliziosamente incastonato nel contorno della vita, dei suoi viaggi, delle amicizie di cui era circondato.
Personaggio complesso, Ravel. Ama alla perfezione maniacale vestirsi bene, senza le sue scarpe di vernice (che dimenticherà più e più volte) al punto di non voler dirigere senza calzarle, e costringendo gli amici a spedirgliele, inseguendolo per tutta Europa, dove, viaggiando in treno, conoscerà i suoi coevi, Toscanini, al quale non perdonerà di non aver risposto ad una sua lettera (immaginiamo fremente) dopo aver avuto un alterco alla fine dell’esecuzione del suo Bolero, eseguito ad una velocità doppia rispetto alla sua scrittura originale, il fratello, tornato privo di un braccio dalla guerra di Russia, di Wittegstein, per il quale comporrà un lavoro al per una mano sola (la sinistra), e ancora cantanti, pianisti, bel mondo.

Va in America a bordo di un transatlantico, porta con se 25 pigiami e un numero indefinito di vestiti. Ha un’accoglienza trionfale. Tornerà con una valigia piena di dollari. Non diventerà mai ricco, ma non si farà mai mancare niente, invitato com’è, in giro per l’Europa da un folto stuolo di suoi amici estimatori.

Insomma, il tono della narrazione è sobrio, piacevole, scorre che è una bellezza, e sembra, a tratti di stare al cinema assistendo ad una di quelle pellicole d’epoca un po’ ingiallite, che ti regalano il profumo dell’epoca, ricca di eventi, a cavallo delle due guerre mondiali.

La penna dell’autore non è priva di sottile ironia, come quando cita aneddoti, sia pure premettendo la frase “di cui non si è certi di poter giurare”, come quando, ormai invalidato dalla malattia, Ravel chiederà ad un manipolo di tecnici di registrazione che hanno appena terminato di incidere una sua composizione, e gli orchestrali stanno rimettendo gli strumenti nelle custodie e “loro stessi nei loro cappotti”, “bello questo lavoro, ma di chi è ?”.

Irascibile, vagamente altezzoso, ma poi pronto a repentine riconciliazioni, si prende lunghe pause fra un lavoro e l’altro, scandendo la sua vita fra viaggi e periodi di assoluto riposo. Pressato dai produttori, complice l’insonnia, sarà poi capace di sfornare capolavori nel volgere di un pugno di giorni, spesso a ridosso delle date stabilite.

Morirà in seguito ai postumi di un’operazione al cervello, chiedendo solo, nei rari attimi di lucidità che avrà nei ultimi giorni, della sua governante, madame Révelot.

Una lettura da domenica pomeriggio, magari proprio mentre sul cd di casa, tanto per ricreare l’atmosfera, aleggia il cd del suo Bolero.

Pubblicato da Cletus il 30.09.07 20:10

COMMENTI

Orpo! Ho comprato Mucho mojo un paio di giorni fa... Sta a vedere che, seguendo l'istinto, ho scelto bene...

da ramona il 30.09.07 23:34

Cletus, da un po' non ascolto musica, ma Bolero era tra i miei preferiti. Bisogna che mi vada a cercare il cd uno di questi giorni per ascoltarne i brani più belli.

In questi giorni su Sky è passato un film sulla vita di Truman Capote. Un bel film e una superba interpretazione. Me l'hai fatto venire in mente parlando dell'eccentricità di Ravel.

da Bartolomeo Di Monaco il 01.10.07 00:10

Grazie del consiglio, ciao Giulia

da Giulia il 02.10.07 14:09

Gran bel blog,complimenti.

Inserisco immantinente nel mio blogroll!

da Giancarlo Liviano il 02.10.07 19:15

Di Echenoz lessi "Le biondone", titolo non felicissimo, due o tre anni fa. Acquistato grazie a qualche recensione positiva, uno dei metodi forse più usati per la scelta di un libro. Scrittura sottile, quasi in punta di piedi, con un pizzico di humour più anglosassone che francese: “Ma Personnettaz è incapace di mantenere un’andatura normale quando si sente osservato: si tiene goffamente troppo eretto, contrae esageratamente i glutei, le gambe fanno la caricatura di se stesse e il torace beccheggia più del necessario; in sostanza il suo corpo si emancipa, e più cerca di controllarlo, meno quello ubbidisce.” Ecco, come in questo passo talvolta Echenoz graffia, talvolta assesta zampatine vellutate in un contesto che sembra, invece che scritto, intelligentemente raccontato a volume colloquiale. E come dici giustastamente tu, Cletus, in tono sobrio. Non lo voglio liquidare male, tuttavia la sua scrittura priva di scossoni non mi ha entusiasmato. Beppe Sebaste lo ha intervistato qualche mese fa ( http://www.beppesebaste.com/incontri/jean%20echenoz.html ). Salute!
PS Ho scoperto questo blog colto, elegante e dalla grafica azzeccata per il mio occhio. I link, inoltre, sono proprio quelli giusti. Complimenti anche dal sottoscritto!

da Plessus il 02.10.07 21:55

colto ? elegante ? dai, we are here only for money (cit.omonimo titolo lavoro di Frank Zappa and the mother of invention)

da cletus il 05.10.07 09:14

Io adoro Ravel, e in particolar modo il Concerto in Sol maggiore (l'adagio sa commuovermi ogni volta che lo ascolto) e la Pavane for a dead princess.

Non ho mai letto nulla su Ravel, ma vorrei conoscere di più questo compositore che tanto mi affascina.

Grazie per la segnalazione, leggerò al più presto questo libro.

da claudia '84 il 05.10.07 14:01




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