Il correttore di bozze, di Francesco Recami
di cletus

Sapevo che Sellerio è la casa editrice delle sorprese. Lo sapevo. Nonostante questo, per un insieme di motivi che un giorno sarebbe simpatico indagare a fondo, entrato per la prima volta in una piccola libreria dalle mie parti, ho intravisto questo volumetto, con la rigorosa copertina blu oltremare con la quale sono “vestiti”i volumi di questa prestigiosa casa editrice palermitana.
E’ stato il titolo a fregarmi. Il correttore di bozze. Una figura che nel mio immaginario, complici chissà quali retaggi infantili, ha sempre esercitato un fascino un po’ sinistro.
Lo prendo, e nel corso di qualche “sala d’attesa” lo inizio a divorare restandone incantato.
E’ la struttura a risultare originale.
Dopo un primo capitolo nel quale prende l’avvio una storia che non fai fatica a definire “noir moderno”, come quelli che vanno di moda adesso, ambientato in Italia (evviva), con tutti gli ingredienti di una storia del tipo, arriva il secondo capitolo che ti spiazza totalmente.
Il secondo capitolo è scritto in prima persona indiretta e si tratta proprio del Correttore di bozze, che ripassa al microscopio il capitolo appena finito cominciando a regalare al lettore, col suo tono pacato e severo, piccole perle sul proprio mestiere.
Un mestiere strano, sempre più minacciato dall’avvento dei correttori ortografici automatici (dagli esiti spesso involontariamente comici), ma che il nostro dimostra di padroneggiare, non foss’altro per l’anzianità di servizio che dimostra di avere, e quindi forte anche di una solida esperienza.
La storia va avanti su questo doppio binario. Stregando chi legge. Via via il pathos cresce e con esso il piacere per le innumerevoli citazioni che i capitoli nei quali parla il correttore ci regalano. Sia chiaro, non che alla fine del libro si sia in grado di poter fare questo mestiere, ma la dotta esposizione del significato dei simboli, di grafie che corredano il testo, come un linguaggio in codice, danno l’idea (più che benefica) di che gran lavorio esiste dietro la stampa di un libro.
Fatale, ma ripeto, mi ha sopreso piacevolmente ugualmente, che ad un certo punto l’autore (di cui ammetto di non aver mai letto ne sentito nulla, prima), si cominci a divertire scompaginando i piani di narrazione. Cosi, in chi legge si cerca di ingenerare il sospetto che la meta narrazione non sia più tanto meta, ma vera e propria storia. Un osmosi cosi ossessiva dove il capire in che capitolo ci si trovi e chi stia parlando realmente non assume poi un’importanza cosi esiziale.
Sono le pagine migliori, il dipanarsi dell’inchiesta, i frammenti che si decompongono e si sovrappongono, come in un puzzle nel quale un regista folle decide di cambiare i tasselli e le forme ogni trenta “righi”. Vero e proprio omaggio all’intelligenza, stimola a perseguire l’antico conflitto fra ciò che appare reale, come in certi casi di strettissima attualità, e ciò che invece “è” reale davvero, il colpevole è incerto fino alla fine.
Arrivi alla fine del volume e poi ti incazzi. Ma come ? Mi intrighi, mi inchiodi a leggerti d’un fiato, mi sveli (con leggerezza e acume unici) i segreti del mestiere del correttore, mi regali attimi di pura ironia surreale (fantastici dei copia incolla da un manuale di funzionamento di un congelatore), mi tratteggi con una grazia unica le figure degli inquirenti, come il più consumato dei Simenon, e poi mi lasci cosi ? In mutande ?
Non so se per una mia tara, (leggi: incapacità di leggere oltre, qualche altro significato recondito) ma tanto dispiego di bravura, tanta coraggiosa inventiva narrativa (alludo soprattutto alla struttura dei capitoli alternati e allo sviluppo concentrico delle storie parallele) e poi tanto fuoco d’artificio si risolve in una timida peretta ?
Bah. Sarei contento se qualcun altro, qui in Bottega, si volesse divertire a leggerlo e subito dopo a scriverne le proprie impressioni di lettura.
L’ho detto all’inizio, Sellerio ha questo di buono: ti spiazza, regalandoti sempre sensazioni di lettura contrastate. Devo in ogni caso dirgli grazie per aver mantenuto in esercizio quei tre neuroni e mezzo che ancora mi sostengono.
Pubblicato da Cletus il 25.09.07 08:00
Provo a mettere in moto i miei anche i miei tre neuroni e mezzo e poi ti dico. In fatto fan sette neuroni, uno scialo.
Ciao
da Paolo Cacciolati il 25.09.07 09:21
...ops, mi ci vuole un caffè
da Paolo Cacciolati il 25.09.07 09:23
*DEVO* leggerlo! Grazie per la segnalazione, Clè!
da Gaja il 25.09.07 09:58
Bè, mi hai incuriosito... In fondo è un mestiere che, per quanto non sempre apprezzato, ha un suo fascino. Fino a qualche anno fa era una delle tante cose che avrei voluto davvero imparare a fare... Pensa un po'.
da ramona il 25.09.07 16:01
http://archivio.corriere.it/archiveDocumentServlet.jsp?url=/documenti_globnet/corsera/2007/09/co_9_070923122.xml
da cletus il 25.09.07 19:59
Non so perchè, ma già la copertina di questo libro mi attrae; credo proprio che lo leggerò, appena smaltita la pila sullo scaffale!
da matteo il 27.09.07 10:03
rasserenati, il finale in questo libro c'è, solo che mi sembrava banale metterlo alla fine, è da un'altra parte.grazie e ciao
da Francesco Recami il 28.09.07 15:32
Caro Francesco Recami,
intanto ti devo ringraziare per aver avuto la cortesia di inserire un commento qui. Credo sia la prima volta che sulla Bottega un autore replica nei commenti (ma forse sbaglio, c’e’ stato già qualcosa di Franz Krauspenhaar) ad una recensione su un proprio lavoro.
La bottega, se avrai tempo e voglia di scoprirlo, è un luogo “aperto”, corale, dove trovano spazio recensioni “particolari”, forse più che recensioni vere e proprie, delle impressioni di lettura.
Ognuno dei “bottegai”, mette sul banco ciò che a suo insindacabile giudizio ritiene possa essere di un qualche interesse, arbitro solo il proprio gusto e la voglia (a volte il piacere vero e proprio) che provoca la condivisione di un’esperienza di lettura.
Dopo questo “spottone” non petito, vengo al punto del tuo romanzo. Se non è facilmente intuibile dalla lettura del mio pezzo, a me il tuo libro è piaciuto. L’ho comprato (sei pregato di credermi) senza aver mai letto nulla prima, di te, della storia. Mi è piaciuto, come tento di spiegare, per un insieme di motivi, non ultimi quelli che mi legano ad una passione smodata per lo sperimentalismo e, ne ho dato atto, il tuo lavoro è originale nella struttura. Almeno per me, al momento, pur non classificandomi come un lettore-forte, è risultata del tutto nuova, mai letta prima.
Ma non è questo il punto.
Il punto è che qui intorno ci piace anche scrivere, oltre che leggere. E forse per farlo bene SI DEVE ANCHE LEGGERE, e leggere qualcuno che sia in grado, per affinità di gusti, per coraggio di inventiva, di farti sobbalzare dalla sedia, non può che far piacere.
Sai, a volte, per non rischiare di venir condizionato prima, se sto leggendo un libro evito volutamente di andare sul web e cercare recensioni, critiche, news relative all’autore o al testo.
Lo faccio, se del caso, dopo. Ho letto gli articoli, sui vari giornali. Ma più per confrontare le mie impressioni “genuine”, o diciamo meglio, “spontanee” a posteriori con ciò che ne dicono anche gli altri. E’ in questo senso l’invito ad altri bottegai (cosi come successo con Brautigan, proprio agli esordi della Bottega) a leggere il tuo libro, e a raccontarne qui le proprie impressioni.
Ho apprezzato la tua battuta, nei commenti. Carina. Ma non te la cavi, sai ? Anzi, a mente fredda, proprio perché il tuo lavoro mi è piaciuto cosi tanto ho trovato da ridire sul finale che mi è apparso debole, come una nota bianca (o sporca) di un grande suonatore di qualche strumento a fiato, verso la fine di un’esecuzione da manuale.
Ho reso ?
Ho dato mandato a dei detective privati di mettersi alla caccia del finale. Stanno esaminando il testo, alla ricerca dell'altra parte, cui alludi.
da cletus il 29.09.07 12:33
Salve.
Io il libro di Recami l'ho letto e l'ho anche recensito sul mio sito "AltreMuse" (http://xoomer.alice.it/altremuse). L'ho apprezzato per molti versi, anche se a mio parere gli manca qualcosa per essere un grande libro.
E' da leggere sicuramente, in ogni caso.
Saluti.
Armando
da armando il 29.09.07 16:16
Sì, forse in Bottega è la prima volta che un autore interviene sulla recensione del suo testo, ma, se ti ricordi, a me è già successo di ricevere privatamente i commenti di uno scrittore su una mia lettura del suo libro, messa qui qualche tempo fa. Nella mail c'erano ringraziamenti e spiegazioni su alcuni dubbi riguardanti il testo, espressi qui, pubblicamente. Trovo intelligente da parte dell'autore avvicinarsi così, senza paure ed educatamente, al suo pubblico. E, credimi, non è da tutti.
da ramona il 29.09.07 20:45
Anche io ho letto Recami: sia questo sia "L'errore di Platini" (secondo me splendido) e ne parlo sul blog (confortato tra l'altro da un commento dell'autore).
da antonio p. il 04.10.07 17:09
"No leggo mai i libri che devo recensire,
potrei rimanerne influenzato"
Oscar Wilde
sapevo che gli italiani sono un popolo di navigatori eccetera, e di non lettori, e invece mi rendo conto che molti sono anche i recensori, e di alto livello, spesso molto più alto di certi stimati critici, che il libro a malapena, e sottolineo a malapena, lo leggono, ma non credo in rispetto a Oscar Wilde.
Sarò della partita della bottega, Anche se sono quasi del tutto incapace di esprimere commenti che non siano negativi. Però una cosa mi lascia perplesso, leggo su questo blog e altri una frase ricorrente: "gli manca questo per essere..." "non arriva dove dovrebbe arrivare". Ma chi lo stabilisce? Evidentemente ciascuno ha il suo libro ideale, il suo modello, ma io non riesco a stabilire quale sia la fattispecie astratta alla quale commisurare la fattispecie concreta, come dice il correttore, in modo da arrivare alla sentenza. In un libro c'è quello che c'è, può fare schifo o no, ma andare a cercare quello che manca prevede che qualcuno conosca il modello. E a forza di seguire modelli e aspettative del lettore si finisce nel pantano in cui siamo, ove anche autori alle prime armi (come me) si sforzano di confezionare il prodottino che vada incontro alle aspettative. Ho scritto il Correttore di bozze proprio per andare sistematicamente contro le aspettative. Non pensavo mai che me lo avrebbero pubblicato.
Una risposta dovuta a Cletus. Il finale era obbligato: come potevo, dopo aver speso pagine e pagine a demolire l'assunto che la storia deve quadrare, farla quadrare? Il correttore mi avrebbe ucciso.
Eppure, alla fine, al correttore gli sono andato in quel posto, perché la vicenda quadra, anche troppo.
ciao
PS per uno che scrive (purtroppo la battuta "non sono uno scrittore ma uno che scrive" me l'ha fregata Veltroni)
l'occasione di scambiare opinioni con i lettori è il massimo. Chi non lo fa è solo un fesso.
da francesco recami il 05.10.07 08:57
Ahò che te devo di ? M'hai convinto.
E non sapevo che Oscar Wilde avesse coniato quella frase.
Puoi anche non credermi, ma è cosi !
Ti ringrazio ancora e forse, dovrò rileggermi le pagine finali con
maggiore attenzione.
In ogni caso, il tuo libro (lo ribadisco ancora) mi è piaciuto !
ciao e scusa ancora.
Giuseppe (Cletus)
PS. da umile fruitore delle arterie stradali romane, ho apprezzato la
sottile ironia circa le capacità letterarie del nostro attuale sindaco.
Piuttosto una domanda....ma se i libri glieli scrivono gli altri (e quindi,
presumo,
gli liberano tempo), cosa altro c'ha da fare per non pensare a come far
camminare i suoi cittadini su arterie senza ingorghi ?
Forse che la sua è una giornata ricca di inaugurazioni ?
ciao..
da cletus il 05.10.07 09:17
ho letto "il correttore di bozze". mi è piaciuto e ho scovato il "finale". devo dire che ho letto questo romanzo con un pregiudizio un po' negativo (che mi è nato da una recensione non mi ricordo letta dove né di chi): mi era parso che la "trovata" del correttore non fosse poi così originale e che rimandasse fin troppo comodamente al bellissimo "storia dell'assedio di Lisbona" di Saramago. ora non so se francesco recami si sia effettivamente ispirato a quel romanzo (e, se sì, quanto), ma se anche fosse devo dargli atto che appunto si tratta di una feconda ispirazione e non certo di un plagio né di una mortificante contaminazione. devo dire che, in aggiunta, non ho potuto non pensare a un film dei primi anni novanta "pomodori verdi fritti alla fermata del treno". chi l'ha visto e ha letto il correttore sa certo perché! questo correttore di bozze l'ho gustato davvero, con grande immedesimazione - dato il mio mestiere che non solo è stato ma in una sua parte continua a essere correggere bozze -. senza nulla togliere alla "sperimentazione" e all'inventiva, io trovo che i pregi di questo romanzo siano due: uno la credibilità del correttore ( non dico in senso realistico) che è un gran personaggio; due il coraggio di recami di chiedere molto a lettore. non solo per via del finale "nascosto" (che fa la differenza tra una non-conclusione di sapore postmoderno e una quadratura molto rassicurante) ma anche per la messa in scena di una corruzione mentale, che è sicuramente più disturbante che gratificante per chi legge. ho letto anche il romanzo "l'errore di platini" e trovo che sia un bel libro anche quello. sicuramente molto meno "originale" ma decisamente incomodo. l'ho letto domenica e continuo a pensarci perché non un libro che lasci tranquilli. (lì però, mi permetto, il finale è l'unica cosa brutta del libro. fosse solo inutile sarebbe un peccato veniale, è che mi pare proprio fuori asse, anche "narratologicamente".) comunque grazie a cletus per questa lettura. non fosse per lui, mi sarei lasciata fermare da quella recensione di cui dicevo e non avrei mai letto nessuno dei due libri che invece consiglio a tutti.
da paolab. il 10.10.07 10:00
Oh allora son fortunata... il libro non l'ho ancora finito e posso trovare il finale...
In effetti Cletus, ci siamo arrivati in modo simile all'acquisto del libro... e se non scrivevi di guardare qui... potevo dire che neanch'io leggo le recensioni prima del libro! Uff. Adesso sarebbe una bugia.
da tiptop il 19.05.08 22:52