Sabato di Ian McEwan
di Ramona
[lo stesso libro letto da Federico Miozzi]
Egregio signor Ian McEwan, mi permetto di scriverLe in merito al Suo ultimo libro, Sabato. Sa, volevo farLe conoscere la mia opinione. E magari darLe qualche suggerimento. Posso? Non è che si offende vero?
Comincio con lo spiegarLe perché è riuscito a solleticare la mia curiosità.
Il titolo. Merita di per sé una riflessione.
Il sabato è sempre stato considerato un giorno diverso dal resto della settimana. È il preludio alla festività, molti lavoratori sono a casa, come pure qualche scuola. C’è un’aria leggera e frenetica, di spese al supermercato, di preparazione alla festa, di voglia di relax, di vita a parte. Io sono nato di sabato, lo sa?... Ma questo non c’entra, ha ragione. Per il protagonista di questa storia sì, però, che il sabato sarà un giorno memorabile.
Devo dirlo, mi perdoni… Ho impiegato oltre metà del libro prima di stabilire se mi piacesse o meno.
L’inizio parte bene.
Un famoso neurochirurgo, Henry Perowne, si sveglia in piena notte, a Londra, nel febbraio 2003, pieno di sé, soddisfatto e perfino euforico senza alcun motivo. Dalla finestra vede una scia luminosa, un aereo in fiamme, o così sembra, costretto all’atterraggio. E da qui cominciano una serie di riflessioni sulla precarietà della vita attuale. Dopo l’Undici Settembre 2001 il mondo sembra essere cambiato, in peggio, è diventato meno sicuro e ogni evento, mondiale e non, crea l’ansia. Ansia che invade anche il nostro amico neurochirurgo, al pensiero di un nuovo attentato terroristico di cui è stato involontariamente testimone…
Poi si scoprirà che non è proprio così, i media, per tutto il giorno di quel sabato di febbraio, scandiranno l’evolversi dell’episodio fino a smontarlo.
Di per sé non è questa la notizia clou di una giornata che per Henry sarà indimenticabile. Questo è l’evento scatenante che lo porta ad una serie di considerazioni lunghe esattamente 24 ore. Perché questo sabato di febbraio, come già detto, non sarà per lui un sabato qualunque.
Fin qui tutto bene, signor McEwan. Interessante, lo spunto. Forse un tantino gigionante con la cronaca, lungo tutto il percorso narrativo, ma questo ci strizza l’occhio, ci accompagna, dandosi una parvenza più che realistica, più che possibile. C’è in ballo la crisi dell’Iraq, il progetto inglese di entrare in guerra contro Saddam al fianco degli americani e la reazione contraria di una gran fetta di cittadini britannici. C’è la paura, nello sfondo, di guerre nucleari, di attentati terroristici, di kamikaze folli. E la consapevolezza che gli aerei che in mondovisione hanno squarciato le Torri Gemelle hanno dato inizio all’era del Terrore.
Divertente il ritrattino di Blair, ad un certo punto, e curioso anche l’incontro con Veltroni, il sindaco di Roma… cioè è curioso che se ne parli, ecco. Ma mi dica, il signor Veltroni lo sa che è finito con una particina nel Suo racconto?… e come l’ha presa?... E Blair, che non ci fa proprio una figura brillantissima, non Le ha detto nulla?
Oh, mi scusi, sto divagando nel gossip...
Dicevo che è bello che quest’uomo che ha tutto quello che gli occorre, l’amore, un lavoro prestigioso, una famiglia felice, si conceda di riflettere sui guai del mondo. Capisce che non ci si può esimere dal farlo.
Ma mi domando: era necessario impiegare tre quinti di libro per riflettere?!
D’accordo, la giornata è particolare, ci sono degli impegni per Henry, che ha in programma di riunire la sua famiglia, un po’ dispersa, a cena. Ma questa giornata non finisce mai! Invece di 24 ore sembra fatta di due settimane...
Ok, Henry esce di casa la mattina e subito va in cerca di guai. Fa un incontro-scontro con una persona che più avanti gli creerà un bel po’ di casini… Se la cava, ma scoprirà che non era finita lì.
Poi va a giocare a squash con un amico. E mi perdoni, signor McEwan, ma questa partita è francamente eccessiva! Lunga quasi 17 pagine, sembra più uno scontro mortale che un incontro fra amici. E vabbè, mi dirà che il protagonista è così scosso dagli eventi che di riflesso anche una partita a squash (ma cos’è lo squash?!) diventa questione di vita o di morte. Secondo me, poteva tagliare di oltre la metà questa parte. Opinioni personali, sa... amichevoli, niente di che.
Trascorrono altre lunghe ore di questo sabato, in cui Henry, con un chiodo fisso, fa mille altre analisi a partire da ogni singolo minuto della vita quotidiana, quella che incontra, in fondo, quasi tutti i sabati. Il ritmo è lento signor McEwan, accidenti. Ci si perde dentro il cervellino pensante di Henry... Il quale peraltro ha tutte le ragioni e ciò che argomenta è condivisibile.
Scritto bene eh, niente da dire. Capperi, signor McEwan, ma come fa a usare quel linguaggio che non è ricercato, ma neanche semplice, che non si ripete mai, che non conosce banalità, che è descrittivo al capello ma tutto sommato non annoia (a parte la partita a squash…)?
Un punto a suo favore.
Però mi lasci dire... dove vuole creare la tensione Lei è veramente bravo. Cioè da circa metà del capitolo quattro a seguire. Confesso, da quel punto in poi non ho sbattuto ciglio fino alla fine. Cavolo, che razza di situazione ha creato in una famiglia senza grossi problemi, una famiglia benestante, ma figlia del suo tempo, con gli scontri generazionali che si perpetuano, ma con amore e rispetto per i singoli. Bè, sì, quest’ultima cosa non è che si veda proprio spesso, negli ultimi anni... Diciamo che è una bella famiglia, quella di Henry. Che rischia di sfasciarsi per l’imprevedibile fattore umano incontrato quel sabato.
E il finale, poi... lo sa che non avrei scommesso su come sarebbe finito, quel drammatico intervento chirurgico che termina quando ormai è già domenica?... Quell’intervento in cui, come sempre, una vita è nelle mani di Henry, ma stavolta si tratta di una vita decisamente particolare. Ci vuole proprio poco, in momenti così, a sentirsi un padreterno e decidere delle sorti di un altro uomo...
Complimenti signor McEwan. Quel capitolo e mezzo che mi ha tenuto a occhi aperti per quasi tutta la notte, secondo me vale quella parte iniziale lenta, pesantuccia, riflessiva e interminabile. Tutto un altro ritmo, perdinci! Come dice? Che per arrivare alla sveglia bisogna prima dormire un po’? Lo ha detto Lei, non io.. No, non è proprio vero che si dorme nei primi tre capitoli. Diciamo però che la preparazione agli eventi del sabato sera è un po’ lunga, ecco. Va bene, sarà stato necessario, ma lasci che mi esprima anch’io, da profano e semplice lettore.
Complimenti anche per le descrizioni degli interventi neurochirurgici. E quando parla del cervello? "A dispetto di tutti i progressi recenti, ancora non si è scoperto come questo approssimativo chilogrammo di cellule ben protette codifichi di fatto le informazioni, come custodisca esperienze, sogni, ricordi e propositi".
Suggestivo... Certo i dettagli tecnici sono incomprensibili ai più, me lo lasci dire (magari un tantino di spiegazione non ci sarebbe stata male, eh?), ma affascinanti! Meglio della partita a squash. Detto tra noi, io quelle pagine della partita le ho praticamente saltate... Non me ne voglia per questo... E’ che aspettavo quel qualcosa che era nell’aria, mezzo dichiarato e mezzo no, e che immaginavo non potesse essere racchiuso in una stupida partita.
Bene, questo è tutto. Avrà capito che il Suo lavoro tutto sommato mi è piaciuto. Ora che so come va a finire, se dovessi rileggerlo, andrei con più calma e accompagnerei con più attenzione il caro Henry nelle ore del suo sabato speciale. Ma credo che salterei ancora, a piè pari, la partita di squash.
O forse dovrei imparare a giocarlo.
Lei cosa mi consiglia?
Pubblicato da Ramona il 01.05.07 15:02