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30.07.07
Supernova Express, AA.VV.
di Lorenzo Ireni
Supernova Express ha un merito: quello di sorprendere e fotografare un inizio. Il movimento connettivista, partito fra indugi e ripensamenti e poi rapidamente trascinato in velocità verso imprecisati orizzonti, traccia con questa antologia un primo bilancio delle proprie esperienze, visioni e capacità espressive. Come in tutti gli inizi, molto vi si trova di indeciso; ma tale indecisione è anche apertura, rinuncia ai pregiudizi. Tentare innesti vietati o ignorati nella pratica comune dell'artigiano di fantascienza, riscoprire vecchi marchingegni, scavare gallerie verso insospettati cieli sotterranei: gli scrittori connettivisti sperimentano così il paradigma olografico, a dimostrazione che in ogni frammento della realtà si manifesti il tutto. Vano, dunque, porre dei confini di genere: è invece la contaminazione che meglio si presta a narrare il vero.
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Pubblicato da errore404 alle 12:08
Roberto Michilli: Desideri (2005)
di Bartolomeo Di Monaco
[tutte le "letture" di Bartolomeo Di Monaco]
Fernandel editore
Classe 1949, Michilli esordisce nel romanzo ad un’età già adulta, ma non è nuovo alla letteratura. Alle sue spalle ci sono: alcuni libri di poesia, l’aggiudicazione, nel 1997, del Premio Teramo e la partecipazione come finalista al Premio Assisi per l’inedito. È abbastanza per affermare che egli giunge a questo esordio con una buona esperienza formativa.
Il romanzo è ambientato a Teramo, la città in cui l’autore vive. È costituito da un insieme di quattro storie (Valerio e Angela; Elio; Claudia; Deborah) legate l’una all’altra da una sorta di mal di vivere e di desideri da realizzare, spesso spinti all’eccesso.
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Pubblicato da Bartolomeo Di Monaco alle 11:28
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24.07.07
Il crollo delle aspettative. Scritti insurrezionali su Milano, di Luca Doninelli

di Giorgio Fontana
Gioco degli aggettivi. Milano: crudele, piovosa, grigia, industriale, ipocrita, finta, falsa, costosa, fighetta, decaduta, superficiale, inquinata, cattiva, brutta, palazzona, modaiola, incamminabile.
Milano. Questa città mi ossessiona da sempre — ci ho gravitato attorno per anni, passato la tarda adolescenza e la giovinezza con rapide incursioni, l’ho navigata in auto da cima a fondo, fra poco più di un mese mi ci trasferirò. E per Milano ho sempre provato una forma viscerale d’odio e disprezzo, che però sapevo essere in parte figlia di un luogo comune. Il mio odio si fermava lì, alla superficie, ai commenti vomitati con rabbia, sotto la pioggia, di fronte alle birre da cinque euro e oltre, di fronte a una città perbenista e invivibile, che quasi azzera il grado di sopravvivenza. Ma non sono mai stato in grado di analizzarlo correttamente, trovarne le motivazioni profonde. Finché non ho letto questo libro.
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Pubblicato da Giorgio Fontana alle 17:57
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22.07.07
Torineide #2 – Via di scampo di Stefano Jay Bozzo

di Paolo Cacciolati
Il protagonista ha una foresta di arbre magique in macchina. Gli alberelli servono per cancellare l’odore della ex moglie. La macchina serve per rimorchiare prostitute. Quasi sempre in un parcheggio. Quando vuole festeggiare, ne porta due a casa.
Il protagonista sul lavoro vagheggia ideali xenofobi, deride i colleghi più giovani, approfitta della gerarchia per insultarli, metterli in condizione di inferiorità.
Il protagonista appena uscito di casa si apposta per affrontare il primo passante con una mazza da baseball, fracassargli il cranio, derubarlo, fuggire con un’auto rubata, bruciare i rossi, stirare pedoni e raggiungere il capo mafia. Poi soddisfatto posa il joypad della playstation.
Il protagonista vede per strada un giovane africano avvicinarsi a una macchina, allungare una cosa al conducente, che sorride sgommando via; così il nostro gli piomba alle spalle, estrae una pistola, lo pesta finchè non sputa dalla bocca quattro palline bianche. Un ultimo calcio in faccia e si allontana felice con il bottino. Senza joypad.
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Pubblicato da Paolo Cacciolati alle 19:43
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16.07.07
Le affinità elettive, J. W. Goethe
di Ramona
In vacanza di solito si legge qualcosa di lieve, poco impegnativo, divertente o giù di lì. Qualcosa che non faccia pensare troppo, ché sotto l’ombrellone il cervello è già abbastanza cotto dal sole per farlo sciogliere ancora. L’ideale dunque sono gialli che per colpevole abbiano il maggiordomo, o romanzi rosa con un tocco hard, tanto perché, come detto, il sangue già ribollisce… O magari qualcosa di demenziale, che ci lasci il gusto di sbellicarci per un nulla prima di alzarci dall’asciugamano e andare a raccontare la barzelletta ai pesci.
Questo di solito, e io, di solito, non faccio eccezione.
Eppure quest’anno la mia scelta è stata insolita. Come pure la mia vacanza, in fondo … Ma questa è un’altra storia.
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Pubblicato da Ramona alle 20:21
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Adesso Tienimi, Flavia Piccinni
Cari lettori di Bottega, in questi giorni almeno 4 persone di cui mi fido assolutamente, mi hanno parlato di un libro. In questo momento non ho potuto leggerlo, ma mi ha incuriosito. Così vi segnalo la recensione, promesso che lo leggo poi e dico la mia, che ne fa Maura Gancitano su Bombasiclia, eccone un breve assaggio: "Adesso tienimi, romanzo d’esordio di Flavia Piccinni appena uscito per Fazi, è un libro urgente.
E non è solo la capacità di scrivere della giovanissima autrice (ha appena vent’anni) che mi porta a dirlo. Flavia racconta questa storia perché la deve raccontare, senza paura di fare male, senza voglia di scandalizzare.
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[In Bottega, un'altra lettura dello stesso libro]
Pubblicato da Demetrio Paolin alle 10:01
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15.07.07
Honoré de Balzac: La cugina Bette (1846). Seconda parte
di Bartolomeo Di Monaco
[tutte le "letture" di Bartolomeo Di Monaco]
Trad. Lucio Chiavarelli
Subito sotto la Prima parte
La cugina Bette si è messa all’opera, dunque, ma i suoi movimenti restano nell’ombra: “vi dominava come una potenza occulta, alla maniera dei gesuiti.” Ella sa scegliere le strade più sicure per colpire al cuore la famiglia Hulot. Quando il barone è al colmo della felicità, poiché è riuscito a far sposare la figlia Hortense al timido scultore Wenceslas, divenuto celebre, ed ora perciò può coltivare la sua passione per la bella e scaltra Valérie, la perfida cugina mette sulla strada della cortigiana il ricco Crevel. Questa capisce subito che può mungere molto denaro dalle debolezze dell’ex bottegaio, e così comincia ad “abbindolare per bene quest’uomo nel quale vedeva una cassaforte a getto perpetuo.”, sapendo bene che “I raggiri dell’amore venale hanno un fascino e una grazia maggiore di quelli dell’amore autentico.”
Valérie è disegnata come donna diabolica, alla quale nessun uomo può resistere, se ella non vuole, mossa cinicamente dall’interesse per una vita agiata e invidiata: “attirava tutti gli sguardi, eccitava tutti i desideri dell’ambiente dove brillava sola e incontrastata.”; in breve era riuscita a racimolare ben “centocinquantamila franchi di risparmi.” Soggetto che pare muoversi in autonomia, dotato di una spiccata personalità, ma in effetti è dai disegni revanscistici di Bette che la sua vitalità prende le mosse: “Lisbeth pensava, la signora Marneffe agiva. La signora Marneffe era l’accetta, Lisbeth era la mano che l’impugnava”.
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Pubblicato da Bartolomeo Di Monaco alle 09:26
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Honoré de Balzac: La cugina Bette (1846). Prima Parte
di Bartolomeo Di Monaco
[tutte le "letture" di Bartolomeo Di Monaco]
Trad. Lucio Chiavarelli
Se rimaniamo ammirati dei venti volumi che costituiscono il ciclo dei Rougon-Macquart di Zola, che dire della Commedia Umana, “forse il più vasto ciclo narrativo mai tentato da uno scrittore”, come si legge nella quarta di copertina dell’edizione 2003 di questo romanzo, pubblicato dalla Newton & Compton. Si resta addirittura annichiliti ove si pensi che Balzac scriveva congiuntamente due romanzi, questo e “Il cugino Pons”, che chiuderà il monumentale ciclo che si svolge tutto tra il Primo Impero e l’età di Luigi Filippo.
De La cugina Bette, Balzac scrive all’amata contessa polacca Eveline Hanska che, rimasta vedova nel 1841, l’autore sposerà il 14 marzo 1850, ossia qualche mese prima della sua morte, avvenuta il 18 agosto dello stesso anno: “terribile romanzo, poiché il carattere della protagonista è un miscuglio di mia madre, della signora Valmore e di zia Rosalie.” È noto l’odio per la madre, ma Balzac detestava anche la zia di Madame Hanska, Rosalie, che dall’alto della sua nobiltà trattava l’autore da miserabile parvenu.
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Pubblicato da Bartolomeo Di Monaco alle 08:55
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09.07.07
Chiamata per il morto, di John Le Carré (e qualche considerazione su George Smiley)
di giuliomozzi
Ho appena finito di leggere - per la quarta o quinta volta in una decina d'anni - il romanzo di John Le Carré Chiamata per il morto (la copertina qui a fianco è quella della prima edizione italiana: cliccandoci sopra la ingrandite). Secondo me è uno dei romanzi migliori di Le Carré. Secondo me i romanzi migliori di Le Carré sono quelli che hanno per protagonista George Smiley. Di certi romanzi come Tutti gli uomini di Smiley o L'onorevole scolaro finisco col rileggere solo i capitoli nei quali compare George Smiley. Ho letti alcuni romanzi di Le Carré nei quali George Smiley non compare e mi sono sembrati generalmente brutti: La tamburina, in particolare, è orrendo. Di La casa Russia si salvano solo i primi tre capitoli, nei quali vive un personaggio che alla fine del capitolo tre scompare per sempre dalla storia. Da queste mie esperienze di lettura inferisco che Le Carré non è esattamente un romanziere: è piuttosto l'inventore di un personaggio. Che ha attraversata tutta la sua opera (compare, come personaggio minore, anche in Lo specchio delle spie e in La spia che venne dal freddo e fa la sua ultima apparizione, credo in Il guardiano notturno: credo, dico, perché mi è mancato il cuore di leggerlo).
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Pubblicato da giuliomozzi alle 22:42
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01.07.07
Editori disperati
di giuliomozzi
Osservate, vi prego, la copertina riprodotta qui a fianco. Leggete il titolo. Diary of a Mad Housewife. Ora, facciamo un esperimento. Copiamo le parole "Diary of a Mad Housewife". Apriamo Babel Fish, notissimo (e abbastanza famigerato) servizio di traduzione automatica. Incolliamo le parole "Diary of a Mad Housewife" nell'apposita finestrella. Chiediamo una traduzione dall'inglese all'italiano. Risultato: Diario di una casalinga pazza. Perfetto. C'eravamo già arrivati anche noi.
Questo romanzo (che è del 1967) è ora pubblicato anche in italiano. La traduzione è di Gaja Cenciarelli, bottegaia di questa onorevole Bottega di lettura. Il 9 aprile scorso Gaja, in un articolo pubblicato in BombaSicilia (leggilo), Gaja scriveva:
"Diary of a Mad Housewife è il titolo inglese di uno degli ultimi due libri che ho tradotto e che uscirà – spero a breve – per una grande casa editrice. Diario di una casalinga pazza. La prima edizione di questo romanzo è del 1967: in Italia non è mai stato tradotto. Tuttavia è arrivato al grande pubblico sotto forma di film nel 1972.
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Pubblicato da giuliomozzi alle 14:51
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