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31.05.07
Del perché amo la letteratura italiana. Lettura di un racconto di Sergio Atzeni, ad essere precisi delle prime 23 righe
di Demetrio Paolin
Premessa questa lettura è particolare. C'è una prima parte autobiografica e una seconda che è più propriamente la lettura. Uno potrebbe andare pure direttamente alla seconda parte, che altro non è che la disamina delle prime 23 righe di un racconto di Sergio Atzeni dal titolo Meglio fuggire. Sempre, contenuto nella raccolta I sogni della città bianca (Il maestrale, 2005). Comunque leggere la prima aiuta a capire meglio cosa volevo dire nella seconda. Di seguito il resto.
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Pubblicato da Demetrio Paolin alle 10:12
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29.05.07
Brucia Troia di Sandro Veronesi

di Cletus
Veronesi ha lavorato a questo romanzo da sempre. Nel senso che ha detto che è stato fermo per anni, via via apportando cambiamenti, ma che si è risolto a metterci mano, in maniera definitiva, all’indomani del successo, e dell’esposizione mediatica del suo precedente Caos calmo (ora film in lavorazione con Nanni Moretti come protagonista).
La prosa di Veronesi ti convince, quale che sia l’oggetto della sua narrazione. Scorre, in altre parole. Ha il gran merito di “farsi leggere”, lontano da sperimentalismi. Per chi volesse un’onesta restituzione, del nostro linguaggio, oggi, su carta, questo è l’autore che fa per lui.
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Pubblicato da Cletus alle 08:19
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24.05.07
Romanzo criminale, di Giancarlo De Cataldo (e Michele Placido)

di Ezio Tarantino
E se considerassimo un film tratto da un romanzo come uno strumento di "ultra-editing"?
Sappiamo bene che la conversione da un libro a un film deve rispondere esclusivamente alle esigenze formali interne al nuovo linguaggio. I tagli, gli arrangiamenti, e insomma ogni cambiamento che lo sceneggiatore compie sul pre-testo è legittimato se aderisce alle regole formali che il cinema impone.
Detto questo, tuttavia, trovo abbastanza utile verificare, al netto delle cose dette sopra, se in un caso specifico i tagli e i cambiamenti cui gli sceneggiatori di Romanzo criminale-film, hanno sottoposto Romanzo criminale-romanzo possono suggerirci qualcosa nell'interpretare il romanzo e non (solo) il film.
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Pubblicato da Ezio alle 14:34
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23.05.07
Disastri di Daniil Charms
di Paolo Cacciolati

Daniil Charms, “solo un ometto incapace di provare la gioia dell’uomo che ha appreso la lingua nuova di un nuovo mondo”, dice Stalin.
Daniil Charms che tradotto da Paolo Nori non capisci se è Paolo Nori che scrive come Daniil Charms o se è Daniil Charms a scrivere come Paolo Nori.
Daniil Charms che Paolo Nori gli scrive la biografia Mio padre è uno studente e studia la ginnastica, che non capisci se è un titolo alla Paolo Nori o alla Daniil Charms.
Daniil Charms che al quinto interrogatorio confessa di essere un sostenitore del regime politico antecendente la rivoluzione, di guidare un gruppo di letterati transmentali che avrebbe grandi possibilità di pubblicazione, dopo la restaurazione. Sono una banda di sovversivi, chiaro, convinti che la Russia debba tornare a una forma di governo monarchica.
Daniil Charms che racconta di carrettate di vecchie che si ribaltano dalle finestre, un uomo nasconde un panetto di burro in bocca per rivenderlo all’usuraio, a Puskin non è mai cresciuta la barba e ne soffre molto.
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Pubblicato da Paolo Cacciolati alle 21:30
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14.05.07
E' finito il nostro carnevale di Fabio Stassi

di Giorgio Fontana
È finito il nostro carnevale parla di un’ossessione e di un amore, o forse della stessa cosa. Parla di Rigoberto Aguyar Montiel, un eterno vagabondo, figlio bastardo di mille razze, che nella Parigi anni ’20 si innamora della modella della Coppa Rimet – e dopo la morte della modella, della coppa stessa: trasferita l’immagine, trasferita l’ossessione. Per tutto il resto della sua vita Rigoberto le darà la caccia, saltando fra il Vecchio e il Nuovo Continente, inciampando nella seconda guerra mondiale e nelle rivoluzioni, amico di Reinhardt e Hemingway, fratello dei senzaterra e degli emarginati, con quattordici passaporti in tasca e nove lingue in bocca, facendo il giornalista e l’osservatore di calcio, in un turbine di follie che si placa soltanto con il furto definitivo.
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Pubblicato da Giorgio Fontana alle 21:21
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06.05.07
Maestri dell’altro mondo, 6 / Ibn Ata Allah, Sentenze e colloquio mistico
Quello che nasce da ciò che non è stato sepolto è immaturo
di Giorgio Morale

“Il segno che tu confidi nell’opera è che, quando cadi, la tua speranza viene meno.
Varie sono le opere perché diverse sono le illuminazioni degli stati.
Seppellisciti nella terra dell’oscurità. Quello che nasce da ciò che non è stato sepolto è immaturo.
Niente giova al cuore come una solitudine che gli permette di entrare nel campo della meditazione.
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Pubblicato da Giorgio Morale alle 11:48
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05.05.07
Creature ostinate di Aimee Bender

di Gianluca Didino
Storie che sono qualcosa di cattivo. Eppure storie che sorridono. Donne ben vestite. Uomini che seviziano uomini più piccoli. Dita a forma di chiavi. Denti.
E tutto percorso da un’ironia e da una pietà umana che tagliano. Storie impossibili per l’amore con cui è raccontata la crudeltà, la gioia con cui è vissuta un’incomprensione cosmica.
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Pubblicato da Giorgio Fontana alle 11:28
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01.05.07
De Cataldo Neuburger, Gulotta: Trattato della menzogna e dell'inganno
di giuliomozzi
Luisella De Cataldo Neuburger, Guglielmo Gulotta, Trattato della menzogna e dell’inganno, Giuffrè 1996, pp. 324, euro 20,66
Non sono in grado di valutare scientificamente il Trattato della menzogna e dell’inganno scritto da Luisella De Cataldo Neuburger e da Guglielmo Gulotta; posso solo fidarmi della fama dei due autori, entrambi avvocati e psicologi, entrambi riconosciuti come seri professionisti nell’ambito della psicologia giuridica. Posso dire, questo sì, che è un libro a volte scritto assai male (ma solo gli scrittori, presumo, sono tenuti a scrivere bene) e tuttavia assai leggibile, curioso, spesso arguto e divertente.
Allora: uno che racconta storie, è uno che mente. Anzi: si dice che «racconta storie» di uno che copre, nasconde, scansa, elude la verità, buttandoci sopra una caterva di storie non vere (se la verità è una, c’è una sola storia vera; ma infinite storie non vere…). Quindi io, essendo un narratore, sono un mentitore. Un mentitore un po’ speciale: perché pretendo sì che il mio ascoltatore (il lettore) mi creda, in tutto e per tutto, mentre gli racconto la storia (mentre lui legge); tuttavia non pretendo che continui a crederci anche dopo, quando la storia sarà finita e io tacerò (quando finirà di leggere il libro).
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Pubblicato da giuliomozzi alle 16:22
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Sabato di Ian McEwan
di Ramona
[lo stesso libro letto da Federico Miozzi]
Egregio signor Ian McEwan, mi permetto di scriverLe in merito al Suo ultimo libro, Sabato. Sa, volevo farLe conoscere la mia opinione. E magari darLe qualche suggerimento. Posso? Non è che si offende vero?
Comincio con lo spiegarLe perché è riuscito a solleticare la mia curiosità.
Il titolo. Merita di per sé una riflessione.
Il sabato è sempre stato considerato un giorno diverso dal resto della settimana. È il preludio alla festività, molti lavoratori sono a casa, come pure qualche scuola. C’è un’aria leggera e frenetica, di spese al supermercato, di preparazione alla festa, di voglia di relax, di vita a parte. Io sono nato di sabato, lo sa?... Ma questo non c’entra, ha ragione. Per il protagonista di questa storia sì, però, che il sabato sarà un giorno memorabile.
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Pubblicato da Ramona alle 15:02
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