01.07.07

Editori disperati

di giuliomozzi

Osservate, vi prego, la copertina riprodotta qui a fianco. Leggete il titolo. Diary of a Mad Housewife. Ora, facciamo un esperimento. Copiamo le parole "Diary of a Mad Housewife". Apriamo Babel Fish, notissimo (e abbastanza famigerato) servizio di traduzione automatica. Incolliamo le parole "Diary of a Mad Housewife" nell'apposita finestrella. Chiediamo una traduzione dall'inglese all'italiano. Risultato: Diario di una casalinga pazza. Perfetto. C'eravamo già arrivati anche noi.
Questo romanzo (che è del 1967) è ora pubblicato anche in italiano. La traduzione è di Gaja Cenciarelli, bottegaia di questa onorevole Bottega di lettura. Il 9 aprile scorso Gaja, in un articolo pubblicato in BombaSicilia (leggilo), Gaja scriveva:

"Diary of a Mad Housewife è il titolo inglese di uno degli ultimi due libri che ho tradotto e che uscirà – spero a breve – per una grande casa editrice. Diario di una casalinga pazza. La prima edizione di questo romanzo è del 1967: in Italia non è mai stato tradotto. Tuttavia è arrivato al grande pubblico sotto forma di film nel 1972.

"Il titolo del film era Diario di una casalinga inquieta.

"Ma la protagonista era ben più che inquieta: era una donna sposata a un avvocato ossessivo e opprimente, il cui unico interesse era far colpo sul jet set, si rende conto di star perdendo progressivamente il controllo della sua vita.

"La protagonista si sente pazza.

"Ora, è evidente che inquieta e pazza sono termini diversi tra loro quanto può esserlo una carezza da un pugno nello stomaco. Ed è altrettanto evidente che alla base di questa scelta deve esserci stata una motivazione “consolatoria”: «Non “spaventiamo” il pubblico, pazza è un po’ troppo forte» (Mi par quasi di sentirli). Ebbene la traduzione è scelta, sì. Una scelta continua, perenne, (spesso noiosissima e frustrante). Ma non è, e non deve essere, consolatoria. Si sente spesso dire in giro Traduttori, traditori. Ecco, ciò che si richiede, prima di tutto, a un traduttore – e sembrerà un luogo comune, ma non si ribadisce mai abbastanza – è la fedeltà".

Qui a fianco vedete la copertina dell'edizione italiana di questo romanzo, pubblicata da Einaudi. Il titolo è: Diario di una casalinga disperata. Evidentemente il titolo non è dovuto alla traduttrice. Quale sarà stata mai, mi domando, la ragione di una scelta così bizzarra? Forse che, con ardito volo diagnostico, l'editore ha intravisto nella disperazione la causa della follia della nostra eroina?

Ma no.

Semplicemente, come tutti sanno, esiste una serie televisiva che s'intitola Casalinghe disperate, Desperate Housewives. Questa serie ha una caratteristica: è una serie televisiva figa. Non è esattamente per tutti. E' per quel pubblico che ha apprezzato Sex and the City o Dr House. Quel pubblico che consuma quei prodotti di massa che vengono percepiti non come prodotti di massa ma come prodotti di nicchia. Una nicchia che è quasi un'élite.

"Ora", immagino che si saranno detti quei cervelloni che hanno lì all'Einaudi, "noi siamo una casa editrice di massa. Peraltro, la nostra immagine quella è di una casa editrice che non pubblica libri di massa per la massa beota, bensì di casa editrice che riesce prodigiosamente a pubblicare, talvolta con quantitativi di massa, libri raffinati. Il nostro compratore ideale è esattamente quel tipo che si guarda Sex and the City e Dr House convinto di farsi un'esperienza di élite di massa. E infatti, finita la puntata, si butta subito su qualche forum o qualche blog per far sapere che lui quella puntata l'ha vista, e per scambiarsi pacche sulle spalle con gli altri milioni di persone che hanno condivisa con lui questa esperienza di élite. Quindi, piuttosto che Diario di una casalinga pazza, chiameremo questo romanzo Diario di una casalinga disperata", nella speranza che diventi un must".

La cosa divertente è che questa scelta danneggia irreparabilmente il romanzo. Infatti, ne accorcia la vita.

Essendo la vita dei veri prodotti di massa (come Desperate Housewives) destinata a essere assai breve*, quando Desperate Housewives sarà diventato, esattamente come I ragazzi di Padre Tobia o Chissà chi lo sa?, un oggetto d'altri tempi (cosa che tende ad avvenire sempre più velocemente), trascinerà nel proprio oblio anche il libro. (Dirò di più. Io, che non sono un consumatore di quel tipo di prodotti di massa, se in libreria avessi posato lo sguardo su questo libro, avrei pensato: "Oddio, hanno fatto anche il romanzo", e sarei passato oltre).

Pensate a quanti titoli di quotidiani parodizzano titoli di romanzi celebri: quante "morti annunciate", quante "insostenibili leggerezze", quanti "è uscito dal", quanti "io speriamo", quanti "tre metri sopra" o "tre metri sotto" abbiamo letti nei giornali in questi anni?

Ebbene: il giornale è quella cosa che oggi si legge con estremo interesse, e domani ci si incarta il pesce o ci si fa il fondo della gabbia dei canarini. Se un editore titola "a effetto" i romanzi che pubblica così come si titolano "a effetto" gli articoli di giornale, vien da pensare che per quell'editore i romanzi sono una cosa che oggi si legge con estremo interesse, e domani...

Peraltro Gaja, che se l'è tradotto tutto parola per parola, mi dice che questo romanzo è "molto bello". Quindi lo comprerò e lo leggerò.


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* Certo: tra cinquant'anni ci saranno ancora (è la coda lunga, bellezza) degli appassionati collezionisti di puntate, foto, interviste degli attori, articoli d'interpretazione sociologica e costumologica eccetera.

[tutti i libri della Bottega] [tutta la narrativa statunitense]

Pubblicato da giuliomozzi il 01.07.07 14:51

COMMENTI

Complimenti a Gaja.

da Bartolomeo Di Monaco il 01.07.07 16:31

Non me ne intendo.
Ma, tanto per dire, accade che i titoli mutino nel tempo in base agli interessi dei lettori dedotti dagli editori. Ad esempio "Ma gli androidi sognano pecore elettriche?" è diventato "Cacciatore di androidi" e persino "Blade Runner" (dal celeberrimo film tratto dal romanzo).
Fra qualche anno, forse meno, il romanzo tradotto da Gaja potrebbe ritornare al titolo originale con la casalinga pazza o -se un altro aggettivo potrebbe attirare meglio l'attenzione nelle considerazioni dell'editore- stordita, fusa o, chissà, anche stanca :)
Be', almeno l'editore non ha spinto con una copertina "desperate" :)

da gattostanco il 01.07.07 19:14

Però. Di desperate housewife non ho mai visto una puntata. Ma un libro dal titolo Diario di una casalinga pazza non mi attirerebbe mai in libreria. Diario di una casalinga inquieta, sì, perché l'aggettivo mi intriga aprendomi l'immaginario verso possibili trasgressioni. Diario di una casalinga disperata (aldilà che come suono lo abbia già nelle orecchie, o forse proprio per quello...) lo comprerei oggi come penso domani o prima della serie tv perché me sento vicino, vero, sempre attuale, possibile, mi piace. Io lo trovo un titolo bellissimo.

da patrizia il 02.07.07 08:36

Sì, Patrizia, ma al di là di cosa ti intrighi e cosa no, di cosa potrebbe vendere di più e cosa no, non credi che sarebbe quantomeno doveroso rispettare il titolo originale di un libro o di un film?

da Martino il 02.07.07 14:37

Però c'è da dire che anche per testi italiani il titolo viene scelto dall'editore e non dall'autore, giusto?
Non sempre, ma succede.
Chiaro che in questo caso la scelta di solito ammicchi più dalla parte del marketing che dell'opera letteraria.
In alcuni casi, comunque, la scelta editoriale è pessima (o similare, stile "Se mi lasci ti cancello" come film che si intitolava: "The eternal sunshine of the spotless mind"), ma al di là di questo: siamo sicuri che sia stata Sue Kaufman a scegliere come titolo del suo libro "Diary of a Mad Housewife"?
(così, tanto per cercare il pelo nell'uovo)

da Roberto Tossani il 02.07.07 15:56

concordo con roberto. ad esempio, il titolo originale del mio libro era tutt'altro.

da giorgio fontana il 03.07.07 11:22

Tra le tradizione più clamorosamente nefaste, ricordo "The raven" (dall'omonimo testo di Poe) di Roger Corman, maldestramente offerto al pubblico italiano come "I maghi del terrore". Tra l'altro in quel film c'è la prima risata diabolica di Jack Nicholson.

da Martino il 05.07.07 00:43

Martino, che dire di Crescendo Caino ? (Raising Cain di Brian De Palma) tradotto in un banale "Doppia personalità" ?

da cletus il 05.07.07 10:24

Io riprendo quel che ha detto Roberto: "The eternal sunshine of the spotless mind" tradotto in "Se mi lasci ti cancello" è *orribile*.
Quanto al resto: è vero. Nessuno può sapere se il titolo del libro in originale fosse quello voluto dalla Kaufman. C'è da dire, però, che l'autore in alcuni casi ha voce in capitolo, per la mia esperienza. E la Kaufman, all'epoca, aveva una voce "tonante". Il libro è stato una sorta di imprescindibile Baedeker del femminismo americano, e dopo averlo letto e tradotto (è anche piuttosto lungo) posso dire che "Diario di una casalinga pazza" è un titolo più che adatto.
@Patrizia: sono d'accordo con Martino. Diciamo che i gusti personali dovrebbero essere lasciati da parte. Nel senso che, per esempio, io concordo con Giulio. Non mi avvicinerei mai a un libro che si intola "Diario di una casalinga disperata" (e sbaglierei, perché merita moltissimo!). Il punto non è questo, il punto è che la casalinga in questione non è disperata. Si sente proprio pazza (e forse un po' lo è ;-))...

da Gaja il 05.07.07 13:23

Che poi, se non mi sbaglio, Giulio: "Fantasmi e fughe" aveva un altro titolo, no?
Mentre "Il culto dei morti nell'Italia contemporanea" per fortuna è sempre stato "Il culto dei morti nell'Italia contemproanea".

da Roberto Tossani il 05.07.07 16:33

Che se poi evitassi i refusi sarebbe anche meglio.

da Roberto Tossani il 05.07.07 16:34

Io proporrei: "Diario di una casalinga furiosa", usando la parola "furiosa" nel senso dell' "Orlando furioso".

Rispondo a Roberto sui titoli dei miei libri. Per uno avevo proposto: "Tutto perfettamente vita". L'editor (Paolo Repetti) mi disse: "Sembra uno scioglilingua", e mi invitò a ripensarci. Ci ripensai e dissi: "La felicità terrena" (anche perché, nel frattempo, avevo concepito il titolo simmetrico: "Il male naturale").

Per un altro avevo proposto titoli vari, tutti piuttosto incerti, tipo "Il giovane scrittore ambulante", "A piedi" e simili. Non piacevano a me e non piacevano all'editore. A un certo punto proposi: "Fantasmi e fughe" e l'editor (sempre Paolo Repetti) disse: "Assolutamente no. Sembra un libro di saggi". Ne discutemmo e lo convinsi.

Per un altro avevo proposto: "Il culto dei morti nell'Italia contemporanea". L'editor (Mauro Bersani), sentito il commerciale, mi disse: "Ogni volta che qusto titolo viene pronunciato, c'è qualcuno che si tocca le palle". Gli proposi di aggiungere come sottotitolo: "Un libro per chi ha le palle". Ci ridemmo sopra. Al commerciale fu spiegato che il titolo era quello, e stop.

Conclusione: in entrambi i casi in cui il titolo è stato modificato, discutere con l'editor è stato utile. In entrambi i casi il titolo del libro è stato, alla fin fine, trovato da me. In entrambi i casi mi pare che il titolo scelto sia migliore di quello scartato. Nel terzo caso, l'editor è stato mio complice nel sostenere un titolo "difficile", imponendolo al commerciale.

da giuliomozzi il 06.07.07 11:16

Clè... consoliamoci pensando che con quel titolo hanno mascherato uno dei peggiori film di De Palma. Per "The raven" fa incazz... soprattutto che col titolo italiano si perde completamente il legame con Poe, che è la ragion d'essere del film.

da Martino il 06.07.07 11:23

Ecco, "furiosa" mi sarebbe andato più che bene.
Quello che dici tu, Giulio, non fa che confermare ciò che ho pensato anche io. Sicuramente la Kaufman, se non l'ha scelto, ha quantomeno approvato il titolo originale. Quel "mad" ha una forza dirompente e il suo romanzo altrettanto. Tra l'altro era una scrittrice che si faceva sentire (il suo parere era imprescindibile)... ;-)

da Gaja il 06.07.07 11:56

Per Martino. Sicuramente a chi scrive, confeziona, traduce, distribuisce, espone il libro, dei miei gusti e di cosa mi intriga non interessa nulla, ma dal momento che il libro c'è e a me fruitore arriva con quel titolo lì c'entra moltissimo se mi intriga o no perché vuol dire che io lo comprerò oppure no. Quanto al doveroso rispettare il titolo originario... dipende perché magari un titolo dato in un certo modo vende più di un altro e il fine anche dell'autore, mica solo dell'editore, penso sia di vendere quante più copie possibile. Comunque volevo esprimere solo un gusto personale e non filosofare su cosa è eticamente giusto e cosa no.

da patrizia il 06.07.07 23:18

Patrizia, non volevo mica polemizzare o filosofare. Soltanto penso che il titolo di un'opera è molto importante per la corretta fruizione dell'opera e non soltanto per il suo successo sul mercato. Un libro non si compra soltanto per il titolo ma per tutta una serie di motivi e comunque - anche per esempio nel caso in questione - è tutto da dimostrare se col titolo originale avrebbe venduto meno. Quanti distoglierebbe ro lo sguardo da delle inflazioante "casalinghe disperate"? Il rischio è anche che si finisca per indirizzare un libro verso un pubblico che non è il suo. Se un autore decide per un titolo, ha i suoi buoni motivi; un autore vuol dire qualcosa già con il titolo. Sicuramente anche lui vorrà vendere quante più copie possibile, ma rispettando l'opera che ha composto.

Comunque, anche dal punto di vista del fruitore, non credo sia giusto confezionargli un titolo che tradisca il "prodotto" che sta per acquistare. A te piacerebbe andare in un ristorante, ordinare una "fantasia di prodotti dell'orto" e vederti portare una semplice insalata verde con due spicchietti di pomodoro e una manciata di carote tagliate a julienne?

da Martino il 07.07.07 01:10

Ma no, Martino, ovvio che il titolo non deve tradire il contenuto del libro. Questo va da sé. Ma senza tradire il testo, magari più titoli sono possibili. poi, sai che c'è, che quasi quasi potevano intitolarlo "casalinghe ..." così ognuno ci mette l'aggettivo che vuole. Mi hai convinto, vada per pazze, confuse, qual'era il titolo originario?

da patrizia il 08.07.07 19:45

La copertina originale era più originale.

da al3sim il 09.07.07 20:32

D'accorco con al3sim.

da giuliomozzi il 09.07.07 23:30

Confermo e sottoscrivo quanto detto da al3sim e julius.

da Gaja il 10.07.07 10:16

es: A walk on the wild side di Nelson Algren era uscito in Italia la prima volta come Passeggiata selvaggia. Ora è riproposto da Minimum Fax con il titolo originale (per tenere vivo il contatto con la canzone, ispirata dal romanzo).
e brava gaja;-)

da andrea branco il 19.07.07 15:19