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29.06.07
Marino Magliani: Il collezionista di tempo (2007)
di Bartolomeo Di Monaco
[tutte le "letture" di Bartolomeo Di Monaco]
Sironi editore
Ogni volta che ricevo una e-mail da Marino Magliani, che ancora non conosco di persona, ma che ho imparato a stimare per il modo riservato e quasi del tutto silenzioso con il quale ha fatto il suo ingresso nella nostra narrativa, essa reca sempre come oggetto: “dal nord”, allora capisco che è lui più che dal suo complicato indirizzo. Quelle e-mail portano a me, grazie proprio a quell’oggetto, il profumo di una terra, l’Olanda, che mi affascinò (era il 1992) per la sua bellezza e le sue dolci atmosfere. L’autore, di origine ligure (è nato a Dolcedo, in provincia di Imperia, nel 1960), vive e lavora a IJmuiden, di fronte al mare. Sono convinto che proprio queste due fortunate circostanze, l’origine ligure, patria di narratori asciutti e di raffinata sensibilità, e terra dalla bellezza aspra e magica, e la vita condotta in un Paese che ha anch’esso una lunga tradizione di mare e che offre una bellezza rassicurante e serena hanno contribuito a costruire in lui un narratore tra i più attenti e sensibili.
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Pubblicato da Bartolomeo Di Monaco alle 11:47
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25.06.07
V.M. 18, di Isabella Santacroce
di Gattostanco
[prelevo questo lunghissimo e mirabile post dal sito personale del Bottegaio Gattostanco. gm]
Ho letto "V.M. 18" di Isabella Santacroce, pubblicato da Fazi Editore, attirato dalla copertina.
Poco o nulla sapevo dell’autrice, a parte quel poco da giudicarne poco attraenti le opere senza averle lette. In una torrida Feltrinelli appena inaugurata l’ho stimato un costoso e infantile capriccio squisitamente lascivo e divertente.
A casa, mia moglie, anch’ella attirata dalla copertina e dal sesto senso muliebre, ha letto le prime righe per poi sorridere giudicandolo innocuo per noi. Avesse proseguito la lettura cozzando contro le dissertazioni sul cattolicesimo probabilmente si sarebbe irritata.
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Pubblicato da giuliomozzi alle 16:40
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23.06.07
Gaetano Cappelli: Storia controversa dell’inarrestabile fortuna del vino Aglianico nel mondo (2007)
di Bartolomeo Di Monaco
[tutte le "letture" di Bartolomeo Di Monaco]
Marsilio editori
“Divenire famosi è la cosa che più ti avvicina all’immortalità” è la frase che può connotare quel filo rosso attorno a cui ruotano taluni personaggi di spicco nella narrativa di questo autore. Anche il precedente romanzo, Il Primo, ne era intriso. È la molla, tuttavia, con cui si avvia un cammino disseminato di frustrazioni e sconfitte, giacché non è facile raggiungere e conservare il successo.
Cappelli è uno dei migliori, dinamici e freschi narratori dei nostri giorni. Vive a Potenza (“dove gran parte di questa storia si svolge”) e tra gli amici più cari annovera quel Giancarlo Tramutoli, suo concittadino, scrittore pure lui, di cui ci siamo occupati.
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Pubblicato da Bartolomeo Di Monaco alle 15:16
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19.06.07
Torineide #1 - Va a finire che nevica, di Marco Cassardo
di Paolo Cacciolati
Dopo essere stata deamicisiana, gozzaniana, pavesiana, arpiniana, volponiana, primoleviana, calviniana, lallaromaniana, fruttero&lucentiniana, nataliaginzburghiana, e passando per i più recenti Culicchia, Remmert, Perissinotto, Torino continua a prestarsi come sfondo per più e più romanzi, oltre a fare da quinta per sempre nuove produzioni cinematografiche.
Certo, Torino non è più (solo) quella cartolina ottocentesca dei palazzi barocchi, delle piazze maestose, delle pasticcerie lastricate di marmi e stucchi, ha perso quella vena quieta e aristocratica che la identificava come una piccola Parigi, ha ammorbidito i suoi spazi squadrati, seppure interrotti da proiezioni ortogonali verso le stelle come la Mole Antonelliana.
Non è più neppure la metropoli industriale della seconda metà del secolo scorso, la grigia Torino che si è allattata alla grande madre con i capezzoli a forma di ruota. E non è forse mai stata la Torino magica, il presunto terzo acuto di un triangolo dell’occulto che la dovrebbe congiungere con Lione e Praga, fantomatico centro di suggestioni esoteriche utili per riempire i quadranti delle guide turistiche.
Accantonando laudi da agenzia del turismo e immagini buone per scatole di cioccolatini, sorvolando sulla capacità di questa città di mutare continuamente veste, rimanendo però sempre fedele ad alcune caratteristiche goreniche (una fra tutte: l’inventiva con i piedi per terra), mi pare interessante approfondire come il capoluogo subalpino si trasformi in fondale per trame&intrecci. E vorrei farlo tramite i romanzi di alcuni esordienti, di recente uscita, che proprio su Torino hanno centrato le loro storie.
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Pubblicato da Paolo Cacciolati alle 22:26
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18.06.07
La mania per l'alfabeto di Marco Candida
di Federico

Del libro di Marco Candida ho letto molte recensioni positive, e questo non mi stupisce.
Mi stupisce però che i recensori abbiano apprezzato i momenti del romanzo più repulsivi.
Il libro è organizzato in tre parti, tre filtri fotografici per inquadrare Michele, il protagonista. Il primo filtro è l’amore (per Savemi), il secondo è il lavoro (in una ditta produttrice di conglomerato bituminoso) ed il terzo è la famiglia.
All’interno di questi scompartimenti si distribuiscono i foglietti, le opere di invenzione del protagonista, l’aspirante scrittore: storie argute, pirotecniche, frammentate ed incomplete che per molti sono prova di genialità.
A me non ha interessato però questo Michele/scrittore. A me ha interessato il Michele/uomo.
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Pubblicato da Federico alle 00:06
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17.06.07
Giancarlo Tramutoli: Uno che conta (2007)
di Bartolomeo Di Monaco
[tutte le "letture" di Bartolomeo Di Monaco]
Manni editori
Di questo autore lucano (vive a Potenza), che ha studiato lettere moderne a Napoli, cassiere di banca (ossia, uno che conta, ma anche uno che osserva) e con la passione della pittura, ho già parlato nel libro Generazioni a confronto nella letteratura italiana (Marco Valerio editore, Torino, 2006), e qui, a proposito del suo precedente romanzo: La vasca da bagno (Fernandel, 2001).
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Pubblicato da Bartolomeo Di Monaco alle 13:23
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Gaetano Cappelli: Storia controversa dell’inarrestabile fortuna del vino Aglianico nel mondo (2007)
di Giancarlo Tramutoli
Marsilio editori
Gaetano Cappelli a due anni da Il primo, (storia di una rivalità tra amore ed editoria), ritorna con un altro sfolgorante romanzo dal lunghissimo e curioso titolo: Storia controversa dell’inarrestabile fortuna del vino Aglianico nel mondo. La prima cosa che colpisce è la costruzione formale, fatta per piccoli capitoli dai titoli briosi, ironici, con raffinati rimandi letterari o filosofici, riassuntivi o esplicativi (come nella tradizione settecentesca) o più spesso ludici che danno alla pagina, già solo visivamente, un’ariosità, una leggerezza, un respiro che rende ancora più piacevole la lettura.
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Pubblicato da Bartolomeo Di Monaco alle 09:37
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14.06.07
Marco Candida: La mania per l’alfabeto (2007)
di Bartolomeo Di Monaco
[tutte le "letture" di Bartolomeo Di Monaco]
Sironi editore
Iniziato nei primi mesi del 2004 e terminato nel gennaio del 2006, il romanzo vede la luce poco più di un anno dopo, e rappresenta l’esordio di questo giovane narratore di Tortona, classe 1978. Ho conosciuto Marco Candida a Roma, il 16 novembre 2006, e l’ho incontrato di nuovo a Milano circa un mese dopo, sempre in occasione di conferenze organizzate dall’inarrestabile Giulio Mozzi, inventore e animatore di tante iniziative, tra cui quella importante di vibrisselibri, una agenzia letteraria che incorpora una vera e propria struttura editoriale costituita da volontari – tra cui molti professionisti del settore - la quale mette in rete, scaricabili gratuitamente, i libri selezionati e nello stesso tempo li pubblicizza alla ricerca di un editore cartaceo. Marco è, nell’aspetto, ancora più giovanile dei suoi 28 anni; taciturno, è più un attento ascoltatore che un parlatore. Nel romanzo troveremo scritto: “Michele parla poco perché parlare è mostrare la parte nera, dove sta il diavolo”. Ma attenzione: dietro quelle lenti che gli conferiscono un’aria da intellettuale trasognato, si scorgono certi occhi mobilissimi, che frugano intorno con una curiosità tanto avida quanto sorniona, proprio come succede nelle molte pagine di questa storia. Guai ad approfittarsi, perciò, della sua placida e serena mansuetudine.
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Pubblicato da Bartolomeo Di Monaco alle 19:28
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03.06.07
Émile Zola: La disfatta (1892). Seconda parte
di Bartolomeo Di Monaco
[tutte le "letture" di Bartolomeo Di Monaco]
Trad. Luisa Collodi
(subito sotto la prima parte)
I soldati comunque non vedono l’ora di battersi, di farla finita. È da troppo tempo che fuggono il nemico, si sono ridotti che paiono scheletri, fantasmi, e non ne possono più delle bugie dei comandanti: “Ci raccontavano che Bismarck era stato fatto prigioniero, e che un’intera armata era stata scaraventata in una cava di pietra…” e di nuovo quella terribile accusa: “Siamo stati venduti… Lo sanno tutti.”
Attraverso lo scontento, la voglia di ribellione e l’ira che serpeggiano tra i soldati, Zola si leva qualche sassolino dalle scarpe: uno di loro, Chouteau dice agli altri: “Ma è più che chiaro, Dio mio! Si sanno perfino le cifre… Mac-Mahon ha avuto tre milioni, e gli altri generali un milione a testa, per portarci qui… Si sono messi d’accordo a Parigi, la primavera scorsa, e stanotte hanno tirato un po’ di razzi, per far capire che era tutto pronto, e che ci potevano venire a prendere.” Naturalmente è scontato per i soldati che sia stato Otto von Bismarck a corromperli: “Tornavano, fatalmente, le accuse di tradimento. Ducrot e Wimpffen volevano guadagnare i tre milioni di Bismarck, proprio come Mac-Mahon.” Dopo il ferimento di Mac-Mahon, “a cui una scheggia di granata aveva quasi completamente portato via la natica sinistra”, il comando era passato, infatti, prima, per la durata di appena due ore, a Auguste-Alexandre Ducrot, poi definitivamente a Emmanuel Félix de Wimpffen, richiamato apposta dall’Algeria, dopo le prime sconfitte dei francesi.
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Pubblicato da Bartolomeo Di Monaco alle 12:34
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Émile Zola: La disfatta (1892) Prima parte
di Bartolomeo Di Monaco
[tutte le "letture" di Bartolomeo Di Monaco]
Trad. Luisa Collodi
È il XIX volume del ciclo dei Rougon-Macquart. Ad esso farà seguito un anno dopo, il 1893, l’ultimo: Il dottor Pascal.
Siamo di fronte ad uno dei più grandi narratori di tutti i tempi, ed uno dei miei pochi preferiti. In una lettera inviata al redattore capo della rivista “Le Bien Public” e ivi pubblicata il 5 gennaio 1878, Émile Zola, di madre francese e di padre veneziano, scrive: “Io desidero soltanto una cosa: che una volta per tutte si dimostri che i romanzi che ho pubblicato da ormai quasi nove anni fanno parte di un vasto insieme, il cui piano è stato stabilito con precisione all’inizio, e che, per conseguenza, pur giudicando ogni romanzo come un’opera a sé stante, chi legge deve tener conto del posto armonico che occupa in quell’insieme. In tal modo, si potrà pronunciare sulla mia opera con maggiore equità e completezza.” Quando Zola spediva questa lettera aveva pubblicato già nove romanzi dei venti che completeranno il ciclo, ed è davvero sorprendente apprendere, dallo schema che allega alla lettera, che tutti i personaggi che prenderanno parte alla storia sono già disegnati con le loro qualità, i loro difetti e le loro ambizioni.
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Pubblicato da Bartolomeo Di Monaco alle 12:33
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02.06.07
Maestri dell’altro mondo, 7 / Shen Fu, Racconti di vita irreale
di Giorgio Morale
Perché ci sono difficoltà nella vita degli uomini?
![images[80].jpg](http://www.vibrissebollettino.net/bottegadilettura/archives/http:/www.vibrissebollettino.net/images[80].jpg)
I Racconti di vita irreale, unica opera di Shen Fu – 150 pagine scarse nell’edizione italiana – sono conosciuti in Cina come Sei racconti di vita irreale. Shen Fu (nato nel 1763, anno di morte ignoto), li scrive nel 1809, all’età di 46 anni. A essi dobbiamo tutte le notizie sull’autore, che ha alternato periodi di povertà a periodi di lavoro come oscuro funzionario dei gradi inferiori.
I racconti però sono quattro, due sono andati persi. Forse proprio perché, in anticipo sui tempi, quando furono scritti non trovarono chi li apprezzasse. Per la cultura confuciana non risultava interessante l’indulgere di Shen Fu su vicende private e perfino intime.
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Pubblicato da Giorgio Morale alle 10:23
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