01.05.07

Sabato di Ian McEwan

di Ramona

[lo stesso libro letto da Federico Miozzi]

Sabato, di Ian McEwanEgregio signor Ian McEwan, mi permetto di scriverLe in merito al Suo ultimo libro, Sabato. Sa, volevo farLe conoscere la mia opinione. E magari darLe qualche suggerimento. Posso? Non è che si offende vero?
Comincio con lo spiegarLe perché è riuscito a solleticare la mia curiosità.
Il titolo. Merita di per sé una riflessione.
Il sabato è sempre stato considerato un giorno diverso dal resto della settimana. È il preludio alla festività, molti lavoratori sono a casa, come pure qualche scuola. C’è un’aria leggera e frenetica, di spese al supermercato, di preparazione alla festa, di voglia di relax, di vita a parte. Io sono nato di sabato, lo sa?... Ma questo non c’entra, ha ragione. Per il protagonista di questa storia sì, però, che il sabato sarà un giorno memorabile.

Devo dirlo, mi perdoni… Ho impiegato oltre metà del libro prima di stabilire se mi piacesse o meno.

L’inizio parte bene.

Un famoso neurochirurgo, Henry Perowne, si sveglia in piena notte, a Londra, nel febbraio 2003, pieno di sé, soddisfatto e perfino euforico senza alcun motivo. Dalla finestra vede una scia luminosa, un aereo in fiamme, o così sembra, costretto all’atterraggio. E da qui cominciano una serie di riflessioni sulla precarietà della vita attuale. Dopo l’Undici Settembre 2001 il mondo sembra essere cambiato, in peggio, è diventato meno sicuro e ogni evento, mondiale e non, crea l’ansia. Ansia che invade anche il nostro amico neurochirurgo, al pensiero di un nuovo attentato terroristico di cui è stato involontariamente testimone…
Poi si scoprirà che non è proprio così, i media, per tutto il giorno di quel sabato di febbraio, scandiranno l’evolversi dell’episodio fino a smontarlo.
Di per sé non è questa la notizia clou di una giornata che per Henry sarà indimenticabile. Questo è l’evento scatenante che lo porta ad una serie di considerazioni lunghe esattamente 24 ore. Perché questo sabato di febbraio, come già detto, non sarà per lui un sabato qualunque.

Fin qui tutto bene, signor McEwan. Interessante, lo spunto. Forse un tantino gigionante con la cronaca, lungo tutto il percorso narrativo, ma questo ci strizza l’occhio, ci accompagna, dandosi una parvenza più che realistica, più che possibile. C’è in ballo la crisi dell’Iraq, il progetto inglese di entrare in guerra contro Saddam al fianco degli americani e la reazione contraria di una gran fetta di cittadini britannici. C’è la paura, nello sfondo, di guerre nucleari, di attentati terroristici, di kamikaze folli. E la consapevolezza che gli aerei che in mondovisione hanno squarciato le Torri Gemelle hanno dato inizio all’era del Terrore.

Divertente il ritrattino di Blair, ad un certo punto, e curioso anche l’incontro con Veltroni, il sindaco di Roma… cioè è curioso che se ne parli, ecco. Ma mi dica, il signor Veltroni lo sa che è finito con una particina nel Suo racconto?… e come l’ha presa?... E Blair, che non ci fa proprio una figura brillantissima, non Le ha detto nulla?

Oh, mi scusi, sto divagando nel gossip...

Dicevo che è bello che quest’uomo che ha tutto quello che gli occorre, l’amore, un lavoro prestigioso, una famiglia felice, si conceda di riflettere sui guai del mondo. Capisce che non ci si può esimere dal farlo.
Ma mi domando: era necessario impiegare tre quinti di libro per riflettere?!

D’accordo, la giornata è particolare, ci sono degli impegni per Henry, che ha in programma di riunire la sua famiglia, un po’ dispersa, a cena. Ma questa giornata non finisce mai! Invece di 24 ore sembra fatta di due settimane...
Ok, Henry esce di casa la mattina e subito va in cerca di guai. Fa un incontro-scontro con una persona che più avanti gli creerà un bel po’ di casini… Se la cava, ma scoprirà che non era finita lì.
Poi va a giocare a squash con un amico. E mi perdoni, signor McEwan, ma questa partita è francamente eccessiva! Lunga quasi 17 pagine, sembra più uno scontro mortale che un incontro fra amici. E vabbè, mi dirà che il protagonista è così scosso dagli eventi che di riflesso anche una partita a squash (ma cos’è lo squash?!) diventa questione di vita o di morte. Secondo me, poteva tagliare di oltre la metà questa parte. Opinioni personali, sa... amichevoli, niente di che.

Trascorrono altre lunghe ore di questo sabato, in cui Henry, con un chiodo fisso, fa mille altre analisi a partire da ogni singolo minuto della vita quotidiana, quella che incontra, in fondo, quasi tutti i sabati. Il ritmo è lento signor McEwan, accidenti. Ci si perde dentro il cervellino pensante di Henry... Il quale peraltro ha tutte le ragioni e ciò che argomenta è condivisibile.
Scritto bene eh, niente da dire. Capperi, signor McEwan, ma come fa a usare quel linguaggio che non è ricercato, ma neanche semplice, che non si ripete mai, che non conosce banalità, che è descrittivo al capello ma tutto sommato non annoia (a parte la partita a squash…)?

Un punto a suo favore.
Però mi lasci dire... dove vuole creare la tensione Lei è veramente bravo. Cioè da circa metà del capitolo quattro a seguire. Confesso, da quel punto in poi non ho sbattuto ciglio fino alla fine. Cavolo, che razza di situazione ha creato in una famiglia senza grossi problemi, una famiglia benestante, ma figlia del suo tempo, con gli scontri generazionali che si perpetuano, ma con amore e rispetto per i singoli. Bè, sì, quest’ultima cosa non è che si veda proprio spesso, negli ultimi anni... Diciamo che è una bella famiglia, quella di Henry. Che rischia di sfasciarsi per l’imprevedibile fattore umano incontrato quel sabato.
E il finale, poi... lo sa che non avrei scommesso su come sarebbe finito, quel drammatico intervento chirurgico che termina quando ormai è già domenica?... Quell’intervento in cui, come sempre, una vita è nelle mani di Henry, ma stavolta si tratta di una vita decisamente particolare. Ci vuole proprio poco, in momenti così, a sentirsi un padreterno e decidere delle sorti di un altro uomo...

Complimenti signor McEwan. Quel capitolo e mezzo che mi ha tenuto a occhi aperti per quasi tutta la notte, secondo me vale quella parte iniziale lenta, pesantuccia, riflessiva e interminabile. Tutto un altro ritmo, perdinci! Come dice? Che per arrivare alla sveglia bisogna prima dormire un po’? Lo ha detto Lei, non io.. No, non è proprio vero che si dorme nei primi tre capitoli. Diciamo però che la preparazione agli eventi del sabato sera è un po’ lunga, ecco. Va bene, sarà stato necessario, ma lasci che mi esprima anch’io, da profano e semplice lettore.

Complimenti anche per le descrizioni degli interventi neurochirurgici. E quando parla del cervello? "A dispetto di tutti i progressi recenti, ancora non si è scoperto come questo approssimativo chilogrammo di cellule ben protette codifichi di fatto le informazioni, come custodisca esperienze, sogni, ricordi e propositi".
Suggestivo... Certo i dettagli tecnici sono incomprensibili ai più, me lo lasci dire (magari un tantino di spiegazione non ci sarebbe stata male, eh?), ma affascinanti! Meglio della partita a squash. Detto tra noi, io quelle pagine della partita le ho praticamente saltate... Non me ne voglia per questo... E’ che aspettavo quel qualcosa che era nell’aria, mezzo dichiarato e mezzo no, e che immaginavo non potesse essere racchiuso in una stupida partita.

Bene, questo è tutto. Avrà capito che il Suo lavoro tutto sommato mi è piaciuto. Ora che so come va a finire, se dovessi rileggerlo, andrei con più calma e accompagnerei con più attenzione il caro Henry nelle ore del suo sabato speciale. Ma credo che salterei ancora, a piè pari, la partita di squash.
O forse dovrei imparare a giocarlo.
Lei cosa mi consiglia?

[tutti i libri della bottega]

Pubblicato da Ramona il 01.05.07 15:02

COMMENTI

Grande l'idea di scrivere direttamente all'autore. La lettura acquista un tono più accattivante.
Quanto allo squash: è uno degli sport più dementi che ho sperimentato. Zero tecnica, staccare il cervello, sudare da bestia in quattro metri quadri accanto a un altro animale ansimante. A meno che l'altro animale non sia...ma in questo caso ci sono ottime alternative allo squash.

da Paolo il 01.05.07 19:09

Grazie Paolo. In effetti molte e molte volte sono tentata di scrivere all'autore. In un caso l'ho pure fatto, ne ho parlato anche qui in bottega, con risultati che, bè... In un altro caso ho ricevuto i ringraziamenti per la lettura da parte di un autore, senza che fossi stata io a rivolgermi a lui... Credo che lo scambio, civile ed educato, sarebbe augurabile. E inevitabile, quando una storia ti coinvolge molto.

da ramona il 01.05.07 19:56

Oh, Giulio, grazie per il link sullo squash... Ci voleva eh?!

da ramona il 01.05.07 20:44

mi chiedo se gli autori leggano le critiche e commenti come queste, o se si fermano alle recensioni dei giornali, ai siti web e ai fan.
credo che questo post, sia per il lettore che per l'autore, sia un grosso valore aggiunto.

da caino il 02.05.07 09:49

"Io sono NATO di sabato, lo sa?"

Ma Ramona è un uomo o una donna?

da R4 il 02.05.07 10:45

R4, sono una femmina, ti assicuro. Il genere maschile che ho usato non è stata una svista, ma l'ho ponderato per un po'. Avevo l'impressione che una gentile signora pacata non avrebbe usato quel tono, rispettoso sì, ma così confidenziale e condito di esclamazioni... Forse non è così certo, ma in quel momento così mi era sembrato. Tutte le osservazioni fatte nella lettura sono però mie, e non viste con gli occhi di un uomo... Complicato, eh? Lo so. Comunque, capperi!, complimenti per l'occhio attento!

da ramona il 02.05.07 11:51

Caino, come ho detto, uno scrittore abbastanza noto, qualche tempo fa, leggendo la mia lettura al suo libro messa in questa bottega, mi ha scritto privatamente per ringraziarmi. Ciò per dire che gli autori, con filo d'ansia probabilmente, seguono tutte le vicende delle loro creature, da qualsiasi parte arrivino. Naturalmente è ovvio che uno scrittore italiano seguirà meglio i siti italiani. Dubito che il Signor McEwan, per dire, mi contatterà mai, ahimè... Però è bello quello che hai detto. Ti ringrazio.

da ramona il 02.05.07 11:56

Ho saltato anche io lo squash, sì, e i particolari medico chirurgici.
Non aggiungo commenti al commento che sottoscrivo.
Solo 2 spunti:
- la famiglia del protagonista è proprio perfettina e, insomma, io ho passato buona pare del libro ad aspettarmi lo sfacelo finale (alla American Beauty per intenderci), mi aspettavo l’irrompere del sociale, il riscatto del bullo socio-economicamente svantaggiato; invece vince la borghesia ben messa con le sue cene preparate nei minimi particolari (anche in questa descrizione culinaria tanta voglia di saltare); che avrà voluto dire McEwan? C’è un’ironia che non colgo? O un aperto schierarsi dalla parte dei “socialmente giusti”’ in questi tempi di angoscia metropolitana dell’occidente che ha paura?
- mi ha fatto molto piacevolmente sorridere l’espediente del malvagio ignorantone conquistato dalla poesia: non è forse un sogno fantozziano di noi che coltiviamo in segreto i nostri sogni di mistica letteraria? Una situazione difficile e pericolosa ed ecco che noi che abbiamo letto tanti libri, ma proprio tanti, noi sì, avremo la “parola”, la poesia, la citazione, il racconto da declamare ad alta voce che fugherà le nubi della barbarie e ci salverà.

da ilse il 02.05.07 12:42

sì, Ilse, avevo fatto anch'io le tue riflessioni. Per questo mi ha spiazzato il finale, proprio non me lo aspettavo. Un po' ingenua la speranza di colpire il male con la poesia? Probabilmente sì. Ma quando a essere malato è il cervello, tutto sommato, ogni cosa è possibile. O è lecito crederlo.

da ramona il 02.05.07 13:03

Concordo con la recensione/lettera. Ma c'è una cosa nel rimanzo che non mi è chiara. All'inizio Henry si sveglia all'improvviso, nel cuore della notte, in preda a uno stato di strana leggerezza e/o euforia. Questo stato misterioso viene poi citato più avanti ma alla fine non ne viene rivelata la causa, nemmeno per ipotesi. Dimenticanza dell'autore o che ?
E poi mi è anche sembrato che l'autore volesse a tutti i costi mettere a frutto le lunghe ore passate in sala operatoria con i suoi amici neurochirurghi. A un certo punto mi veniva voglia di dirgli : abbiamo capito, conosci la neurochirurgia come un vero neurochirurgo, ma adesso basta, racconta per favore.

da bruno il 02.05.07 19:23

Bruno, forse lo stato d'euforia è stato messo per contraltare a quanto sarebbe successo dopo, quasi a dire che non ci si può permettere di rilassarsi, di godere di un buon momento perchè il terrore è dietro l'angolo, di questi tempi. Credo che tutti abbiamo conosciuto dei momenti se non di felicità, per lo meno di serenità assoluta e senza apparente motivo. Nel protagonista questo momento è capitato con le prime ore di un sabato apparentemente qualunque.
E' una mia interpretazione, non è detto che sia così... Quanto alla neurochirurgia... che mi dici della partita di squash?! Gli interventi sono molto dettagliati e poco comprensibili, sono d'accordo, ma sempre meglio della partita...

da ramona il 02.05.07 19:55

Squash ? Gli inglesi sono famosi per gli eccessi opposti del gusto : o raffinatissimi o incomprensibili. Bere la birra a temperature ambiente, fare colazione con il pudding e giocare a squash sono gli esempio relativi alla seconda categoria.
In generale trovo che Sabato sia un libro che scivola silenzioso, senza lasciare tracce dietro di sè. Quasi un esercizio di stile, spesso prevedibile o poco credibile, come l'intervento chirurgico finale. Certo, serviva una metafora efficace per chiudere ma McEwan ha scelto la più scontata.

da bruno il 03.05.07 18:12

Io di McEvan sono un lettore, credo, abbastanza preparato. Devo dire Ramona che la tua strana recensione in forma epistolare mi è piaciuta, forse ripensandoci più del libro stesso (Sabato) che pure ho trovato divertente ma un po' scontato. Possibile che il sig. McEwan debba sempre incastonare i protagonisti dei suoi romanzi con mogli belle e affettuose, figli perfetti che studiano, cantano, scrivono e ballano a livello spettacolare e che loro stessi, protagonisti della storia, siano degli esseri superiori? Non è la prima volta che lo fa, ha usato questo espediente in tante altre narrazioni e, francamente, puzzano di stantio. Come dire che è il resto del mondo ad essere sbagliato e non il nucleo che trascina la storia. Bah, sicuramente ha fatto di meglio, come per esempio "Il giardino di cemento" centoottanta pagine di vero stile letterario e passione, altrochè tappeti rossi e violini di sottofondo.
Ciao
Matteo

da matteo il 08.05.07 17:58

Grazie Matteo. Che ti devo dire? Si vede che il mondo familiare di McEwan è un mondo perfetto. O forse è così che vorrebbe che fosse. Non so. Glielo chiederò nella prossima lettera.... Ciao

da ramona il 08.05.07 19:24

Matteo, dici una cosa che ha scritto anche Nick Hornby parlando del romanzo sul Believers. (ora in "Una vita da lettore"). NH dice una cosa secondo me molto arguta: "E il secondo motivo di apprensione è che trattare solo di personaggi colti ed eloquenti... bè, non è un po' una truffa? Henry P., il protagonista [di Sabato] di McEwan, padre e genero di poeti, fa il neurochirurgo e sua moglie e la legale di una ditta; come molti borghesi di istruzione elevata hanno confidenza e familiarità con la lingua, una dote che permette loro di parlare della loro vita in modo estremamente lucido e chiaro (P. "è un osservatore abituale delle proprie maniere"), e si ha come la sensazione che con loro McEwan sia sprecato. Non hanno bisogno del suo aiuto. Quello che ho sempre amato nella narrativa è che può essere intelligente parlando di persone che di per sé non lo sono, o almeno non dispongono sempre delle risorse atte a descrivere i propri atti emotivi"

da Ezio il 11.05.07 12:52

Torno al ping pong tra questo sito e il blog di Ramona per darle due segnalazioni.
1° Espiazione, che vorresti leggere, in una buona parte del libro parla proprio di un lavoro molto simile al tuo, presumo (infermiera).
2° Tra i libri del sig, McEwan che ho letto direi che "Lettere a Berlino" mi è sembrato molto azzeccato e non così autoreferenziale come questo "Sabato" e "L'amore fatale".
L'ho già scritto da un'altra parte, ma penso che si dovrebbero leggere anche le raccolte delle short stories di questo autore, perchè le trovo (opininione personale) molto interessanti. I titoli dovrebbero essere "Primi amori ultimi riti" e "Fra le lenzuola".
Grazie Ezio di aver postato quella recensione di Hornby, vuol dire che non sono stato l'unico a fare questo pensiero.
Saluti
Matteo

da matteo il 11.05.07 17:36

Matteo, ma tu sei fantastico! Grazie per la segnalazione. In effetti è proprio quella la mia professione... Ciò mi mette, come ovvio, ancora più in curiosità. Ora DEVO per forza procurarmelo...
Ezio, avevo letto anch'io il libro di NH, e in effetti mi ricordavo che aveva letto SABATO... ma non mi sarei mai ricordata con tanta precisione come fai tu quello che aveva scritto in proposito. Capperi, complimenti per la memoria!

da ramona il 11.05.07 19:47

Ramona, l'ho letto di recente, e oltretutto ho l'abitudine di trascrivere su un database le citazioni dei pezzi più interessanti (questo vale aneche per i romanzi). Quindi mi è stato sufficiente un copia-incolla.
Ciao,
e.

da ezio il 11.05.07 20:24




Vuoi salvare i dati?

: