29.05.07

Brucia Troia di Sandro Veronesi

Brucia Troia, la copertina
di Cletus

Veronesi ha lavorato a questo romanzo da sempre. Nel senso che ha detto che è stato fermo per anni, via via apportando cambiamenti, ma che si è risolto a metterci mano, in maniera definitiva, all’indomani del successo, e dell’esposizione mediatica del suo precedente Caos calmo (ora film in lavorazione con Nanni Moretti come protagonista).

La prosa di Veronesi ti convince, quale che sia l’oggetto della sua narrazione. Scorre, in altre parole. Ha il gran merito di “farsi leggere”, lontano da sperimentalismi. Per chi volesse un’onesta restituzione, del nostro linguaggio, oggi, su carta, questo è l’autore che fa per lui.

Fuori da tecninicismi elegiatici però, il testo è inevitabile, si presta ad almeno un paio di letture.
La prima, appunto, come “corpus” narrativo. La struttura in capitoli (quindici, in tutto) a loro volta divisi a metà, con il dipanarsi di due storie parallele, che alla fine, guarda caso, si incrociano.
L’altra, nel merito della storia stessa. Una storia romanzata, certo, che trattiene a stento la pretesa sociologica, il "rischio ISTAT", di cadere in un banale excursus di storie di ordinaria emarginazione.

E’ bravo Veronesi a non cadere nel tranello. A fermarsi prima, senza andare in danno alla veridicità di quanto racconta. E credo che alla fin fine, sia questo che distingue un narratore da un sociologo.

Scritto in terza persona onniscente, ci fa compiere un viaggio a bordo di un di quei bus scoperchiati nell’Italia di provincia (non importa quale) degli anni a cavallo fra il ’60 e i ’70. Tratteggia, con abilità, i pomeriggi vuoti, l’innocenza di quegli anni, prima che l’avvento della tecnologia irrompesse, corrompendola ulteriormente, nella vita di ognuno di noi. Non c’è niente di nostalgico, in ciò, tutto “si tiene” in forza della storia, e in breve il lettore gira con lui, osserva volentieri le cose dal suo punto di vista, come sul set di un film, assistendo con benevolenza, alla ripresa di tutte le scene.

Cosa dire ? A tratti si intravedono periodi di scrittura quasi cinematografica, per gli amanti del genere, roba da manuale. A tratti invece, e qui il Veronesi che più mi piace, quando abbandonando ogni retorica, si lascia andare alla leggerezza delle considerazioni, con un tono sempre convincente, vorrei dire quasi lirico.

Un romanzo strano, che rompe gli schemi, che non somiglia a nessun altro. Che ci da quasi fastidio, nell’incedere lento verso il suo epilogo. Sono curioso di sapere come lo recensiranno gli altri, sia gli addetti ai lavori, sia coloro che transitano in bottega (se lo riterranno valido da leggere).

Quello che vorrei dire, è che mi sembra una prova onesta di scrittura, dalla quale traspare l’occhio, ora irriverente (attendiamoci gli strali con accuse di anti clericalismo), ora compassionevole, sulla miseria con la emme maiuscola, di quei nostri anni. In un certo senso, del nostro “l’altroieri”.


Brossura | 232 pagine | Bompiani | 2007

Pubblicato da Cletus il 29.05.07 08:19

COMMENTI

Di Sandro Veronesi, fiorentino, classe 1959, lessi La forza del passato. La mia lettura, inedita in vibrissebollettino, è presente nella raccolta del 2006: "Generazioni a confronto nella letteratura italiana", Marco Valerio Editore.

La si può leggere qui:

http://www.bartolomeodimonaco.it/online/wp-content/uploads/2007/04/veronesi.htm

Con l'occasione, vovglio dire a tutti voi che vi leggo ogni volta che c'è un pezzo nuovo, sempre con molto interesse. Anche se non sempre commento.

Spero di farmi vivo anch'io quanto prima con una mia lettura.

Un abbraccio, cletus.

da Bartolomeo Di Monaco il 29.05.07 09:45

Correggo il link:
http://www.bartolomeodimonaco.it/online/wp-content/uploads/2007/05/veronesi.htm

da Bartolomeo Di Monaco il 29.05.07 10:10

Ehi Bart, peccato che il template della bottega non consenta il link diretto (quando inserito nei commenti). Farò copia incolla, e leggerò la tua recensione. Ricambio gli abbracci.

da cletus il 29.05.07 18:02

grazie della segnalazione. La recensione (oltre le mie impressioni a caldo) e'la seconda che leggo. L'altra era negativa. E'come dici un libro che si legge bene che alterna ritmi come dici tu, sarebbe carino sapere quali sono quelli originali...
ciao

da LAURA il 29.05.07 18:13

Sto per finirlo, lo trovo fantastico. Sembra Manzoni riscritto da Verga. Bello davvero.

da bruno il 30.05.07 19:06

Strano. Io dopo la premessa dell'autore, l'ho abbandonato. Mi sa che non mi piace Manzoni che scrive come Verga pensando di essere uno scrittore vivente. Mah. La copertina però, è mooolto bella.

da Giancarlo Tramutoli il 31.05.07 13:06

L'ho finito e confermo il mio parere entusiastico con pochissime riserve. La storia è blanda, quansi non c'è, ma quella scrittura che sa d'antico è quasi magnetica, non riuscivo a staccarmi. Arrivato alle ultime pagine e intuito che la trama non prevedeva altro finale che l'unico immaginabile, non me la sono tanto presa a male. Certo, un guizzo di fantasia non avrebbe nuociuto al racconto, ma quando si legge con tale piacere non si bada alla ricerca della perfezione.

da bruno il 31.05.07 18:25

Che cos'è il rischio Istat?

da borislimpopo il 05.06.07 23:12

è un modo di dire, coniato da me, per intendere quel tipo di scrittura vezzosamente votato alla sociologia. Quello per intendersi, dal quale un narratore che cosi si vuol definire (e venire altresì considerato) dovrebbe scrupolosamente sottacere. MI pare che Veronesi quel sottile crinale lo conosca molto bene.

da cletus il 05.06.07 23:38