De Cataldo Neuburger, Gulotta: Trattato della menzogna e dell'inganno
di giuliomozzi
Luisella De Cataldo Neuburger, Guglielmo Gulotta, Trattato della menzogna e dell’inganno, Giuffrè 1996, pp. 324, euro 20,66
Non sono in grado di valutare scientificamente il Trattato della menzogna e dell’inganno scritto da Luisella De Cataldo Neuburger e da Guglielmo Gulotta; posso solo fidarmi della fama dei due autori, entrambi avvocati e psicologi, entrambi riconosciuti come seri professionisti nell’ambito della psicologia giuridica. Posso dire, questo sì, che è un libro a volte scritto assai male (ma solo gli scrittori, presumo, sono tenuti a scrivere bene) e tuttavia assai leggibile, curioso, spesso arguto e divertente.
Allora: uno che racconta storie, è uno che mente. Anzi: si dice che «racconta storie» di uno che copre, nasconde, scansa, elude la verità, buttandoci sopra una caterva di storie non vere (se la verità è una, c’è una sola storia vera; ma infinite storie non vere…). Quindi io, essendo un narratore, sono un mentitore. Un mentitore un po’ speciale: perché pretendo sì che il mio ascoltatore (il lettore) mi creda, in tutto e per tutto, mentre gli racconto la storia (mentre lui legge); tuttavia non pretendo che continui a crederci anche dopo, quando la storia sarà finita e io tacerò (quando finirà di leggere il libro).
Non so nemmeno se si possa davvero sostenere che io sia, in quanto narratore, un mentitore: in fin dei conti lo sanno tutti, che i romanzi e i racconti non raccontano storie vere; o se raccontano storie vere si prendono comunque la libertà di cambiare, trasformare, anche sconvolgere la verità. C’è quindi una specie di convenzione sociale, per cui
– se mia moglie mi dice: «Ti sei ricordato di chiamare l’elettrauto?», e io rispondo: «Sì!» pur non avendolo fatto (posso sempre telefonare tra due minuti, mentre lei non mi sente): bene, sono un mentitore, e merito rimprovero;
– se invece vi racconto le mie vacanze in Brasile, due anni fa, durante le quali mi trovai senza volerlo, a causa di uno scambio di persone all’aeroporto, implicato in un traffico internazionale di banane geneticamente modificate; situazione che affrontai fingendo di stare al gioco e spacciandomi per agente monomandatario di una catena francese (ma di proprietà al 49% della mafia austro-canadese) di supermercati della frutta; riuscendo alla fine a smascherare l’intera gang e a consegnarla alla polizia vietnamita dopo una rocambolesca fuga in elicottero dalla Svezia: bene, sono un romanziere, e non merito né rimprovero né biasimo: mi si dirà forse che la storia non era interessante, o non era avvincente, ma mai e poi mai mi si accuserà di aver mentito.
A questo si aggiunga che la menzogna e l’inganno, da che mondo è mondo, forniscono abbondante materia alle narrazioni. Quando il serpente dice a Eva: «Non morrete affatto! Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male» (Gen 3, 5), non sta forse ingannando la povera donna? E quando Caino risponde: «Sono forse il guardiano di mio fratello?», non sta tentando di ingannare la persona divina?
A me piace, nelle storie che scrivo, far parlare dei personaggi che mentono. Finora ho sperimentato menzogne di vario tipo: volontarie, involontarie, patologiche, parziali, totali, simulatorie, dissimulatorie… Ma è evidente che non si finisce mai di imparare: e il Trattato della menzogna e dell’inganno è una lettura davvero molto istruttiva.
Ad esempio il capitolo 2, «Il sistema menzogna», fornisce tutta una serie di descrizioni di comportamenti menzogneri e ingannevoli, scomponendo tali comportamenti nelle loro parti e fasi e analizzando una quantità di diverse strategie d’inganno. Il capitolo 5 s’intitola con la domanda: «Si possono scoprire le menzogne?» e insegna molte cose utili a chi voglia raccontare storie (ma, oso dire, utili in generale): ad esempio, sugli aspetti non verbali della comunicazione menzognera, sull’efficacia di alcuni metodi per la rilevazione della menzogna (il poligrafo o «macchina della verità», l’ipnosi ecc.). A pagina 265 si potrà trovare la spiegazione di che cosa sia il famoso «falso sorriso» che così frequentemente troviamo nei romanzi («“Ti amo, davvero: darei la vita per te”, disse Bob, sorridendo falso»). A pagina 276 – questo è un avviso per chi si diletta di romanzi gialli – si scopre che gli investigatori di professione, sottoposti ad appositi test, si mostrano capaci di sgamare un comportamento menzognero circa nel 50% dei casi, più o meno come le massaie (in pratica, è come se giudicassero “vero” o “falso” lanciando una monetina); mentre gli appartenenti ai servizi segreti, i più bravi di tutti, ce la fanno nel 64% dei casi. A pagina 97 si spiega – o si tenta di spiegare – il complesso meccanismo dell’autoinganno. A pagina 117 si mostra come i bambini al di sotto di una certa età – i sei, sette anni – non siano capaci di distinguere tra «errore» e «bugia». Eccetera.
Non arriverò a sostenere che il Trattato della menzogna e dell’inganno sia un libro indispensabile per chi vuole raccontare storie. Sicuramente è un bel libro. Leggendono ho imparato varie cose e mi sono anche divertito. Il punto è questo: quando noi immaginiamo una normale situazione umana, siamo sicuri di essere capaci di immaginarla bene? I personaggi delle storie che leggo sono spesso menzogneri – il che non significa che siano cattivi o amorali: esiste anche la bugia pietosa –: ma siamo capaci di ricostruire credibilmente un comportamento menzognero? E inoltre: sappiamo ricostruire credibilmente il comportamento della persona che viene ingannata? Ancora: sappiamo ricostruire credibilmente il comportamento menzognero di un mentitore non bravo a mentire? Sappiamo ricostruire il comportamento di colui che svela la menzogna altrui? E così via.
Certo: c’è una differenza tra rappresentazione realistica e rappresentazione credibile. Ma qui si apre un terreno di discussione pressoché infinito…
[Questo articoletto uscì anni fa in vibrisse, quand'era un bollettino inviato via email. gm]
[http://www.vibrissebollettino.net/bottegadilettura/archives/catalogo_dei_libri_in_bottega/index.html] [tutti i libri sulla fenomenologia della lettura e della scrittura]
Pubblicato da giuliomozzi il 01.05.07 16:22