Chiamata per il morto, di John Le Carré (e qualche considerazione su George Smiley)
di giuliomozzi
Ho appena finito di leggere - per la quarta o quinta volta in una decina d'anni - il romanzo di John Le Carré Chiamata per il morto (la copertina qui a fianco è quella della prima edizione italiana: cliccandoci sopra la ingrandite). Secondo me è uno dei romanzi migliori di Le Carré. Secondo me i romanzi migliori di Le Carré sono quelli che hanno per protagonista George Smiley. Di certi romanzi come Tutti gli uomini di Smiley o L'onorevole scolaro finisco col rileggere solo i capitoli nei quali compare George Smiley. Ho letti alcuni romanzi di Le Carré nei quali George Smiley non compare e mi sono sembrati generalmente brutti: La tamburina, in particolare, è orrendo. Di La casa Russia si salvano solo i primi tre capitoli, nei quali vive un personaggio che alla fine del capitolo tre scompare per sempre dalla storia. Da queste mie esperienze di lettura inferisco che Le Carré non è esattamente un romanziere: è piuttosto l'inventore di un personaggio. Che ha attraversata tutta la sua opera (compare, come personaggio minore, anche in Lo specchio delle spie e in La spia che venne dal freddo e fa la sua ultima apparizione, credo in Il guardiano notturno: credo, dico, perché mi è mancato il cuore di leggerlo).
La bellezza dei romanzi di John Le Carré nei quali compare come personaggio importante o protagonista George Smiley si può spiegare con le prime e le ultime parole del romanzo La talpa - che è il "grande romanzo di George Smiley. Le prime parole sono (cito a memoria, non so più dov'è il libro): "La verità è che...". Le ultime parole sono: "...si convinse che era stato tutto un sogno". In questi romanzi, diversamente dai classici romanzi con mistero e intreccio, il mistero non viene del tutto svelato, e alla fine della lettura ci rendiamo conto che non tutti i fili dell'intreccio non sono stati sciolti.
Proprio in La talpa un personaggio dice una cosa interessante. La situazione è questa: il controspionaggio inglese, per il quale Smiley lavora, sta cercando di ricostruire la carriera di un diplomatico russo fortemente sospettato di essere una spia. La ricostruzione è parziale: si arriva, partendo dai tempi antichi, solo fino a una certa data. Da quella data in poi, nulla. E il personaggio commenta: "Potrebbe essere morto. Di solito si tende a dimenticare le cause naturali".
Il punto è questo: i fili dell'intreccio, nei migliori romanzi di Le Carré, non vengono completamente sciolti perché - come nel mondo della vita, e diversamente da ciò che avviene nel mondo dei romanzi - vi agiscono anche delle "cause naturali". Degli eventi casuali, se volete. Eventi che non servono, dal punto di vista narrativo, a intralciare il lavoro d'inchiesta proprio del protagonista: servono, piuttosto, a gettare su tale lavoro un'ombra di alea, un dubbio generalizzato.
Prendiamo Chiamata per il morto. L'avvio della storia è questo. Al Foreign Office (il Ministero degli esteri) arriva una lettera anonima che getta dei sospetti su un funzionario di un certo rilievo: da giovane, dice la lettera, è stato comunista, anche iscritto al partito. Il F. O. incarica i servizi segreti di controllare. Smiley prende un appuntamento col funzionario. Parlano un poco nel suo ufficio, poi decidono di proseguire la conversazione nel parco. Parlano per un'ora e mezza circa. Si lasciano cordialmente. L'impressione di Smiley è che il funzionario sia stato effettivamente comunista, e iscritto al partito, da giovane; ma che quella sia acqua passata. Era impossibile, in certi anni, essere studenti d'ingegno e non subire il fascino del partito. Alla fine del colloquio, Smiley dice al funzionario: non si preoccupi, la lettera anonima è palesemente calunniosa, non succederà nulla.
La sera stessa la moglie del funzionario, tornando a casa dal teatro, lo trova morto. Suicidio, dice la polizia: e pare che non ci siano dubbi. "Vada a dare un'occhiata", dice il capo dei servizi a Smiley. "E mi riferisca in fretta. Anzi, le telefono mentre lei è lì, ché alle nove mi aspetta il ministro per avere spiegazioni". Smiley va a dare un'occhiata. La mattina presto è a casa del funzionario. Parla con la vedova. La vedova è una signora ebrea tedesca, sopravvissuta al campo di concentramento. Il telefono suona. Sarà il mio capo, dice Smiley, e va a rispondere lui. "Parla il centralino. Buon giorno. E' la sveglia per le otto e trenta". La vedova dice: sì, ieri avevo chiesta io la sveglia, prima di uscire per il teatro. Smiley torna in ufficio. Trova nella posta una lettera del funzionario, impostata la sera prima (ah, le poste inglesi di una volta!). Dice: signor Smiley, vorrei incontrarla di nuovo; ho una cosa interessante da raccontarle. Smiley fa controllare le telefonate partite dalla casa del funzionario. Scopre - lo testimonia la centralinista - che è stato il funzionario stesso, e non la moglie, a prenotare la chiamata per la sveglia.
Non vi svelo il seguito. Il romanzo è breve (nella mia edizione sono 201 pagine). Vi basti sapere che la catena di eventi si mette in moto perché qualcuno ha visto Smiley e il funzionario passeggiare e chiacchierare nel parco: ma non si saprà mai se siano stati visti per caso o perché qualcuno seguiva o Smiley o il funzionario (o entrambi). Ci sono vari morti, in questa storia, e di uno - che muore proprio, per così dire, al momento giusto - non si saprà mai se sia stato ucciso o se sia morto per cause naturali. Così come non si saprà mai se in una certa occasione Smiley sia stato riconosciuto da un nemico, e perché esattamente, in quell'occasione, il nemico non lo abbia ucciso. Infine, non si saprà mai perché, in una scena verso la fine, un uomo grande e grosso, in un corpo a corpo con un uomo più vecchio di lui, piccolo e goffo, abbia avuta la peggio sorte.
Minuzie? Può darsi. Ma, in genere, quando in un romanzo trovo qualcosa che non torna del tutto, tendo a indispettirmi, a percepire la cosa come un'insufficienza del romanziere. Nei romanzi di John Le Carré, e in particolare in quelli con il personaggio George Smiley, mi succede il contrario: mi sembra che questi "buchi", queste "smagliature", racchiudano (e: espongano; e, insieme: nascondano) l'essenza del mistero.
Resta il fatto che John Le Carré è nato nel 1931: ormai ha una certa età. E la mia speranza è che a George Smiley tocchi il destino toccato ad altri celebri investigatori come Sherlock Holmes o Philip Marlowe: e cioè che qualcuno tenti di raccontare tutte quelle sue gesta che Le Carré non ha avuto il tempo, o la voglia, di raccontarci; a condizione che questo qualcuno non sia animato dal desiderio insano di svelare i misteri, bensì da quello, molto sano, di infittirli.
[il sito ufficiale di John Le Carré] [George Smiley in YouTube]
[se volete sapere chi è il colpevole, leggete in Wikipedia la voce dedicata a questo romanzo]. [sempre in wikipedia, la voce dedicata al film che Sidney Lumet trasse da questo romanzo]
Pubblicato da giuliomozzi il 09.07.07 22:42