30.07.07

Roberto Michilli: Desideri (2005)

di Bartolomeo Di Monaco
[tutte le "letture" di Bartolomeo Di Monaco]

Fernandel editore

DesideriClasse 1949, Michilli esordisce nel romanzo ad un’età già adulta, ma non è nuovo alla letteratura. Alle sue spalle ci sono: alcuni libri di poesia, l’aggiudicazione, nel 1997, del Premio Teramo e la partecipazione come finalista al Premio Assisi per l’inedito. È abbastanza per affermare che egli giunge a questo esordio con una buona esperienza formativa.
Il romanzo è ambientato a Teramo, la città in cui l’autore vive. È costituito da un insieme di quattro storie (Valerio e Angela; Elio; Claudia; Deborah) legate l’una all’altra da una sorta di mal di vivere e di desideri da realizzare, spesso spinti all’eccesso.

Tutte fanno capo al negozio Foto Ottica degli amici Antonio e Claudia, giacché questi personaggi hanno un’altra cosa in comune, la passione per la fotografia. È in questo ambiente che il destino riserva ai protagonisti l’occasione di trasformare il loro malessere in un forte desiderio, in un progetto. La vita pare allora illuminarsi, l’energia e la voglia di protagonismo ritornano come da un nascondiglio segreto; sul volto ricompare il sorriso, ci si libera, almeno per un tratto di strada, di quella “scimmia” che ci era salita sulle spalle e sembrava non volersene andare più.
Ma se ne va davvero? No. È tutta apparenza. In realtà, l’autore crea intorno alle storie un alone di mistero. I personaggi sembrano appartenere a un mondo che non è proprio il nostro. Si muovono a contatto di sensazioni, incertezze, timori, anche paure, che fanno presagire l’ignoto, l’arcano, il non razionale. È, questa, la cifra stilistica che Michilli imprime alla sua scrittura, peraltro piacevole e limpida, consumata già da un’abilità e da una esperienza che meravigliano in un esordiente. La storia intitolata “Elio” ne è un esempio.

Si è già detto che il romanzo è costruito su storie che s’intrecciano. L’autore le avvia, ci lascia col fiato sospeso e le riprende al momento giusto, con una sapiente bravura. Le interruzioni, infatti, sono scadenzate in modo tale che non avremmo voluto che succedessero in quel punto, così che resta in noi, accanto ad una impazienza che comincia a dominarci, il desiderio di conoscerne il seguito quanto prima. Un tale modo di strutturare il libro, che ha i suoi precedenti nei grandi autori del passato che facevano anticipare l’edizione definitiva delle loro opere dalla pubblicazione a puntate, si rivela la molla che imprime il movimento perpetuo al romanzo. Si può anche cogliere una certa rassomiglianza con la struttura dei testi teatrali, divisi per atti e, in particolare nel nostro caso, in scene. Tracce di Hoffmann si riscontrano nell’atmosfera che circonda le storie, in particolare quella di Elio Santi, in cui fa capolino qualche reminiscenza de Il mastino dei Baskerville di Conan Doyle.

Una scrittura pulita, di stampo tradizionale, senza scosse, ed una insospettata padronanza nella descrizione delle scene ci accompagnano nel viaggio, rendendocelo gradevole e ricco di suspence. Si pensi, ad esempio, alla scena che si svolge tra la maga Armida e il personaggio ossessionato dalla conquista di Deborah, la bella ragazza di cui si è invaghito. La lunga scena che si svolge tra quest’ultimo e la vecchia laida è resa con mano ferma, controllata, da cronista dell’evento; come pure allo stesso modo è reso l’appuntamento di un altro personaggio, Angelo, con la prostituta Lisa. Anche la storia della casa misteriosa che Elio decide di acquistare denota un’abile tessitura condotta su di un registro che si muove in sintonia con i tempi lenti e misurati degli accadimenti.

Il desiderio è il punto d’indagine dell’autore. E il desiderio
è sempre mosso da un istinto che ha a che fare con il mistero che è dentro ciascuno di noi, in grado di sorprendere e scandalizzare perfino noi stessi, come accade a Claudia.
I racconti, che fotografano situazioni ricorrenti nel quotidiano e perciò non sconosciute al lettore, riescono ciò nonostante a sollevare quel pizzico di curiosità e a scuotere la latente morbosità che si nasconde in noi. Sono molle che si tendono per tutto l’arco del libro e ne determinano il piacevole risultato. Ad esempio, la relazione tra il marito di Margherita e la cugina di lei, Deborah, pur connotata da una attrazione prettamente sessuale (“Le gambe sono il suo punto forte. Le ha lunghe e tornite, e portano a spasso il più bel culo del mondo”) riesce a trasformarsi in un incubo anche per il lettore, che si domanda come quella relazione possa concludersi e si cimenta in congetture che mettono in realtà allo scoperto una partecipazione che lo accomuna e lo lega al protagonista. Ossia, il desiderio ci spinge verso una ancora più potente irrazionalità, capace di incantarci fino a distruggerci, se non riusciamo a fermarci in tempo. L’irrazionalità lotta continuamente con la ragionevolezza che guida la nostra vita, nell’ostinato tentativo di scavalcarla e prenderne definitivamente il sopravvento. È qualcosa, insomma, di più terribile della lotta perenne tra il bene e il male.

Va detto che l’autore racconta il desiderio come fatto normale e naturale, non v’è forzatura né compiacimento, tutto accade perché sta nei disegni segnati e nascosti nella esistenza di ciascuno di noi, ma gli avvenimenti che si susseguono tracciano proprio dentro lo stesso desiderio la soglia invisibile superata la quale ci si trasferisce altrove, nel mondo che non conosciamo e ci spaventa.
Non a caso, nella storia di Deborah, il protagonista ad un certo punto si domanda: “Dove saremmo andati a finire di quel passo? Una parte di me lo sapeva, e ne era terrorizzata.”
Il desiderio è, dunque, una componente essenziale ed irrinunciabile della vita, ma è al contempo la minaccia che incombe su ciascuno di noi, ove fossimo tentati di esplorarlo fino in fondo. Scopriremmo che il piacere e il dolore, la ragione e la follia, si congiungono là dove si scorge la luce di un altro mondo in cui è possibile vivere solo se siamo disposti a non essere più noi stessi.

Pubblicato da Bartolomeo Di Monaco il 30.07.07 11:28

COMMENTI

Direi che è la stagione più azzeccata per questa lettura...
Ciao

da Paolo il 30.07.07 22:31

Direi di sì,Paolo. Ti aspetto a fine agosto.

da Bartolomeo Di Monaco il 31.07.07 08:05