La melassa di Melissa P
di Toni
[A proposito di questo stesso libro, un articolo di Gabriele Dadati in vibrisse]
Nello scorso autunno scrissi, proprio su questo sito, un post in cui mi sorprendevo del fatto che ad Avignone, in una grande libreria, lo spazio riservato ad autori italiani nella sezione della narrativa fosse circa mezzo scaffale, non più di una cinquantina di autori.
Mi parevano un po' pochini.
In realtà sono tantissimi, se paragonati a ciò che ho constatato quest'anno in Irlanda: a Dublino, in una grande libreria a tre piani, la Eason, gli autori italiani - questa volta sparsi nell'ordine alfabetico generale della narrativa - sono in tutto tre.
Tre.
Ci si potrebbe fermare qui, e riflettere sul perché in Irlanda - terra ricca di grandi letterati - si possano comprare, in una grande libreria che risiede in O'Connell Street a Dublino, le traduzioni in inglese di tre soli scrittori italiani, badate bene, di tutti i tempi.
Ma chi sarebbero gli eletti?
Ammaniti, Eco e Melissa P.
Ora, visto che di Eco ho letto due libri e di Ammaniti uno, e mi sono già fatto - seppur approssimativa - un'idea di questi due autori, per completare questa fantastica trimurti della narrativa italiana secondo Eason Books, devo sapere qualcosa di più su Melissa P.
Nella quarta di copertina di "One hundred strokes of the brush before bed" leggo: "Her reflections on the power of sensual memory are particularly poignant, to the point of Proustian...This is a beautiful book, serious in its intent"(Sunday Independent- Dublin). Queste considerazioni mi hanno incuriosito, e convinto a leggere il suo libro d'esordio "Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire", Fazi Editore, pagg. 143; cosa che ho fatto appena tornato a casa, ovviamente nella versione italiana.
Dividerei le mie impressioni in tre parti.
Parte prima. La trama.
Una ragazza di quindici anni, Melissa, scrive un diario che copre un periodo della sua vita di due anni. Principalmente parla delle sue esperienze sessuali e sentimentali. Dopo un tormentato periodo in cui si concede facilmente ai piaceri del sesso con sé stessa, coetanei, uomini maturi, una donna lesbica, un travestito, due gay, uno "schiavo", e alcuni gruppi di uomini, trova finalmente un vero uomo, il principe azzurro - intelligente, sensibile, prodigo di amore nei suoi confronti - che la capisce in tutto e per tutto, e con lui è felice.
Fine.
E vissero felici e contenti.
Una trama assolutamente prevedibile, a mio avviso. Ma questo non sarebbe il problema principale, in fondo le storie si assomigliano un po' tutte, c'è un serbatoio universale di storie da cui inconsapevolmente si attinge.
Più importante è il fatto che i "personaggi" siano ben lontani dall'essere "persone", hanno due sole dimensioni, mancano dello spessore. Te li vedi muoversi in un teatrino con le loro caratterizzazioni - il duro, il maniaco sessuale, il debole, il masochista, la pettegola, il principe azzurro - e da lì non si schiodano. Mai. E alla fine, oltre alla trama, la prevedibilità avvolge anche loro, i personaggi, che si comportano e parlano esattamente come ci si aspetterebbe da loro.
Parte seconda. Lo stile.
E' approssimativo, pieno di imprecisioni, ci sono addirittura degli errori. Forse mi spiego meglio riportando alcuni passi del libro, con i miei commenti chiusi da parentesi quadra.
"...E' piombato un silenzio a cui ho voluto rimediare.
-Bella questa casa, vero?-, ho detto simulando sicurezza.
[Forse sarebbe stato meglio stare in silenzio. Avesse detto "Bella questa casa...", sarebbe stata un'affermazione almeno decente, a mio avviso. "Bella questa casa, vero?" è una domanda retorica in cui si sottintende una risposta affermativa - non è forse vero che...- che viene posta non a uno qualsiasi, no; viene rivolta al padrone di casa. Come se io andassi dal fruttivendolo e gli dicessi: "Belli quei peperoni, vero?".]
Lui ha solamente scrollato le spalle, e io non ho voluto essere indiscreta, così sono rimasta in silenzio.
Poi è arrivato il momento delle domande intime[eh, in effetti, dopo tutti questi discorsi - l'unica cosa che si dicono i due è bellaquestacasavero - l'intimità arriva]; quando tutti erano occupati a ballare, lui si è avvicinato ancora di più[ancora di più rispetto a quando?] alla mia poltrona e ha cominciato a guardarmi con un sorriso. Io ero sorpresa e incantata[doppietta, alè] e mi aspettavo una sua qualsiasi mossa; eravamo soli, al buio, e adesso a una vicinanza assai favorevole. Poi la domanda: -Sei vergine?-"[ricapitoliamo: lei gli chiede della casa, e non dice altro per paura di essere indiscreta. Poi arriva il momento delle domande intime. Lui si avvicina, si avvicina, e le chiede, tanto per cominciare: "Sei vergine?". Lui no, no che non è indiscreto.] pag.14
"...mi ha condotta a una porta in cima a una decina di scale..."[siamo sull'Empire o voleva scrivere "scalini"?] pag.16
"In questi mesi[periodo che va dal primo agosto 2000 al 4 marzo 2001,...] la voglia è stata lacerante; mi sono toccata all'esasperazione, provando migliaia di orgasmi"[...216 giorni in tutto; se consideriamo a caso tre migliaia, fanno 13,8 orgasmi al giorno. Una voglia lacerante, non c'è che dire...]... pag.22
"Daniele, dì piuttosto che..."[di', non dì, diciamo] pag.23
"...l'ho intravisto a dorso nudo..."[il dorso era nudo, l'addome vestito? Meglio sarebbe "torso", no?] pag.24
"...bizzarro odore del muco che mi colava dal naso, l'ho asciugato con il palmo della mano e ho asciugato anche le lacrime."[asciugare o levare, o togliere? oppure c'è un asciugacapelli di cui non si parla?] pag.28
"Non devo più raccontare bugie a mia madre, quando, tornata da chissà quale posto, mi chiedeva dove fossi stata." [una consecutio temporum non proprio ineccepibile...] pag.33
"-Davanti alla mensa universitaria alle 10,30-...
-A venerdì, un bacio-...
14 ottobre 2001 17,30
Sono arrivata[stamani, il "venerdì" dell'appuntamento; NDR] al solito in incredibile anticipo..."[ o in incredibile ritardo: il 14 ottobre era domenica] pag.40
"Sui marciapiedi coppiette e famigliole camminavano inconsapevoli che [sarebbe meglio: "inconsapevoli del fatto che..."] dentro l'auto c'ero io insieme a due uomini"[ma perché avrebbero dovuto esserne consapevoli? manco fosse stata il presidente della repubblica...] pag.46
"Scesa dalla macchina mi sono resa conto che...
[successivo capoverso] ...Sono scesa dall'auto e mi è passata accanto una donna..."[ma scende di continuo, o c'era un'utilitaria dentro un SUV?] pagg.46-47
"Mi sentivo invasa, sporcata da corpuncoli estranei"[corpu-che?] pag.53
"Insegnarmi a fare l'amore con una donna o insegnarmi ad amare? Forse le due cose si compensano..."[forse voleva dire "si compenetrano"? oppure "si equivalgono"?] pag.86
"24 febbraio[2002 NDR]
Stamattina non sono andata a scuola, ero troppo stanca..."[e menomale, oggi è domenica.] pag.93
"...la luna già visibile attaccata come una sottile unghia al tetto del mondo..."[il primo marzo 2002, giorno in cui è ambientata la narrazione, la luna è pressochè tonda, difficile pensarla come un'unghia; è stata luna piena il 27 febbraio, appena due giorni prima] pag.101
Parte terza. Gli aggettivi.
Ce n'è a bizzeffe, una specie di "Bignami dell'aggettivo". I nomi delle cose e persone da soli non ce la fanno. Allora l'autrice li munisce di aggettivi; se la scena non arriva agli occhi del lettore, cerchiamo di rendergliela con una serie infinita di qualità, appesantendo inevitabilmente il ritmo e la narrazione stessa. Le qualità, gli aggettivi, devono venir fuori da soli, devono essere evocati agli occhi del lettore senza nominarli. Altrimenti sarebbe come vedere un quadro in cui, su ogni viso di persona si leggesse un post-it appiccicatovi sopra:"arrabbiato", o "stupefatta", oppure "interrogativo", e via dicendo.
"...La verità è che tutti i grandi stili letterari sono caratterizzati da un uso molto parsimonioso degli aggettivi. E quando fanno ricorso ad essi, utilizzano quelli più concreti, semplici, diretti, che definiscono una qualità, una consistenza, uno stato, una materia e un animo, i prediletti da quelli che hanno scritto la Bibbia, come da chi ha scritto il Don Chisciotte."(Alejo Carpentier).
Ma in questo libro non si ricorre solo agli aggettivi, no. Melissa usa la doppietta, due colpi in canna: invece di un solo aggettivo, te ne regala un paio alla volta, separandoli con una e.
Ecco qui sotto le "doppiette" - non sono tutte, però - che ho letto nel libro, il numero accanto corrisponde alla pagina(ci vediamo più sotto per i saluti):
calmo e mite 9
rinchiuso e protetto 9
verdi e rigogliose 9
secche e sciupate 13
sorpresa e incantata 14
perplessa e turbata 15
caldi e monotoni 19
sodi e vibranti 19
silenziosa e buia 21
distrutto e pesante 23
bianche e candide 26
raro e delicato 29
lenta e pigra 30
metallico e squillante 35
forte e coinvolgente 36
sottile e slanciato 37
morbidi e profumati 37
umida e triste 38
secchi e bruni 41
doveroso e faticoso 41
silenziosi e miti 46
freddi e scintillanti 46
vivi e guizzanti 46
belli e pericolosi 47
bendata e nuda 49
basso e spento 51
avide e sconosciute 54
divertita e bagnata 57
sublime ed estatico 60
grandissimi e neri 63
corrucciato e ostile 65
gelido e appiccicoso 65
magro e scolorito 65
così uguali e così monotone 68
stupita e instupidita 70
ricco e frastagliato 71
odoroso e sensuale 71
verdi e luccicanti 73
vuoto e scavato 74
particolare e seducente 77
fluida e sensuale 80
morbida e liscia 82
bianca e candida 82
rotondi e burrosi 82
bianchi e rotondi 82
compressi e vicini 82
succose e morbide 82
lunghi e lisci 82!
perfetti e bianchi 83
rosse e secche 85
illuminati e incantati 87
lunghe e nere 88
calda e morbida 89
inesorabile e continuo 90
denso e fragile 90
liscia e morbida 90
fredda e liscia 90
nudo e villoso 91
bianco e liscio 91
folle e particolare 95
lunghe e affusolate 95
semibuio e deserto 97
stupido e insensato 97
lucida e nera 99
lunghi e alti 99
caldi e avvolgenti 99
dritta e inesorabile 100
felpati e silenziosi 101
lucida e molle 103
gonfio e largo 103
oscuri e malefici 106
pazzi e piccoli 108
sornione e accattivante 109
umiliata e sottomessa 111
fredda e crudele 114
acide e ignoranti 116
calda e rassicurante 119
scomodo e difficile 121
orrendo e ingiusto 122
profondi e sinceri 124
spontanea e inattesa 126
inelligente e viva 129
misterioso e irresistibile 130
incravattati e distinti 133
molle e scavata 136
compassionevole e indulgente 137
stretta e fetida 139
forte e vibrante 141
soffice e vellutato 143
Si noti a pagina 82: ben sette doppiette con attributi di vario genere: rotondi, morbide, succose, burrose...una sorta di melassa.
Questa melassa è stata tradotta in più di trenta lingue, e attualmente - questo è un fatto - ci rappresenta, insieme con alcuni volumi di Eco e Ammaniti, per tutto ciò che possiamo trovare di libri di autori italiani alla Eason Book, O-Connell Street, Dublino.
(Toni La Malfa)
Pubblicato da Toni il 19.09.07 01:50
Ancora una volta, all'estero, ci guardano dall'alto in basso.
In realtà, ci fanno l'elemosina.
da Bartolomeo Di Monaco il 19.09.07 08:39
da Marco il 19.09.07 09:53
Bravo Toni!
Però è anche vero il contrario. Quanta letteratura spazzatura è tradotta dall'inglese all'italiano? Non me ne vogliano i traduttori, ma forse servirebbero delle quote, anche per lasciare più spazio alla narrativa italiana. Lo so lo so, è fantascienza...
P.
da paolo il 19.09.07 10:05
mi sono divertita un sacco a leggerti
il commento è:
perfido e cattivo
sottile e penetrante
gelido e sofferto
invidioso e livido
acuto e vivace
...
ciao
da ilse il 19.09.07 10:34
se guardavi bene, dietro a Melissa c'erano anche un paio di Massimo Manfredi.
da carlo il 19.09.07 14:14
Grande Toni! Ho sfogliato questo libro in libreria, tanto per capire il perchè della grancassa suonata all'epoca. Non l'ho ancora capito, il perchè. So solo che quelle poche pagine appena sfogliate mi hanno respinto di brutto. E alla luce della tua analisi profonda, che io mi ero rifutata di fare, ho capito perchè. Ci vorrebbe una bella riflessione su questa nostra immagine all'estero e su ciò che l'editoria ci propina a volte, senza vergogna.
da ramona il 19.09.07 19:36
Toni, più che alla poveretta hai inferto un colpo micidiale all'editor di Fazi, mi pare! O pensi che abbiano voluto "lasciarlo" così per dargli un'aria più "sbarazzina"? (lasciarlo tra virgolette perché gossip vuole che più che editing in Fazi l'abbiano proprio ri-scirtto, o scritto tout-court.. maldicenze)
Comunque bravo, come sempre.
ezio
da Ezio il 20.09.07 14:12
Solo e pensoso i più deserti campi
vo misurando a passi larghi e senti...
da giuliomozzi il 20.09.07 15:23
Giulio, quindi ?
non è deprecabile in se, il ricorso alla "doppietta" (piuttosto Toni, lo sai ci riesco a volte anche senza quella robbina blu ?) ma l'uso che se ne fa ?
da cletus il 20.09.07 18:59
qualora non fosse sufficientemente chiaro, sto pezzo di Toni mi è piaciuto un sacco.
da cletus il 20.09.07 19:02
@ Bartolomeo: un amico sostiene che un nuovo Rinascimento è già in atto, lo spero vivamente
@ Marco: sono contento di averti mosso un sorriso, la parola candida è molto in uso in questo libro
@ Paolo: sì, un po' più di spazio a bravi scrittori italiani nelle nostre librerie non guasterebbe
@ Ilse: sono sorpreso e incantato, merci
@ Carlo: ho guardato con attenzione, ma può anche darsi, certo, che mi sia sfuggito Manfredi dalle parti della M. Melissa era alla P, come puoi vedere nella foto, accanto a Palahniuk. In tal caso da una trimurti si passerebbe ai Fantastici Quattro(tre uomini e una donna, la donna invisibile)
@ Ramona: è stata una lettura istruttiva, comunque
@ Ezio: quali che fossero le intenzioni dell'editor, il risultato è questo
@ Giulio: chiare fresche e dolci acque...Tripletta, alé
@ Cletus: un farmaco, a seconda delle dosi può essere inutile, benefico, tossico(altra tripletta)
Un caloroso "grazie"" esteso ai vostri apprezzamenti, a tutte le vostre osservazioni. Alla vostra lettura.
Saluti
Toni
da Toni La Malfa il 21.09.07 09:01
Toni, ma tu non hai letto Melissa P. L'hai fatta a fettine e passata alla scanner. Il libro è scritto male, meno (male) che è breve. Sorge il dubbio addirittura che l'abbia scritto lei, mentre abbiamo già acquisito la certezza che se qualcuno l'ha editato, quel qualcuno è un editor scadente. Però la storia "tira" e risveglia un pò di morbosità, fa parlare, fa discutere, fa polemizzare. Se non altro per l'età della protagonista e la collocazione territoriale. Melissa l'ho vista in tv da Costanzo, qualche mese dopo la pubblicazione del libro. Mi ha dato l'impressione che sia una ragazzina che recita come un'attrice consumata. Da cosa, lo sappiamo, l'ha scritto lei... Complimenti acnhe da me per l'analisi appuntita, caro Toni.
da Plessus il 22.09.07 14:14
Caro Toni, di ritorno anch'io dalla verde Irlanda devo puntualizzare che:
1) Hai visitato la libreria sbagliata (non mi dire che non hai visto "Chapters" in Parnell Street: un piano interamente dedicato all'usato!)
2) Che oltre agli autori che tu citi io ho visto: Mazzantini (Don't move), Camilleri (questo addirittura esposto come novità tra i bestsellers), Moravia, Silone (Fontamara), Tamaro, Calvino e Valerio Massimo Manfredi.
Un abbraccio,
Federico
da Federico il 23.09.07 23:24
Beato lei che ha tutto questo tempo a disposizione, per mettersi nei panni di Contini a sezionare un best seller dalle ali piccole, come di cabotaggio. Eppure la misura dell'intelligenza applicata al radiografare il testo, non basta, non soddisfa, ritorna su qualcosa di altro:continua a far paura questa parola, bestseller, tanto che usa l'espressione, "stanno lì a rapprensentarci..". ogni discorso ha il suo rovescio: Parise fu un bestseller, ma non con i libri che oggi lo consegnano nell'olimpo italiano. Pitigrilli fu uno scrittore di bestseller. Bompiani lo ripubblica ma chi lo legge? Persino Monicelli Furio diede alle stampe un bestseller, anzi il libro dell'anno Longanesi. Eppure è misconosciuto.
Proseguo. Casualità, ovvero come imbattersi all'estero in libri a noi familiari.
Al Pompidou in duplice copia, italiano e francese, accessibili a chiunque, ci sono diversi Pizzuto e Manganelli più di altri, addirittura in prima edizione. Clamoroso omaggio dei transalpini? no, iniziativa personale di un bibliotecario anni '70.
L'essere male rappresentati all'estero - addirittura! - è più una frase a effetto (l'effetto dello stupore) che una verità. Se penso al sempre dato per estinto cinema italiano, persino da fnac, a Barcellona come Parigi, si trovano regolarmente i film di Sergio Citti. Questione di canali, di fama, ovvero di scarso carburante per alimentare i meccanismi che producono la fama. Non a caso, escluso Dario Fo, le due voci insistenti sul nobel tricolore sono sempre state Luzi, un poeta, e il siciliano Bonaviri, di cui stento a intravedere una rappresentatività tra i lettori di questo spazio.
Pur essendo valide, ammetterà che sono figure fievoli, con scarso traino e tifo sugli spalti italiani: ne aveva di più la poetessa polacca premiata anni fa. Del resto, scoprendoli tra gli scaffali delle librerie europee, diamo per scontati Moravia e Calvino. Magari lo fossero in termini di background tra gli scrittori contemporanei...
Chi ci poteva rappresentare?
Mi chiedo se esistano dei lettori gaddiani ortodossi al di là dei confini patrii, come da noi si celebrano alcuni scrittori noir francesi. E Landolfi? E Savinio? erano dei personaggi, avevano il passaporto ma non la carta d'identità per il nostro pubblico, che ancora non li conosce davvero. Per Pasolini è accaduto. Abbiamo molte pietre preziose, ma poche mazze fionde per lanciarle al di là. Ci vorrebbe un personaggio che facesse tutto da sè. Pasolini lo era. Ignoro se Busi sia celebre in europa. Il prossimo anno forse lei troverà Saviano.
Non ha visto Wu Ming. Ecco, quella è una mancanza reale, persino sul sito della migliore rock band di questi anni, Radiohead, viene citato il loro sito come un puro fenomeno.
Spero che non le venga in mente - come contraltare al Saviano che troverà next year- di andarsi a leggere Vespa. E' sufficiente Chiaberge...
da Stefano il 24.09.07 04:23
se lo dicono i radiohead...
da cletus il 24.09.07 23:12
Radiohead migliore rock band degli ultimi anni? Più importante, più influente. Forse lo era. Ma dire "la migliore" è un vero e proprio azzardo. La loro musica è una noia mortale. Molto apprezzabile, sig.Stefano il suo lucido saggio di cultura letteraria per me inarrivabile (alle 4 del mattino, ancora complimenti), e sui Wu Ming concordo che il loro sito e i loro prodotti letterari hanno offerto per primi qualcosa di veramente innovativo nel panorama internettiano (v.copyleft e non solo). Peraltro siti amici segnalano ora questo: http://slmpds.net/ Il libro di Babsi Jones oggi lo compro e se vi va ne parliamo. In ultimo, ricordiamoci che l'editoria ha tempi elefantiaci, e di quel piccolo esercito di validissimi scrittori e scrittrici 30-40enni di ora esordienti e non - Pispisa, Dazieri, Muratori, Santacroce, Raimo, Pugno ecc. - potremmo trovarne qualche rappresentante nelle librerie britanniche o francesi solo fra qualche anno.
da Plessus il 27.09.07 13:15
sul fatto che dia fastidio quel "migliore" riferito ai radiohead si può glissare, era un esempio di come possa arrivare in luoghi impensabili, grazie ai link, qualcosa che è molto più di un libro e di un autore, e soprattutto molto più di un semplice esordio. Ma non credo che il termine influente avrebbe spostato di una virgola il senso. Idem se avvesimo citato Frank Zappa. Questo posto si chiama Bottega di lettura, la lettura costa fatica e tempo. chi ha a che fare con i libri, ha i suoi tempi. il mio lavoro mi permette orari notturni per navigare, cercare notizie, informazioni e fonti. Probabile che Babsi arrivi oltreconfine e rapida, con l'entusiasmo della novità tipico di un esordio e di un profilo chen gioca molto con la rete. Ma non può esistere solo la rete come traino. La domanda però resta: qui da noi si fanno largo i Forest, i Timm, c'è un gradito ritorno a Malamud. Anni fa un'inchiesta rivelò che a parità dei classici antichi il nostro mercato vendeva di più che gli equivalenti francesi e inglesi. Quando ai moderni, invece, arrivavano le dolenti note. Troppi nomi faticano a diventare classici. D'arrigo, ma pure minori come Germano Lombardi. Fortuna che la lettura è questione privata e solitaria, se guardo alla comunità, mi sento sempre un adetto ai lavori. Lode a chi ha parlato di Pizzuto qui dentro, ma Pizzuto chi lo conosce?
Eppure c'è, proprio tra il popolo di esordienti e around 40, chi si vanta di aver letto uno dopo l'altro Infinte jest di Wallace e l'Arcobaleno della gravità di Pynchon, come fossero libri agevoli e facili. Ma i grandi italiani rimangono sconosciuti.
Ci vorrebbe una telemarket del libro in prima edizione (almeno i nomi con la pronuncia caricaturale dei venditori circolerebbero. Coerentemente col suo divertito lavoro chirurgico, sarebbe da monitorare il lessico rai e verificare quante volte siano usate come parole i nomi dei nostri scrittori più importanti) visto che dei grendi autori anni 60' molte edizioni sono state fatte sparire dai custodi del mercato dell'usato. e questo è un argomento che mi piacerebbe Mozzi affrontasse.
So che la rete per netiquette quasi esige la confidenzialità del tu. per suo rovescio, è pronta anche a stranirsi subito, al primo maiuscolo come altri segni fuori luogo. le ho dato del lei perchè non la conosco, e sono stanco del tono made in blogger. Non per prendere stizzosamente le distanze.
un saluto
Stefano
da stefano il 28.09.07 03:43
Mi succede questo: ormai non riesco a non notare le coppiette di aggettivi nelle mie letture; sto leggendo un libro di un autore italiano nuovo, abbastanza apprezzato, abbastanza ben visto, vincitore di un noto premio negli anni passati: è pieno, dico pieno, delle micidiali doppiette; ce ne sono, mi sembra, di due tipi: a) ripete la stessa sensazione quindi il secondo aggettivo appesantisce la lettura inutilmente; b) i 2 aggettivi fanno appello a due organi di senso diversi o a due immagini il cui accostamento è così inusuale da produrre, si ritiene, il piacere della novità emotiva nel lettore.
Il tipo b) potrebbe anche essere gradevole e poetico ma usato in tale quantità rende la lettura faticosa, talmente faticosa da risultare fastidiosa.
Quindi perdoniamo Melissa o riconosciamo che la critica ha due pesi e due misure?
da ilse il 28.09.07 14:39
Una nota breve per il sig.Stefano, chiudo la mia parte fuori argomento scusandomi che lo sia: per amore di puntualizzazione, pure Beppe Grillo è (ora) influente. Ma non è il migliore... E per la (il?) gentile Ilse: la critica ha numerosi pesi e numerose misure, tanti quanti sono i critici e le teste di critico che ci sono in circolazione. Sia che lo facciano per passione che per mestiere, sia indipendenti che vicini a grandi gruppi editoriali, che siano a tempo piano o a tempo perso. Melissa da lettore comune la perdonerei, i critici, come abbiamo avuto modo di constatare, non l'hanno affatto perdonata. E ancora sull'uso del doppio aggettivo e della punteggiatura, uno dei fondatori della Nazione Indiana a me ha insegnato veramente qualcosa... Salute!
da Plessus il 28.09.07 17:54
Dopo aver letto certe cacchiate immani, seppur a malincuore sto rivalutando Melissa P.
da Giuseppe Iannozzi il 30.09.07 09:51
@ Plessus: grazie! é vero, il libro incuriosisce, fa discutere, ma - a mio avviso - lascia l'amaro in bocca. E speriamo che alcuni validi autori oggi misconosciuti trovino spazio nelle librerie, patrie e non. Infine, potresti rivelarci che cosa ti ha insegnato uno dei fondatori di Nazione Indiana? Ciao.
@ Federico: per la libreria sbagliata: accidenti, mi sono fidato dei consigli dell'ufficio turistico di O'Connell street; per fortuna almeno una buona dritta me l'ha data: il museo degli scrittori, davvero interessante. Per quanto riguarda gli autori italiani non so come abbia fatto a non vederli - anche Carlo mi aveva segnalato Manfredi - anche se tre o dieci è un numero così basso che mi fa rivalutare la libreria di Avignone. Mi rallegro della presenza di Calvino.
Al prossimo viaggio in Irlanda, potremmo sincronizzare la nostra partenza. Ricambio l'abbraccio.
@ Stefano: tanto per aggravare la mia posizione, le confesso che non ho "tutto questo tempo a disposizione". Ho potuto recensire il libro in questione sospendendo le mie letture per qualche giorno e dormendo un po' meno. Sono stato spinto dalla curiosità di capire se le lodi di "The times" - che avrà qualche critico letterario in gamba, mi immagino - e altri giornali autorevoli fossero meritate. Mi pare di no, e ne ho voluto parlare in questo sito. Tutto qua. Ma non capisco perché lei, signor Stefano, voglia puntare il dito sulla scelta di una lettura che non avrei dovuto compiere, o una recensione che non avrei dovuto fare.
Nel corso della vita, il percorso di lettura di una persona è una via tortuosa, zeppa di amori a prima vista che talvolta si bruciano nel giro di qualche settimana, di prove, di assaggi, di visite in libreria alla ricerca di una vaga ispirazione - una figura, una quarta di copertina -, di passaparola di amici e di nemici(i libri che non leggeremo mai - ahimé - per partito preso), di recensioni su giornali e in rete. Un percorso, un cammino che non deve essere pianificato nei minimi dettagli, no. Il bello di un viaggio sta anche negli imprevisti, o nelle anonime colline che ti aspettano al di là di una curva a gomito, che non stanno in nessuna guida turistica. Partecipo come lettore al progetto di Vibrisselibri, e nutro la speranza di leggere qualcosa di bello, il che è già successo, anche se non so se arriverà nelle librerie. Non ho mai pensato che la parola best-seller sia sinonimo di rappresentatività, e tanto meno l'ho scritto. Ritengo, però, che, anche nella casualità delle scelte, vedere una decina di autori italiani in tutto in una grande libreria, significhi qualcosa. Per chi scrive, traduce, per gli editori, e gli addetti ai lavori in genere.
Concordo con lei sul fatto che alcuni autori italiani non siano considerati come si dovrebbe, e che le nostre librerie sono spesso intasate da autori stranieri assolutamente insignificanti. Sulle strategie editoriali, del resto, non ho la competenza per proferire parola. Grazie per la sua lettura.
@Ilse. Mi fa piacere di aver condizionato - nel bene e nel male - la tua lettura, riguardo alle "doppiette". C'è doppietta e doppietta. Da maneggiare con cura.
@ Giuseppe Iannozzi. Intendi dire che al peggio non c'è mai fine?
Ciao e grazie a tutti.
da Toni La Malfa il 30.09.07 12:21
Caro Toni che leggi (bravo!) tutti i commenti, rispondo con piacere alla tua domanda: “…dentro la massa cerebrale con i suoi filetti innervati, arroventati…”, “…si vanno a buttare sul letto sopra le coperte, distesi, con la lingua di fuori, stanchi, abbracciati…”, “…mentre me ne sto sempre qui, immobile, fisso…” sono alcuni estratti, a caso, dai Canti del Caos seconda parte di Antonio Moresco, che spero non si arrabbi se qui li ho riportati. Maestro - altrochè Melissa... - dei doppi aggettivi, delle ridondanze, delle opulenze, degli inarrestabili torrenti di parole, ogni punto è un respiro d’ossigeno al termine di una serie infinita di virgole in apnea, in tutti i Canti del libro. In questo romanzo ho scoperto cosa vuol dire straripare nell’arte letteraria degli ultimissimi anni (leggo solo autori di oggi, 10-12-15 libri all'anno e confesso inoltre grande ignoranza dei classici ahi!ahi!), grazie ad una scrittura fiume che spesso rompe gli argini e travolge, affogandolo, il pubblico meno preparato fisicamente, eticamente ed esteticamente. Mi sono sentito un sopravvissuto al termine della lettura, avvenuta poco dopo la pubblicazione! Babsi Jones la rimando, ora ho sul comodino Tre le pieghe delle parole e V.M.18, che ho idea che sia un altro testo “estremo”… Salute!
da Plessus il 30.09.07 16:35
l'operazione che lei ha fatto con curiosità e diletto credo che possa suscitare naturaliter una reazione che non è stata però censoria nè sgarbata.
la censura non giustifica, semmai mette a verbale: non mi pare di aver scritto così.
l'intenzione era, ma senza artificio, col gusto di unirmi alle sue parole, di ampliare la portata del suo stupore nel trovare pochi italiani sugli scaffali stranieri. non c'erano dita puntate contro nessuno.
dispiace che ci si sia incagliati sui radiohead. per me era una nota legata al sito di wu ming, non a quello classico di vincenzo cerami.
certo, i percorsi della lettura sono tortuosi. non è detto però che la non linearità sia solo a vantaggio delle melisse.
però le rilancio la questione. (continua)
da stefano il 01.10.07 00:57
Sì. C'è roba ben peggiore che non Melissa P. oggi come oggi. I libro uscì quando lei era ancora 17enne, di acqua sotto i ponti ne è passata, e tanti azzeccagarbugli nel frattempo hanno pubblicato, stuff.
da Giuseppe Iannozzi il 02.10.07 16:47
ho avuto la sfortuna di leggere questo libro poco dopo il suo grande boom.
è stata la curiosità a spingermi ma tale sentimento è sfumato dopo le prime pagine.
Scritto o non scritto da Melissa P. sicuramente è scritto male. Non ho fatto caso alle doppiette, ai mille errori....sarei stata capace di passare su tutto se , solo per 1 attimo, fossi riuscita a "sentire" minimamente il testo....
da Lucia il 11.10.07 09:56
è la cosa più desolante che ho mai letto. cosa è il suo nome.
da muerte il 27.10.07 01:02
[Ho cancellato un commento di una persona che si spacciava per Melissa P. giuliomozzi]
da Melissa Panarello il 12.06.08 00:37
ciao toni, vorrei sapere se hai visto anche il film? Pure nel libro alla fine diventa una ragaza normale?
da Ermenegildo il 26.08.08 00:25