22.08.07

Piccoli contrattempi del vivere, di Grace Paley

di cletus

la copertina del libro

Devo esser grato, in qualche modo, a Giulio Mozzi, dal marzo scorso, quando l’incredibile vicenda di Alex Fringberger è assurta agli onori della cronaca, se ho potuto trovare, dopo tanto vano peregrinare, il quindicinale Stilos, giusto nell’edicola più fornita vicino casa.

Se non avessi preso ad acquistarlo, e leggerlo avidamente, nulla avrei mai saputo circa la Signora Grace Paley. Proprio da quelle colonne ho letto l’entusiastica critica al suo, recentemente ristampato per Einaudi, L’importanza di non capire tutto.

Una volta in libreria, l’ho preso, cominciandolo a leggere e ad apprezzarne la grazia ( di nome e di fatto) , condividendo, a posteriori, il giudizio più che positivo espresso dalla recensione.
Dall’ultima di copertina ho appreso che la nostra, aveva dato alle stampe anche una raccolta di racconti, giudicata da qualche amica, eccezionale.
Ho dato credito a tutto questo coro di consensi, e insieme ad altri testi ordinati online, ho ricevuto, giusto pochi giorni prima di partire, il sospirato volume (Piccoli contrattempi del vivere, edito da GIUNTI nel 2001)tradotto da Sara Poli.
L’ho messo in valigia e devo dire mai scelta fu più felice.
E’ raro imbattersi in una serie di racconti, uno più pregevole dell’altro. Scritti con una prosa sospesa fra la poesia e il più crudo reale. Da vera maestra, l’autrice sforna profili essenzialmente di donne collocate in quel magmatico periodo che va dagli anni subito successivi alla grande depressione, fino a quelli del secondo dopoguerra, giusto un attimo prima dell’avvento delle protagoniste del cosiddetto “baby-boomers”. La raccolta è stata pubblicata nel 1950. Un decennio cruciale, la cui modernità è oggetto tutt’oggi di studi sociologici. L’ambiente è quello degli immigrati alle prese, chi con la ricostruzione, chi con i postumi di un conflitto vissuto da lontano, d’accordo, ma che li vede, per via delle purtroppo tristi implicazioni religiose, oggetto di odiose persecuzioni.
Tutto l’umorismo yiddish, trapela dall’approccio che costoro hanno con la vita, con le storie d’amore, vissute, attraverso molti dei personaggi di questo racconto a cavallo fra la totale dedizione e una sorta di disincanto salvifico. E’ il tono, spesso svagato, a renderceli leggeri, a lasciarci trasportare nel divenire di queste storie che con rara abilità, lasciano che sia il lettore a dipanare il punto di svolta. La Paley, col suo tono dimesso, traccia attraverso i dialoghi scarni, tutta l’amarezza, e insieme la fierezza del non darsi mai per arresi. Cosi la solidarietà di questi nuclei familiari, i prodromi del disfacimento dell’istituzione famiglia, prefigurano le venture step-family, prima che si appalesino come la risultante di una crisi che l’autrice lascia intendere troppo ampia per poter essere sussunta e calata a forza (svilendo per eccesso di animo sociologico il portato della narrazione).
La capacità di sintesi, l’asciuttezza della prosa, come detto, forse non potevano altrimenti dar luogo ad altro che non fossero racconti. Si lasciano leggere, uno dopo l’altro, con piacere via via crescente, fino a quando, a fronte di tanto diletto, viene da chiedersi, giunti alle pagine finali…”beh, già finito ?”.

La Paley, con il suo particolare punto di vista, assegna a chi volesse perpetuarne le mosse, un’altra maniera di intendere il racconto. La capacità di fondere situazione appena abbozzate, con la delicatezza di un’acquerello, con la precisione chirurgica di molte delle sue descrizioni, dei dialoghi e delle battute, con una veridicità prossima ad una fotografia, spesso in bianco e nero, ma proprio in virtù di questo, ammantata di una vena poetica viva ed attenta.
La coppia, l’amore, le donne che restano sole, per scelta o per necessità, poco importa qui, sono i temi sui quali si soffermano. Sono racconti che dicono con una precisione assoluta di un’epoca a noi lontana, ma maledettamente attuale, nel succedersi delle dinamiche “senza-tempo” che caratterizzano i rapporti fra uomini e donne. Inutile dire che sono quest’ultime ad averne, in ultima istanza, la meglio.

Da leggere.

Pubblicato da Cletus il 22.08.07 01:53

COMMENTI

Anch'io ho amato moltissimo questa raccolta.

Belissimo blog, mi complimento con la volenterosa accolita :)

Simona

da Simona il 18.09.07 15:43

(scusate per l'errore di battitura... "bellissimo" ovviamente...)

da Simona il 18.09.07 15:45




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