Lo scarabeo, di Francesco Scatigno
Iniziamo dalla copertina. Gli editori piccoli, di nicchia, proprio perché meno distribuiti e meno esposti, dovrebbero curare l’aspetto grafico con attenzione ancora maggiore rispetto alle grandi potenze. La novella di Scatigno ha la copertina di un sussidiario anni ottanta: una foto da catalogo di museo su uno sfondo verdino. Non ne esce bene la Bastogi, casa editrice foggiana: credere in una storia significa anche confezionarla con cura.
Passiamo alla storia. La protagonista è Rebecca, una ragazza che ritorna al Sud al capezzale del padre. La prima parte della storia, quella del ritorno, quella della morte del padre, è la più dura e anche la più riuscita: la lingua di Scatigno è precisa, chirurgica sulle espressioni, sui volti dei personaggi, non tralascia nulla (“suo padre poggia con la testa a nord”!).
Questa attenzione ai dettagli diventa presto un limite: il narratore invade lo spazio con spiegazioni superflue (“terribili furono quei momenti”… C’era bisogno di dircelo?) che lasciano qualche perplessità sull’editing: a conferma di una rilettura non impeccabile, la presenza di refusi (pagine 40-41).
La morte del padre rivoluziona la percezione che Rebecca ha del mondo che la circonda. Una colazione al bar con sua cugina sembra offrirle spunti di riflessione: è forse questa la tanto sbandierata quanto chimerica filosofia del quotidiano?
La storia perde di forza quando dal realismo (dell’assenza) si scivola in un panteismo scettico: la natura offre spunti filosofici a Rebecca. Uno sciamano mascherato da commerciante regala una chiave di lettura dell’universo, l’atmosfera diventa incongruamente esotica; si parla di mineralogia ed armonie cosmiche, con spunti moralistici sull’alcol-dipendenza.
Scatigno è giovane e si vede, si legge. Quando si dedica, con precisione e metodo, ai fatti è gradevole, scorrevole. Quando però regredisce e proietta le sue passioni – svelate nella quarta di copertina: filosofia, esoterismo, paranormale – sui personaggi, perde di credibilità, riempie il dolore della protagonista di superstiziose consolazioni.
Se fossi in lui ripartirei dalla verità, mi concentrerei sulle figure chiave che ha trascurato – la madre di Rebecca! – e terrei fuori tutto ciò che è aereo, tutto ciò che al sangue sfugge. Questo racconto non deve essere simbolico (se questa è l’intenzione non ci siamo). Non può essere un monile a forma di scarabeo a svelarci il mistero della morte. Forse gli occhi di una madre, il suo broncio dolente sì. La morte è vera e bisogna essere veri quando se ne parla.
Francesco Scatigno - "Lo scarabeo" - Bastogi Editore, 2007 - 7 Euro
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Pubblicato da Federico il 10.09.07 16:22