La mania per l'alfabeto di Marco Candida
di Federico

Del libro di Marco Candida ho letto molte recensioni positive, e questo non mi stupisce.
Mi stupisce però che i recensori abbiano apprezzato i momenti del romanzo più repulsivi.
Il libro è organizzato in tre parti, tre filtri fotografici per inquadrare Michele, il protagonista. Il primo filtro è l’amore (per Savemi), il secondo è il lavoro (in una ditta produttrice di conglomerato bituminoso) ed il terzo è la famiglia.
All’interno di questi scompartimenti si distribuiscono i foglietti, le opere di invenzione del protagonista, l’aspirante scrittore: storie argute, pirotecniche, frammentate ed incomplete che per molti sono prova di genialità.
A me non ha interessato però questo Michele/scrittore. A me ha interessato il Michele/uomo.
Tutta la fantasiosa estrosità del Michele/scrittore è un’anaffettività mascherata da autismo. Si può essere veri scrittori senza possedere il dono dell’affettività? Io credo di no. Credo che il Michele del libro non possa essere un vero scrittore perché scrive per compulsione.
Forse allora Marco Candida – come il suo alter ego – non può essere un vero scrittore?
Il dubbio è legittimo, perché la scrittura non è soltanto bravura, non è soltanto fantasia ed intelligenza. La scrittura è cuore, esattamente come la lettura.
Ma Marco il cuore ce l’ha messo. Lo ha messo nel volto di Michele che realizza l’abbandono di Savemi, lo ha messo nelle paranoie di Michele verso sua madre. Ce lo ha anche nascosto, ibernandolo in tutti quei racconti e raccontini del cavolo.
Marco è vincente, perché è scrittore in tutte le cose reali che nega al suo protagonista. Marco prova a fregarci, a far traballare il nostro turbamento, dando una struttura circolare al romanzo, negandoci la possibilità di riconoscere un inizio ed una fine, perché anche il peggiore dei fallimenti – se atemporale – può non essere reale e non disturbarci lo stomaco fino alla nausea.
E’ questa la strada per diventare grandi: accantonare l’ipercerebralismo di fuga, per provare a dire, con la capacità già acquisita, come ci si sente quando si sente qualcosa.
“La mania per l’alfabeto” ha una pessima copertina (un coloratissimo collage di foglietti svolazzanti) che sembra volerci suggerire un atteggiamento, un umore nella lettura.
Questo libro è molto triste e ci vuole lo stesso cuore, che Marco ha spremuto durante la composizione, per capirlo. Sotto la pioggia di post-it c’è un vuoto da riconoscere e da riempire con la propria compassione. Altrimenti, e scusate la perentorietà, questo libro è inutile. Leggete altro!
Marco Candida - "La mania per l'alfabeto" - Sironi Editore 2007 - 14 Euro
Pubblicato da Federico il 18.06.07 00:06