Disastri di Daniil Charms
di Paolo Cacciolati

Daniil Charms, “solo un ometto incapace di provare la gioia dell’uomo che ha appreso la lingua nuova di un nuovo mondo”, dice Stalin.
Daniil Charms che tradotto da Paolo Nori non capisci se è Paolo Nori che scrive come Daniil Charms o se è Daniil Charms a scrivere come Paolo Nori.
Daniil Charms che Paolo Nori gli scrive la biografia Mio padre è uno studente e studia la ginnastica, che non capisci se è un titolo alla Paolo Nori o alla Daniil Charms.
Daniil Charms che al quinto interrogatorio confessa di essere un sostenitore del regime politico antecendente la rivoluzione, di guidare un gruppo di letterati transmentali che avrebbe grandi possibilità di pubblicazione, dopo la restaurazione. Sono una banda di sovversivi, chiaro, convinti che la Russia debba tornare a una forma di governo monarchica.
Daniil Charms che racconta di carrettate di vecchie che si ribaltano dalle finestre, un uomo nasconde un panetto di burro in bocca per rivenderlo all’usuraio, a Puskin non è mai cresciuta la barba e ne soffre molto.
Daniil Charms che nel quarto, terzo e secondo interrogatorio riconosce di scrivere opere antirivoluzionarie, di essere l’ideologo di un gruppo di scrittori antisovietici operanti nel campo della letteratura per l’infanzia.
Daniil Charms, che tutti in confronto con Puskin sono delle vesciche, solo in confronto con Gogol lo stesso Puskin è una vescica, allora è meglio scrivere di Gogol, anche se Gogol è tanto grande che di lui non si può scrivere niente, pertanto meglio scrivere di Puskin.
Daniil Charms che nel primo interrogatorio ammette di non essere d’accordo con la politica del potere sovietico e di preferire la libertà di stampa.
Daniil Charms che una volta ha provato a cogliere l’attimo ma non l’ha preso, ha pure rotto l’orologio, e ha capito che non è possibile. Che manco è possibile cogliere l’epoca, perché è come l’attimo, solo più grossa.
Daniil Charms che si è affacciato alla finestra, ha sentito fischiare l’aria e si è preso un ceffone.
Daniil Charms, scrittore surrealista senza saperlo di essere, di quelli che appartengono al genere prima del genere stesso, magari si sarebbe piegato dal ridere a sentirsi dare del capostipite, a sentirsi definire l’ispiratore di gente del calibro di Beckett e Ionesco.
Daniil Charms che rispetta solo le giovani donne sane e formose, gli altri rappresentanti dell’umanità li guarda con diffidenza.
Daniil Charms che si farebbe crasse risate per quei che oggi scrivono da surrealisti, e gli editori che dicono ah, noi pubblichiamo solo testi surreali, e gli autori trooooppo avanti e quelli della post-post avanguardia, e i virtuosi del simbolismo e quelli che descrivono un gatto spiaccicato per esprimere ulcere esistenziali.
Daniil Charms che ai ribelli gli fanno bere l’aceto e gridano morte ai ribelli!

Daniil Charms che è stato osteggiato fin dagli esordi, nel 1927, per aver fondato l’Accademia dei Classici di Sinistra, si vede che nei Soviet il termine sinistra suonava sinistro.
Daniil Charms che a un tizio lo pestano sul muso, mentre gli chiedono se l’inverno sarà freddo o mite.
Daniil Charms che i paraculiletterari del suo tempo lo accusano di animare poeti che odiano la lotta del proletariato, i loro versi sono controrivoluzionari, poesia di persone diverse da noi, di nemici di classe. Pubblicano cose incomprensibili, insensate, orribili, come Daniil Charms, appunto, che coltiva il nonsenso nella sua letteratura per l’infanzia fatta con i piedi.
Daniil Charms che un altro tizio camminando per strada si sente male, si siede sul marciapiedi e tutti quelli che passano lo prendono a calci.
Daniil Charms che viene rilasciato dopo essere stato rieducato, torna a casa ma non riesce a passare dalla porta d’ingresso, per l’agitazione continua a sbattere contro lo spigolo, racconta il sodale Nicolaevic Petrov.
Daniil Charms che scrive di gente che prende le botte, che fa la fame, fallita, umiliata, tradita, ricattata, imbrogliata, che insomma nessuno se la passa tanto bene.
Daniil Charms che quando scrive a me interessano solo le scemenze, solo quello che non ha nessun senso pratico, mi interessa la vita solo nelle sue manifestazioni assurde, non sta inventando nessun accidenti di manifesto di una nuova corrente.
Daniil Charms che non viene mai dimenticato dalla polizia politica, ogni tanto lo chiamano, anche solo per gioco, in caserma gli chiedono di eseguire i giochi di prestigio che organizzava per i bambini.
Daniil Charms, che a parte le operette per bambini non ha mai potuto pubblicare niente, i suoi racconti li ha salvati l’amico Jakov Druskin durante l’assedio di Leningrado, portando via dalle macerie della sua casa bombardata la valigia con i manoscritti.
Daniil Charms che scompare nell’estate del 1941, subito dopo l’invasione nazista, arrestato con l’accusa di diffondere il panico, e si può anche capire per uno che i suoi racconti si chiamano disastri.
Daniil Charms che viene dichiarato schizofrenico e internato in ospedale psichiatrico.
Daniil Charms che lo copiano in tanti per lo stile, ma forse sarebbe da imitare per intensità e presenza di anima, questa parola così sconosciuta a molti scrittori contemporanei.
Daniil Charms, che dicono autore del nonsense, che a me pare solo una voce autentica, mica mascherata dietro schemi fittizi, tecnicismi, fioretti e fiocchetti.
Daniil Charms che il suo nonsense non è neppure originato da una malattia mentale, mica è un depresso, un paranoico, uno schizofrenico, al massimo uno che gli han chiuso la bocca a calci sui denti.
Daniil Charms che pare sia morto all’inizio del 1942, luogo e data sconosciuti.
Daniil Charms, che nel 1942 è come se avesse passato il testimone a Friederich Durrenmatt, quando a vent'anni scrive il suo racconto sul Natale, una pianura morta, un Gesù Bambino di marzapane preso a morsi, al gusto di pane stantio.
Daniil Charms, questo ometto che merita di essere letto e riletto.
Con una preghiera: la smettessero di copiarlo.
Daniil Charms, Disastri, Einaudi, Stile libero.
Pubblicato da Paolo Cacciolati il 23.05.07 21:30